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Discussione: 2 Riflessioni su Dio

  1. #1
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    Predefinito 2 Riflessioni su Dio

    Concepire un "mondo dietro il mondo", postulare l'esistenza del paradiso, non significa esautorare di valore il mondo reale?

    Il richiamarsi a Dio quando si è in difficoltà, il rimettersi a lui quando non riusciamo più ad amare la vita "cosi come è", il relegare a Dio i nostri desideri e la nostra volontà, non significa forse che Dio è segno dell' incapacità dell'uomo di fare da solo?

    Cosa dite?

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  2. #2
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    Perché le domande siano utili è importante che siano ben poste. Se parli di mondo reale e di mondo-dietro-il-mondo, in primo luogo presumi che questo mondo (o solo questo mondo) sia reale, in secondo luogo pensi che per un cristiano l'escatologia possa essere definita come qualcosa che sta dietro. Non essendo persuaso né della prima cosa né della seconda, non posso risponderti. Posso però interagire con te divagando: spero che ti vada bene lo stesso.

    Più vado avanti con gli anni, meno mi sembra che questo mondo sia davvero reale. Non voglio giocare al Neo di Matrix, ma mi sembra sempre di più una realtà virtuale piuttosto accurata - anche se non priva di bugs. Comunque a me non piacciono tanto gli esempi informatici - e poi sono abusati - quindi mi esprimerò altrimenti. L'universo mi sembra un'opera d'arte: grandiosa, incredibilmente espressiva, ma non autosufficiente. La morte è un errore? Mi dispiace, io non sono più cristiano di Cristo, né voglio esserlo. Cristo ha odiato la morte e io la odio e mai la riterrò qualcosa di naturale. Non cadrò nel grande meccanismo di neutralizzazione collettiva della morte - supportato, bisogna dirlo, da certo estremo-orientalismo a buon mercato. Il puzzo della morte, il rivoltante puzzo di ogni minima morte, ammorba ogni punto del cosmo, e spero che voi lo sentiate.

    Come cantava il grandissimo - e da me ogni giorno compianto - Giorgio Gaber:
    C'è ancora l'odore, l'odore mi insegue, oramai è dappertutto, non posso, non posso, oramai ce l'ho addosso.
    Vado a casa, mi siedo sul letto, mi sdraio, mi stendo. Ma c'è ancora! Io mi annuso e lo sento più forte, un odore tremendo, mi tolgo i vestiti, oramai sono nudo...vuoi vedere che sono io! vuoi vedere che sono io! vuoi vedere che sono io!


    Nella grande, magnifica tela dell'Universo, la morte è un taglio, uno squarcio. Ma l'Autore non ritenne di toglierlo. Come Fontana, intuì la forza espressiva dei tagli e degli squarci. I labbri della ferita gridano. Gridano un Oltre. Più che illusione, come direbbero forse gli orientali, io preferisco pensare che il mondo sia allusione. Tutte le cose portano scritto più in là, scriveva Rilke.

    Cerco di avanzare nel mondo sentendo e celebrando con più acutezza possibile la sua bellezza: ma anche la sua malinconia, il suo struggimento. Non appena si ha la percezione intensa e nitida della bellezza di qualcosa,
    immediatamente ci si accorge che questa cosa è mancante d'Essere, che questa cosa chiede l'Essere, chiede l'Eterno, lo attende, lo grida. Accarezzare le cose mancanti d'essere - e lasciarmi accarezzare - vorrei che fosse il mio modo di stare al mondo. Nell'unico mondo: perché - e anche questo vorrei dire in garbata polemica con certo cristianesimo - non ci si può attendere dalla morte più di quanto essa non possa dare. La morte è l'irrompere di un definitivo che darà vita eterna alla vita e morte eterna alla morte. In questo senso permane la precisa responsabilità di entrare vivendo nella morte. Salvo il fatto che l'ultimo, proprio l'ultimo atto possa essere un rovesciamento del tavolo da gioco e un impadronirsi, a forza d'amore e d'angeli, di tutto, anche dei morti, anche della morte, da parte del Vivente. Lo si può (forse lo si deve?) sperare, perché nulla è impossibile a Dio.

    Grazie, Barsanufio

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Perché le domande siano utili è importante che siano ben poste. Se parli di mondo reale e di mondo-dietro-il-mondo, in primo luogo presumi che questo mondo (o solo questo mondo) sia reale, in secondo luogo pensi che per un cristiano l'escatologia possa essere definita come qualcosa che sta dietro. Non essendo persuaso né della prima cosa né della seconda, non posso risponderti. Posso però interagire con te divagando: spero che ti vada bene lo stesso.
    Io non credo esista un "mondo reale". Esiste solo il mondo delle percezioni.
    Al di là della percezione è impossibile andare.
    In questo posso considerarmi idealista: in quanto postulo una unità di soggetto e oggetto.

    La cristianità pone come uno dei significati dell'essere "il paradiso", e la vita in terra è funzione di questo.
    Dire che questa vita è funzione di un altra, è un modo per togliere valore al vivere, è un modo per rendere la vita "mezzo" invece di "fine".

  4. #4
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Concepire un "mondo dietro il mondo", postulare l'esistenza del paradiso, non significa esautorare di valore il mondo reale?

    Il richiamarsi a Dio quando si è in difficoltà, il rimettersi a lui quando non riusciamo più ad amare la vita "cosi come è", il relegare a Dio i nostri desideri e la nostra volontà, non significa forse che Dio è segno dell' incapacità dell'uomo di fare da solo?

    Cosa dite?

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    Quoto in pieno.

 

 

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