contattami per favore via mail all'indirizzo info@forzanuovaverona.org
Devo chiederti alcune cose
Grazie
Daniele FN Verona


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Daniele FN Verona


avanti così!!


un saluto a tutti i camerati di AltoPascio.
personalmente ho espresso alcune perplessita' in merito alla decisione di adottare misure di controllo del territorio a mezzo telecamere, ho precisato inoltre di non essere al corrente della reale situazione sul paese toscano...
ma la mia posizione non era comunque di matrice ideologico-psichica..
era semplicememente di natura " natural-agricolo-umanista"...
cioe' mi angoscia pensare che non si riesce a tenere con qualche buon carabiniere e qualche buon poliziotto e magari un po' di bella gioventu'..., un po' di sano ordine pubblidco in un paesino..
devono esserci grossi problemi di disagio giovanile forse....per cui sara' necessario tale tipo di controllo..
fatto sta che l'utilizzo di telcamere in funzione " SPIA" in un paesino..
( NON SIAMO MICA A MILANO O NAPOLI )..mi sembra il preludio ad una sconfitta sociale dal sapore amaro e piu' profondo per gli abitanti stessi di quel luogo.
Cio' non toglie il merito ( almeno sperimentale ) dell'iniziativa che e' stata partorita dalla mente di un camerata.


bene... credo che il poter discutere di problematiche concrete e a misura d'uomo, siamo olto più costruttivo e redditizio... non pensate anche noi abbiamo passato il momento della completa intransigenza politica ... ma eravamo quasi deiventati una setta e non un movimento politico ... lo stare rinchiusi in sede per lo più piccoli garage senza finestre e umidissimi, (viste le finanze) non ha reso niente se non qualche fungo sulla pelle...
Dobbiamo uscire dal nostro ghetto mentale di uomini eletti in quanto contro il sistema, dobbiamo confrontarci con la gente con cui viviamo tutti i giorni e prospettare loro soluzioni ed alternative reali e tangibili e vedremo subito il miglioramento, il connubio tra i nostri valori, la nostra innata voglia di lavorare per il bene della gente e il rendere concreto tutto ciò, sarà sicuramente il passaggio vincente, non c'è nessuno come noi ... ma l'importante è che non sia una cosa che sappiamo solo noi e che continuiamo a dircela nella sedi...
Il futuro appartiene a noi ... ma non perchè è dovuto ma perchè siamo gli unici con le capacità di meritarselo.




A titolo informativo riporto il patetico comunicato dell'assessore regionale:
Firenze “La Regione si opporrà con tutti gli strumenti possibili alla proposta del
sindaco di Altopascio di assegnare, nella formazione delle graduatorie per
l’accesso alla scuola dell’infanzia, un punteggio superiore ai cittadini italiani.
Una proposta gravissima, che introduce, nei fatti, il criterio dell’italianità fra le
priorità per l’ingresso a scuola, con grave lesione di diritti sanciti dalla
Costituzione, oltre che da tutte le norme, statali e regionali ed una gravissima
ed intollerabile discriminazione nell’accesso a un diritto fondamentale e
universale come quello all’istruzione”.
L’assessore all’istruzione formazione e lavoro Gianfranco Simoncini replica così
all’annuncio del sindaco del comune di Altopascio di introdurre criteri che
penalizzano i bambini e le bambine immigrati o figli di immigrati, fra i requisiti
per l’ingresso all’asilo.
“E’ un modo distorto – sottolinea Simoncini – di affrontare un problema come
quello delle liste di attesa, al quale la Regione sta lavorando da tempo con
investimenti crescenti a favore dei Comuni, sia sugli asili nido che sulle scuole
per l’infanzia comunali e paritarie. Su questo la Regione sta chiedendo al
governo, cui spetta la titolarità della materia, la conferma di tutti gli insegnanti
necessari al funzionamento della materna. L’unico modo per evitare esclusioni è
infatti quello di potenziare il servizio, dando a tutti i bambini e le bambine pari
opportunità di accesso”.
E’ per contrastare una posizione che, sostiene l’assessore, “invece di
contribuire alla soluzione dei problemi, rischia di determinare un clima di
intolleranza e di rifiuto e che va contro lo spirito che impronta le politiche
regionali”, che l’assessore annuncia battaglia.
“Se alla enunciazione seguirà un provvedimento vero e proprio, la Regione, oltre
a segnalare il caso al ministero, impugnerà il provvedimento e lo contrasterà
con tutti i mezzi possibili. Come ad esempio, nel caso le scuole in questione
siano scuole dell’infanzia materne comunali, revocando i finanziamenti regionali
a favore del Comune”.


NON penso che decenni fa c'era più criminalità, in alcune zone forse perchè oggi (penso a Bari o a Taranto) ci sono squadre speciali di controllo del territorio che prima erano inesistenti (a fronte delle bande armate che rapinavano e che sparavano i Carabinieri avevano i Pullmini dei bambini, quegli degli Asili degli anni '70).
Ma in molte zone dove si lasciavano le auto aperte e le biciclette (facciamo esempi stupidi) chiuse con semplici lucchetti oggi ci sono i furti negli appartamenti, le violenze carnali nei parchi pubblici, gli accoltellati, vari fenomeni di delinquenza di strada prima molto più sommersi e meno violenti.
Cmq io solidarizzo pienamente con FN; non perchè ne faccia parte ma perchè in questo caso è una realtà militante che va a gestire un pezzo di pubblico e che quindi passa dalla protesta alla proposta, dagli slogans paratrozchisti ai fatti e nel farlo ci si fa male, sempre.
Ma intanto è qui che si formerà la nuova classe dirigente alternativa che di deve proporre alla Nazione, non solo con cortei e presidi di protesta.
Poi la gente quando ti manda a governare anche un paese vuole risposte serie, vuole sentirsi tutelata e senza idiozie e demagogie o senza chiedere di aspettare la fine del Kali Juga.
Poi, nel merito sono ostile al massimo alla videocamere, le odio a vista e mi infastidisce la logica di esse.
Anche perchè spesso sono senza manutenzione e quindi incutono senso da Grande Fratello senza essere utili, e dietro ad esse non c'è nulla.
Se succede un danno non fermano certo il reo con un laser, occorrono persone vere che possono discutere e magari anche contestare ma cmq persone in carne ed ossa.
MA intanto con i mezzi che ci sono i camerati di FN stanno affrontando il più difficile banco di prova, quello dell'essere amministratori che sarà la ns unica ancora di salvezza per esistere in futuro.
"Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"


Loic Wacquant, Parola d’ordine: tolleranza zero. La trasformazione dello stato penale nella società neoliberale, Milano, Feltrinelli, 2000, p. 143
“Tolleranza zero” è lo slogan coniato dal sindaco di New York Rudolph Giuliani per sintetizzare il suo programma politico con cui ha governato per anni la metropoli statunitense. Lo slogan si è non solo diffuso man mano in tutti gli Stati Uniti, trovando applicazione anche a livello federale, ma ha anche attraversato l’Atlantico per approdare prima in Gran Bretagna, poi nell’Europa continentale (sullo stesso tema si veda anche il volume di A. De Giorgi, Zero Tolleranza. Strategie e pratiche della società di controllo).
Wacquant analizza l’estendersi dello “stato penale” in parallelo al declino dello “stato assistenziale”, leggendo la “tolleranza zero” come la risposta autoritaria alla crescente pauperizzazione provocata dal ridursi dell’intervento pubblico nella sfera economica. Gli stati, secondo Wacquant, hanno rinunciato all’integrazione delle classi subalterne perché troppo costosa, preferendo la criminalizzazione e la punizione dura dei comportamenti “devianti” come il traffico di droga (la maggior parte dei carcerati sono in prigione per reati inerenti allo spaccio di sostanze stupefacenti) ma anche come il vagabondaggio o l’accattonaggio.
Wacquant ripercorre la nascita e la diffusione della strategia della “tolleranza zero”, preparata dai think thank neoconservatori come l’American Entrepise Institute, il Cato Institute, la Foundation Heritage ed il Manhattan Institute. Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta questi prepararono i programmi politici che Reagan e la Tatcher avrebbero fatto propri, programmi basati sul “meno stato” in campo economico, e paradossalmente sul “più stato” per sanzionare i comportamenti criminali. Il Manhattan Institute ebbe un ruolo chiave nel diffondere programmi conservatori in materia di sicurezza, tramite conferenze, convegni, agganci col mondo accademico. Il Manhattan Institute offrì trentamila dollari a Charles Murray, “un politologo disoccupato di reputazione mediocre” per scrivere un saggio sulla necessità di favorire le politiche repressive e di diminuire la spesa sociale perché “individuava nell’eccessiva generosità delle politiche di sostegno ai gruppi svantaggiati la causa dell’incremento della povertà negli Stati Uniti. In tal modo, infatti, si ricompensava l’inattività provocando la degenerazione morale delle classi popolari, in particolare le unioni “illegittime”, causa ultima di tutti i mali della società. Diretta conseguenza di tutto ciò sarebbe stata la violenza urbana”. Questo saggio fu poi lanciato con un grande battage pubblicitario e fu da quel momento che si articolò l’offensiva culturale neoconservatrice in materia di sicurezza.
Già in quel saggio erano esposte le idee fondamentali della riscossa politica e culturale neoconservatrice: il darwinismo sociale, principio in base al quale lo stato non deve fornire aiuti pubblici per non favorire comportamenti parassitari, il ritorno ai valori familiari tradizionali ed il loro supposto abbandono come causa di disgregazione sociale, le norme penali per contenere ribellioni o comportamenti devianti delle classi povere, non più assistite dai programmi di intervento pubblico.
Wacquant riassume la rivoluzione neoconservatrice degli ultimi venti anni nella formula “declino dello stato economico, diminuzione dello stato sociale e glorificazione dello stato penale”. Il preteso liberalismo neoconservatore vuole una società “libera, ossia liberale e non interventista “in alto”, in particolare in materia fiscale e per quanto riguarda l’uso della forza lavoro, intrusiva e intollerante “in basso”, cioè nei confronti dei comportamenti pubblici degli appartenenti alle classi subalterne presi nella morsa della disoccupazione e della precarietà da un lato, del declino della protezione sociale e dei servizi pubblici dall’altro”.
Il ruolo attuale del sistema penale ricorda quello dell’Europa e degli Stati Uniti agli albori della rivoluzione industriale, quando “l’imprigionamento si presentava in primo luogo come un metodo di controllo delle popolazioni devianti e dipendenti”. L’autore si richiama esplicitamente ad una visione foucaultiana, nel senso di considerare le norme penali come norme di controllo sociale dei ceti marginali. Wacquant in questa direzione si spinge forse un po’ troppo in là, deplorando anche l’introduzione di norme più severe nei confronti di gravi infrazioni al codice della strada; pensando alla situazione italiana, caratterizzata da un notevole grado di inciviltà stradale, questo esempio non è certo opportuno. Questo probabilmente dipende dall’idea foucaultiana dell’impossibilità di definire il concetto di crimine e di devianza, pena la trasformazione della sociologia in una sorta di “morale laica” asservita ad interessi di potere. Ma, a parte questa accettazione in toto del pensiero foucaultiano fino alle sue più discutibili applicazioni, il libro è pregevole perché analizza la costruizione delle politiche di “tolleranza zero” mettendo in rapporto la “devianza criminale” con le forme di legittimazione del potere, applicando le più felici intuizioni foucaultiane dell’analisi della “microfisica del potere” e del disvelamento degli interessi (di legittimazione del potere, appunto) che stanno dietro ai luoghi comuni della “repressione della criminalità”.
Secondo Wacquant, le normative penali e la repressione carceraria hanno un vero e proprio carattere classista: nelle carceri della California, per esempio, “sei “ospiti” su dieci sono neri o latinos; meno della metà al momento dell’arresto aveva un impiego a tempo pieno, mentre i due terzi proveniva da famiglie con reddito inferiore alla metà della soglia di povertà”. Addirittura, negli Stati Uniti, da una ricerca risulta che la condizione di disoccupato è addirittura più pregiudizievole di quella razziale, riguardo alla probabilità di finire in prigione.
Il basso tasso di criminalità e di carcerazione dei paesi che non hanno ancora completamente ceduto alla politica della “tolleranza zero”, come i paesi scandinavi, l’Austria e la Germania, si spiegherebbe invece con la solidità dello stato sociale di quei paesi, ancora non troppo intaccato dalle politiche neoliberiste.
Il libro smentisce, citando numerose ricerche, tutte le tesi dei sostenitori della “tolleranza zero”: non è mai stato rilevato alcun nesso tra politiche repressive e diminuzione del tasso di criminalità. La “tolleranza zero” si risolverebbe perciò non in un rimedio al problema della criminalità, ma in una ben precisa politica di gestione dei conflitti sociali e di legittimazione del potere.
Bazooka!!!


TUtto giusto anche se la politica della tolleranza zero negli USA è cominciata con i DEmocratici alla Casa Bianca; tenendo poi presente che molta della violenza sociale imposta dall'alto in quelle lande è nata in conseguenza ad un tessuto sociale spappolato ANCHE da malintese teorie di permissivismo sociale e di parassitismo compiuto di corpi sociali poco integrabili e male integrati cui si rispondeva con emerite sciocchezze demagogiche.
Ovviamente ad ogni azione si innesca una reazione che è stata la sciagurata politica neoliberista parallela alle peggiori teorie dello Stato Gendarme gurdiano della tranquillità degli affaristi al potere della Nova Cartagine.
NOn penso però che il ns comune lucchese sia a questo livello, stanno solo chiedendo un poco di sicurezza in più.
Cosa che oggi è sacrosanta per i cittadini comuni che pagano le tasse e che non possono permttersi armi in casa o sistemi di vigilanza alla Bel Air.
"Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"