Furio Colombo risponde a dalema
Qual è la politica estera italiana?», ha chiesto il 18 luglio
l'Ambasciatore di Israele Gideon Meir, rispondendo con una domanda a
una domanda del Corriere della Sera.
Ho posto la stessa domanda alla Commissione Esteri del Senato nel
pomeriggio del giorno 17. La ragione di questo interrogarsi ansioso e
tutt'altro che tranquillizzante, è stata provocata da una
dichiarazione del ministro degli Esteri Massimo D'Alema nel corso di
una Festa de l'Unità.
D'Alema ha detto: «Hamas è una forza reale che rappresenta tanta
parte del popolo palestinese. Hamas è un movimento popolare. Hamas è
stato democraticamente eletto. Per l'Occidente non riconoscere un
governo democraticamente eletto non è una grande lezione di
democrazia».
Come si vede il tema è il Medio Oriente, i rischi della pace, la
nuova e pericolosa condizione creata dalla spaccatura violenta
avvenuta in modo sanguinoso (200 morti) fra Hamas e Al Fatah, che
erano parte di un governo di unità nazionale. E, alla fine, il
pericolo è per la sopravvivenza di Israele e la possibilità che ci
sia mai, dopo questo drammatico percorso, uno Stato palestinese. E'
chiaro a tutti ormai, che senza Israele non ci sarebbe mai stata
neppure la rivendicazione di uno Stato palestinese (Giordania ed
Egitto si erano già attribuite parti del territorio che avrebbe
dovuto diventare Palestina). E senza la permanenza stabile e sicura
di Israele e del suo "diritto alla pace" (parole di Prodi nel suo
recente viaggio) non ci sarà mai alcuna patria dei palestinesi ma
soltanto guerra senza fine.
Per questo ieri "Sinistra per Israele" ha detto in un
comunicato: «Stupore per la presa di posizione del ministro degli
Esteri e vice Presidente del Consiglio nel governo dell'Ulivo». È lo
stesso stupore da me espresso alla Commissione Esteri del Senato e a
cui il ministro ha risposto impegnandosi a parlare alle Camere sulla
posizione Italiana in Medio Oriente il 24 luglio prossimo. Sarà,
speriamo, un contributo di chiarezza lungo un percorso complicato e
difficile in cui le cose dette e fatte in Israele dal presidente
Prodi non sembrano coincidere con la recente affermazione del
ministro degli Esteri. Resta comunque grande sia il rischio di
sopravvivenza di Israele sia l'eventualità che, ancora una volta, i
palestinesi siano usati dai nemici giurati di Israele come materiale
sacrificabile pur di far danno e - se possibile - di "cancellare"
quel Paese, secondo il proclama lanciato al mondo, dal presidente
dell'Iran Ahmadinejad.
Può essere utile rivedere alcune ragioni.
1. Hamas è una organizzazione che è stata eletta sulla base di un
programma di guerra, terrorismo e distruzione di Israele. Siamo
sicuri che saremmo altrettanto gentili se il governo di uno Stato
europeo fosse democraticamente eletto sulla base dell'impegno di
mettere a ferro e fuoco lo Stato vicino? Non è per evitare simili
pericoli che sono nate ed esistono ancora le Nazioni Unite?
2. Del programma terroristico e negazionista di Hamas si è detto:
sono solo parole, linguaggio di disperati. Si è detto: diamo tempo e
spazio e i leader di Hamas si dimostreranno statisti. Con questa
speranza il presidente palestinese Abu Mazen aveva dato vita con
Hamas ad un governo di unità nazionale. Ma Hamas, con un durissimo e
improvviso colpo militare, ha fatto strage degli alleati palestinesi
di Al Fatah, uccidendo lì casa per casa, e ha conquistato per sé la
striscia di Gaza.
3. Il ministro degli Esteri italiano è stato il primo, un anno fa, a
vedere il pericolo Hezbollah e a dare inizio alla costituzione di una
efficace forza di pace ONU fra Libano e Israele, dopo la guerra
dell'altra estate. La domanda è come sia possibile, un anno dopo,
mentre tutti i pericoli intorno a Israele sono intatti, che lo stesso
ministro si faccia sostenitore di un riconoscimento di Hamas senza
chiedersi se l'evento "elezioni democratiche" che ha stabilito la
prevalenza di Hamas, non sia stato sovvertito e cancellato dalla
violenta e sanguinosa occupazione della striscia di Gaza e dallo
sterminio, in poche ore, di tutti gli avversari politici e di molti
innocenti. Possibile che una simile prova di violenza spietata non
faccia differenza?
4. Il ministro degli Esteri italiano ha mostrato molte volte di saper
lavorare cautamente a questioni complesse e pericolose in cui il
lavoro diplomatico è simile alla paziente prudenza di chi cerca di
disinnescare pericolose trappole esplosive.
Quale può essere oggi - dopo la visita di Prodi a Gerusalemme e la
inequivocabile prova di sostegno dell'Italia alla democrazia
israeliana - il senso della dichiarazione di fiducia verso Hamas da
parte del ministro D'Alema mentre Hamas continua a confermare il suo
impegno di distruzione di Israele, insieme a Hezbollah e al potente
sponsor della fine di Israele, il Presidente iraniano? Quale può
essere, in un difficile lavoro diplomatico svolto finora con
attenzione ed esperienza, una improvvisa dichiarazione di preferenza
per la più pericolosa delle parti in gioco? Dobbiamo pensare che il
ministro D'Alema vorrà spiegare, chiarire, se necessario correggere,
il più presto possibile.
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