La sera di venerdì 13 luglio la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Cesare Previti per corruzione di giudici. Per la seconda volta, il deputato di Forza Italia è stato ritenuto colpevole del reato di corruzione in atti giudiziari. E' di sette anni e mezzo di carcere la pena complessivamente inflitta dalla Suprema Corte all'avvocato di fiducia di Silvio Berlusconi.Finalmente si chiude una vicenda giudiziaria, apertasi nel 1995, che ha pesantemente condizionato il dibattito politico in Italia. Le risultanze processuali consentono di affermare che Cesare Previti era a capo di un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di giudici.
Di quell'associazione a delinquere facevano parte gli avvocati Attilio Pacifico (pena complessiva e definitiva: 7 anni e 6 mesi) e Giovanni Acampora (pena complessiva e definitiva: 5 anni e 2 mesi). I processi celebrati hanno accertato che questa banda di delinquenti è riuscita corrompere il giudice Vittorio Metta (pena complessiva e definitiva: 8 anni e 9 mesi) e l'ex-capo dei giudici istruttori romani Renato Squillante
(condanna prescritta a 7 anni di detenzione).
I casi di corruzione accertati sono stati tre:
1) è stato corrotto il giudice Vittorio Metta per consentire alla famiglia Rovelli l'illecita sottrazione di 1.100 miliardi dalle casse dell'IMI;
2) lo stesso giudice Metta è stato corrotto per consentire l'illecito passaggio di proprietà della casa editrice "Mondadori" al Gruppo "Berlusconi" (anziché al Gruppo "De Benedetti");
3) l'ex-capo dei giudici istruttori romani, Renato Squillante, veniva retribuito dalla suddetta banda di avvocati-corruttori (presumibilmente, in cambio di favori ad essa procurati); la condanna di Squillante a 7 anni di detenzione è stata vanificata dall'accoglimento in Cassazione di un'eccezione d'incompetenza territoriale che ha causato la prescrizione del reato commesso.
Alla fine della fiera, le ipotesi accusatorie formulate dalla Procura di Milano sono diventate sentenze definitive ed inappellabili. Ai magistrati della Procura di Milano va riconosciuto l'indubbio merito di aver smascherato una banda di pericolosi criminali dediti al mercimonio delle sentenze nei palazzi giudiziari romani.
Il merito da ascrivere ad Ilda Boccassini è paragonabile ai meriti ascritti a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ed Antonio Di Pietro.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino riuscirono nel 1992 a far scolpire in una sentenza della Cassazione l'esistenza della mafia e la sua struttura gerarchicamente organizzata; Antonio Di Pietro ha fatto condannare in via definitiva decine di politici corrotti e smascherato il sistema d'illecito finanziamento dei partiti della prima repubblica; Ilda Boccassini è stata capace di diradare la nebbia che avvolgeva i palazzi giudiziari romani e ha individuato i responsabili di uno squallido traffico di sentenze.
L'esistenza della mafia, il finanziamento illecito della politica e la compravendita di sentenze nella Capitale erano realtà che l'opinione pubblica più attenta aveva percepito prima dell'avvio delle suddette inchieste. Sono stati dei valenti magistrati ad individuare e a far condannare in via definitiva i responsabili di questi gravissimi reati. A loro va il ringraziamento di tutti i cittadini onesti e senza potere.
I potenti e i prevaricatori che sono stati colpiti dalle inchieste di Falcone, Borsellino, Di Pietro e Boccassini hanno sempre reagito allo stesso modo: hanno regolarmente accusato di faziosità politica i magistrati inquirenti, perché le prove, gli indizi e le testimonianze raccolte dai pubblici ministeri erano molteplici, univoche e concordanti.
E' successo anche stavolta. Anzi, stavolta la banda di avvocati-corruttori ha potuto contare non solo sull'appoggio di una parte della comunità mediatica, ma anche sulla mobilitazione di mezzo Parlamento organizzata per garantire la loro impunità.
Sono state, infatti, approvate nella passata legislatura tre leggi (quella sulle rogatorie, la "Cirami" e la "ex-Cirielli") per far saltare i processi alla Banda Previti. L'attività legislativa è stata sequestrata dai complici politici della Banda Previti, perché tra i beneficiari dei suoi crimini c'era il signor Silvio Berlusconi. Grazie all'intervento del Presidente Ciampi e alle pronunce della Corte Costituzionale, i tentativi di sabotaggio dei processi contro la Banda Previti non sono andati a buon fine.
Spiace constatare che, a causa della cronica lentezza del sistema giudiziario italiano, sono stati prescritti i reati commessi da Silvio Berlusconi e Felice Rovelli, beneficiari ultimi delle attività corruttive della Banda Previti.
Ancora più spiacevole è il fatto che i componenti della Banda Previti abbiano potuto godere della riduzione di pena di tre anni prevista dalla legge sull'indulto (approvata nel luglio 2006). Il nostro dispiacere si trasforma in disgusto quando consideriamo che il bandito Previti ha trascorso in carcere solo pochi giorni, perché la troppo clemente legislazione penale italiana gli ha consentito di scontare la pena residua nella sua abitazione.
Potremmo, pertanto, esplodere di rabbia se, nelle prossime settimane, la Camera dei Deputati dovesse respingere la pendente richiesta di decadenza dal mandato parlamentare del deputato/pregiudicato Cesare Previti.
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Con sedici voti contro undici ieri la Giunta elettorale della Camera ha votato a favore della decadenza da parlamentare del forzista Cesare Previti, condannato più di un anno fa all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La decisione finale spetterà comunque all'Aula. Nel frattempo è sempre caldo il dibattito politico sul tema. Per Forza Italia ieri è stata presa una "decisione politica che è la conferma del giustizialismo della sinistra", per l'Unione è invece stata presa "l'unica decisione possibile".
"Su Previti - ha commentato il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro - è arrivato un atto dovuto che si poteva fare subito".
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