Ieri ho scritto una mail alla Srpska radikalna stranka complimentandomi per la loro caparbietà e per il loro programma...non avrei mai pensato che mi rispondessero...invece lo han fatto ! Gli ho segnalato il forum.


Ieri ho scritto una mail alla Srpska radikalna stranka complimentandomi per la loro caparbietà e per il loro programma...non avrei mai pensato che mi rispondessero...invece lo han fatto ! Gli ho segnalato il forum.


A dir la verita' non so neanche chi siano Bergolmo e sta Sajnica.
Ma piu' siamo, meglio e'.
Comunque dopo il tuo commento Albex sull'opera umanitaria... sono contentissimo che non vi smentite mai, se non altro che poi non venga fuori che siamo "noi" o il mondo a demonizzarvi... il lavoro lo fate tutto voi, con commenti del genere.


A Srebrenica io so solo che è stta conquistata una città, allo stesso modo in cui hanno conquistato Knin, con la differenza che a Knin ci sono sempre stati solo serbi. Cos'è successo scusa a Srebrenica ? La R.S. Krajina era inclusa nella cintura di sicurezza che doveva essere monitorata dall'ONU eppure l'ONU nel 1995 ha aiutato l'esercito Croato facendo vedere cartine militari dove erano indicate le postazioni dei Serbi...è stata compiuta una violenta opera di pulizia etnica trucidando ed uccidendo serbi che vivevano da secoli e secoli in quelle regioni.
Visto che vuoi fare tanto il brillante e leggi solo quello che ti pare, vai a rileggere quello che scrive quel leso mentale di Bergdolmo riguardo l'opera umanitaria della Nato in Jugoslavia.
Ma tanto la storia non finisce al 1995...


Lo sai benissimo. ho chiesto a mio zio (che si intende di tutto cio' che riguarda i popoli dellex Jugoslavia) e lui mi ha confermato che Fazla e' un nome di donna usato dalle bosniacche. Che ci sia un'altra giovane donna (oltre Sajnica), che scrive dalla Bosnia su un forum italiano e' inverosimile e stesso discorso per Bergdolmo (alias Dalmatino, Haf444 e tanti altri), per quanto concerne le istanze croate.


Tuo zio non ti ha detto che Sajnica è un nome dato ai maiali ? LOL !


Confuso ma non fesso
11.12.2007
In Bosnia Erzegovina si è passati in pochi giorni dalla più grave crisi politica del dopo Dayton ad un'accelerazione lungo il percorso verso l'integrazione europea. Un commento tratto dal portale Oneworld See
Di Denis Kajic – Oneworld See (titolo originale "I May Be Confused, but Not Enough to Allow to Be Screwed", pubblicato il 6 dicembre 2007)
Traduzione a cura della redazione di Osservatorio sui Balcani
Il filosofo greco Eraclito sosteneva che il cambiamento sia l'unica costante, e sarei incline ad essere d'accordo, perlomeno avendo presente i recenti sviluppi politici in Bosnia Erzegovina, se non fosse per la preoccupazione della natura di questi cambiamenti che avvengono in un contesto dove niente sembra in realtà mutato.
Se le dinamiche sociali sono un processo circolare che ci porta, in continuazione, al punto di partenza la frustrazione è alle porte. In quel caso sarebbe forse meglio dimenticare tutti i tentativi di riflettere su queste dinamiche sociali e di rivolgere gli studi all'unità mistica della natura che ci circonda o, eventualmente, riflettere sul fatto che la collina poco distante dalla propria casa è, in realtà, un'antica piramide.
Ieri eravamo nel bel mezzo di un'insormontabile crisi politica, seguita da una risvegliata paranoia collettiva della guerra con i prezzi degli alimenti base che schizzavano alle stelle, mentre oggi noi (Tu? Loro?) avviamo il processo per la firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione.
Alti funzionari lodano il governo della BiH e il suo approccio responsabile rispetto all'integrazione europea e un futuro che, secondo l'agenzia stampa Fena amplificata poi da altri media, è luminoso. Si può trattare dello stesso futuro che nelle scorse settimane sembrava così scuro e incerto, come sostenevano i media internazionali e la stessa Fena?
La discrepanza tra le due situazioni del tutto opposte che mutano continuamente come se si trattasse di un film di Holliwood lascia dei vuoti con i quali non si potrebbe vivere se non esistesse un termine inventato dopo la guerra (la guerra è, tra l'altro, la prinmcipale misura del tempo qui, dividento il tempo in un “prima” e in un “dopo”), un mantra, che va ben oltre il suo specifico significato, l'unica sola risposta a questo universale sbigottimento nei confronti della vita. La parola magica in Bosnia Erzegovina è “normala”, seguita, regolamente, da uno scrollare di spalle.
“Normala” è la unica e più comune reazione ad ogni situazione. Si dice “normala” se il tuo migliore amico rimane infognato nell'eroina; è “normala” avere in città “3000” tossicodipendenti; è “normala” che i parlamentari percepiscano il proprio salario per fare capricci, che non ci sia nessun cinema, di lavorare sul mercato nero e anche l'inizializzazione dell'SAA. Sarebbe “normala”, inoltre, anche se non lo avessero inizializzato. “Normala” ci protegge da ogni follia.
Vorrei, ciononostante, saltar dentro in questa follia e chiedere come sia possibile che si abbia una crisi politica così grave, accompagnata da paure di una nuova guerra e prezzi che schizzano alle stelle, e poi, il giorno dopo, fare ampi passi verso l'UE. Posso essere confuso, ma questo non significa che io voglia essere fottuto da dei pazzi (per definire in modo politically correct altre parole impronunciabili). D'altro canto, se devo essere quello fregato, vorrei almeno capire chi e perché crea queste tempeste prima della calma e ci accompagna in questo viaggio circolare.
Queste tempeste politiche sono responsabilità dei politici locali per distogliere l'opinione pubblica dalla loro partecipazione nei crimini di transizione-privatizzazione e dei milioni di marchi convertibili aspirati dalle nostre tasche? Sono per caso questi periodi di calma iniziative forzate dai funzionari internazionali per impedire e bloccare eventuali problemi che potrebbero ridisegnare gli assetti regionali? Cosa rappresentiamo noi cittadini su questa strada spazzata dai venti? La calma sopraggiunta porterà pace, vera pace sociale e sicurezza, o rappresenta esclusivamente l'accettazione dell'agonia e dello sprofondare sempre più in basso? Potrebbe largamente dipendere da noi, tenendo a mente che “sulla superfice delle espressioni di tempo pseudo-ciclico, la suprema cifra dei nostri tempi risiede ancora solo dove, seppur nascosta, risiede l'ovvia necessità di rivoluzionare le regole”.







