Mi ha un po sorpreso che nessuno di noi comunisti abbia parlato di questa crisi.
Vi posto questo mio piccolo intervento come base di discussione, che è poi una breve summa di quanto si è detto un questi giorni: avviso i moderatori che non c'è link in quanto l'articolo sottostante ancora non è reperibile sul web.
Per giorni, le prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali hanno parlato del crack dei mutui USA e delle sue conseguenze. In pratica è accaduto questo: negli Stati Uniti numerose banche hanno concesso prestiti a persone con scarse garanzie, che sono state incoraggiate a richiedere mutui per via del costo del denaro, abbastanza basso nell’ultimo periodo. Mentre il rischio che queste persone fossero realmente inaffidabili si concretizzava, gli istituti di credito hanno immediatamente rivenduto i mutui sotto forma di “derivati”. Questa magica parola che è sulla bocca degli economisti di tutto il mondo ha un significato preciso: redditizia forma di investimento speculativo.
Grazie alla globalizzazione dei mercati, i derivati sono aumentati in maniera spropositata, diventando veri e propri protagonisti delle borse mondiali, giungendo fino alla sadica forma dei “future”; citando la battuta di un famoso comico, si tratta di “un anticipo dato a un’azienda che non esiste per un progetto che ancora non esiste che sarà pagato con soldi che ancora non ci sono”. E pur essendo questa una battuta comica, volta a far sorridere e che non certo usa un linguaggio tecnico, rende bene l’idea speculativa che è intrinseca nel meccanismo.
Tornando alla crisi dei mutui: i derivati creati ad hoc dalle banche sono stati sponsorizzati dalle agenzie di rating (coloro che stilano una classifica dei rischi dei titoli obbligazionari e delle imprese), ma quando gli inaffidabili che avevano ottenuto un “mutuo di serie B” non hanno effettivamente pagato, le banche che non avevano rivenduto i debiti dovuti ai prestiti in derivati si sono trovati senza denaro contante (da qui la forte immissione di denaro nel mercato di cui si è tanto parlato), mentre coloro che avevano acquistato i derivati hanno visto scendere di molto il valore degli stessi. Ora chiaramente il rischio più preoccupante è che le banche non cedano più prestiti con basse garanzie, ma solo a tassi molto elevati. Quindi: meno mutui, meno investimenti, più possibilità di crisi economiche.
Ma al di là delle spiegazioni tecniche, quali sono state le conseguenze concrete per le persone? Se si guarda più a fondo, si scopre che questa era in realtà una crisi annunciata: da mesi, negli USA, famiglie medio-povere denunciavano il forte innalzamento dei tassi dei mutui “subprime” (ovvero quelli con meno garanzie, i “mutui di serie B”): storie di gente povera e della piccola borghesia, di agenti immobiliari e di affaristi senza scrupoli. A ciò si aggiungono i classici licenziamenti che accompagnano una crisi di questo tipo: la Bear Stearns, banca d’affari americana rimasta particolarmente coinvolta, si appresta a tagliare qualche centinaio di dipendenti di una delle sue divisioni mutui. E’ l’ennesimo dramma umano compiuto per diretta conseguenza dell’anarchica economia capitalista, che astrae il classico rapporto creditore-debitore (quello che si crea nel mutuo) in obbligazioni che vengono vendute e rivendute all’infinito nei mercati, rompendo il limite del credito e rendendo sempre più facile l’indebitamento.
Quest’ultimo scossone dei mercati ha messo in luce uno dei tanti errori strutturali del capitalismo: in questo caso, l’incapacità delle agenzie di rating di prevedere il rischio d’investimento nei derivati e la forte dipendenza dell’economia globale dalla “socializzazione delle perdite”. Insomma, l’economia mondiale di oggi si basa su speculazione e sulla capacità di indebitarsi a dismisura, con i debiti che vengono mescolati ad altri debiti, fino a creare un qualcosa di indecifrabile, ma comunque sempre sponsorizzato da chi (le agenzie di rating) dovrebbe aiutare gli investitori. E se qualcuno ci rimette qualcosa, non importa: il mercato è tanto vasto da sopperire a singole perdite, semplici gocce in un oceano. Dunque, ora il mercato è costretto a “cavarsela da solo”, poiché le banche centrali hanno già fatto quello che potevano (ovvero tagliare i tassi di sconto e dare un’ulteriore aiuto agli speculatori): e del mercato non c’è da fidarsi molto.




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