UN TEMPO ERA FORMELLO
di laurence
Quella mattinata del 2002 a Formello ……….. la sognavo da una vita!
Così quel lunedì mattina mi sono imbarcato alla volta di Roma.
Durante il volo ho scherzato, dicendo che, come i mussulmani devono andare alla Mecca una volta nella loro vita, per essere un laziale si deve andare almeno una volta a Formello.
Arrivato a destinazione ho visitato lo splendido impianto, che io ho visto bellissimo, in una posizione territoriale ottima, con delle attrezzature di prim’ordine, credo proprio che sia, certamente, uno degli impianti sportivi migliori d’Europa.
Bella ed elegante la foresteria, spogliatoi e palestra bellissimi, interessante anche la parte degli uffici, maestosa la piscina coperta e ……. finalmente la Club House, dove all’ingresso sono esposti i trofei della S.S. Lazio, all’interno bar e ristoranti all’altezza della situazione.
Sono state delle ore intense, ho respirato Lazio a pieni polmoni e ho capito che non basta che la società sia guidata solo con competenza economica e calcistica, ma chi conta deve avere la Lazio nel cuore.
Non so se e quando mai tornerò a Formello, ma da quel lunedì, semmai era possibile, il mio cuore è più laziale di prima.
………………..5 anni dopo……………..
Quella pomeriggio del 2007 a Formello ……….. lo sognavo da una vita!
Raggiunto il Centro Sportivo di Formello, ad accogliermi in tutto il suo splendore, nonostante il grigiore della giornata nuvolosa, è stato il meraviglioso giardino all’inglese, un parco, che, ordinato com’era, mi ha ricordato i giardini delle ville settecentesche.
Il primo impatto con l’ambiente circostante la Club House è stato, tutto sommato, positivo, seppure già guardando le acque della grande fontana centrale, di fronte all’entrata dell’edificio stesso, nella quale galleggiavano foglie secche ed ingiallite, o le sedie accatastate sulla scrivania in bella vista, davanti alla vetrata della zona marketing, che stanno smantellando, si poteva intuire che non sempre “è tutto oro quel che riluce”!
Varcata la soglia della Club House, è stato il grande atrio circolare ad avvolgermi con la sua luce, la sua aria e la sua maestosità.
Al centro di questo piccolo “pantheon” troneggiava, immensa ed immersa nel fascio di luce che giungeva dalla vetrata sul soffitto, la scultura in legno di un’Aquila dalle ali spiegate, pronta a ghermire la preda.
A parte l’errore della scritta in latino sul piedistallo, che recitava “Concordia parvae cresciunt”, anziché, “Concordia parvae res cresciunt”, mi sono sentita orgogliosa di essere rappresentata nel mondo sportivo da un animale così fiero e coraggioso: non vi nascondo che sono stata pervasa da brividi.
Brividi che, addentrandomi nelle altre sale si sono trasformati, ben presto, in sgomento.
Nella grande hall centrale, infatti, nonostante poltrone e mobili di gran gusto, …… il vuoto “profondo”.
Il “nulla” era talmente tanto ingombrante che anche l’arredamento, esteticamente di gran classe, con poltroncine in pelle e velluto, librerie bianche con piedistalli in marmo nero, risultava comunque spoglio …. troppo spoglio …… oserei dire ….”desolante”.
Potrebbe sembrare paradossale ma tutto quel vuoto era quasi opprimente, un vuoto dominato e sottolineato anche da un altro vuoto, quello creato dall’impalcatura, quell’enorme pallone in ferro battuto che poggia su un verde prato da calcio, dove un tempo, erano esposti i trofei conquistati dalla squadra.
Uno scheletro in ferro, che, “nudo”, era quasi spaventoso, senz’anima, senza vita …. senza ragion d’essere.
Nessun quadro solo l’alone della loro presenza sulle pareti, librerie e mensole vuote, nessun tipo di oggetto, a parte due enormi vasi orientali.
L’aria afosa, poi, rendeva tutto ancora più sgradevole, non si respirava quasi, avrei preferito rimanere fuori, all’aria aperta, piuttosto che:
…….. RIMANERE NEL SILENZIO E NELLA “DESERTIFICAZIONE” INTERNA …… UNA TRISTEZZA INFINITA!
La Club House mi ha fatto pensare ad un organismo apparentemente sano, rigoglioso e stupendo, ma “cavo e malato” all’interno!
Ecco………… vi ho raccontato le impressioni di due laziali in visita a Formello in tempi diversi, peccato che quel Formello del 2002 non esista più, peccato che la dirigenza “non ha la Lazio nel cuore” …………….!
Chi ama veramente la Lazio prega e spera che un giorno, non troppo lontano Formello ritorni ad essere quel centro sportivo migliore d’Europa, perché questo vorrà dire che, finalmente, chi sarà alla guida amerà veramente i colori biancocelesti.


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