Se come annunciato da Al Maliki, le forze americane decidessero di ritirarsi dal suolo iraqeno, come cambierebbero gli equilibri di quell'area secondo voi?
Le mani dell'Iran si allungherebbero definitivamente sul parlamento di Baghdad?


Se come annunciato da Al Maliki, le forze americane decidessero di ritirarsi dal suolo iraqeno, come cambierebbero gli equilibri di quell'area secondo voi?
Le mani dell'Iran si allungherebbero definitivamente sul parlamento di Baghdad?




Ovviamente, per questo lo stato tiranno stava cercando di scatenare una guerra all'Iran, 'l'ultima spiaggia' del loro fallimento, l'ultimo tentativo di scappatoia dalla loro maestosa e devastante sconfitta. Ma neanche questo possono, il medioriente lo hanno perso in maniera totale e definitiva, resta solo uno scheletro di israele devastato e ridicolizzato militarmente e politicamente dalla sconfitta inflittagli da Ezbollah.


Il protettorato "Al Sadr" si tramuterà ben presto in un compromesso tra Teheran e Washington....e gli Usa inevitabilmente abboccheranno alla luce della situazione attuale insostenibile.
Ergo la situazione potrebbe capovolgersi ed i russi che fino ad ora sono stati solo spettatori, potrebbero trarne grandi affari in tal caso, portando avanti la regola del "terzo incomodo" in chiave "vincente".....Bisognerà attendere le prossime elezioni in Iran credo, per poter meglio comprendere un eventuale rivolgimento della situazione.
Ps. Khamenei non è mai stato restio ad aperture verso l'occidente, supportando da sempre in sordina Rafanjani....ma non bisogna dimenticare che la fazione dei Pasdaran, controlla le principali industrie del paese.


Spero salga al Governo un Presidente dell'area conservatrice più riformista e progressista, affinché l'Iran possa svilupparsi nel pieno delle proprie potenzialità.
Comunque la Russia in Iraq non può granché, ormai non ha legami con i politici e le tribù di quel paese.
Eh? Ma parli solo per provare la tastiera o cosa?
La Siria è ormai nelle mani dell'Iran; isolata com'è Damasco è stata costretta ad accettare la "protezione" di Teheran.


Se ciò avvenisse senza creare grandi stravolgimenti all'interno del sistema politico iraniano, sarebbe positivo...e per quanto sembrerebbe ambiguo, una piccola svolta progressista sarebbe ben vista anche dall'Ayatollah per quanto non lo si evinca dalle sue opere.Il paradosso però sta proprio nella politica dei Pasdaran (uno stato nello stato), che appare molto più conservatrice di quella delle autorità religiose.
Sai cosa credo?Rileggendo ultimamente dei testi riguardanti i rapporti con la vecchia Urss (e la Ddr per i servizi segreti), tali legami potrebbero essere ricreati sia con il supporto dell'Iran per quanto riguarda il versante sciita, sia per le relazioni che ebbero quel gran numero di studenti che all'epoca frequentavano le università sovietiche (prima dello strappo dovuto alla persecuzione del PC iraqeno) e che tutt'ora potrebbero rivelarsi punti di contatto, per quanto il tempo sia passato.


La Guida Suprema Khamenei ha approvato una serie di liberalizzazioni e privatizzazioni, per aprire il mercato ai capitali esteri o comunque privati. Inoltre Rafsanjani, ed i conservatori progressisti, vorrebbe far entrare il paese nel WTO e seguire uno sviluppo simil cinese.
Purtroppo Ahmadinejad si pone di mezzo, limitando questo moto e supportando una politica retrograda.
I migliori economisti dell'Iraq, di recente, hanno pubblicato un documento in cui sfiduciano ufficialmente la politica economica dell'attuale esecutivo. Tra l'altro il Majlis (il Parlamento iraniano) ha approvato un impeachment per il Governo di Ahmadinejad, anticipando le prossime elezioni.
Per quanto concerne prettamente i Pasdaran, gli va però riconosciuto il merito di prendere molto know how militare all'estero e di investire molto nel paese in ricerca di nuove tecnologie militari.
I Pasdaran hanno un organico di 125.000, contro il mezzo milione circa delle Forze Armate convenzionali, ed hanno una funzione di tutori interni e addetti ai "lavori delicati" all'estero. Dunque probabilmente, anche se la loro forza verrà progressivamente ridotta e talune funzioni riassorbite nelle Forze Armate convenzionali, continueranno ad esistere.
Ad ogni modo l'URSS e l'Iran non hanno mai avuto buoni rapporti, perché Mosca era contro l'avanzata islamica iraniana. Non per nulla Mosca e Washington si allearono per sostenere l'Iraq durante la guerra dell'80-'88.
I rapporti attuali tra Mosca e Teheran non sono idilliaci, perché gli iraniani vogliono essere indipendenti in tutto e non supportano le ingerenze russe.
Tra l'altro storicamente tra Russia e Persia ci sono sempre stati rapporti piuttosto accesi, con anche guerre per la definizione dei propri confini.




Concordo.
Per forza di cose gli Stati Uniti dovranno trovare un accordo per l'Iran, se non vogliono scomparire dal Medio Oriente, e l'incombenza cadrà sul prossimo Presidente.
La Russia d'altro canto, come ricordava Lucas, non ha appoggiato la politica iraniana, ma ha coperto le spalle a Teheran(e non solo in consiglio di sicurezza). Inoltre i contratti delle aziende russe sul petrolio iraqueno sono ancora validi, vi cito un articolo molto interessante in proposito(anche se datato Giugno 2004):
World punditry's sound bite of the moment is "Punish France, ignore Germany, forgive Russia." Attributed to U.S. national security adviser Condoleezza Rice, the phrase is said to be the blueprint for the United States' postwar policy toward its three most prominent prewar critics.
According to data published in "Vedomosti" on 2 June, the field contains reserves of 8 billion-10 billion barrels of oil. A 1997 production-sharing agreement gave Russia's LUKoil a 68.5 percent stake in the field (with 3.25 percent stakes each for compatriots Mashinoimport and Zarubezhneft). The agreement, which ran through 2020, envisaged investments of $6 billion into the field's development. According to a report in "Kommersant" on 27 May, the contract would have brought the three Russian companies $70 billion worth of oil. UN sanctions rendered the contract stillborn.
Iraq canceled the contract with LUKoil in December, initially alleging that the company had failed to meet its obligations. LUKoil pointed indignantly to UN sanctions that prohibited work on the project. Subsequent reports indicated that Saddam Hussein's regime really intended to punish LUKoil for behind-the-scenes talks with the United States aimed at securing the company a role in a post-Saddam Iraq. Throughout, LUKoil insisted that unilateral termination represented a violation of the contract's terms and promised to pursue the matter through international arbitration. War temporarily quelled the controversy.
West Qurna is not the only Russian oil contract in Iraq, just the biggest and best known. "Nefte Compass" reported on 28 May that other contracts include: Mashinoimport ($77 million), Slavneft ($21.2 million), Zarubezhneft ($8.3 million), Tatneft ($4.8 million), and Stroitransgaz ($33.5 million and $150 million).
Comunque l'Iraq potrebbe essere un tassello importante dell'espansione russa in Medio oriente, che già oggi passa per Egitto e Siria.
Lorenzo
Miles Insulae