...guerra tra i poteri dello stato
Roma. Prima le dimissioni dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati contro la riforma dell’ordinamento giudiziario, poi la presa di posizione del Consiglio superiore della magistratura a tutela dei magistrati spiati dal Sismi, con una risoluzione in cui si dichiara che la procura di Milano fu spiata non da “corpi deviati” del servizio segreto militare, ma per volontà dei suoi vertici.
Cioè di Nicolò Pollari.
La difesa di Pollari e tutta la Casa delle libertà parlano di “sentenza” impropriamente emessa dal Csm per condizionare il processo Abu Omar
Quel processo che però è attualmente sospeso in attesa della Consulta, chiamata a dirimere un conflitto di competenza che è stato proprio il governo Prodi a sollevare contro la procura di Milano.
Il tutto, poi, mentre i sindacati continuano a tenere in scacco il governo sulle pensioni ( la proposta dell’esecutivo sulle pensioni minime è stata definita
“inadeguata a raggiungere un’intesa”) e Silvio Berlusconi si vanta pubblicamente di avere già con sé diversi senatori dell’Unione pronti a farlo cadere.
Ma a sgretolarsi, evidentemente, non è solo la maggioranza del centrosinistra in Senato, ammesso che sia mai esistita, quanto la sua constituency.
Questo è infatti il sommovimento che più preoccupa Palazzo Chigi, mentre il centrodestra si appresta a presentare la sua mozione contro il viceministro Vincenzo Visco e mentre Libero, oggi, si appresta a pubblicare la seconda puntata del “memoriale” di Giovanni Consorte, che certo non contribuirà a rinsaldare i vincoli di solidarietà tra i partiti dell’Unione.
Nel frattempo, l’Anm minaccia di entrare in sciopero contro la riforma dell’ordinamento giudiziario, che il ministro Antonio Di Pietro definisce un
“inciucio” tra destra e sinistra, esponendo le sue obiezioni in una lettera al presidente del Consiglio, al ministro delle Riforme Vannino Chiti e allo stesso Guardasigilli.
Il presidente della commissione Giustizia del Senato, l’ex diessino Cesare Salvi, respinge con asprezza le critiche e definisce la lettera “giuridicamente sbagliata” per due terzi.
Per esempio sul ruolo degli avvocati nel Consiglio giudiziario, perché “concerne un punto che la commissione ha già tolto: non sono presenti gli avvocati nei Consigli giudiziari”.
Ben diversa è però la posizione dello stesso Salvi sul caso Pollari, e non da oggi.
Già alcuni giorni fa, il presidente della commissione Giustizia aveva criticato l’operato del governo che prima aveva rimosso il generale e poi però aveva
“attaccato a testa bassa i magistrati di Milano, arrivando a ricorrere alla Consulta per tutelare il segreto di stato”.
Osservando poi, sibillino, che del resto “Pio Pompa ancora lavora a poche stanze dal ministro della Difesa Arturo Parisi”.
E non era stato più accomodante con il suo ex compagno di partito Visco: “In realtà bisogna avere il coraggio di chiarire se i motivi (dei trasferimenti richiesti dal viceministro nella Guardia di finanza, ndr) riguardano le indagini sulle scalate finanziarie e la fuga di notizie sulle telefonate tra Fassino e Consorte”.
Chi spiava chi?
In un simile clima, non stupisce che il primo commento circolato tra i diessini, alla notizia della risoluzione votata dal Csm, sia stato il seguente:
“Non è chiaro se fossero i servizi segreti a spiare la magistratura o la magistratura a spiare i servizi segreti, l’unica cosa certa è che entrambi spiavano noi”.
E così, dalla vicenda Unipol al caso Telecom, passando per il sequestro Abu Omar e per la guerra Visco-Speciale, tutto porta a credere che il conflitto tra politica, magistratura, corpi e apparati dello stato sia solo all’inizio.
E che difficilmente il governo Prodi ne vedrà la fine.
“Non è possibile che vada avanti questa storia – scandisce Di Pietro – la magistratura viene messa sotto scacco dai poteri forti che cercano di creare dossier sui loro componenti. In questo momento il Parlamento ha il dovere di garantire la massima indipendenza alla magistratura”.
Pollari replica al Csm dal Tg5 delle 20: “Il Sismi da me diretto, mai, dico mai, ha svolto attività non consentite, tanto meno nei confronti di uomini politici, magistrati o giornalisti”.
Il responsabile giustizia dello Sdi Enrico Buemi si dice convinto che occorra “fare chiarezza su questioni di grandissima delicatezza che hanno coinvolto la più grande azienda nel settore delle comunicazioni del paese, la Telecom, ma anche accelerare l’iter di approvazione della Commissione d’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche”.
il tutto su il Foglio di 7 giorni fa.
Ora, al Senato, è caos indescrivibile con parole e pareri “civili”.
Quattro, cinque ministri minacciano dimissioni ( le solite ridicole dimissioni ripetutamente minacciate e sempre scordate) , sconcezze che fanno il giro del mondo sull’onda delle fragorose risate dei nostri partner e avversari.
Solo Uno non ride e non si muove. E non fiata. Nulla da eccepire, nemmeno sul CSM.
Indovinare chi è!
saluti




Rispondi Citando