Cristo è un uomo del suo tempo, sicuramente soggetto agli usi del suo tempo.
Infatti immagino che girasse con calzari e tunica, e non con scarpe chiuse, come si faceva nelle Gallie.
Che portasse la barba e non fosse glabro come all'uso Romano.
Ma... per quello che concerne il Ministero Divino che intraprende è il Dio-Uomo che parla.
Se avesse voluto rispettare gli usi del tempo, non avrebbe abolito il Sabato, non avrebbe Rimesso i Peccati è cosa più blasfema , non si sarebbe proclamato Dio.
Se può essere giusto storicizzare e relativizzare al tempo, determinati aspetti per quello che riguarda capire il Gesù Storico, (per meglio comprendere il Cristo) quando parliamo di ambito Religioso, dobbiamo tener presente il Cristo che ci è presentato.
Che non aveva peli sulla lingua. Che aveva estremamente rivoluzionato tutto lo scibile Religioso dell'epoca (pur non cambiando uno iota della legge).
Semmai è il ragionamento di deduzione estremamente teorica (Gesù avrebbe voluto, ma non poteva) che porta a pronunciarsi sul Sacerdozio femminile in ottica positiva.
Ma qua comincia ad essere un grosso problema Cristologico.
Le Apostole di Paolo.... Semmai seguaci. E da nessuna parte è scritto che non si può seguire Cristo se non si è Uomini.
Ultima cosa.
Non conosco le esatte cause del blocco al riconoscimento Veterocattolico-Ortodosso. So che avete dei punti di contatto (ad esempio sul Filioque, sulla composizione Sinodale)
Però se i Sacramenti non sono validi, (come quelli provenienti da una ordinazione invalida) è un problema di Salvezza,che è nutrita dai Sacramenti non di Ecclesiologia.
Magari quest'ultimo punto, per un giusto contraddittorio, può essere chiarito dal Vescovo Silvano.




Rispondi Citando

3-8, 11) avviene un incontro come scrive S. Agostino (Omelia sul Vangelo di Giovanni: 33,5) tra la degradazione e la misericordia, in cui vince quest'ultima perché il Signore invece di considerare la donna come oggetto del sesso, scopre in essa la persona caduta che dev'essere aiutata e non semplicemente giudicata e poi lapidata. Sono molte le donne che Cristo aiutò e guarì: ciò mostra la sua superiorità nel rompere con i tabù sociali: la suocera di Pietro (Mt 8,14-15 - Mc 1,29-3l - Lc 4,38-39); la madre senza più speranza del giovane di Nain (Lc 7,11-l7); la figlioletta morta di Giairo (Mt 9,l8-26; Mc 5,21-43; Lc 8,40-56); la donna da otto anni incurvata (Lc 13,l0-17); la cananea pagana a cui Gesù risponde pieno di ammirazione: donna, grande è la tua fede; la donna che da dodici anni soffriva per una perdita di sangue, considerata impura e socialmente rifiutata (Mt l9,20-22; Mc 5, 25-35; Lc 8,43-48). A dispetto delle leggi della purificazione e del tabù della donna colpita da questa malattia, Gesù la guarisce pubblicamente. 