Questa distinzione è affascinante anche se inesatta, ma merita qualche osservazione.
La stessa considerazione (e distinzione) potrebbe essere fatta, sia pure con diversi criteri, per Alghero, Sassari, Carloforte, Carbonia, Arborea, Nuoro, e così via.
Non è una grande scoperta, credo, accorgersi che tutta (dico tutta) l'isola articola la sua unitarietà insulare (non solo geografica) in una miriade di micro-comunità che hanno avuto, pur nella storia comune regionale ma in conseguenza dell'endogamia genetica e culturale, uno sviluppo ed un carattere ed anche una lingua e una economia, cioé un aspetto antropologico, poco o molto diversi tra loro.
E' questo uno dei motivi che, secondo me, rendono assurda, inutile, improbabile, anche ridicola una eventuale lingua unificata comune, artificiale, anche se fosse per sole finalità burocratiche. Chi dice che una lingua comune, unitaria, complessiva, nazionale è la premessa irrinunciabile, indispensabile per ogni azione politica con finalità indipendentiste dice una cosa non vera, senza fondamento e incomprensibile. I confronti di comodo con altre regioni minoritarie non reggono perché ogni popolo fa storia a sè e perché si contrappongono esempi di segno opposto.
Cagliari non è solo pisana, è anche spagnola, sabauda, fascista, ma in origine fenicia e mercantile. E' una amalgama di tutti gli invasori e colonizzatori. Ancora un po' è dovremo mettere in conto anche i cinesi.





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