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  1. #1
    Briza strazzèr i maròn!
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    Question Ma questo è ancora il Forum del Fronte?

    Ma questo è ancora il forum del "FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA"? Max compare sempre più raramente, i forumisti iscritti al "F.I.L." vi scrivono sempre di meno, gli altri frontisti non vi hanno mai scritto! In compenso abbiamo sempre più fascisti, repubblicani, padagni.
    Ormai in questo forum faccio sempre più fatica a riconoscermi. Anche se non vorrei abbandonarlo. Qualcuno la pensa come me?

  2. #2
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    Non ti preoccupare, l'estate allenta l'attività politica e di scrittura forumistica. Finite le vacanze ci sarà una nuova linfa...

  3. #3
    We Walked In Line
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    Dai non mi sembra il caso di mettrla giù così dura!
    I forumisti, frontisti, gli amici e i nemici son tutti qui ma in questi mesi di calura meglio cercare refrigerio altrove!!
    A settembre si riprende più intensamente!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Felsineo Visualizza Messaggio
    Ma questo è ancora il forum del "FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA"? Max compare sempre più raramente, i forumisti iscritti al "F.I.L." vi scrivono sempre di meno, gli altri frontisti non vi hanno mai scritto! In compenso abbiamo sempre più fascisti, repubblicani, padagni.
    Ormai in questo forum faccio sempre più fatica a riconoscermi. Anche se non vorrei abbandonarlo. Qualcuno la pensa come me?
    Spiegati perchè non ho capito il verso che sta prendendo il forum

  5. #5
    Briza strazzèr i maròn!
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    Citazione Originariamente Scritto da Wolf 86 Visualizza Messaggio
    Spiegati perchè non ho capito il verso che sta prendendo il forum
    Mi spiego subito: per esempio, alcuni dei tuoi 3D
    (“La mossa di Putin:un colpo agli U$A, un invito all'Europa”; “270.000 terroni in Padania: Il problema italiano”; “Come il meticciato s'insinua nella nostra mentalità”; “I tentacoli della piovra arrivano anche in Lombardia”; “Cronache dalla nuova Dakar, Milano”; “Il Federalismo Etnico di Saint-Loup”; ecc…) sono costruttivi per la causa indipendentista del Fronte o per quella dei POPOLI SENZA STATO?
    Ti vedo molto meglio sul Forum PADAGNA!
    At salùt ragassol

  6. #6
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    E di che cosa dovremmo parlare?

    Di come si cucina la trota marmorata?

  7. #7
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    La me car Legnàn
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    Citazione Originariamente Scritto da Wolf 86 Visualizza Messaggio
    E di che cosa dovremmo parlare?

    Di come si cucina la trota marmorata?

  8. #8
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    Alcuni lo fanno...

  9. #9
    Forumista junior
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    E nello stesso tempo riescono anche a scriverne di peggio...


    R
    itengo sia possibile formulare, sulla base di
    una comparazione oggettiva - e, perché no?
    anche induttiva e fantasiosa - tra la civiltà
    celtica e quella ebraica, alcune considerazioni
    sulla convergenza di taluni aspetti delle due
    culture. Trattasi di un percorso in sé ragionevole,
    in quanto da una siffatta analisi non solo
    emergono elementi rivelatori di un intreccio indissolubile
    tra le due culture - e, di conseguenza,
    tra i popoli -, ma si sgombra altresì il campo
    dalle accuse rivolte con leggerezza da parte di
    quanti farebbero coincidere il recupero di un patrimonio
    culturale ancestrale con le tesi che
    hanno indotto, nel secolo scorso, a suffragare i
    concetti di “purezza ariana” dietro ai quali si
    celava un’ideologia nazista a noi estranea.
    Argomentando, in via preliminare, dai simboli
    adottati dai Padani, si può già asserire che la
    scelta del verdiano
    Va’ Pensiero (avente ad oggetto
    l’episodio biblico della schiavitù degli
    Ebrei), appare come una metafora delle speranze
    del nostro popolo di assurgere a una condizione
    di emancipazione, di libertà, ma soprattutto
    ci accomuna, anche idealmente, a quella
    storia avente per oggetto un’altra schiavitù; e
    ancora: non appare privo di significato il fatto
    che il motivo della nostra “ruota” denominata
    “Sole delle Alpi” ricalchi il modello della stella a
    sei punte - il “Sigillo di Salomone”.
    Un primo excursus storico approda sicuramente
    a un risultato sociologico comune, quantomeno
    in una data epoca. Com’è noto, presso i
    Celti la condizione della donna era mirabilmente
    avanzata: parafrasando, si può pacificamente
    affermare che presso quella civiltà era l’uomo a
    essere pressoché uguale alla donna e non viceversa.
    Questa uguaglianza si riscontra altresì in
    Israele, ove già a partire dal XIII secolo a.C. è
    dato di notare che sullo scranno dei “giudici”
    sedeva, tra l’altro, anche una donna (Debora).
    Presso altre culture e, in particolare, in Grecia,
    la donna veniva considerata come “un
    bene da ereditare”, mentre a Roma il
    pater familias

    aveva un controllo totale sulla moglie e le
    donne dovevano avere un tutore per la gestione
    dei loro affari; c’è da domandarsi se le donne orfane
    e prive di marito venissero considerate
    res
    nullius
    . Un esempio, tra tutti, dell’importanza
    del ruolo femminile promana dalla figura della
    druida Boudicca, regina degli Iceni, riconosciuta
    come comandante di guerra da parte dei Britanni
    nel 61 d.C.; al riguardo, Tacito afferma
    nei suoi
    Annales: “non è la prima volta che i
    Britanni sono stati guidati in battaglia da una
    donna
    ”.
    La tradizione irlandese ritrae una società di
    profetesse, druide, dottoresse e donne dedite alla
    satira. La concezione cristiana implicante l’idea
    di peccato, concetto di forte impatto emotivo
    nell’opera di svilimento della donna nei secoli,
    era del tutto estranea alla cultura celtica: era invece
    diffusa l’idea di ricorrere a una guida spirituale,
    compito che generalmente veniva affidato
    ai druidi, in grado anche di predire il futuro.
    Nelle credenze e nei rituali dei druidi si ravvisano
    molti elementi simili a quelli dei primi profeti
    ebrei e - secondo alcuni studiosi - non si tratterebbe
    solo di pratiche comuni, ma di comuni
    radici razziali e religiose.
    Probabilmente essi chiamano direttamente in
    causa il ruolo dei druidi, del tutto analogo a
    quello di Melchisedech, Mosè, Elia e Salomone,
    nella loro veste di guide del popolo, in qualità di
    re-sacerdoti e di mediatori tra umanità e divinità.
    D’altro canto, come il decalogo e le altre
    leggi culturali e civili ricevuti da Mosè sul Monte
    Sinai diedero agli Ebrei la coscienza e la struttura
    di popolo, così, analogamente, le Leggi di
    Brehon amministrate dai druidi costituivano un
    punto di riferimento per gli abitanti celti della
    Gran Bretagna. Le Leggi di Brehon rappresentavano
    infatti un altrettanto sofisticato ed efficiente
    sistema etico-legale derivante con tutta
    probabilità da una pratica spirituale molto più
    antica: mentre da un lato enfatizzavano la libertà
    civile, l’uguaglianza di uomini e donne e i


    diritti dell’individuo all’interno dell’equilibrio
    cosmico, dall’altro utilizzavano il concetto di solidarietà
    nei confronti dei soggetti più deboli -
    anziani e bambini - come una sorta di cemento
    sociale per riunire la collettività.
    Ritornando al menzionato nesso etnico tra popolazioni
    celtiche e popolazioni ebraiche, può
    risultare significativo un accenno allo studio di
    Sir John Morris Jones sulla “Sintassi pre-ariana
    nel celtico insulare” (1899): lo studioso osservava
    che, per quanto le lingue celtiche fossero
    classificate tra le lingue europee, la loro sintassi
    apparteneva tuttavia al gruppo camitico-semitico
    che include, tra l’altro, anche l’ebraico; conclusioni,
    queste, che parevano avallare il movimento
    cosiddetto degli “Israeliti britannici”, che
    asserivano che i Celti fossero una delle tribù
    perdute di Israele. Non ho certo la pretesa di
    sciogliere tale nodo: sarà sufficiente soltanto richiamare
    in primo luogo, al fine di non banalizzare
    la diatriba, la circostanza che anche l’origine
    degli Ebrei non rivela elementi antropologici
    certi (sostenuti soltanto da alcune correnti di
    antisemitismo).
    Infatti, gli stessi caratteri fisici ritenuti pertinenti
    a un’omogeneità razziale (naso ricurvo,
    capelli crespi, colorito scuro, eccetera) compaiono
    anche in altre popolazioni mediterranee; a
    loro volta, alcuni caratteri somatici sono sicuramente
    conseguenti all’isolamento dei ghetti,
    prodotto di particolari circostanze contingenti.
    In secondo luogo, per quanto concerne i Celti,
    le fonti riferiscono l’esistenza di almeno due distinti
    tipi razziali: uno di statura alta, capelli
    biondi o rossi, occhi azzurri o verdi, naso aquilino,
    l’altro di statura media, capelli bruni, occhi
    castani, naso carnoso. Ne consegue pertanto che
    un’eventuale obiezione fondata su connotazioni
    puramente fisiche non risulterebbe risolutiva.
    Quanto alle comuni radici rituali e linguistiche,
    Tim Wallace Murphy e Marilyn Hopkins, nella
    loro opera su “Rosslyn, Guardian of the Secrets
    of the Holy Graal”, osservano, incidentalmente,
    la rassomiglianza sconcertante tra il costume
    dei bardi celtici di non pronunciare il nome di
    Dio, onde evitare il disonore, e il divieto ebraico
    di pronunciare il Tetragramma (l’impronunciabile
    nome di Dio); si noti altresì che la pronuncia
    corretta del sacro nome di Dio tra le popolazioni
    semitiche era
    Yaíu o Yahu, perfetto equivalente
    del gallese.
    Pur non essendoci pervenuta nei dettagli la
    conoscenza della religione dei Celti, è certo che
    essi credevano nell’immortalità dell’anima: non
    è casuale che le celebrazioni delle nascite avvenissero
    con cordoglio, a causa della morte di
    un’anima nell’altro mondo e, al contrario, quelle
    della morte con gioia, in quanto nascita in un
    aldilà fantastico. Si può anche ipotizzare che essi
    esprimessero la loro paura nei confronti della
    “fine del mondo” allorché alla domanda rivolta a
    un capo celtico su cosa temesse di più questi rispondeva:
    Temiamo soltanto che il cielo cada
    sulle nostre teste
    ”.
    In alcuni trattati di leggi irlandesi le prescrizioni
    di rito contenute nel giuramento di chi si
    impegnava a rispettare un patto invocavano, in
    soluzione di continuità con la tradizione, gli elementi
    naturali: “
    Saremo fedeli a meno che il
    cielo cada e ci schiacci, oppure la Terra si apra
    e ci inghiotta, oppure il mare si alzi e ci sommerga
    ”.
    Dal momento che non risulta possibile
    un’esegesi di fonti scritte, si ascrive alla metempsicosi
    di Pitagora la tesi dell’immortalità dell’anima.
    Peraltro, si obietta che già il filosofo greco
    Posidonio affermava che il druido Abari aveva
    addestrato Pitagora e questi, a sua volta, aveva
    successivamente influenzato gli Esseni, cosicché
    le conoscenze druidiche sarebbero rifluite da Pitagora
    alla setta ebraica esoterica stanziata sulle
    rive del Mar Rosso.
    Un’altra testimonianza dell’attendibilità della
    tesi proviene da Clemente di Alessandria, il quale
    affermava che era stato Pitagora a recepire la
    dottrina druidica dell’immortalità dell’anima e
    non il contrario.
    Una ulteriore affinità tra le due culture sinora
    esaminate promana dalle leggende vissute dai
    due popoli in relazione al popolo egizio: si può
    leggere in chiave fantastica il sottile filo che lega
    il mito di Fetonte, di presunta discendenza egizia,
    scaraventato per mano divina nel fiume Eridano
    e l’episodio del Mar Rosso diviso in due a
    seguito di un intervento divino che permette
    agli Ebrei di sottrarsi all’inseguimento delle
    truppe egiziane.
    Per concludere la carrellata di similitudini,
    anche gli Ebrei conobbero la violenza romana e
    la sopraffazione perpetrata dai suoi governatori
    allorché Pompeo (64 a.c.) occupò Gerusalemme,
    espugnandone il tempio, sino all’epilogo del
    massacro di massa compiuto da Tito (70 d.C.) a
    seguito della rivolta contro l’Impero romano,
    ossia contro quell’oligarchia senatoriale che
    avrebbe trasformato tutti i territori conquistati
    in mere circoscrizioni doganali e popolato l’aldilà
    con paure terrene e la vita terrena con forme
    di corruzione a tutti i livelli.


    http://www.laliberacompagnia.org/pub..._pdf/qp_40.pdf

    ...e mi pare che anche una altra pubblicazione parlasse dell'importanza della trota marmorata nella lotta identitaria...


  10. #10
    Fuoco su Via Bellerio!
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    Questo e' un periodo di stasi. Tra settembre e ottobre scatenero' personalmente un'azione clamorosa contro i signori che sgovernano la regione Lombardia.Alcuni in particolare. Ci sara' da ridere. Il resto e' chiacchiera.

 

 
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