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Discussione: Scricchiolii

  1. #1
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    Predefinito Scricchiolii

    Liberaldemocratici

    di Christian Rocca


    11 Marzo 2010 - Blog


    Sono da sempre un sostenitore del sistema politico o di qua o di là, del winner takes all, del first past the post, insomma del maggioritario con collegio uninominale secco all’inglese o all’americana che consente agli elettori di scegliere un leader contro un leader, un candidato contro l’altro, un programma di governo contrapposto all’altro.

    Resto convinto che sia il sistema più serio. Il punto, però, è che siamo arrivati a una situazione in cui i leader sono incredibili, i candidati impresentabili, i programmi risibili.

    Mi chiedo se non sia arrivato il momento di cambiare leader, candidati e programmi, di augurarsi altri leader, altri candidati, altri programmi. Non un’operazione di centro, di mediazione, di democristianerie varie.

    Una cosa nuova. Un partito, una coalizione, un movimento che non sia né berlusconiano né antiberlusconiano. Né ex democristiano né ex comunista né ex fascista.
    Senza socialisti, senza leghisti, senza popoli dei fax, popoli di Internet, popoli viola. Né agli ordini del Vaticano né pregiudizialmente contro. Né giustizialista di destra né giustizialista di sinistra. Senza Di Pietro e senza Di Pietro.
    Senza fremiti proustiani per il Che, per Arafat, per Predappio, per il presidente Mao.
    Una cosa liberale e democratica. Dico liberale e democratica, ma non solo di nome, anche di radici, di cultura, di pratica. Un’aggregazione moderna, occidentale, di buon senso, direi normale.
    La voterei soltanto io? Forse sì.


    Camillo Archivio Liberaldemocratici

  2. #2
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    Predefinito Rif: Scricchiolii

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Una cosa liberale e democratica. Dico liberale e democratica, ma non solo di nome, anche di radici, di cultura, di pratica. Un’aggregazione moderna, occidentale, di buon senso, direi normale.
    La voterei soltanto io? Forse sì.
    No, anch'io. Non basta però che la "cosa" sia liberaldemocratica. Dev'essere, innanzitutto, nazionale.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Scricchiolii

    ELEZIONI REGIONALI

    Il Cavaliere solitario


    Silvio Berlusconi ha un vero, grande nemico in questa campagna elettorale: lo scoramento del suo popolo. Un misto di disincanto e di rassegnazione che, se pure non si traduce nella scelta dello schieramento avversario, alimenta una fortissima tentazione astensionista. L'ultimo sondaggio di Renato Mannheimer conferma che il Pdl, sebbene non se ne avvantaggino direttamente gli avversari, soffre gli effetti di una autosecessione silenziosa. La tendenza a disertare le urne, a sancire con il non-voto uno smarrimento che si traduce in disaffezione, disimpegno, delusione. È il fantasma del 2006 che impone al Berlusconi grintoso di queste ultime ore la scelta dell'ennesima corsa solitaria anche a costo di lanciare accuse non provate e parlare di complotti.

    Uno contro tutti, come sempre da sedici anni a questa parte. Contro i nemici. Ma anche contro i suoi seguaci troppo fragili e inconcludenti, quando sono orfani di un Capo capace di rimediare ai loro guai. L'immagine simbolo del 2006 è racchiusa nella performance che rimise un Berlusconi già sconfitto al centro della scena. Berlusconi veniva dato per politicamente spacciato, ma gli squilli di Vicenza trasmisero una travolgente corrente d'energia nel suo elettorato. Se il leader del centrodestra rimontò da una condizione di abissale svantaggio nei sondaggi e arrivò a un passo (solo una manciata di voti di differenza) da un trionfo clamoroso, fu perché a Vicenza si mostrò capace di richiamare sul campo di battaglia il suo esercito astensionista.

    Rese evidente una legge costante di questa nevrotica Seconda Repubblica: si vince solo se si trascina ai seggi il popolo riluttante che esprime con la minaccia dell’astensione la propria disillusione. Nel 2001 il centrosinistra perse perché molti dei suoi, scontenti e sconcertati, disertarono le urne. Nel 2006 Berlusconi sfiorò una vittoria che sembrava impossibile perché nel rush finale toccò le corde giuste per mobilitare un elettorato stanco e depresso. L'astensionismo è l'arma più micidiale in una democrazia in cui sono rari i passaggi espliciti da un campo a quello opposto. Già Albert O. Hirshmann aveva i d e n t i f i c a t o nell'«uscita» del proprio elettorato, nella tentazione di ritirarsi e di abbandonare a se stessa una leadership deludente. Il nuovo protagonismo di Berlusconi ha lo scopo di tamponare l'emorragia delle «uscite», ma anche le manchevolezze di un partito impacciato e afasico. Uno contro tutti, ancora una volta.

    Ma i modi con cui il Pdl (il cui più che precario stato di salute è stato diagnosticato su queste colonne da Ernesto Galli della Loggia) ha dilapidato in pochi mesi una condizione di vantaggio che sembrava inattaccabile, dimostra che nella solitudine di Berlusconi si rispecchia il vuoto del suo partito nato appena un anno fa. Nell’«uno contro tutti» solitamente Berlusconi ritrova il suo terreno favorito, il che dovrebbe sconsigliare il Pd dall'imboccare la strada dell' «unione sacra» antiberlusconiana in cui rischia di farsi risucchiare. Ma ritrova anche la debolezza di una «sua» classe dirigente che, lasciata a se stessa, non è in grado di rappresentare autonomamente un punto di riferimento per l'elettorato. E di fronteggiare con convinzione il fantasma dell'astensione.

    Pierluigi Battista
    12 marzo 2010


    Il Cavaliere solitario - Corriere della Sera

  4. #4
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    Predefinito Rif: Scricchiolii

    Fini va via e il Pdl va in pezzi

    di Giampaolo Pansa


    Il Riformista, 8 marzo 2010


    È stato saggio il presidente della Repubblica nel firmare il decreto che riporta alla normalità la competizione delle regionali. Ha evitato una situazione pericolosa per il paese. Adesso Giorgio Napolitano dovrà osservare con cura le reazioni dell’opposizione. Sono molto irritate, perché pensavano di aver già vinto a tavolino in Lazio e in Lombardia. Antonio Di Pietro si distingue per la follia verbale: chiede la messa sotto accusa del presidente e ci chiama alle armi, però in modo democratico. Mi ricorda un dirigente comunista che, prima del 18 aprile 1948, strillava: «Faremo la rivoluzione, ma nell’ordine e nella legalità!».

    È certo però che l’ultima fase della campagna risulterà molto avvelenata dagli errori marchiani del Pdl e dalla rissa sul decreto interpretativo. Ma a decidere saranno gli elettori, chiamati a votare in assoluta libertà. A vantaggio di chi? Nessuno può saperlo. Ci saranno italiani di centro-sinistra che non si asterranno, come avevano deciso di fare, e andranno a votare per protesta contro il decreto. E anche italiani di centro-destra che, per rabbia contro il pasticcio bestiale causato dagli incapaci della propria parte politica, rifiuteranno di recarsi al seggio.

    Il tutto renderà ancora più incerto l’esito elettorale. C’è un solo leader che attenderà con indifferenza il risultato del voto. È Gianfranco Fini. Per lui la strada è già segnata: lasciare il Pdl nella fase successiva alle regionali e fondare un proprio movimento o un mini-partito. Il presidente della Camera non ha alternative. Se il Pdl vince, lui verrà mangiato vivo dal Cavaliere che gli farà pagare il conto di una guerriglia senza tregua. Se il Pdl perde, Fini sarà spinto comunque ad andarsene per non essere travolto dal crollo del partito fondato anche da lui.

    Questo mi suggerisce l’osservazione distaccata di quel che vediamo in questa tormentata vigilia del voto. Il Cavaliere ha vinto il braccio di ferro per sistemare le crepe apertesi in Lombardia e nel Lazio. Ma l’intero edificio del Pdl sta comunque traballando. Il partito che doveva garantirgli ancora tre anni di governo tranquillo è profondamente mutato rispetto al marzo 2009, data della nascita. Di alcuni cambiamenti ho già scritto più volte sul Riformista: un leader sempre più anziano e debole, l’emergere improvviso delle correnti, l’esplosione di una giungla di clan locali e personali tanto rozzi e bellicosi da far rimpiangere le fazioni della vecchia Democrazia cristiana.

    Oggi il crack burocratico delle liste in due regioni chiave ha messo in luce un ultimo dato allarmante. Il Pdl è peggio che un partito di plastica: è una costruzione quasi inesistente che, per di più, poggia sul vuoto. Mi rammenta un’azienda con un bel marchio, una pubblicità senza risparmio, molti possibili clienti, ma priva di tutto ciò che conta davvero. Ossia un prodotto convincente (il lavoro del governo), una squadra concorde di dirigenti, un complesso di funzionari e impiegati affidabili. Ecco il vuoto che mina la vita del Pdl.

    Lo scrivo con rammarico, pur non essendo un elettore del centro-destra. Come cittadino di un’Italia già alle prese con troppi guai, mi auguravo che il vincitore delle ultime elezioni politiche fosse in grado di guidare al meglio la baracca nazionale. Qualche ministro, e cito per tutti Giulio Tremonti, si è dimostrato all’altezza del compito. Ma nel complesso il governo ha fatto flop. E temo che di qui al 2013, ammesso che il blocco guidato da Berlusconi riesca ad arrivarci indenne, le cose non potranno migliorare.

    A questo punto, sarebbe bene per tutti che Fini varcasse il suo Rubicone e lasciasse il Pdl. Ha l’età giusta per farlo, 58 anni contro i 74 di Berlusconi. Possiede un plotone di parlamentari. Ha soldi a sufficienza per vivere fuori casa e non continuare a fare il bamboccione che si attarda a restare in famiglia. Del resto, come ci ha spiegato lui stesso, la famiglia di papà Silvio non gli piace più. La medesima solfa ce la ripetono ogni giorno i media finiani. Con una disinvoltura anche culturale che è piacevole leggere, ma alimenta un equivoco che rischia di diventare ridicolo.

    Il Secolo d’Italia ci scodella di continuo una rivoluzione intellettuale conturbante. La nuova destra di Fini ha ormai un Pantheon zeppo di antenati che la storia dice attestati su altre sponde. Le ultime scoperte sono Mario Pannunzio, il fondatore del Mondo, ed Ennio Flaiano. Ma il catalogo è ben più ampio e un giorno bisognerà farlo. A dimostrazione che il revisionismo interessato non ha confini.

    Ma sul giornale diretto da Flavia Perina si legge anche dell’altro. Giovedì 4 marzo mi ha colpito un editoriale di Enzo Raisi, parlamentare del Pdl e, credo, amministratore del quotidiano. È un manifesto schietto del finismo allo stato attuale. Ossia ancora nella fase di chi spera di rifondare il partito del Cavaliere. E per questo fa appello alle «intelligenze silenziose» del Pdl, perché «comincino a farsi sentire e a isolare l’estremismo dei cosiddetti falchi» provenienti da Forza Italia.

    Questa linea mi sembra volutamente arretrata rispetto a quanto sta per accadere. Penso che, dopo le elezioni, Fini andrà via e il Pdl andrà in pezzi. Tanto che il Cavaliere dovrà per forza rimettere le mani dentro il partito. Per tentare un’altra delle rivoluzioni che, sino a oggi, gli sono riuscite. Avrà la forza di farlo? Gli auguro di sì. Anche Berlusconi dovrebbe aver capito che non si vive di solo leader. E un giorno, forse, dovrà ringraziare Fini per avergli aperto gli occhi.

    lunedì, 8 marzo 2010


    Il Riformista

  5. #5
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    Predefinito Rif: Scricchiolii

    Il futuro del PdL, le prospettive del centrodestra, l’ipotesi centrista e le possibili scelte di Gianfranco Fini

    11 marzo 2010


    Di questo parla Sofia Ventura in un’intervista a “L’Espresso”. La politologa, collaboratrice di Libertiamo e di Farefuturo, ragiona per esclusione. “Posso dire cosa non ci dovrebbe essere. Fini non deve cedere alle tentazioni reazionarie dei centristi. La reazione è in agguato per tornare alla prima Repubblica dei governi scelti dai partiti e non dagli elettori, le mani libere mascherate nobilmente da modello tedesco. Mi auguro che Fini non voglia unirsi a Casini e Rutelli nello smantellamento del bipolarismo”. E indica la via: “Ragionare sulle nuove regole del PdL. Soprattutto sulla più importante, che ancora non c’è. Come si individua il nuovo leader? Come si sceglierà il successore di Berlusconi?” È un tema accademico? O di attualità politica? “Berlusconi non è eterno, forse. E anche lui lo sa, forse”. In conclusione, rispondendo a una domanda sulle sorti del PdL dopo le regionali, la Ventura argomenta così: “È talmente incerto il futuro senza Berlusconi che tutti staranno molto attenti a rimettere in discussione il PdL per ritrovarsi in mare aperto. Ma in caso di sconfitta qualcosa potrebbe muoversi da subito”.


    Il futuro del PdL, le prospettive del centrodestra, l?ipotesi centrista e le possibili scelte di Gianfranco Fini|Libertiamo.it

  6. #6
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    Su Rocca:
    Non-si-capisce-cosa- ha- scritto.
    Rocca,il solito retorico minestrone di nulla.

    Qui ,poi,non e' solo sbagliato,come suo solito,ma e' davvero comico:
    " il movimento che NOOO non e' questo ma anche non e' quello ma poi...allo stesso tempo..neppure quello la' ..perche' sono tutti brutti e cattivi
    ma e' tutto una cosa ..generica ma bella,perche' essendo demmograttiga e poi addirittura libberale e' contro tutte le cose poco carine del mondo.."

    Neppure un'hippie americano anni 60 avrebbe facilmente saputo arrivare a tanto nulla ammassato tutto in un niente solo .
    L'esercito della setta ultra- super-demmoggrattiga ha oramai sorpassato Hippies,pro Mao e New left messi assieme a sinistra nella retorica inconcludente e nel fumo.

    Non si capisce niente e porta a chiedersi:
    "Perche' tutti devono scrivere qualcosa anche se non hanno nulla da dire?"
    Ultima modifica di Steppenwolf; 12-03-10 alle 10:51
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Steppenwolf Visualizza Messaggio
    Su Rocca:
    Non-si-capisce-cosa- ha- scritto.
    Rocca,il solito retorico minestrone di nulla.

    Qui ,poi,non e' solo sbagliato,come suo solito,ma e' davvero comico:
    " il movimento che NOOO non e' questo ma anche non e' quello ma poi...allo stesso tempo..neppure quello la' ..perche' sono tutti brutti e cattivi
    ma e' tutto una cosa ..generica ma bella,perche' essendo demmograttiga e poi addirittura libberale e' contro tutte le cose poco carine del mondo.."

    Neppure un'hippie americano anni 60 avrebbe facilmente saputo arrivare a tanto nulla ammassato tutto in un niente solo .
    L'esercito della setta ultra- super-demmoggrattiga ha oramai sorpassato Hippies,pro Mao e New left messi assieme a sinistra nella retorica inconcludente e nel fumo.

    Non si capisce niente e porta a chiedersi:
    "Perche' tutti devono scrivere qualcosa anche se non hanno nulla da dire?"
    Mah, al di là delle considerazioni che si possono fare su rocca il suo pensiero è sempre molto chiaro. In questo caso è evidente anche da parte sua la disaffezione per un partito carismatico che non ha più nulla da dire e che ha ormai esaurito il suo scopo.

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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Fini va via e il Pdl va in pezzi

    di Giampaolo Pansa


    Il Riformista, 8 marzo 2010


    È stato saggio il presidente della Repubblica nel firmare il decreto che riporta alla normalità la competizione delle regionali. Ha evitato una situazione pericolosa per il paese. Adesso Giorgio Napolitano dovrà osservare con cura le reazioni dell’opposizione. Sono molto irritate, perché pensavano di aver già vinto a tavolino in Lazio e in Lombardia. Antonio Di Pietro si distingue per la follia verbale: chiede la messa sotto accusa del presidente e ci chiama alle armi, però in modo democratico. Mi ricorda un dirigente comunista che, prima del 18 aprile 1948, strillava: «Faremo la rivoluzione, ma nell’ordine e nella legalità!».

    È certo però che l’ultima fase della campagna risulterà molto avvelenata dagli errori marchiani del Pdl e dalla rissa sul decreto interpretativo. Ma a decidere saranno gli elettori, chiamati a votare in assoluta libertà. A vantaggio di chi? Nessuno può saperlo. Ci saranno italiani di centro-sinistra che non si asterranno, come avevano deciso di fare, e andranno a votare per protesta contro il decreto. E anche italiani di centro-destra che, per rabbia contro il pasticcio bestiale causato dagli incapaci della propria parte politica, rifiuteranno di recarsi al seggio.

    Il tutto renderà ancora più incerto l’esito elettorale. C’è un solo leader che attenderà con indifferenza il risultato del voto. È Gianfranco Fini. Per lui la strada è già segnata: lasciare il Pdl nella fase successiva alle regionali e fondare un proprio movimento o un mini-partito. Il presidente della Camera non ha alternative. Se il Pdl vince, lui verrà mangiato vivo dal Cavaliere che gli farà pagare il conto di una guerriglia senza tregua. Se il Pdl perde, Fini sarà spinto comunque ad andarsene per non essere travolto dal crollo del partito fondato anche da lui.

    Questo mi suggerisce l’osservazione distaccata di quel che vediamo in questa tormentata vigilia del voto. Il Cavaliere ha vinto il braccio di ferro per sistemare le crepe apertesi in Lombardia e nel Lazio. Ma l’intero edificio del Pdl sta comunque traballando. Il partito che doveva garantirgli ancora tre anni di governo tranquillo è profondamente mutato rispetto al marzo 2009, data della nascita. Di alcuni cambiamenti ho già scritto più volte sul Riformista: un leader sempre più anziano e debole, l’emergere improvviso delle correnti, l’esplosione di una giungla di clan locali e personali tanto rozzi e bellicosi da far rimpiangere le fazioni della vecchia Democrazia cristiana.

    Oggi il crack burocratico delle liste in due regioni chiave ha messo in luce un ultimo dato allarmante. Il Pdl è peggio che un partito di plastica: è una costruzione quasi inesistente che, per di più, poggia sul vuoto. Mi rammenta un’azienda con un bel marchio, una pubblicità senza risparmio, molti possibili clienti, ma priva di tutto ciò che conta davvero. Ossia un prodotto convincente (il lavoro del governo), una squadra concorde di dirigenti, un complesso di funzionari e impiegati affidabili. Ecco il vuoto che mina la vita del Pdl.

    Lo scrivo con rammarico, pur non essendo un elettore del centro-destra. Come cittadino di un’Italia già alle prese con troppi guai, mi auguravo che il vincitore delle ultime elezioni politiche fosse in grado di guidare al meglio la baracca nazionale. Qualche ministro, e cito per tutti Giulio Tremonti, si è dimostrato all’altezza del compito. Ma nel complesso il governo ha fatto flop. E temo che di qui al 2013, ammesso che il blocco guidato da Berlusconi riesca ad arrivarci indenne, le cose non potranno migliorare.

    A questo punto, sarebbe bene per tutti che Fini varcasse il suo Rubicone e lasciasse il Pdl. Ha l’età giusta per farlo, 58 anni contro i 74 di Berlusconi. Possiede un plotone di parlamentari. Ha soldi a sufficienza per vivere fuori casa e non continuare a fare il bamboccione che si attarda a restare in famiglia. Del resto, come ci ha spiegato lui stesso, la famiglia di papà Silvio non gli piace più. La medesima solfa ce la ripetono ogni giorno i media finiani. Con una disinvoltura anche culturale che è piacevole leggere, ma alimenta un equivoco che rischia di diventare ridicolo.

    Il Secolo d’Italia ci scodella di continuo una rivoluzione intellettuale conturbante. La nuova destra di Fini ha ormai un Pantheon zeppo di antenati che la storia dice attestati su altre sponde. Le ultime scoperte sono Mario Pannunzio, il fondatore del Mondo, ed Ennio Flaiano. Ma il catalogo è ben più ampio e un giorno bisognerà farlo. A dimostrazione che il revisionismo interessato non ha confini.

    Ma sul giornale diretto da Flavia Perina si legge anche dell’altro. Giovedì 4 marzo mi ha colpito un editoriale di Enzo Raisi, parlamentare del Pdl e, credo, amministratore del quotidiano. È un manifesto schietto del finismo allo stato attuale. Ossia ancora nella fase di chi spera di rifondare il partito del Cavaliere. E per questo fa appello alle «intelligenze silenziose» del Pdl, perché «comincino a farsi sentire e a isolare l’estremismo dei cosiddetti falchi» provenienti da Forza Italia.

    Questa linea mi sembra volutamente arretrata rispetto a quanto sta per accadere. Penso che, dopo le elezioni, Fini andrà via e il Pdl andrà in pezzi. Tanto che il Cavaliere dovrà per forza rimettere le mani dentro il partito. Per tentare un’altra delle rivoluzioni che, sino a oggi, gli sono riuscite. Avrà la forza di farlo? Gli auguro di sì. Anche Berlusconi dovrebbe aver capito che non si vive di solo leader. E un giorno, forse, dovrà ringraziare Fini per avergli aperto gli occhi.

    lunedì, 8 marzo 2010


    Il Riformista
    Bello questo articolo e veritiero: penso anch'io che Fini presto se ne andrà e anche se la cosa potrebbe essere dolorosa potrebbe portare chiarezza al centrodestra. Anche se Fini fondasse un minipartito non riuscirei a immaginarlo fuori dall'alleanza di centrodestra, non in una prima fase perlomeno.
    PDL in pezzi? Forse ma a questo punto meglio un PDL ridimensionato e piu' omogeneo alleato a un minipartito di ex aennini fedelissimi a Fini che affrontino insieme le varie riforme costituzionali come il premierato la riforma della giustizia, il federalismo, la riduzione dei parlamentari di cui abbiamo disperato bisogno.
    Per una fase costituente di questa ampiezza ci vogliono un paio d'anni, poi si puo' tranquillamente andare alle elezioni spero con nuove regole, con un parlamento ridimenionato, una magistratura meno arrogante e strapotente e un premier finalmente con poteri simili a qualsiasi premier europeo
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 12-03-10 alle 22:35

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Mah, al di là delle considerazioni che si possono fare su rocca il suo pensiero è sempre molto chiaro. In questo caso è evidente anche da parte sua la disaffezione per un partito carismatico che non ha più nulla da dire e che ha ormai esaurito il suo scopo.
    Cos'e' un movimento "democratico"??
    Cosa diavolo significa?

    E poi ,cos'e',oggi,in Italia "liberale".
    Io non ne ho la piu' vaga idea,considerando anche il fatto che,come diceva giustamente,almeno in questo, Umberto Bossi:
    " Sono diventati tutti "liberaldemocratici!!" e giu' risate ai suoi convegni.
    E' vero,sono tutti "liberaldemocratici",TUTTI.
    Bella roba.
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Scricchiolii

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    Bello questo articolo e veritiero: penso anch'io che Fini presto se ne andrà e anche se la cosa potrebbe essere dolorosa potrebbe portare chiarezza al centrodestra. Anche se Fini fondasse un minipartito non riuscirei a immaginarlo fuori dall'alleanza di centrodestra, non in una prima fase perlomeno.
    PDL in pezzi? Forse ma a questo punto meglio un PDL ridimensionato e piu' omogeneo alleato a un minipartito di ex aennini fedelissimi a Fini che affrontino insieme le varie riforme costituzionali come il premierato la riforma della giustizia, il federalismo, la riduzione dei parlamentari di cui abbiamo disperato bisogno.
    Per una fase costituente di questa ampiezza ci vogliono un paio d'anni, poi si puo' tranquillamente andare alle elezioni spero con nuove regole, con un parlamento ridimenionato, una magistratura meno arrogante e strapotente e un premier finalmente con poteri simili a qualsiasi premier europeo
    Per carità, può essere uno scenario possibile, ma ho la netta impressione che in caso di scissione si arrivi al bagno di sangue :sofico:

 

 
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Permessi di Scrittura

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