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Discussione: La crisi dei mutui USA

  1. #1
    Nessun vincitore crede al caso
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    Predefinito La crisi dei mutui USA

    Mi ha un po sorpreso che nessuno di noi comunisti abbia parlato di questa crisi.
    Vi posto questo mio piccolo intervento come base di discussione, che è poi una breve summa di quanto si è detto un questi giorni: avviso i moderatori che non c'è link in quanto l'articolo sottostante ancora non è reperibile sul web.

    Per giorni, le prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali hanno parlato del crack dei mutui USA e delle sue conseguenze. In pratica è accaduto questo: negli Stati Uniti numerose banche hanno concesso prestiti a persone con scarse garanzie, che sono state incoraggiate a richiedere mutui per via del costo del denaro, abbastanza basso nell’ultimo periodo. Mentre il rischio che queste persone fossero realmente inaffidabili si concretizzava, gli istituti di credito hanno immediatamente rivenduto i mutui sotto forma di “derivati”. Questa magica parola che è sulla bocca degli economisti di tutto il mondo ha un significato preciso: redditizia forma di investimento speculativo.
    Grazie alla globalizzazione dei mercati, i derivati sono aumentati in maniera spropositata, diventando veri e propri protagonisti delle borse mondiali, giungendo fino alla sadica forma dei “future”; citando la battuta di un famoso comico, si tratta di “un anticipo dato a un’azienda che non esiste per un progetto che ancora non esiste che sarà pagato con soldi che ancora non ci sono”. E pur essendo questa una battuta comica, volta a far sorridere e che non certo usa un linguaggio tecnico, rende bene l’idea speculativa che è intrinseca nel meccanismo.
    Tornando alla crisi dei mutui: i derivati creati ad hoc dalle banche sono stati sponsorizzati dalle agenzie di rating (coloro che stilano una classifica dei rischi dei titoli obbligazionari e delle imprese), ma quando gli inaffidabili che avevano ottenuto un “mutuo di serie B” non hanno effettivamente pagato, le banche che non avevano rivenduto i debiti dovuti ai prestiti in derivati si sono trovati senza denaro contante (da qui la forte immissione di denaro nel mercato di cui si è tanto parlato), mentre coloro che avevano acquistato i derivati hanno visto scendere di molto il valore degli stessi. Ora chiaramente il rischio più preoccupante è che le banche non cedano più prestiti con basse garanzie, ma solo a tassi molto elevati. Quindi: meno mutui, meno investimenti, più possibilità di crisi economiche.
    Ma al di là delle spiegazioni tecniche, quali sono state le conseguenze concrete per le persone? Se si guarda più a fondo, si scopre che questa era in realtà una crisi annunciata: da mesi, negli USA, famiglie medio-povere denunciavano il forte innalzamento dei tassi dei mutui “subprime” (ovvero quelli con meno garanzie, i “mutui di serie B”): storie di gente povera e della piccola borghesia, di agenti immobiliari e di affaristi senza scrupoli. A ciò si aggiungono i classici licenziamenti che accompagnano una crisi di questo tipo: la Bear Stearns, banca d’affari americana rimasta particolarmente coinvolta, si appresta a tagliare qualche centinaio di dipendenti di una delle sue divisioni mutui. E’ l’ennesimo dramma umano compiuto per diretta conseguenza dell’anarchica economia capitalista, che astrae il classico rapporto creditore-debitore (quello che si crea nel mutuo) in obbligazioni che vengono vendute e rivendute all’infinito nei mercati, rompendo il limite del credito e rendendo sempre più facile l’indebitamento.
    Quest’ultimo scossone dei mercati ha messo in luce uno dei tanti errori strutturali del capitalismo: in questo caso, l’incapacità delle agenzie di rating di prevedere il rischio d’investimento nei derivati e la forte dipendenza dell’economia globale dalla “socializzazione delle perdite”. Insomma, l’economia mondiale di oggi si basa su speculazione e sulla capacità di indebitarsi a dismisura, con i debiti che vengono mescolati ad altri debiti, fino a creare un qualcosa di indecifrabile, ma comunque sempre sponsorizzato da chi (le agenzie di rating) dovrebbe aiutare gli investitori. E se qualcuno ci rimette qualcosa, non importa: il mercato è tanto vasto da sopperire a singole perdite, semplici gocce in un oceano. Dunque, ora il mercato è costretto a “cavarsela da solo”, poiché le banche centrali hanno già fatto quello che potevano (ovvero tagliare i tassi di sconto e dare un’ulteriore aiuto agli speculatori): e del mercato non c’è da fidarsi molto.

  2. #2
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    compagno, ci stavo pensando parecchio e stavo anche cercando delle connessioni con tutte queste cose che dicono sui prodotti cinesi al fine (secondo me) di giustificare i futuri e prossimi dazii....solo che di economia ne so poco e mi son stato zitto...
    leggo il tuo articolo e commenterò!

    augh

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da due_calzini Visualizza Messaggio
    compagno, ci stavo pensando parecchio e stavo anche cercando delle connessioni con tutte queste cose che dicono sui prodotti cinesi al fine (secondo me) di giustificare i futuri e prossimi dazii....solo che di economia ne so poco e mi son stato zitto...
    leggo il tuo articolo e commenterò!

    augh
    Nemmeno io sono ferratissimo in economia.

    Purtroppo l'interesse per questo thread latita, ma credo che sia importante per i comunisti sfruttare le crisi a proprio vantaggio. Ma se non conosciamo le crisi, non possiamo saperle "intercettare".

  4. #4
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    Quest’ultimo scossone dei mercati ha messo in luce uno dei tanti errori strutturali del capitalismo: in questo caso, l’incapacità delle agenzie di rating di prevedere il rischio d’investimento nei derivati e la forte dipendenza dell’economia globale dalla “socializzazione delle perdite”. Insomma, l’economia mondiale di oggi si basa su speculazione e sulla capacità di indebitarsi a dismisura, con i debiti che vengono mescolati ad altri debiti, fino a creare un qualcosa di indecifrabile, ma comunque sempre sponsorizzato da chi (le agenzie di rating) dovrebbe aiutare gli investitori.
    Qui c'è da aggiungere che le agenzie di rating sono direttamente coinvolte nella creazione dei prodotti finanziari che hanno scatenato la crisi. Si tratta infatti di società private, che tra le proprie attività comprendono le consulenze a banche e aziende - e in particolare, in questi anni hanno "suggerito" come cartolarizzare (cioè comporre e immettere sul mercato) titoli dal rischio più o meno alto, in modo da ottenere sempre prodotti finali da "tripla A" (il più alto indice di affidabilità). Su "La Repubblica" di qualche giorno fa era illustrato il meccanismo di base:
    1. l'agenzia di rating stima che un certo titolo basato su crediti (come i mutui subprime) ha un rischio di insolvenza del 40%;
    2. quindi assegna al 40% dei titoli un voto bassissimo, ed al restante 60% un voto alto (AAA);
    3. con la consulenza della stessa agenzia di rating, questo 60% di titoli viene utilizzato in altri prodotti finanziari, che mantengono un grado di sicurezza (sulla carta) estremamente alto.
    Dagli stessi titoli a rischio nascono dunque prodotti finanziari con rating diversissimo. Tra i "prodotti sicuri" così creati ci possono essere p.es. i fondi pensione, che investono solitamente su titoli "AAA": negli Stati Uniti, migliaia di persone hanno già perso parte dei propri risparmi quando i titoli "AAA" su mutui subprime hanno rivelato il loro vero rischio. Grazie alla controriforma sulle pensioni, la stessa cosa potrebbe accadere in Italia - e forse per questo Bonanni, qualche giorno fa, si sbracciava in TV dicendo che i fondi del sindacato sono "sicuri", perché investono solo su "titoli sicuri" (forse di tipo AAA?).

    Il fattore principale della crisi di questi giorni è proprio il fatto che il rating dei titoli si è trasformato, da un giorno all'altro, in carta straccia. Nessuno riesce più a stimare la sicurezza dei propri investimenti, ed è in corso una vendita generalizzata che fa precipitare il valore delle azioni e delle borse, blocca gli investimenti e i prestiti, ed avrà un riflesso inevitabile sull'economia reale (prezzi, salari, pensioni, occupazione, ecc). Una platea di speculatori si affanna ad acquistare sperando in una ripresa successiva, ma le possibilità di una ripartenza a breve termine non sono chiare. Sempre "La Repubblica", qualche giorno fa intervistava un economista: alla domanda "Crede che questa crisi possa essere paragonata a quella del 1929?", la risposta è stata "Non credo, o almeno non ancora. Sono ottimista" (!).

 

 

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