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Discussione: Donne prete

  1. #21
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    On ne peut bien écrire que de ce qu'on ignore
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    Non saprei. A me sembra che, dal punto di vista della fenomenologia del religioso, la vera punta di freccia del maschio sia il fallo in erezione. Una forma non soltanto rappresentata - e tuttora molto venerata - nei templi induisti, ma, non dimentichiamolo, una delle due forme simboliche di Dioniso in occidente (l'altra, la maschera frontale, alludeva all'ineluttabilità della morte; eros e thanatos, le due pulsioni riscoperte a Vienna un paio di millenni dopo).

    Il maschio può sempre ergersi e fecondare e, divinamente, è anzi perennamente eretto. La donna è soggetta al ciclo del mese, agli andamenti della materia, come la terra, come il mare, come i pianeti, come le stelle, come il cosmo. Il Dio abramitico è il totaliter aliter rispetto alla materia. Dunque, quando si specchia in essa, si ritrova di più nel maschile. Ma, dovendo entrare in essa, passa per la grande ed eccelsa porta (come direbbe Rilke) del grembo materno. Dire che questo giustifichi il maschilismo è insensato: come se si dicesse che il vetro è più prezioso dell'oro perché riflette più fedelmente il cielo.

    Non penso che - come dice Waglione - si possa formulare l'equazione uomo = ferocia (divina) (guerre, fulmini e altre cose sturmunddrangiche) e donna = bontà (divina) (cura, accoglienza incondizionata e altre cose pacifiche). Esiste una bontà maschile e una bontà femminile, una ferocia maschile e una ferocia femminile. Gli dèi indiani hanno normalmente due manifestazioni, una pacifica e una terrificante, siano essi maschi o femmine. In occidente una certa ferocia è riservata alle donne, e il greco ha paura della casa, dagli angoli della quale essa, evocata dalle donne, può sempre emergere. Medea mette da sola le mani sui figli, ma Agamennone non si sognerebbe mai di uccidere direttamente Ifigènia.

    Quel che dice Waglione mi sembra invece interessante e provocante laddove interroga i cristiani sulla rimozione (nella fede, nella pratica, nella liturgia) della forma terrifica del loro Dio.

    Grazie, B.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto Visualizza Messaggio
    Con tutto il rispetto ma non avevo mai letto una quantità simile di baggianate che spero siano solamente il frutto di idee poco chiare.

    Appare intanto lapalissiana la mancata differenza nel pensiero del nostro amico tra ordine sacro e vita consacrata, che non è differenza di "potere" ma differenza di "stato". Alla vita consacrata possono accedere sia chierici che laici, e questi ultimi possono essere sia di sesso maschile che femminile.
    Non pensavo che fosse così difficile capire che i termini suora (dal latino soror) e frate (dal latino frater) indicassero solamente la distinzione di sesso all'interno della vita consacrata!

    Questo giusto per chiarire le idee e non essere presi per ipocriti.

    Quanto alla condizione di superiorità dell'uomo spero che gli astanti non ascoltino l'invito del nostro amico di sinistra perchè credo verrebbe smentito clamorosamente!
    L'intervento del nostro amico infatti capita alla vigilia di una festa molto importante che sancisce la glorificazione anticipata di un essere umano prima di tutti. Si dia il caso che si tratti di una donna... Maria di Nazareth.
    Dunque potremmo dire che la posizione più in rilievo nella Chiesa, anzi l'immagine stessa della Chiesa è femminile... alla faccia di tutti i maschilisti!
    Infine un'altra piccola precisazione. "Dire messa" non è un potere, come non è un potere il presbiterato, ma è un servizio una diakonia gerarchica (e qui i grecisti mi comprendono subito) che per Tradizione, e qui non ci sono problemi ad ammatterlo, è riservato agli uomini. Non per fini discriminatori, e lo si evince anche questo dalle Scritture, ma solamente per Tradizione ecclesiastica.
    Carissimo il mio Lepanto, lei che ne sa certamente più di me avrà certamente coscienza del fatto che se io dovessi postare tutte le frasi bibliche, sia nel nuovo che nel vecchio testamento, che testimoniano la superiorità dell'uomo sulla donna e che anzi spesso la annunziano con chiarezza ineguagliabile, anche la più massiccia delle memorie RAM non riuscirebbe più a caricare questa pagina.

    Sebbene la diseguaglianza nel nuovo testamento acquisica toni leggermente più pacati (fino a considerare la donna come un essere umano con dignità e non, come spesso nel VT alla stregua di un animale) il NT raccomanda solo all'uomo di amare e rispettare la propria donna, senza mai mettere in discussione però la superiorità dell'uomo e anzi confermandola più volte. Ma se lei non ne è convinto me lo dica e passerò a rinfrescarle la memoria.

    Neppure gli sforzi di patriarcalismo esasperato degli studiosi che nei secoli hanno cercato di smussare gli angoli più duri della bibbia sono però riusciti a far venir meno il fatto che per fare un figlio ci vogliano un uomo o una donna, ed essendo Giuseppe molto vecchio già alla nascita di Gesù, non poteva che essere una donna la figura più importante nella famiglia di Gesù, donna che, ripeto, non era certamente indegna nel NT, di ricoprire ruoli importanti anche nel vangelo, ma, ancora, mai e poi mai pari dell'uomo. Che nella bibbia ci siano quindi importanti figuri femminili non significa quindi parità. Quelle ancor più importanti sono infatti maschili, ed ogni volta che sia VTche NT si soffermano sul rapporto uomo-donna, sono chiarissimi al riguardo della superiorità dell'uomo-marito.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only Visualizza Messaggio
    Carissimo il mio Lepanto, lei che ne sa certamente più di me avrà certamente coscienza del fatto che se io dovessi postare tutte le frasi bibliche, sia nel nuovo che nel vecchio testamento, che testimoniano la superiorità dell'uomo sulla donna e che anzi spesso la annunziano con chiarezza ineguagliabile, anche la più massiccia delle memorie RAM non riuscirebbe più a caricare questa pagina.

    Sebbene la diseguaglianza nel nuovo testamento acquisica toni leggermente più pacati (fino a considerare la donna come un essere umano con dignità e non, come spesso nel VT alla stregua di un animale) il NT raccomanda solo all'uomo di amare e rispettare la propria donna, senza mai mettere in discussione però la superiorità dell'uomo e anzi confermandola più volte. Ma se lei non ne è convinto me lo dica e passerò a rinfrescarle la memoria.

    Neppure gli sforzi di patriarcalismo esasperato degli studiosi che nei secoli hanno cercato di smussare gli angoli più duri della bibbia sono però riusciti a far venir meno il fatto che per fare un figlio ci vogliano un uomo o una donna, ed essendo Giuseppe molto vecchio già alla nascita di Gesù, non poteva che essere una donna la figura più importante nella famiglia di Gesù, donna che, ripeto, non era certamente indegna nel NT, di ricoprire ruoli importanti anche nel vangelo, ma, ancora, mai e poi mai pari dell'uomo. Che nella bibbia ci siano quindi importanti figuri femminili non significa quindi parità. Quelle ancor più importanti sono infatti maschili, ed ogni volta che sia VTche NT si soffermano sul rapporto uomo-donna, sono chiarissimi al riguardo della superiorità dell'uomo-marito.
    Chiaro esempio di mentalita' distorta dal metodo assurdo della competizione.
    Complimenti.

    solo ruoli diversi. Proviamo a leggere la Bibbia anullandoci la mentalita' carrierista che ci e' stata inculcata e arriveremo a capire. Lo so che e' difficile, lo so...

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    Chiaro esempio di mentalita' distorta dal metodo assurdo della competizione.
    Complimenti.

    solo ruoli diversi. Proviamo a leggere la Bibbia anullandoci la mentalita' carrierista che ci e' stata inculcata e arriveremo a capire. Lo so che e' difficile, lo so...
    Tutto ciò sarebbe vero se la bibbia parlasse solo dei diversi ruoli di uomo e donna, ed io ne desumessi che uno è superiore e che l'altra inferiore solo per la diversità di ruoli.

    Ma in realtà è la stessa bibbia che mette più volte a chiare lettere non che l'uomo e la donna sono diversi ma che l'uomo è superiore, oltre ad elencare una infinità di castighi ai quali, per le stesse colpe, si è condannati solo se si è donna. Oppure il fatto che una donna che ha partorito una femmina debba considerarsi impura per il doppio del tempo di quella che ha partorito un maschio. Ah, noi intrappolati dal carrierismo.. non vediamo che sono solo ruoli diversi.

    Ma sto per cadere nella tentazione di continuare questa infinita lista.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only Visualizza Messaggio
    Carissimo il mio Lepanto, lei che ne sa certamente più di me avrà certamente coscienza del fatto che se io dovessi postare tutte le frasi bibliche, sia nel nuovo che nel vecchio testamento, che testimoniano la superiorità dell'uomo sulla donna e che anzi spesso la annunziano con chiarezza ineguagliabile, anche la più massiccia delle memorie RAM non riuscirebbe più a caricare questa pagina.

    Sebbene la diseguaglianza nel nuovo testamento acquisica toni leggermente più pacati (fino a considerare la donna come un essere umano con dignità e non, come spesso nel VT alla stregua di un animale) il NT raccomanda solo all'uomo di amare e rispettare la propria donna, senza mai mettere in discussione però la superiorità dell'uomo e anzi confermandola più volte. Ma se lei non ne è convinto me lo dica e passerò a rinfrescarle la memoria.

    Neppure gli sforzi di patriarcalismo esasperato degli studiosi che nei secoli hanno cercato di smussare gli angoli più duri della bibbia sono però riusciti a far venir meno il fatto che per fare un figlio ci vogliano un uomo o una donna, ed essendo Giuseppe molto vecchio già alla nascita di Gesù, non poteva che essere una donna la figura più importante nella famiglia di Gesù, donna che, ripeto, non era certamente indegna nel NT, di ricoprire ruoli importanti anche nel vangelo, ma, ancora, mai e poi mai pari dell'uomo. Che nella bibbia ci siano quindi importanti figuri femminili non significa quindi parità. Quelle ancor più importanti sono infatti maschili, ed ogni volta che sia VTche NT si soffermano sul rapporto uomo-donna, sono chiarissimi al riguardo della superiorità dell'uomo-marito.

    Carissimo forumista,
    lei fa un esercizio che la mette allo stesso livello di un personaggio che penso non le sia molto simpatico: George W. Bush.
    Mi spiego, lei nel suo ragionamento pretende di far dire cose che la Bibbia non vuole assolutamente dire. La Sacra Scrittura non si occupa di pari opportunità nè gli autori sacri pensavano un giorno di rendere conto e ragione a svariati illuministi illuminati.
    Detto questo credo giusto fare una precisazione su quanto da lei affermato.
    Dal suo ragionamento si ricava che il fatto religioso abbia condizionato una cultura. A mio parere nel nostro contesto nulla c'è di più falso. La Scrittura traduce quello che è la considerazione culturale che della donna si ha in quel determinato tempo. A una lettura più attenta si constaterà come sovente la Scrittura contraddice la cultura e apre delle interpretazioni totalmente nuove. L'affermazione che lei fa sul VT circa l'uguaglianza della donna ad un animale non corrisponde al vero, forse potrebbe essere affibbiata ad altre società del tempo ma non penso neanche perchè mi sembra dettata dalla superbia dell'uomo del XXI secolo. Al contrario nell'esperienza del popolo d'Israele abbiamo alcune figure che sono chiamate ad esercitare la profezia, la regalità, il sacerdozio. Fatta eccezione per il sacerdozio, che non prevede neanche il vocabolo femminile, abbiamo profetesse e abbiamo regine. Un'altro capitolo molto interessante, per quanto riguarda l'Antico Testamento, è dato dalle matriarche (Sara e Rebecca), queste figure singolari delle compagne dei patriarchi, la cui epopea la Bibbia ci narra, e che acquisiscono un ruolo di vere e proprie protagoniste, soprattutto nel passaggio che va da Abramo a Giacobbe.
    Detto questo bisogna a mio avviso individuare nella storia di Israele un momento di rottura per quanto riguarda la condizione femminile: nel momento forte o rifondativo dell'ethos di un popolo, uomini e donne stanno a fianco, poi, appena si finisce, si esce dall'emergenza, gli uomini si riprendono il posto che, secondo loro, è loro dovuto. Ciò accade nella fase che prepara il Nuovo Testamento, e ciò si scorge bene negli ultimi libri dell'Antico Testamento, malgrado emergano dei modi femminili di dire Dio, per esempio la sapienza, per esempio lo spirito, tutte e due sono termini femminili nel lessico di Israele, diciamo che le donne ormai sono ingessate in tutta una rete di precetti che veramente le chiudono e impediscono loro una soggettualità dal punto di vista religioso. Pensi, per esempio, che nella prassi della Sinagoga le donne stanno separate dagli uomini e non è qualcosa che abbiamo inventato adesso, ma è qualcosa appunto di originario nel segno di questa separzione.

    A questo punto si inserisce l'opera di innovazione-sanazione di Gesù: Quello che Gesù innova è il fatto che - ma qualcosa del genere avviene nel giudaismo extratestamentario, per esempio, a suo modo, anche nelle comunità esseniche - accetta le donne alla sua sequela. Noi sappiamo che c'erano delle donne che lo seguivano, ma queste donne che lo seguivano, non soltanto prestavano, diciamo, il supporto che le donne, soprattutto ricche, prestavano alle strutture religiose ebraiche - una sorta di protettorato, erano degli sponsor, mettevano a disposizione mezzi, eccetera -, ma queste donne partecipano proprio del ministero, soprattutto del ministero galilaico, cioè dell'incedere di Gesù, predicando il regno di Dio, per le strade della Galilea. E queste donne salgono con lui a Gerusalemme e poi, soprattutto nei fatti della Passione e della Resurrezione, noi vediamo emergere la parità di queste donne. Se vogliamo poi riandare ad uno schema e dire, così, in un modo molto sintetico, che cosa Gesù innova, sono tre i tabù che Gesù praticamente demolisce: il tabù dell'impurità sessuale. Probabilmente sa che una donna mestruata era considerata impura. La legge regolava rigorosamente i rapporti. Sappiamo tutti, uomini e donne, quanto sia utopico il modello di una donna perfettamente regolare. Quindi pensi di quanti problemi, non solo a livello di sfera religiosa, ma anche a livello di sfera familiare e civile, comportasse una donna che era in condizione di impurità. Non poteva far da mangiare, non poteva avere rapporti anche verbali. Quindi dal punto di vista del rapportarsi era il caos. E l'episodio dell'Emoroissa, detta così per pruderie, in realtà è una donna che ha perdite di sangue, e il fatto che la potenza di Gesù la guarisca sta a significare che questo tabù è spezzato. L'altro tabù è quello della minorità della donna. Tutto il mondo antico, decantato da certi circoli culturali, ha considerato la donna nel segno della imbecillitas, per usare una parola latina, o astenia, come la chiamano i Greci. La donna è fragile, è debole, eccetera, eccetera. Lo è per natura. Bene, le donne che stanno con Gesù, dimostrano che non sono fragili né dal punto di vista intellettuale, né dal punto di vista fisico, visto che compartecipano questa vita, che è quella di un gruppo carismatico, di un gruppo che procede senza particolari comfort, o senza particolari "riguardi" per le donne. E poi infine vede riconosciuta la soggettività giuridica delle donne. Le donne nel mondo ebraico non potevano rendere testimonianza. E paradossalmente ad esse si mostra il Risorto dicendo:"Andate a dire a ai fratelli, ai discepoli, l'evento della Resurrezione". Per cui diciamo che la triplice sfera della minorità femminile, nell'atteggiamento di Gesù di Nazareth, è completamente sconfitta.

    Lei nella sua riflessione sul NT salta completamente questa fondamentale fase gesuanica per arrivare ad alcune asserzioni paoline che lei sembra dipingere come una sorta di indietreggiamento rispetto alle posizioni avanzate (che però curiosamente non cita) di Gesù.
    La prima necessaria precisazione riguarda il corpus paolino, cioè l'insieme delle lettere che tradizionalmente si attribuisce all'apostolo Paolo. Noi ci troviamo davanti non ad un corpo, che è scritto dalla medesima persona, ma ci troviamo di fronte, ad un crescendo di fasi che ci mettono dinanzi un primo periodo, un secondo periodo e un periodo addirittura postpaolino, che è quello de Le lettere pastorali.
    Noi abbiamo attestato il momento nel quale Paolo è testimone della parità di uomini e donne, di quella che si chiama con parola propria la partnership missionaria, cioè uomini e donne sedotti dall'annuncio di Gesù, convinti che Gesù è risorto, e insieme testimoniano lo zelo per il Vangelo, la passione per il Vangelo. Per esempio, che queste donne ci fossero e fossero importantissime lo troviamo al Capitolo XVI della Lettera ai Romani, che non soltanto ci raccoglie un elenco straordinario di donne, ma per queste donne degli aggettivi, delle espressioni di stima, che, se fossero state dette per maschi, li avrebbero fatti considerare dei personaggi eminentissimi della Chiesa delle origini.
    A questa fase, che è quella in fondo sintetizzata dalla Lettera ai Galati Capitolo 3 ,versetto 28: "In Cristo Gesù non c'è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo e donna", noi abbiamo il manifesto della libertà cristiana, della parità cristiana.
    Tra l'altro, una cosa molto interessante è che nella Scrittura uomo e donna sono espressi con tre termini diversi. Abbiamo un termine che è quello, si dice, eziologico, cioè spiega il significato del nome: Eva, madre dei viventi, Adamo il terroso. C'è quello che io dico indica l'identità di sesso ed è il nome con il quale la Scrittura dice la conformazione: la donna è la perforata, l'uomo è il puntuto. Quindi più chiaro di così si muore. Bene, in Galati 3; 28, Paolo usa proprio questo termine, che fa riferimento, diciamo, al discorso della morfologia sessuale. C'è ancora un'altra distinzione nominale, che è quella che alcuni chiamano della identità di genere, ed è uomo - "uoma"(ovvero, alla lettera: "uomo dalla forma femminile"), ossia, in ebraico, la distinzione 'ish - 'ishsha che, nel linguaggio di Paolo, nella fattispecie, viene ad essere tradotto allorché Paolo parla dell'uomo come ahnèr o come antropos. "Antropos" è il termine più totalizzante. Dunque in Galati 3; 28 abbiamo indicato il discorso della identità sessuale con una piccola variante. Mentre prima è detto "né ... né", "né greco né giudeo, né schiavo né libero", la differenza, secondo Paolo, rimane: "Né ... e". Abbiamo un uch - 'hai, cioè viene sancito il principio che non si dissolve la differenza, ma la differenza rimane a significare in fondo il dono fondamentale che l'uomo e la donna sono l'uno nei confronti dell'altro nel piano di Dio. Questo orizzonte che accetta la differenza, anche se poi la argomenta secondo queste forme, se vogliamo, pittoresche, cede invece in un'ulteriore periodo, che è quello nel quale la comunità cristiana accetta il modulo culturale dominante.
    Lì arrivano i brani circa la soggezione della donna dei quali il più famoso è quello che dice che la donna viene dall'uomo e che l'uomo è il capo della donna. Paolo sta seguendo un'interpretazione rabbinica, che si lega alla lettura di Genesi 1 e 2. Genesi 1 dice: "A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò". E dunque mette di fronte la differenza di genere nella reciprocità ed è stupendo. Mentre il testo di Genesi 2 racconta questa fatica di Dio che prima plasma l'uomo, poi l'uomo non trova reciprocità, gli animali sono tutti accoppiati, lui dà loro il nome, ma non trova uno che gli sia simile. Allora la narrazione dell'operazione chirurgica, dal suo porre su Adamo e dell'uomo tratto dalla costola. Bene, non si sa perché, nella interpretazione il primo racconto, che è molto bello, molto liturgico, molto ottimistico - ritorna continuamente il tema del bello e del buono -, è stato messo da parte, mentre si è tutto costruito su questo secondo, tra l'altro immaginando che, per il fatto che Eva è stata creata per seconda, per ciò stesso, sia, per natura, sottoposta all'uomo. In realtà si è proiettato nel racconto quello che era la presunzione che l'uomo aveva di sé. Difatti esiste - ed è simpaticissima - una cosiddetta tradizione alternativa, che per esempio troviamo anche in Ambrogio di Milano, che sostiene che la donna invece è superiore all'uomo, perché l'uomo è stato fatto dalla terra, la donna è stata fatta dalla carne di Adamo. Adamo fu creato fuori dal giardino, Eva è stata creata nel giardino, eccetera, eccetera. Le risparmio il tutto... però si accorgerà di certo come lo stesso fatto si prestava a interpretazioni diverse. E comunque Paolo assume questa che è una delle interpretazioni rabbiniche relative al rapporto uomo e donna.

    Detto questo mi fermo perchè mi accorgo di aver scritto troppo, di aver risposto ampiamente alle sue obiezioni e, con piacere, constato di avere nonostante il caldo ferragostano la memoria molto fresca.

  6. #26
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero Visualizza Messaggio
    Chiaro esempio di mentalita' distorta dal metodo assurdo della competizione.
    Complimenti.

    solo ruoli diversi. Proviamo a leggere la Bibbia anullandoci la mentalita' carrierista che ci e' stata inculcata e arriveremo a capire. Lo so che e' difficile, lo so...

    La figura della donna nell’antico testamento l’abbiamo compresa tutti e forse non è il caso di ritritarla qua innescando le solite polemiche, sta di fatto che è nero su bianco (talvolta sotto il bianchetto delle recenti edizioni CEI). Non rimane che contestualizzare, sdoganare etc. etc.

    Potevamo aspettarci un miracolo dalle scritture e leggervi una concezione moderna e umana della donna, un segno preciso in tal senso, ma ciò non è avvenuto come per molte altre questioni.

    Non capisco che problema ci sia ad ammettere una forma di sessismo di fatto (scaturito dalla scrittura come sostiene EyesOnly o per tradizione ecclesiastica come dice Lepanto …. probabilmente sono la stessa cosa giacchè la tradizione per definizione deriva da qualcos’altro) in una istituzione che dura da milleni e fortemente sociale com’è stata ed è la Chiesa.

    Semplificare e dire qui che la donna non è “sottoposta” perché la Vergine Maria è donna e l’annunciazione della Resurrezione è stata fatta da due donne, quando Dio, Cristo, apostoli son tutti uomini e, scendendo in terra, tutta la gerarchia ecclesiastica da prete a Papa è riservata al solo sesso maschile, mi sembra perdere un po’ di vista le proprorzioni almeno per quanto riguarda il discorso terreno.

    Oggi si ricorda l’Assunzione in cielo di Maria per grazia del Figlio, << per partecipare alla gloria del suo Figlio>> GPII. Maria è la prima fra i redenti, la prima fra i “chiamati alla gloria”.

    Da adolescente, ostaggio del simbolismo famigliare, pensavo che la Trinità fosse Dio Maria e Gesù.

    L’affetto per Maria o per il Cristo sono senz’altro soggettivi. Il culto mariano è tra i più gioiosi e rigogliosi. Ricordo che mia nonna buonanima pregava e nominava quasi esclusivamente la Madonna.

    Anche nella tradizione religiosa cristiana -Vergine Maria a parte-, come in tutta la società, la figura della donna è stata meramente ancillare, perfettamente il linea col tempo. Non mi risulta che a monache e suore sia riservata alcuna facoltà particolare, rispetto alle credenti laiche, se non avere l’onore di occuparsi della refezione e delle altre faccende domestiche di vescovi e cardinali, ma potrei sbagliarmi perché effettiamente del ruolo interno delle donne nell’istituzione ecclesiastica non se ne parla mai.

    Certo esistono famose teologhe, ma questo è un altro discorso.

  7. #27
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Non saprei. A me sembra che, dal punto di vista della fenomenologia del religioso, la vera punta di freccia del maschio sia il fallo in erezione. Una forma non soltanto rappresentata - e tuttora molto venerata - nei templi induisti, ma, non dimentichiamolo, una delle due forme simboliche di Dioniso in occidente (l'altra, la maschera frontale, alludeva all'ineluttabilità della morte; eros e thanatos, le due pulsioni riscoperte a Vienna un paio di millenni dopo).

    Il maschio può sempre ergersi e fecondare e, divinamente, è anzi perennamente eretto. La donna è soggetta al ciclo del mese, agli andamenti della materia, come la terra, come il mare, come i pianeti, come le stelle, come il cosmo. Il Dio abramitico è il totaliter aliter rispetto alla materia. Dunque, quando si specchia in essa, si ritrova di più nel maschile. Ma, dovendo entrare in essa, passa per la grande ed eccelsa porta (come direbbe Rilke) del grembo materno. Dire che questo giustifichi il maschilismo è insensato: come se si dicesse che il vetro è più prezioso dell'oro perché riflette più fedelmente il cielo.

    Non penso che - come dice Waglione - si possa formulare l'equazione uomo = ferocia (divina) (guerre, fulmini e altre cose sturmunddrangiche) e donna = bontà (divina) (cura, accoglienza incondizionata e altre cose pacifiche). Esiste una bontà maschile e una bontà femminile, una ferocia maschile e una ferocia femminile. Gli dèi indiani hanno normalmente due manifestazioni, una pacifica e una terrificante, siano essi maschi o femmine. In occidente una certa ferocia è riservata alle donne, e il greco ha paura della casa, dagli angoli della quale essa, evocata dalle donne, può sempre emergere. Medea mette da sola le mani sui figli, ma Agamennone non si sognerebbe mai di uccidere direttamente Ifigènia.

    Quel che dice Waglione mi sembra invece interessante e provocante laddove interroga i cristiani sulla rimozione (nella fede, nella pratica, nella liturgia) della forma terrifica del loro Dio.

    Grazie, B.

    Noto con piacere che si ritrova in accordo con me nel dare al maschio un ruolo attivo nella personificazione della divinità e non discendente dalla squalifica della donna in quanto ciclicamente mestruata o altro. Era proprio riguardo a questo passaggio che il senso del suo primo post mi sembrava completamente invertito.

    Forza e predominio fallico ovviamente coincidono, come forza e attività, non a caso si parla di potenza sessuale e non semplicemente di funzione sessuale. Il temine impotenza (coeundi, generandi) da solo ha un suo significato e raramente in medicina la functio laesa di un altro organo viene definita impotenza. L'unico esempio che mi viene in mente è di ambito osteoarticolare impotenza funzionale di un'articolazione (movimento, forza).
    L’atto sessuale in sé, inoltre, può essere facilmente percepito dai bambini come atto di forza (violenza) del padre sulla madre (Freud).


    First man, than woman. That’s all folks.

  8. #28
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    Se posso intervenire sui motivi per cui la seconda persona della Trinità volendosi fare carne ha scelto il sesso maschile:

    Non so se avete notato che l'incarnazione di Nostro Signore ha avuto uno scopo molto preciso, si è fatto uomo per soffrire e versare il suo sangue per la nostra salvazione, e infine morire sulla croce. E' cioè venuto al mondo come sacrificio vivente, sacrificio che non si esaurisce negli avvenimenti di duemila anni fa, ma viene continuamente rinnovato per mezzo della messa.
    E allora incarnandosi con una precisa funzione ha scelto la forma più adatta a quel che ha voluto fare. Versare il sangue e perdere la vita per la salvezza degli altri è una funzione maschile.
    Immaginate la classica scena dei lupi che attaccano un gruppo di cervi: chi è che deve tenerli occupati mentre gli altri scappano? I piccoli no, perchè sono il futuro della razza, le femmine nemmeno, perchè senza di loro i piccoli non potrebbero essere allattati.
    Resta il cervo maschio, che infatti è stato dotato della muscolatura e aggressività necessarie, lui tiene a bada i lupi, si fa inseguire da loro, eventualmente muore anche, perchè le femmine e i cuccioli si salvino.
    Così anche i pastori tengono le pecore per la lana e il latte, mentre sono gli agnelli maschi a essere uccisi per la carne, versano anche loro il sangue perchè altri della loro razza vengano risparmiati.
    E' per questo che Gesù Cristo doveva essere per forza di cose maschio, e altrettanto devono esserlo i sacerdoti che in persona christi celebrano tuttora il suo sacrificio.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto Visualizza Messaggio
    Carissimo forumista,
    lei fa un esercizio che la mette allo stesso livello di un personaggio che penso non le sia molto simpatico: George W. Bush.
    Mi spiego, lei nel suo ragionamento pretende di far dire cose che la Bibbia non vuole assolutamente dire. La Sacra Scrittura non si occupa di pari opportunità nè gli autori sacri pensavano un giorno di rendere conto e ragione a svariati illuministi illuminati.
    Detto questo credo giusto fare una precisazione su quanto da lei affermato.
    Dal suo ragionamento si ricava che il fatto religioso abbia condizionato una cultura. A mio parere nel nostro contesto nulla c'è di più falso. La Scrittura traduce quello che è la considerazione culturale che della donna si ha in quel determinato tempo. A una lettura più attenta si constaterà come sovente la Scrittura contraddice la cultura e apre delle interpretazioni totalmente nuove. L'affermazione che lei fa sul VT circa l'uguaglianza della donna ad un animale non corrisponde al vero, forse potrebbe essere affibbiata ad altre società del tempo ma non penso neanche perchè mi sembra dettata dalla superbia dell'uomo del XXI secolo. Al contrario nell'esperienza del popolo d'Israele abbiamo alcune figure che sono chiamate ad esercitare la profezia, la regalità, il sacerdozio. Fatta eccezione per il sacerdozio, che non prevede neanche il vocabolo femminile, abbiamo profetesse e abbiamo regine. Un'altro capitolo molto interessante, per quanto riguarda l'Antico Testamento, è dato dalle matriarche (Sara e Rebecca), queste figure singolari delle compagne dei patriarchi, la cui epopea la Bibbia ci narra, e che acquisiscono un ruolo di vere e proprie protagoniste, soprattutto nel passaggio che va da Abramo a Giacobbe.
    Detto questo bisogna a mio avviso individuare nella storia di Israele un momento di rottura per quanto riguarda la condizione femminile: nel momento forte o rifondativo dell'ethos di un popolo, uomini e donne stanno a fianco, poi, appena si finisce, si esce dall'emergenza, gli uomini si riprendono il posto che, secondo loro, è loro dovuto. Ciò accade nella fase che prepara il Nuovo Testamento, e ciò si scorge bene negli ultimi libri dell'Antico Testamento, malgrado emergano dei modi femminili di dire Dio, per esempio la sapienza, per esempio lo spirito, tutte e due sono termini femminili nel lessico di Israele, diciamo che le donne ormai sono ingessate in tutta una rete di precetti che veramente le chiudono e impediscono loro una soggettualità dal punto di vista religioso. Pensi, per esempio, che nella prassi della Sinagoga le donne stanno separate dagli uomini e non è qualcosa che abbiamo inventato adesso, ma è qualcosa appunto di originario nel segno di questa separzione.

    A questo punto si inserisce l'opera di innovazione-sanazione di Gesù: Quello che Gesù innova è il fatto che - ma qualcosa del genere avviene nel giudaismo extratestamentario, per esempio, a suo modo, anche nelle comunità esseniche - accetta le donne alla sua sequela. Noi sappiamo che c'erano delle donne che lo seguivano, ma queste donne che lo seguivano, non soltanto prestavano, diciamo, il supporto che le donne, soprattutto ricche, prestavano alle strutture religiose ebraiche - una sorta di protettorato, erano degli sponsor, mettevano a disposizione mezzi, eccetera -, ma queste donne partecipano proprio del ministero, soprattutto del ministero galilaico, cioè dell'incedere di Gesù, predicando il regno di Dio, per le strade della Galilea. E queste donne salgono con lui a Gerusalemme e poi, soprattutto nei fatti della Passione e della Resurrezione, noi vediamo emergere la parità di queste donne. Se vogliamo poi riandare ad uno schema e dire, così, in un modo molto sintetico, che cosa Gesù innova, sono tre i tabù che Gesù praticamente demolisce: il tabù dell'impurità sessuale. Probabilmente sa che una donna mestruata era considerata impura. La legge regolava rigorosamente i rapporti. Sappiamo tutti, uomini e donne, quanto sia utopico il modello di una donna perfettamente regolare. Quindi pensi di quanti problemi, non solo a livello di sfera religiosa, ma anche a livello di sfera familiare e civile, comportasse una donna che era in condizione di impurità. Non poteva far da mangiare, non poteva avere rapporti anche verbali. Quindi dal punto di vista del rapportarsi era il caos. E l'episodio dell'Emoroissa, detta così per pruderie, in realtà è una donna che ha perdite di sangue, e il fatto che la potenza di Gesù la guarisca sta a significare che questo tabù è spezzato. L'altro tabù è quello della minorità della donna. Tutto il mondo antico, decantato da certi circoli culturali, ha considerato la donna nel segno della imbecillitas, per usare una parola latina, o astenia, come la chiamano i Greci. La donna è fragile, è debole, eccetera, eccetera. Lo è per natura. Bene, le donne che stanno con Gesù, dimostrano che non sono fragili né dal punto di vista intellettuale, né dal punto di vista fisico, visto che compartecipano questa vita, che è quella di un gruppo carismatico, di un gruppo che procede senza particolari comfort, o senza particolari "riguardi" per le donne. E poi infine vede riconosciuta la soggettività giuridica delle donne. Le donne nel mondo ebraico non potevano rendere testimonianza. E paradossalmente ad esse si mostra il Risorto dicendo:"Andate a dire a ai fratelli, ai discepoli, l'evento della Resurrezione". Per cui diciamo che la triplice sfera della minorità femminile, nell'atteggiamento di Gesù di Nazareth, è completamente sconfitta.

    Lei nella sua riflessione sul NT salta completamente questa fondamentale fase gesuanica per arrivare ad alcune asserzioni paoline che lei sembra dipingere come una sorta di indietreggiamento rispetto alle posizioni avanzate (che però curiosamente non cita) di Gesù.
    La prima necessaria precisazione riguarda il corpus paolino, cioè l'insieme delle lettere che tradizionalmente si attribuisce all'apostolo Paolo. Noi ci troviamo davanti non ad un corpo, che è scritto dalla medesima persona, ma ci troviamo di fronte, ad un crescendo di fasi che ci mettono dinanzi un primo periodo, un secondo periodo e un periodo addirittura postpaolino, che è quello de Le lettere pastorali.
    Noi abbiamo attestato il momento nel quale Paolo è testimone della parità di uomini e donne, di quella che si chiama con parola propria la partnership missionaria, cioè uomini e donne sedotti dall'annuncio di Gesù, convinti che Gesù è risorto, e insieme testimoniano lo zelo per il Vangelo, la passione per il Vangelo. Per esempio, che queste donne ci fossero e fossero importantissime lo troviamo al Capitolo XVI della Lettera ai Romani, che non soltanto ci raccoglie un elenco straordinario di donne, ma per queste donne degli aggettivi, delle espressioni di stima, che, se fossero state dette per maschi, li avrebbero fatti considerare dei personaggi eminentissimi della Chiesa delle origini.
    A questa fase, che è quella in fondo sintetizzata dalla Lettera ai Galati Capitolo 3 ,versetto 28: "In Cristo Gesù non c'è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo e donna", noi abbiamo il manifesto della libertà cristiana, della parità cristiana.
    Tra l'altro, una cosa molto interessante è che nella Scrittura uomo e donna sono espressi con tre termini diversi. Abbiamo un termine che è quello, si dice, eziologico, cioè spiega il significato del nome: Eva, madre dei viventi, Adamo il terroso. C'è quello che io dico indica l'identità di sesso ed è il nome con il quale la Scrittura dice la conformazione: la donna è la perforata, l'uomo è il puntuto. Quindi più chiaro di così si muore. Bene, in Galati 3; 28, Paolo usa proprio questo termine, che fa riferimento, diciamo, al discorso della morfologia sessuale. C'è ancora un'altra distinzione nominale, che è quella che alcuni chiamano della identità di genere, ed è uomo - "uoma"(ovvero, alla lettera: "uomo dalla forma femminile"), ossia, in ebraico, la distinzione 'ish - 'ishsha che, nel linguaggio di Paolo, nella fattispecie, viene ad essere tradotto allorché Paolo parla dell'uomo come ahnèr o come antropos. "Antropos" è il termine più totalizzante. Dunque in Galati 3; 28 abbiamo indicato il discorso della identità sessuale con una piccola variante. Mentre prima è detto "né ... né", "né greco né giudeo, né schiavo né libero", la differenza, secondo Paolo, rimane: "Né ... e". Abbiamo un uch - 'hai, cioè viene sancito il principio che non si dissolve la differenza, ma la differenza rimane a significare in fondo il dono fondamentale che l'uomo e la donna sono l'uno nei confronti dell'altro nel piano di Dio. Questo orizzonte che accetta la differenza, anche se poi la argomenta secondo queste forme, se vogliamo, pittoresche, cede invece in un'ulteriore periodo, che è quello nel quale la comunità cristiana accetta il modulo culturale dominante.
    Lì arrivano i brani circa la soggezione della donna dei quali il più famoso è quello che dice che la donna viene dall'uomo e che l'uomo è il capo della donna. Paolo sta seguendo un'interpretazione rabbinica, che si lega alla lettura di Genesi 1 e 2. Genesi 1 dice: "A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò". E dunque mette di fronte la differenza di genere nella reciprocità ed è stupendo. Mentre il testo di Genesi 2 racconta questa fatica di Dio che prima plasma l'uomo, poi l'uomo non trova reciprocità, gli animali sono tutti accoppiati, lui dà loro il nome, ma non trova uno che gli sia simile. Allora la narrazione dell'operazione chirurgica, dal suo porre su Adamo e dell'uomo tratto dalla costola. Bene, non si sa perché, nella interpretazione il primo racconto, che è molto bello, molto liturgico, molto ottimistico - ritorna continuamente il tema del bello e del buono -, è stato messo da parte, mentre si è tutto costruito su questo secondo, tra l'altro immaginando che, per il fatto che Eva è stata creata per seconda, per ciò stesso, sia, per natura, sottoposta all'uomo. In realtà si è proiettato nel racconto quello che era la presunzione che l'uomo aveva di sé. Difatti esiste - ed è simpaticissima - una cosiddetta tradizione alternativa, che per esempio troviamo anche in Ambrogio di Milano, che sostiene che la donna invece è superiore all'uomo, perché l'uomo è stato fatto dalla terra, la donna è stata fatta dalla carne di Adamo. Adamo fu creato fuori dal giardino, Eva è stata creata nel giardino, eccetera, eccetera. Le risparmio il tutto... però si accorgerà di certo come lo stesso fatto si prestava a interpretazioni diverse. E comunque Paolo assume questa che è una delle interpretazioni rabbiniche relative al rapporto uomo e donna.

    Detto questo mi fermo perchè mi accorgo di aver scritto troppo, di aver risposto ampiamente alle sue obiezioni e, con piacere, constato di avere nonostante il caldo ferragostano la memoria molto fresca.
    I miei complimenti per il bell'articolo caro Lepanto.
    Potrebbe diventare un vero e proprio saggio.
    Bravo davvero.


    "Paolo parla dell'uomo come ahnèr"....
    Difatti, credo che in questi termini si rialaccia proprio a Genesi 1 : " A immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò".


    Davvero, un bel articolo, soprattutto nel modo in cui hai trattato l'evolversi di questa questione partendo dai vangeli passando al corpus paolino (con opportune puntualizzazioni), per tornare infine alla Genesi.


    ciao

  10. #30
    simposiante
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    Gesù non ha mai scelto donne cm discepoli nè ha mai affidato a donne funzioni di particolare rilevanza, non ha mai insegnato ufficialmente a donne.

    Nelle scritture è anche scritto che in presenza di uomini le donne devono avere capelli lunghi e testa coperta in segno di sottomissione.
    Sono inoltre gli uomini a guidare e governare le riunioni di preghiera

    1.Corinzi 11" Ma ogni donna, che profettizza o prega con capo scoperto, fa vergogna al suo capo perchè è stessa cosa che se fosse rasa"

    "Voglio però che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, il capo della donna è l’uomo e il capo di Cristo è Dio." (1 Corinzi 11)

    "L’uomo invece non deve coprirsi il capo, perché è l’immagine e la gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo, perché l’uomo non è dalla donna, ma la donna dall’uomo, anche perché l’uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo." (1 Corinzi 11:7-9

 

 
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