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    Thumbs up "In un altro paese" - Raitre

    Lunedì sera su RaiTre il film-documentario di Marco Turco dal libro di Alexander Stille
    il racconto della lotta alla mafia, il sacrificio di Falcone e Borsellino, il maxiprocesso
    "In un altro Paese", omaggio agli eroi
    che guardarono in faccia Cosa nostra


    Commoventi le testimonianze dei colleghi Guarnotta, Di Lello, Ayala
    De Francisci: "Mi chiedo spesso che sono morti a fare, e non trovo una risposta"
    di SILVIA FUMAROLA



    Giovanni Falcone
    e Paolo Borsellino

    INIZIA dove la storia sembrava concludersi, su quella frase di Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia di Palermo, che sussurra: "E' tutto finito", dopo la strage di Via D'Amelio. Il film documentario In un altro Paese di Marco Turco dal libro di Alexander Stille Excellent cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic (Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana) dopo aver fatto il giro dei festival e delle università (l'anno scorso è stato proiettato anche alla Columbia University), approda in tv lunedì alle 21 su RaiTre. Il viaggio a ritroso comincia da quel 19 luglio del '92, quando Palermo è scossa da un altro attentato mafioso: Paolo Borsellino viene ucciso con i suoi agenti, sotto casa della madre. Sono passati 57 giorni dalla strage di Capaci in cui trovano la morte Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. La Sicilia brucia, Roma resta a guardare.

    In un altro Paese è un film sconvolgente perché in novanta minuti non ce n'è uno di fiction, sono i fatti a parlare: un collage di delitti, testimonianze, vittorie, sconfitte, lacrime, rabbia. Vent'anni di lavoro per arrivare al maxiprocesso, il più grande processo mai celebrato contro la mafia. L'aula bunker di Palermo è a prova di missile, lo Stato dà scacco matto a Cosa nostra, ma la partita è appena cominciata.


    I cadaveri eccellenti sono tanti, ma è a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino che il film è dedicato, al loro sacrificio che aiuta a far nascere una nuova società civile. E' la grande fotografa Letizia Battaglia ad accompagnare Stille (a cui presta la voce l'attore Fabrizio Gifuni) nel suo viaggio, una donna appassionata che con i suoi scatti ha saputo raccontare Palermo come nessuno.

    Una lunga scia di sangue unisce il destino del capo della Mobile Boris Giuliano, del capitano dei carabinieri Basile, del procuratore Costa, di tanti servitori dello Stato: Montana, Cassarà, Chinnici, Dalla Chiesa ucciso nell'auto che guidava, accanto alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro. La tragedia siciliana si consuma, "in un altro Paese, tutto questo non sarebbe successo" dice Stille. Ma succede a Palermo che Falcone e Borsellino seguono il percorso degli assegni, una montagna di soldi che fanno giri strani da una famiglia all'altra, studiano gli appalti, parlano coi pentiti che svelano inquietanti giochi di potere.

    Ormai è chiaro, la politica è la nuova alleata della mafia. I magistrati sono costretti a partire per l'Asinara con le famiglie per scrivere l'ordinanza del maxiprocesso. Lo Stato per cui lavorano farà pure il conto delle bibite consumate in quella stanza-cella dove trascorrono le giornate come reclusi. "In un altro Paese - osserva Stille - gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario".

    Sono commoventi le testimonianze dei colleghi: Guarnotta, Di Lello, Ayala, De Francisci, Ingroia. Ayala spiega a Stille che "la mafia non è né di destra né di sinistra, sta col potere". Il dolore di De Francisci è intatto, ha le lacrime agli occhi quando parla del sacrificio di Falcone e Borsellino: "E' stato un prezzo altissimo che hanno pagato, loro con la loro vita, e le persone morte con loro. Un prezzo che hanno pagato per il nostro Stato, per la Sicilia, per creare un futuro migliore per tutti noi. Però io me lo sono chiesto negli ultimi anni: ne è valsa la pena? Che siete morti a fare? Me lo sono chiesto più volte al punto in cui siamo. E non riesco a trovare una risposta".

    (22 luglio 2007)
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    Qualcuno l'ha visto? Io l'ho trovato un raro esempio di ottimo giornalismo.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Ladybug Visualizza Messaggio
    .... "Mi chiedo spesso che sono morti a fare, e non trovo una risposta........

    Qualcuno l'ha visto? Io l'ho trovato un raro esempio di ottimo giornalismo.
    ... come che sono morti a fare? ormai non facevano più comodo ...

    Io l'ho visto, e purtroppo devo dire che non l'ho trovato un ottimo esempio di giornalismo. A me non piacciono questo tipo di polemiche, ma voglio ricordare che il "commovente Ayala" aveva all'epoca un rilevante ruolo politico.
    Inoltre dai riferimenti di craxiana e andreottiana memoria si è passati a tangentopoli e poi direttamente al berlusconi del 2001 saltando, come per incanto, 7 anni di governi di centrosinistra ... inoltre sono stati omessi tanti altri riferimenti ai politici dell'epoca e ai motivi per cui la dc usasse la mafia per tenere a bada quei poveri "comunisti" ...
    Non sono un ossessionato dei comunisti, anzi, li ammiro per moltissime cose, ma non si possono tralasciare particolari non così irrilevanti ... per onor della cronaca, almeno ...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Caere Visualizza Messaggio
    ... come che sono morti a fare? ormai non facevano più comodo ...

    Io l'ho visto, e purtroppo devo dire che non l'ho trovato un ottimo esempio di giornalismo. A me non piacciono questo tipo di polemiche, ma voglio ricordare che il "commovente Ayala" aveva all'epoca un rilevante ruolo politico.
    Inoltre dai riferimenti di craxiana e andreottiana memoria si è passati a tangentopoli e poi direttamente al berlusconi del 2001 saltando, come per incanto, 7 anni di governi di centrosinistra ... inoltre sono stati omessi tanti altri riferimenti ai politici dell'epoca e ai motivi per cui la dc usasse la mafia per tenere a bada quei poveri "comunisti" ...
    Non sono un ossessionato dei comunisti, anzi, li ammiro per moltissime cose, ma non si possono tralasciare particolari non così irrilevanti ... per onor della cronaca, almeno ...
    Io all'epoca dei fatti avevo 15 anni, quindi non ho sufficiente memoria storica per poter dire chi faceva cosa all'epoca.
    Ho comunque apprezzato il fatto che non si sia parlato solo di Falcone e Borsellino da morti, ma si sia approfondito tutto il lavoro svolto in precedenza.
    Per quanto riguarda la parte politica, lo dicono nello stesso reportage "la mafia non ha colore politico, si allea con il potere".

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Caere Visualizza Messaggio
    ... come che sono morti a fare? ormai non facevano più comodo ...

    Io l'ho visto, e purtroppo devo dire che non l'ho trovato un ottimo esempio di giornalismo. A me non piacciono questo tipo di polemiche, ma voglio ricordare che il "commovente Ayala" aveva all'epoca un rilevante ruolo politico.
    Inoltre dai riferimenti di craxiana e andreottiana memoria si è passati a tangentopoli e poi direttamente al berlusconi del 2001 saltando, come per incanto, 7 anni di governi di centrosinistra ... inoltre sono stati omessi tanti altri riferimenti ai politici dell'epoca e ai motivi per cui la dc usasse la mafia per tenere a bada quei poveri "comunisti" ...
    Non sono un ossessionato dei comunisti, anzi, li ammiro per moltissime cose, ma non si possono tralasciare particolari non così irrilevanti ... per onor della cronaca, almeno ...

    ruolo "politico" di ayala all'epoca? quale epoca?
    non mi e' parso poi che si son saltati , come per incanto, 7 anni di governo di centrosinista passando a berlusconi; anzi, vi son state imprecisioni ed omissioni in piu' punti.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Caere Visualizza Messaggio
    ... come che sono morti a fare? ormai non facevano più comodo ...

    Io l'ho visto, e purtroppo devo dire che non l'ho trovato un ottimo esempio di giornalismo. A me non piacciono questo tipo di polemiche, ma voglio ricordare che il "commovente Ayala" aveva all'epoca un rilevante ruolo politico.
    Inoltre dai riferimenti di craxiana e andreottiana memoria si è passati a tangentopoli e poi direttamente al berlusconi del 2001 saltando, come per incanto, 7 anni di governi di centrosinistra ... inoltre sono stati omessi tanti altri riferimenti ai politici dell'epoca e ai motivi per cui la dc usasse la mafia per tenere a bada quei poveri "comunisti" ...
    Non sono un ossessionato dei comunisti, anzi, li ammiro per moltissime cose, ma non si possono tralasciare particolari non così irrilevanti ... per onor della cronaca, almeno ...

    E' la solita eterna storia dell'uso politico della memoria.

    Il documentario è stato efficacissimo nel ricordare gli scempi di Salvo Lima, Ciancimino, passando per il Divo Giulio, i cugini Salvo, fino ad arrivare al bibliofilo (Dell'Utri)......
    E fin qui OK, d'altronde, al di là delle sentenze, soltanto un disinformato cronico può negare i legami della corrente andreottiana con la Cosa Nostra dei Bontate e degli Inzerillo o gli altrettanto palesi legami del bibliofilo con l'Onorata Società.

    Peccato che quando poi si è trattato di ricordare chi fossero, a fine anni 80, quelli che ostacolarono Falcone, il buon giornalista si è limitato a parlare genericamente di presunti nemici nella magistratura.
    Senza ricordare che si trattava dei magistrati di MD, senza ricordare che il PCI/PDS votò contro il decreto Andreotti/Vassalli che riportava in carcere i mafiosi scarcerati, senza ricordare che la sinistra definì Falcone un venduto allorchè andò a lavorare sotto l'egida di Martelli, senza ricordare la virulenza della campagna stampa dell'Unità contro Falcone o le accuse che, in diretta televisiva, gli vennero lanciate da LeoLuca Orlando secondo il quale Falcone teneva nascosti i documenti sui legami mafia politica.

    Niente, con questo passato non ci si confronta mai ed anche le odierne accuse del fratello di Borsellino all'allora ministro dell'Interno, da giorni stanno praticamente cadendo nel vuoto.

    Siamo alle solite; la memoria non la si utilizza per cercare la verità, ma solo per condurre le proprie, misere, battaglie politiche quotidiane......
    E' questo l'idolo no global????

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Michele S- Visualizza Messaggio
    E' la solita eterna storia dell'uso politico della memoria.

    Il documentario è stato efficacissimo nel ricordare gli scempi di Salvo Lima, Ciancimino, passando per il Divo Giulio, i cugini Salvo, fino ad arrivare al bibliofilo (Dell'Utri)......
    E fin qui OK, d'altronde, al di là delle sentenze, soltanto un disinformato cronico può negare i legami della corrente andreottiana con la Cosa Nostra dei Bontate e degli Inzerillo o gli altrettanto palesi legami del bibliofilo con l'Onorata Società.

    Peccato che quando poi si è trattato di ricordare chi fossero, a fine anni 80, quelli che ostacolarono Falcone, il buon giornalista si è limitato a parlare genericamente di presunti nemici nella magistratura.
    Senza ricordare che si trattava dei magistrati di MD, senza ricordare che il PCI/PDS votò contro il decreto Andreotti/Vassalli che riportava in carcere i mafiosi scarcerati, senza ricordare che la sinistra definì Falcone un venduto allorchè andò a lavorare sotto l'egida di Martelli, senza ricordare la virulenza della campagna stampa dell'Unità contro Falcone o le accuse che, in diretta televisiva, gli vennero lanciate da LeoLuca Orlando secondo il quale Falcone teneva nascosti i documenti sui legami mafia politica.

    Niente, con questo passato non ci si confronta mai ed anche le odierne accuse del fratello di Borsellino all'allora ministro dell'Interno, da giorni stanno praticamente cadendo nel vuoto.

    Siamo alle solite; la memoria non la si utilizza per cercare la verità, ma solo per condurre le proprie, misere, battaglie politiche quotidiane......
    e senza ricordare, anche, che Caselli voto' PER Falcone contrariamente a quanto certa vulgata tende a far credere.
    e senza ricordare anche che, si', e' vero, c'era, ANCHE fra i magistrati, chi riteneva che l'andare a lavorare per Martelli fosse un modo per sottrarlo all'impegno diretto contro la mafia in sicilia , ma anche chi lanciava campagne stampa contro di lui definendolo Cosa Nostra 2 insieme a De Gennaro e , al contempo, prendeva soldi da Pippo Calo'.
    Le omissioni/imprecisioni, ne convengo, sono state diverse ma non unidirezionali.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Ladybug Visualizza Messaggio
    Io all'epoca dei fatti avevo 15 anni, quindi non ho sufficiente memoria storica per poter dire chi faceva cosa all'epoca.
    Ho comunque apprezzato il fatto che non si sia parlato solo di Falcone e Borsellino da morti, ma si sia approfondito tutto il lavoro svolto in precedenza.
    Per quanto riguarda la parte politica, lo dicono nello stesso reportage "la mafia non ha colore politico, si allea con il potere".
    ... a quanto pare questa discussione si è già conclusa!
    Anche se all'epoca avevi solo 15 anni, sei ancora in tempo per ricostruirti i fatti, l'importante è "sentire" sempre più di una campana e farsi un'idea obiettiva, soprattutto avendo ben presente che non c'è nulla che possa toglierti l'orgoglio di tenere il Che nell'avatar ...

  8. #8
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    A me ha impressionato molto la loro dedizione. Il mettere a rischio la propria vita personale per servire la giustizia.
    Falcone aveva per esempio scelto di non avere figli, per non lasciarli orfani ancora piccoli.
    Borsellino, dopo la morte di Falcone era consapevole di "avere poco tempo".
    Entrambi sapevano che sarebbero morti presto , ma non si sono fermati.
    Erano sicuramente persone fuori dal comune.

  9. #9
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    Una narrazione pacata. Toni sempre bassi per lasciare spazio alla potenza dei fatti. Nessun commento urlato, fuori le righe, nessuna denuncia politica e civile accompagnata da inutili sarcasmi e vanesi compiacimenti di sé, ma gli occhi lucidi di commozione di chi ha vissuto una parte importante, drammatica e lacerante della peggiore storia d’Italia. È per questo modo di raccontare la mafia e l’antimafia che il film di Alexander Stille, trasmesso ieri dalla Terza Rete della Rai, è un pugno nello stomaco all’intero Paese. A quei politici che non hanno raccolto la lezione civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e hanno permesso, con lo smantellamento delle migliori leggi della stagione dell’antimafia, il risorgere prepotente di Cosa Nostra. A quella fetta ampia del mondo politico che in Sicilia gode ancora dei voti dei boss. E anche all’opposizione politica di questo Paese che, diventata maggioranza di governo, si è distratta troppo e non ha capito che la lotta alla mafia non ha bisogno di proclami ma di leggi adeguate, sostegno e fiducia nei magistrati, mezzi, tecnologie moderne.
    Il film, regia di Marco Turco, si intitola In un altro Paese.... Un altro Paese, un Paese serio. Che non è l’Italia, paese-coccodrillo, che seppellisce i suoi morti civili sotto un mare di retorica e vuote promesse di riscossa. Vedere Basile, Montana, Cassarà Chinnici, La Torre, Dalla Chiesa...e poi tanti altri prima di Falcone e Borsellino - il regista e lo scrittore li ricordano prima vivi, giovani, sorridenti, poi ci mostrano i loro corpi straziati dal tritolo o dalle raffiche di mitra - è impressionante. Una sequenza di morti che sono la tragedia dell’Italia. Il film si apre con un volto che è l’icona della pulizia morale e dell’impegno civile: il giudice Antonino Caponnetto. Immagini di repertorio lo mostrano mentre un giornalista tenta di strappargli una dichiarazione. Paolo Borsellino è saltato in aria in via D’Amelio. Giovanni Falcone era stato straziato dal tritolo di Capaci. E lui, il magistrato che a 63 anni dopo la morte di Rocco Chinnici chiese di essere trasferito da Firenze a Palermo, non ha più parole. «È finito tutto...è finito tutto. Non mi faccia dire altro». Il racconto, poi, si chiude con la Sicilia di oggi. Dove Cosa Nostra ha riconquistato il potere che aveva, nel controllo degli affari e nei rapporti con la politica. Le parole di Letizia Battaglia, la grande fotografa dei mali di Palermo, straziano il cuore: «Non posso rassegnarmi all’idea che nulla è cambiato». Perché in mezzo c’è il racconto di trent’anni di mafia. Che Stille usa, e lo dichiara apertamente, come «un’ottima chiave per comprendere l’Italia». È commovente, e deve far riflettere chi queste cose le ha dimenticate, il ricordo del metodo di lavoro di Falcone che fa Giuseppe Di Lello, l’abruzzese Peppino, che da ragazzino si fece le ossa nel pool antimafia con Leonardo Guarnotta, Falcone, Borsellino, Giuseppe Ayala. «Giovanni annotava i numeri degli assegni su piccoli quaderni, si segnava le “girate”». E l’intervista nella quale Paolo Borsellino, ammette candidamente di non sapere nulla di banche e assegni: «Non abbiamo fatto nessun corso sulle indagini bancarie. Siamo tutti autodidatti. Non sapevo neppure cos’era una distinta di versamento». Siamo negli anni Ottanta del secolo scorso, Cosa Nostra già riciclava migliaia di miliardi di narco-lire e loro, i giudici del pool, avevano i quadernetti per inseguire i soldi della mafia. Eppure fecero il primo, vero, unico maxi-processo contro Cosa Nostra. Vinsero, ottennero condanne. E i boss capirono. Stille mostra il vecchio Michele Greco, il Papa della mafia siciliana, lanciare un suo avvertimento, chiaro ed esplicito, alla Corte che si sta ritirando in camera di Consiglio per la sentenza: «La serenità è la base fondamentale per giudicare. Mi auguro che questa pace vi accompagnerà per il resto della vostra vita».
    Lo Stato italiano non aveva capito la forza di quel maxi-processo, i boss sì.
    «In un altro Paese - nota Stille - gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati patrimonio nazionale e invece...».
    Invece la storia degli anni successivi è una storia di sconfitte e di morte.
    Fino a Capaci e via D’Amelio.
    E della riconquista di tutti gli spazi perduti da parte di Cosa Nostra.
    Il 61 a 0 del 2001 in Sicilia.
    La condanna di Dell’Utri per collusioni con la mafia.
    Le leggi-vergogna di Berlusconi.

    E le considerazioni amare di Peppino Di Lello:
    «I rapporti tra mafia e politica sono tornati ad essere sempre più visibili».
    Quelle di Peppino Ayala:
    «La mafia è una componente organica del sistema di potere».
    Infine, la conclusione di Stille:
    «Quando lo Stato italiano impegna le sue energie per combattere la mafia, vince».
    Ha ragione.
    Ma non è più così.

    E. Fierro

  10. #10
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    la cosa impressionante poi e' la sfrontatezza con cui , oggi, certi rapporti vengono esibiti ancorche' negati in altre sedi.
    Anche per questo mi sento di condividere le parole del fratello di Borsellino quando chiede, maramente, ma tutti quei ragazzi che gridavano "Paolo, Paolo" quando ci furono i funerali, dove sono?

 

 

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