Burdisso a Moratti: «L'Inter è la mia casa» (Gazzetta dello Sport)
«Il mio manager apre alla Juve? Io non ne sapevo niente. Ma non potrei mai tradire la società nerazzurra».
«Non potrei mai tradire l'Inter dopo quello che ha fatto per la mia famiglia il presidente Moratti. Sarei un uomo con un cuore di pietra». Nicolas Burdisso si accende. La società nerazzurra lo ha informato delle dichiarazioni del suo manager Fernando Hidalgo. Dell'inattesa apertura alla Juve. Il nazionale argentino scuote la testa. «Ma quale Juve. Non so niente di questa storia. Non ho chiamato il mio procuratore solo perché era la vigilia della partita contro il Perù. Anche se non ho giocato avevo il dovere di evitare qualsiasi distrazione. Se l'Inter mi vuole ancora io resterò al cento per cento in nerazzurro».
Ma come può essere nata questa storia? Burdisso allarga le braccia. Tra il sorpreso e lo sconsolato. «Forse il mio manager ha tentato di forzare la mano per avere un allungamento di contratto. Ma non doveva dare ultimatum all'Inter. La società nerazzurra è la mia famiglia. Il presidente Moratti mi è stato vicino come un padre quando ho avuto i miei problemi. E non è stato il solo. Ricordo gli incoraggiamenti di Oriali, di Mancini. Dei miei compagni di squadra. Hanno giocato la "mia partita". Il mio contratto scade nel giugno del 2009. Avremo tempo per parlarne quando tornerò in Italia. Alla ripresa del campionato. Sono sicuro che non ci saranno problemi ad allungarlo di altri due-tre anni».





Invece dalle sue parole sarebbe il caso che si cercasse un altro procuratore: Forse il mio manager ha tentato di forzare la mano per avere un allungamento di contratto. Ma non doveva dare ultimatum all'Inter. 
