Peruzzi è intervenuto nel pomeriggio a Radio Flash, nel corso della trasmissione radiofonica "Noi Biancocelesti". L'ex portiere della Lazio ha iniziato parlando del proprio ritiro dal calcio: "Già all'epoca della firma del contratto di due anni fa, avevo paventato l'idea di rinnovare anno per anno. Al termine del passato campionato avevo già detto qualcosa al mister sul fatto di smettere. Ad inizio stagione ho capito che sarebbe stata l'ultima e ne ho parlato con Sabatini e Rossi. A gennaio lo sapevano tutti. Già prima del Mondiale avevo deciso di lasciare il calcio in caso di vittoria, poi ho continuato un altro anno su richiesta del presidente e del mister. La decisione che ho preso, quindi, non è maturata dall'oggi al domani, perchè ci pensavo da un paio di anni"
L'ex numero uno laziale ricorda le emozioni dell'ultima partita in serie A: "La gara con il Parma non la considero proprio l'ultima partita, visto che giocai solo cinque minuti. Per me è il derby contro la Roma la mia ultima gara in A. Le emozioni, però, le ho vissute nel match con il Parma. Andare sotto la gente con i miei figli mi ha emozionato. Ho avuto a quel punto un certo magone e non ce l'ho fatta a fare il giro di campo con la squadra. Nei giorni successivi ho ricevuto tantissimi attestati di stima, alcuni non me li aspettavo. Anche gente che non sentivo da anni".
Angelo Peruzzi è orgoglioso della sua carriera: "Non solo per aver vinto, ma per essere stato apprezzato in ogni squadra con cui ho giocato e anche dagli avversari. Al momento, però, non sento la mancanza del calcio, anche perchè ora la squadra è in ritiro dove si corre e la corsa non mi è mai piaciuta".
Da grande campione giudica poi Carrizo, che probabilmente sarà il suo sostituto alla Lazio: " Secondo me è un buon portiere, l'ho visto in dvd. Dobbiamo però rivederlo in Italia, perchè per chi gioca in porta è tutto diverso. Ci sono estremi difensori bravi in provincia ma non nelle grandi squadre. Ho conosciuto numeri uno migliori di me che non hanno reso, perchè non sono riusciti ad abituarsi a piazze importanti". L'ex portiere di Blera giudica poi i suoi colleghi: "Ci sono molti portieri italiani bravi, anche giovani, ma non gli viene data l'opportunità di uscire fuori e vengono penalizzati. Oggi giudico Buffon il miglior portiere al mondo, poi mi piacciono Cech, Boruc e Carrizo. Anche Amelia è bravo, è un mio amico, per questo lo avrei voluto alla Lazio. Carrizo comunque caratterialmente è molto forte per l'età che ha".
Ripensando alle sue vittorie, Peruzzi confronta due traguardi importanti raggiunti ai calci di rigore. Nel 1996 contro l'Ajax, con due parate regalò la Champions League alla Juventus allo Stadio Olimpico: "Durante i rigori pensi tutto e niente, ti concentri e se la prendi ti vengono in mente duemila cose. Piansi dopo quei rigori, non ci capivo più nulla. In quell'occasione sono stato protagonista, per questo è stato più bello del mondiale, dove ho avuto un ruolo da comprimario". Nell'estate scorsa, sempre con Lippi in panchina, è diventato infatti campione del mondo senza mai giocare: "La cosa bella del Mondiale è che in settanta giorni il gruppo non ha mai avuto una discussione, una guerra interna. Quella è stata una delle tante cose che ci hanno fatto vincere. Visto che non giocavo, mi davo da fare nello stare vicino ai compagni in difficoltà, mettendo a frutto quello che poteva dare la mia esperienza. Non voglio prendermi meriti della vittoria del Mondiale che non ho, perchè non ho messo piede in campo. Per me è stata una delle più belle gioie che ho mai avuto".
Mondiali da protagonista poteva viverne in passato, ma è stato fermato spesso da infortuni: "Non ho rimpianti per gli infortuni, fa parte della carriera di un giocatore. Certo me ne sono dispiaciuto, ma queste cose possono accadere". Peruzzi ricorda con piacere la sua esperienza a Verona: " La prima cosa che mi viene in mente se penso alla mia carriera? Verona, era il primo anno da titolare fuori da Roma".
Il numero uno di Blera ci parla anche dell'amicizia nel mondo del calcio, ammettendo che "è dura avere amicizie perchè un calciatore in vent'anni conosce cento giocatori che giocano con lui. Rimanere amici è difficile se non impossibile. Conosco molti giocatori e mi ci sento, come con Ferrara, Del Piero e Rampulla, che sono miei amici. Ma gli amici del cuore sono due, e lo sono dall'infanzia".
Finita la carriera da calciatore Peruzzi potrebbe cominciare un nuovo lavoro: "Per il momento nel mio futuro ci sono solo le vacanze. Non mi faccio progetti. Ho rescisso il contratto con la Lazio, ma non si è parlato di un mio ruolo come dirigente. In questo momento sono una persona libera nei confronti della Lazio.Ringrazio Rossi e Sabatini, oltre i compagni per le parole che spendono in mio favore, ma bisogna trovare un accordo. Bisogna avere fiducia l'uno nell'altro per creare un nuovo rapporto di lavoro. Io mi sono comportato in modo corretto con la società, loro penseranno di aver fatto altrettanto con me. Senza rancore ne polemica, ho dato tanto alla Lazio, loro mi hanno dato tanto. Non voglio fare polemica, non gli servo e basta. Ora sono libero, se la Lazio mi chiama ne parleremo, ma dopo l'addio ho sentito Lotito solo due volte, ma per parlare esclusivamente della rescissione del contratto".
Peruzzi ha poi ammesso: "Mi sono rimaste nel cuore Juventus e Lazio dove sono stato benissimo e ho i migliori ricordi. I momenti migliori legati al calcio li ho vissuti in queste due squadre, senza nulla togliere a Roma, Verona e Inter dove sono stato bene".
Infine, l'ex portiere bianconero parla del processo sul doping nel quale era coinvolta la sua Juventus e di Luciano Moggi: "Sul doping è stato un processo lungo, dove è uscito fuori che nella Juve non si faceva uso di Epo, ma abuso di farmaci. Qualcuno mi deve però spiegare come si fa a dire che c'è stato abuso di farmaci se prima non si è stabilita una linea. Alla fine si è indagato soltanto sulla Juventus e non su altre squadre. Per stabilire una linea bisognerebbe guardare cosa fanno le altre società. Per quanto riguarda Moggi, non parlo di Calciopoli, dove c'è una magistratura che indaga. Posso soltanto dire che dieci anni fa, alla Juve, avevo un buon rapporto con lui e che, a prescindere se risulterà colpevole o no, secondo me rimane un ottimo direttore sportivo".Giorgio Capodaglio


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