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    Predefinito Salvatore Borsellino chiede risposte

    Lettera aperta di Salvatore Borsellino: "Ancora tante domande senza risposta"

    PALERMO - Sono ancora tante le domande senza risposta nella strage di via D'Amelio, il 19 luglio '92 a Palermo, in cui morirono il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta massacrati dall'esplosivo nascosto in una Fiat 126. Ne è convinto il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, che in una lettera aperta chiede di avere alcune di quelle risposte. "Chiedo al procuratore Pietro Giammanco - scrive - allontanato da Palermo dopo l'assassinio di Paolo perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per via D'Amelio. Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l'incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 luglio: 'è arrivato in città il carico di tritolo per me'". La stessa domanda Salvatore Borsellino la pone all'allora prefetto di Palermo Mario Jovine.

    "Chiedo alla Procura di Caltanisseta - prosegue - e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell'archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l'attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del funzionario del Sisde Contrada. Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip, i motivi dell'archiviazione dell'inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi". Borsellino chiede alla procura nissena "di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell'agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento di tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte".

    "Chiedo all'ex senatore Nicola Mancino di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell'incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. O spiegarci perché, dopo avere telefonato a mio fratello per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Parisi e il funzionario del Sisde Contrada", continua Salvatore Borsellino. "Da quell'incontro - aggiunge - Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente".


    Per Salvatore Borsellino solo Mancino può riferire di quel colloquio perché altrimenti "a causa della sparizione dell'agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo. E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D'Amelio".

    "Non ho accettato l'indennizzo che lo Stato mi avrebbe dato, dietro mia domanda, per la morte di Paolo - continua -. Si trattava, se non ricordo male, di 50 milioni di lire". "Sarebbe mio diritto 'pretendere' dallo Stato - dice - di conoscere la verità sull'assassinio di Paolo, ma da 'questo' Stato, da cui non ho accettato 'l'indennizzo' che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi".

    "Di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perché da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, a essa legati?". "Di quante altre stragi avremo bisogno - aggiunge - perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l'impunità di decine di 'capi mandamento' che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia".

    16/07/2007

    http://www.lasicilia.it/articoli.nsf/(ArticoliLaSiciliait)/CC711EDF640ED601C125731A003A5C79?OpenDocument

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct Visualizza Messaggio
    Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip, i motivi dell'archiviazione dell'inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi
    sappiamo tutti su chi si stava indagando vero?
    meglio ricordarlo: gli indagati erano berlusconi e dell'utri.
    borsellino vorrebbe sapere perchè quelle indagini sono state archiviate.
    avrà mai qualche risposta?

  3. #3
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    Sul registro degli indagati, a Caltanissetta e Firenze, sono finiti Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Indicati, per motivi di segretezza dell'indagine, rispettivamente come "Alfa" e "Beta", "Autore uno" e "Autore due".

    A Firenze, la prima inchiesta sui mandanti occulti è stata archiviata il 14 novembre 1998: il coinvolgimento di "Autore uno e due - sostiene comunque il gip nelle due pagine del provvedimento - è un'ipotesi che conserva una sua plausibilità". E le indagini adesso continuano, anche se contro ignoti, ripartendo da quegli elementi.

    http://www.falconeborsellino.net/fr-alfaebeta.htm

  4. #4
    Ronaldinho
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    Dopo 13 anni esatti, i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio - che hanno segnato le resa della giustizia di fronte alle Mafie - sono ancora sconosciuti. “A volto coperto”, come si dice in gergo giudiziario, visto che diverse inchieste per scoprire il terzo o quarto livello erano partite. Alcune si sono perse, ovviamente, per strada, altre archiviate, o con qualche brandello ancora in corso. E’ lo spaccato della giustizia nostrana, sempre pronta ad assicurare alla galere il mafioso o il camorrista che viene trovato con la pistola fumante in mano o col pollice sul detonatore: mai in grado di colpire più in alto, vuoi sul fronte degli affari (il mondo degli appalti), vuoi, soprattutto, su quello politico, storicamente e strettamente legato agli altri due. Ora si riparte dell’agendina rossa. Quella che Paolo Borsellino portava sempre con sé, nella sua borsa. Anche quel 19 luglio 1992, quando la sua auto saltò in aria. Scrive Marzio Tristano su Antimafia 2000, una delle poche, battagliere riviste rimaste sul campo nel contrasto alla delinquenza organizzata: «Di quella borsa, affumicata e bagnata dagli idranti dei vigili del fuoco, esiste un’immagine, scattata da un fotografo professionista palermitano, che è stata appena acquisita dalla Dia di Caltanissetta. La foto ritrae un ufficiale dei carabinieri nell’inferno di via D’Amelio. Dietro si notano le auto ancora in fiamme, in mano l’uomo ha una borsa di cuoio. La procura di Caltanissetta - prosegue Tristano - vuole adesso ricostruire a ritroso il percorso della borsa fino alla sua apertura, descritta nel verbale di sequestro che attesta l’assenza dell’agendina rossa di Borsellino». Aggiunge Tristano: «E’ la prima volta dopo tredici anni che si indaga sui misteri di quella agendina di Borsellino, la cui sparizione venne immediatamente denunciata da colleghi e familiari. Un’agenda da tutti ritenuta importante per ricostruire incontri, spostamenti e attività di quei frenetici 56 giorni, dalla strage di Capaci, in cui Borsellino si tuffò nelle indagini antimafia con la consapevolezza del martirio». «Un’agenda che potrebbe contenere la verità sulla morte di Borsellino», è il commento di Carmelo Canale, il più stretto collaboratore di Borsellino, accusato a sua volta di collusioni mafiose, assolto (ma la procura ha presentato appello).

  5. #5
    Ronaldinho
    Ospite

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    per ulteriori informazioni:

    http://www.disinformazione.it/viadamelio.htm

  6. #6
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    io ne ho le palle piene di avere mafiosi tra gli uomini delle istituzioni.
    perchè nessuno si occupa di questi gravissimi fatti? perchè le gente ne sa pochissimo di questi avvenimenti e sa perfettamente con chi scopa bobo vieri?

  7. #7
    Ronaldinho
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    Sul monte Pellegrino sorge il Castello Utveggio, bizzarra costruzione in cui ha sede il Cerisde, un misterioso centro studi che, secondo Genchi, copriva un centro del Sisde, il servizio segreto civile in quegli anni controllato a Palermo da Bruno Contrada. L’analisi dei tabulati delle telefonate di un indagato, Gaetano Scotto, ha evidenziato una chiamata, avvenuta qualche mese prima della strage, tra Scotto e l’utenza del Castello Utveggio. Sul luogo della strage, poi, scompare misteriosamente l’agenda di Borsellino, da cui il magistrato non si separava mai. Un’utenza telefonica clonata, in possesso di boss mafiosi, chiama uno dei villini che si trovano lungo il tragitto che l’auto di Borsellino ha percorso la domenica della strage, ma anche alcune utenze del Sisde. Pochi secondi dopo l’esplosione, dalla sede del Sisde (sempre vuota la domenica, tranne quella domenica) parte una telefonata che raggiunge il cellulare di Contrada. Ma mentre erano in corso queste delicatissime indagini, aveva spiegato Genchi in aula, la pista dei possibili «aiuti esterni» viene bruciata dall’intempestivo fermo di Pietro Scotto e lo stesso Genchi è costretto a farsi da parte.

  8. #8
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    “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”

    Paolo Borsellino.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct Visualizza Messaggio
    “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”

    Paolo Borsellino.
    Strano poi che quando é finito il periodo delle bombe di mafia sia nata Fozza Mediaset.

    Ma é sicuramente una coincidenza.....

    come é una coincidenza che sia morto dopo che é uscito il nome di Berlusconi......


    sí sí, sono tutte coincidenze.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da -Revo- Visualizza Messaggio
    Strano poi che quando é finito il periodo delle bombe di mafia sia nata Fozza Mediaset.

    Ma é sicuramente una coincidenza.....

    come é una coincidenza che sia morto dopo che é uscito il nome di Berlusconi......


    sí sí, sono tutte coincidenze.
    coincidenze anche che tra gli indagati per strage siano finiti i nomi di berlusconi e dell'utri.

 

 
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