Nasce tutto come un gioco: un nuovo ipotetico futuro per l’Italia…se quel 10 giugno fosse andata in modo diverso…
1922: L’Italia entra nell’era fascista. Con alti e bassi, finalmente l’Italia inizia una sua politica di indipendenza e riappropriazione delle naturali sfere d’influenza
1924: Istria e Dalmazia tornano italiane.
1925: In Libia, già italiana, si dà inizio ai lavori per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Il Re si mangia le mani.
1929: I petroldollari libici sostengono l’economia italiana, fortemente basata sull’agricoltura: nonostante la grave crisi, si riesce comunque a continuare il processo di industrializzazione del paese.
1936: Finisce la Campagna d’Africa. Etiopia, Eritrea e Somalia sono italiane.
1938: Hitler preme per la stipula del Patto d’Acciaio, Mussolini tergiversa e il giorno stabilito per la firma si rende irreperibile fingendo un attacco di diarrea. Hitler si infervora così tanto da stracciare immediatamente il testo dell’accordo. L’Italia riesce così a sottrarsi al tentativo germanico di ridurla a stato satellite. Quanto alla guerra in Spagna, da Roma si fa capire che non interessa a nessuno sul come e quanto intendano ammazzarsi gli iberici.
1939: Scoppia la guerra tra Germania e Francia/Gran Bretagna. L’Italia resta neutrale, ma protesta vivamente contro le sanzioni economiche e il blocco navale voluti dalla Gran Bretagna, minacciando ritorsioni.
1940: Il 10 giugno Mussolini ha un vero mastodontico attacco di diarrea, che lo costringe a correre in fretta e furia da Palazzo Venezia a Villa Torlonia, in barba alle migliaia di cittadini assiepati di fronte all’Altare della Patria. L’Italia, che doveva entrare in guerra, continua a restarne fuori. Nel timore di colpi di mano altrui, si dà inizio ad un poderoso riarmo, che investe soprattutto marina, aviazione e reparti corazzati.
1941: In piena Battaglia d’Inghilterra, nel momento più cruciale della storia britannica, l’Italia rompe gli indugi e dichiara guerra alla perfida Albione (e solo ad essa), in risposta al blocco navale che ancora persiste: attacchi massicci su Malta e Cipro che cadono immediatamente; le truppe di Balbo attaccano dalla Libia verso l’Egitto mentre il Duca D’Aosta conduce trionfalmente le truppe italiane e ascare dapprima ad occupare il Gibuti, nodo cruciale del Corno d’Africa, e poi ad attaccare il Sudan da Sud-Est. Il crollo dell’Impero Britannico travolge la vecchiaccia che si ritira in Australia lasciando il suo regno in balia delle lotte intestine tra inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi.
1942: Praticamente liquidato il fronte occidentale, resta in piedi quello orientale, in cui Germania e Urss se le danno di santa ragione. All’Italia interessa che i due si scannino da soli mentre noi siamo impegnati ad arraffare a man bassa nel Mediterraneo. La garanzia di non essere attaccati viene da accordi di sottobanco: noi diamo aiuto alla Germania a bastonare gli inglesi in Africa assieme a cospicui rifornimenti di combustibile e altri materiali, senza interferire in alcun modo nei Balcani, in cambio otteniamo che loro si facciano i cazzi loro (dopotutto Hitler non ha mai avuto interessi per il Mediterraneo). Dal Marocco all’Egitto si estendono i nostri protettorati o colonie, che ormai comprendono pure Sudan, l’intero corno d’Africa e parte del Kenya.
1943: Mentre i due baffetti si pestano di brutto, l’Italia porta avanti la sua strategia in medio oriente. Nascono gli stati di Israele e Palestina. Le truppe italiane impediscono il riarmo dei primi e l’incazzatura dei secondi. Le terre fertili vengono date ad entrambi in modo che nessuno scassi i coglioni. I tedeschi finalmente hanno un posto per liberarsi degli ebrei stipati nel Governatorato. Nasce l’Iraq, preventivamente diviso in 3 stati federali.
1944: La penetrazione italiana prende di mira la Penisola Arabica: con la ben nota tecnica della provocazione, si porta l’Arabia (nata ufficialmente nel 1932, e nella quale si era scoperto il petrolio nel 1938) ad attaccare Israele e la Palestina (colpevole di appoggiare l’esistenza israeliana). Fregandosi le mani, Giovanni Messe – Capo di Stato Maggiore – dà il via alla Campagna Araba, che porterà in soli 10 mesi alla conquista integrale della penisola: immediatamente si dà inizio alla ben nota e plurisecolare tecnica del divide et impera.
1945: L’inutile Re Sciaboletta si leva di torno, viene dato il trono ad Aimone di Savoia. Non so perché, ma ai monarchici piace così.L’impero italiano comprende questi domini: Sardegna, Sicilia, Corsica, Dalmazia, Malta, Cipro (stati federali con forti autonomie); Albania, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Somalia (stati coloniali); Marocco, Algeria, Israele, Palestina, Libano, Iraq, Arabia, Oman, Yemen (protettorati). Nizza e Istria appartengono all’Italia, sotto forma di Regioni Autonome a Statuto speciale.
Nel frattempo la guerra volge al termine. Gli Usa non sono riusciti a penetrare in Europa (avendo perso il trampolino di lancio britannico), mentre i Russi con immensa fatica sono riusciti a strappare un pareggio coi tedeschi: Paesi Baltici, Bielorussia, Ucraina e tutto il Caucaso passano sotto mano tedesca, l’armistizio viene firmato il 9 maggio a Yalta. L’armistizio prevede la totale cessazione delle ostilità da parte dell’Urss, anche contro il Giappone, che ottiene in cambio la Mongolia e alcune isolette apparentemente insignificanti. Ciò consente ai nipponici di spostare 600mila uomini dalla Manciuria alle isole del Pacifico. Insomma, tra Giappone e Usa continua imperturbabile il casino.
1946: Anche nel pacifico c’è un sostanziale pareggio: il Giappone baratta le sue conquiste nell’Asia Continentale e in Indonesia con la concessione dell’India (che all’epoca comprendeva anche Pakistan e Bangladesh) agli Usa. Dopotutto, ci insegna la Gran Bretagna, a giocare con le terre degli altri non si sbaglia mai. Finisce che la Germania vince la sua guerra, l’Italia vince la sua guerra, il Giappone vince la sua guerra, l’Urss le prende di brutto ma salva la faccia, gli Usa si sfasciano i corni ma tornano a casa con qualcosa di ghiotto. La Gran Bretagna scompare dalla faccia della terra e tutti tirano un sospiro di sollievo, la Francia viene polverizzata e la smette di darsi tante arie.
1947: L’Italia, capita l’aria che tirava, comincia i preparativi per la futura guerra: il baffo austriaco, avido come non mai, mira a scendere dal Caucaso verso l’Iraq e l’Arabia, per fregarci il NOSTRO petrolio. Noi, che siamo più furbi di lui, invece di tartassare gli occupati investiamo enormi risorse nella colonizzazione delle nuove terre: l’esperimento del Corno d’Africa viene ripetuto in grande stile coi paesi arabi, con poderosi sviluppi infrastrutturali, scolastici e sanitari. La tutela dell’immagine italiana è affidata a due giovani, Renato Mannheimer e Klaus Davi, che contribuiscono a rinsaldare il nostro prestigio nelle Colonie e nei Protettorati. Parallelamente a tutto ciò, vengono creati eserciti coloniali in tutti i possedimenti, con ottimo addestramento e tecnologie all’avanguardia. Enrico Fermi e il gruppo di via Panisperna completano i lavori del Progetto Isola Tiburtina (…Manhattan…Isola Tiburtina…) con fantastiche scoperte in campo nucleare, civile e militare.
1958: E’ l’inizio di una nuova epoca. L’industrializzazione italiana subisce una impressionante spinta in avanti grazie alla messa in funzione di 15 centrali atomiche. Il Sud-Italia diventa finalmente “una portaerei protesa nel Mediterraneo”, fondamentale anello di collegamento tra le migliaia di industrie del Nord e gli enormi mercati africani e mediorientali. Grazie ad attente politiche non repressive l’Impero Italiano è assolutamente pacificato e impegnato a proseguire nella sua opera di progresso.
1963: Mussolini, a 80 anni, decide che la fase dittatoriale (che doveva essere transitoria nei piani iniziali!) è giunta al suo termine. Il grado di sviluppo raggiunto dall’Italia, abbinato ad una notevole alfabetizzazione, consente al popolo di esprimersi in libere elezioni. Il paese gode dell’invidiabile condizione di pace che dura da ben 45 anni.
[Non scrivete niente, devo inserire i partiti, aspettate!]


L’impero italiano comprende questi domini: Sardegna, Sicilia, Corsica, Dalmazia, Malta, Cipro (stati federali con forti autonomie); Albania, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Somalia (stati coloniali); Marocco, Algeria, Israele, Palestina, Libano, Iraq, Arabia, Oman, Yemen (protettorati). Nizza e Istria appartengono all’Italia, sotto forma di Regioni Autonome a Statuto speciale.
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