





Legami con la mafia
La Banca Rasini deve la sua fama tra gli studiosi della storia d'Italia soprattutto alle dichiarazioni di Michele Sindona del 1984. Quando il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona (poco prima della misteriosa morte di quest'ultimo): «Quali sono le banche usate dalla mafia?». Sindona rispose: «In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti». L'unica banca presente a Piazza dei Mercanti, al tempo, era inequivocabilmente la Banca Rasini.
In effetti, le indagini successive alla retata dell'Operazione San Valentino dimostrarono ampiamente il ruolo della Banca Rasini nel riciclaggio dei soldi della mafia, ed i contatti dell'istituto coi più alti vertici mafiosi.
Legami con la famiglia Berlusconi
Tra i personaggi famosi con cui la Banca Rasini ebbe dei legami va citato l'imprenditore e uomo politico Silvio Berlusconi. Il padre di Silvio Berlusconi, Luigi Berlusconi fu prima un impiegato alla Rasini, quindi procuratore con diritto di firma, ed infine assunse un ruolo direttivo all'interno della stessa. La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori di Silvio Berlusconi all'inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e suo fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini, così come numerose società svizzere che possedevano parte della Edilnord, la prima compagnia edile con cui Silvio Berlusconi iniziò a costruire la sua fortuna.
La Banca Rasini risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983. L'origine dei finanziamenti è tuttora ignota, poiché il complesso sistema di società holding attraverso cui essi passarono rende impossibile rintracciarne la fonte.
Il giornale inglese The Economist cita ripetutamente la Banca Rasini nel suo noto reportage su Silvio Berlusconi, sottolineando come, ad avviso dei recensori del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni illecite per mezzo della banca. È stato invece accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca ventitré holding come negozi di parrucchiere ed estetista.


prego considerare testo integrale e non citazioni parziali.


ma va la Calvin, va la! questo è uno dei bonus che vi siete riservati di giocare quando avete stretto il patto di ferro con il cavaliere.... però non sprecateli così i bonus, potrebbero mancarvi quando vi servono davvero! Fate bene i conti... quanti ne avete ancora?




povero jeronimus, ma come ti sei ridotto a pensare così?
Forza Italia-bis, le tre opzioni del Cavaliere
CLAUDIO SARDO Roma. Ipotesi numero uno: i Circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla danno vita ad una lista autonoma nella Cdl, che si affianca a Forza Italia e agli alleati. E tra i fedelissimi di Silvio Berlusconi c’è chi giura che sondaggi «riservati» già attribuiscono all’impresa un potenziale del 4% e oltre. Ipotesi numero due: i Circoli confluiscono in Forza Italia insieme a forze minori come il Pri di Francesco Nucara, il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, la (post) Dc di Giuseppe Pizza. Una sorta di Forza Italia-bis, che, tra l’altro, consentirebbe al Cavaliere di rimescolare a piacimento le nomenclauture centrali e periferiche. Ipotesi numero tre: il destino è il Partito della libertà, lista unitaria del centrodestra. E i Circoli, presentati come forza autonoma, diventerebbero un ulteriore strumento per rafforzare la leadership personale di Berlusconi e per dare al prodotto finale il segno prevalente di Forza Italia. Tutte le strade sono aperte. In realtà, a determinare l’esito della strategia berlusconiana saranno innanzitutto le norme elettorali e i tempi della prossima consultazione. Per questo al Cavaliere non è stato difficile smentire il proposito di fondare «un nuovo partito». Ma per la stessa ragione quella smentita non ha affatto tranquillizato né gli alleati, né il gruppo dirigente di Forza Italia. Anzi, tutti hanno percepito quella reazione, quell’insofferenza che l’ex premier sempre più spesso manifesta nei confronti di chi, tra i suoi, è ormai proiettato negli scenari del dopo-Berlusconi. L’investimento - consistente anche sul piano economico - del Cavaliere sulla Brambilla, sui suoi Circoli e la sua tv satellitare, vuole essere in fondo la prova che Berlusconi è la Cdl, che il suo carisma è la cifra del successo, che la sua forza personale vale più delle strutture di partito, persino di modelli come il Ppe. Certo, anche a Berlusconi il protagonismo della Brambilla in questi giorni è apparso un po’ eccessivo. Gliel’ha detto al telefono. Ma non intende rinunciare alla «rossa», che ha fatto diventare una sorta di outsider, o forse di paradosso della politica. Quando Berlusconi cominciò a parlare della Brambilla come del possibile leader futuro di Forza Italia, fu costretto ad affrontare l’ira (con minaccia di rottura) di Giulio Tremonti. E i malumori dei maggiorenti del partito. Berlusconi voleva però ribadire il suo primato. E seguire il suo istinto («Se non avessi dato retta ad altri - ripete spesso - avrei vinto da solo le elezioni del 2006»). L’istinto lo porta ad assecondare, non a contrastare, l’antipolitica. E a privilegiare il rapporto con la Lega - l’asse del Nord - rispetto a quello con An e Udc. Con Pier Ferdinando Casini, peraltro, il distacco è crescente. Non perde occasione Berlusconi per ripetere ai suoi: «Posso vincere anche senza l’Udc». Per quanto riguarda il rapporto con Gianfranco Fini, il leader di Fi ha coltivato a lungo l’idea del partito unitario del centrodestra. Ma la prospettiva di una fusione soltanto con An non gli piace. In questo modo i Circoli della Brambilla sono diventati il guanto della sfida. Se la legge elettorale resta invariata, i Circoli potrebbero diventare un altro partito «personale» di Berlusconi (modello coalizioni per i sindaci). Se passasse il referendum, Berlusconi potrebbe avere invece con i Circoli maggiore potere contrattuale al tavolo con gli alleati. In ogni caso vuole dettare le condizioni. Fino a qualche mese fa a parlargli dei «circoli» da affiancare al partito era Marcello Dell’Utri. E ad insistere sul Partito delle libertà era Ferdinando Adornato. Ora Berlusconi ha preso quelle idee, le ha modellate, ha messo da parte gli ispiratori e affidato la gestione alla Brambilla. Che, nell’ottica del Cavaliere, è più in sintonia con umori e malumori, diffusi nel Nord e non solo. Anche tra i suoi, sottovoce, c’è chi lamenta un eccesso di «populismo», una visione «quasi peronista». Ma Berlusconi è convinto che i suoi successi sono legati proprio ai momenti in cui ha infranto gli schemi ed è apparso agli italiani come l’anti-politico. Peraltro il Cavaliere spera sempre che il governo Prodi cada al più presto e che, nella primavera del 2008, anziché il referendum elettorale ci siano le elezioni vere e proprie.