Oggi, 4 luglio, è il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi.
Senza nessuna pretesa di... wikipedismo, faccio le prime considerazioni che mi vengono in mente.
La figura del grande "liberatore" mi pare contraddittoria e complessa, basti pensare che ruppe con Mazzini "da destra", per allearsi con la monarchia tradendo la fede repubblicana condivisa in precedenza con l'amico; ma poi scavalcò Mazzini a sinistra facendosi propugnatore di un socialismo forse un po' vago - almeno rispetto ai canoni marxisti - ma certamente pieno di etica e di sincera preoccupazione per le sorti dei ceti più deboli. Che però (altra contraddizione) non esitò a reprimere (vedi il massacro di Bronte) di fronte alla sollevazione delle campagne meridionali durante la spedizione dei Mille. Il suo patriottismo da "ultrà" non poteva che far sorridere Marx (quando Garibaldi fu accolto a Londra da una folla festante, il buon Carletto affacciandosi dalla finestra commentò: "Mai vista così tanta stupidità umana"!) però non si può non riconoscere la profonda differenza tra un patriottismo che mirava a liberare i popoli dai loro oppressori, ed il nazionalismo novecentesco che mirava al contrario ad opprimere gli altri popoli. E bisogna anche ricordare come sotto la forma della lotta "nazionale", ancora nel 900, sia avvenuto buona parte del processo di liberazione dei popoli del terzo mondo dal colonialismo europeo.
Questa unità di tradizioni e vocazioni militari e lotta libertaria per la democrazia resterà una peculiarità di Garibaldi, probabilmente l'unico personaggio della storia politica italiana in grado di mettere d'accordo tutte (o quasi) le classi e le idee politiche, in modo magari "gattopardesco" ma senza dubbio fondato. Un democratico "radicale" che però non esitò a proclamarsi "dittatore" della Sicilia, a conferma che certe espressioni (vedi anche "dittatura del proletariato") andrebbero abbondantemente storicizzate, ma a conferma anche (per l'ennesima volta) della contraddittorietà e singolarità del personaggio che "fece" l'Italia, per essere qualche anno dopo preso a fucilate sull'Aspromonte dagli stessi soldati italiani che aveva trascinato "laggiù", dietro un re timoroso di chissà quale blitz repubblicano nelle terre meridionali liberate dai Borboni.
E dopo essere stato preso a fucilate anche dai francesi, durante il generoso e sfortunato assalto alla Roma papalina, non esitò ad accorrere in aiuto degli stessi francesi durante l'attacco subito nel 1870 ad opera della Prussia di Bismarck...
Laico, anticlericale, tollerò e incoraggiò tuttavia, negli ultimi anni della sua vita, un vero e proprio culto della sua persona, occupandosi maniacalmente di conservare "reliquie" tipo ciocche di capelli, immagini a mo' di santino e perfino le... unghie, per distribuire questi oggetti degni di venerazione (non so se a pagamento) ai suoi fans più sfegatati.
Sembrano perfino pochi i duecento anni che ci separano da un personaggio così unico e in fondo lontano, per certi aspetti, ma per altri invece vicinissimo. Del resto, da iscritto ad un Movimento che si definisce "radicalsocialista" (MRS), devo sottolineare come la nostra ispirazione ideale si richiami proprio a quel filone democratico radicale che, nel nostro Ottocento, era praticamente un tutt'uno con quell'aspirazione alla giustizia e all'eguaglianza propria del socialismo, che spinse perfino il patriottico e borghesissimo De Amicis ad iscriversi al neonato Partito Socialista. Poi, è anche vero che l'icona di Giuseppe Garibaldi è stata piegata per tutti gli usi: dal fascismo, dalle brigate partigiane comuniste, dal Fronte Popolare che nel '48 l'aveva scelto come proprio simbolo, dal Partito d'Azione, dal Partito Repubblicano e così via: molto austero e nazionalista (sia pure in senso "buono"), un po' "socialista", ma assai poco radicale.
Più uomo d'azione che di teoria, a dire il vero, anche se una certa vulgata sulla sua scarsa preparazione culturale non è molto fondata. Da "riabilitare", nella misura in cui la tradizione "catto-comunista" italiana ha messo in ombra i connotati laici e democratico-radicali del Risorgimento italiano, ma da consegnare sicuramente al suo tempo per ciò che di irripetibile, e di non sempre così entusiasmante (vedi il processo verticistico e antimeridionale dell'unità italiana), ha rappresentato e realizzato durante la sua comunque eroica esistenza.




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