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Discussione: Lui rifà il…

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    Predefinito Lui rifà il…

    ….centro.

    Si disse che votarono oltre 4 milioni di persone. Quattro milioni e trecento mila per l'esattezza.
    Così, quelle primarie furono il trionfo di Prodi con il 74,4 per cento delle preferenze.
    Seguirono Bertinotti, poi Mastella, Di Pietro e Pecoraro Scanio.
    «Quattro milioni? Ma va'... Lo dissi subito che i dati erano esagerati, gonfiati.
    Feci casino, sì, perché mi raccontavano di anziani portati in giro a votare più volte. Dove? In Toscana. Furono un grande successo di popolo, questo sì, però 4 milioni di elettori...».
    Sono passati circa due anni e Gian Luigi Paragone, penna preziosa di Libero, intervista Mastella, ministro della Repubblica.
    E di primarie si parla ancora. Stavolta lui sta alla finestra: sono affari del Partito democratico. Di Walter Veltroni, di Rosy Bindi, di Enrico Letta.

    Chi voterebbe?
    «Sono amici, colleghi che stimo. Quello del Partito democratico non è un percorso che mi interessa».

    Cosa le interessa, ministro?
    «Far saltare la situazione politica. Il Paese corre e la politica zoppica, perché ostaggio di due coalizioni anatre zoppe. Vedo con piacere che entrambi i poli finalmente si interrogano sul che fare, come uscire dalla situazione. Anche noi dell'Udeur ce lo stiamo domandando, tant'è che il motto della nostra festa (che comincia domani a Telese Terme, ndr) è appunto "Che fare?"».

    Lei ha invitato Silvio Berlusconi. Non è che... «Io stimo Berlusconi. Così come stimo Prodi. Entrambi sono stati i protagonisti e gli interpreti della realtà italiana in questo decennio. Berlusconi mi volle ministro del Lavoro nel suo primo governo; non lo dimentico. L'uomo ha grandi intuizioni, ha i numeri. Non condivido sempre la sua filosofia di fondo della politica e infatti le strade si sono divise».

    A Telese si ritrovano. Prodi invece ha declinato l'invito.
    «Prodi ha detto che non avrebbe partecipato a nessuna festa di partito. Così sarà. Berlusconi viene e mi fa piacere. Con lui e con il centrodestra il dialogo non s'è mai interrotto: che senso ha, in politica, non dialogare? Dal dialogo alle conclusioni, poi la strada è lunga e non sempre arriva a una comune destinazione. Voglio ascoltare il suo "che fare", sono curioso di conoscere quale fase nuova ha in mente».

    Il Partito della libertà per ora è in cassaforte.
    «Il Pdl è un'opzione legata alla vittoria del referendum; infatti è osteggiato da chi non vuole il referendum. Non credo però che sia quella la strada maestra di Berlusconi: secondo me, ora, è più forte l'idea di concludere più accordi possibile. Più liste, più voti».

    Anche la Dc di Pizza. Che effetto le fa vedere lo Scudocrociato portato in dote a Berlusconi?
    «Quel simbolo ha un senso solo se usato da me o da Casini. È un simbolo che sento mio, appartiene alla mia storia politica. La gente si deve riconoscere in chi quel simbolo l'ha vissuto, altrimenti è solo una piccola suggestione». Che vale quasi il due per cento... «In mano a noi volerebbe al dieci».

    È una storia che non si ripete, quella democristiana intendo?
    «Riedizioni del passato, certo che non se ne fanno. Ma che un centro forte possa esistere in politica, è possibile. È la mia sfida».

    Anche con questo sistema elettorale?
    «Non mi farò condizionare dalla legge elettorale preferita da Forza Italia o dal Partito democratico: se c'è l'intenzione politica di fare il centro, lo si fa punto e basta. Ho detto e lo ripeto: io sono leale con Prodi, ma questo sistema deve saltare».

    Diranno che lei è il solito Mastella che mina il governo.
    «Io non mino un bel niente ma neppure nascondo che gli attriti ci sono stati e ci potrebbero essere anche al rientro. Il centro esiste dovunque in Europa, solo in Italia manca. Al limite sono la destra e la sinistra a rimanere fuori quando assumono posizioni radicate, non il centro».

    È questo che la differenzia da Casini? Lui non crede nel terzo polo.
    «Casini lega l'area di centro alla modifica della legge elettorale. Io non me ne preoccupo più di tanto: ripeto, mi è indifferente. Al centro convergono culture, valori e persone oggi costretti al compromesso».

    Anche gli industriali si sentono spaesati. Montezemolo ha bacchettato il governo: cosa vuole secondo lei? «Montezemolo ha attaccato Prodi e Berlusconi ma non si sa cosa gli industriali abbiano in mente. Non basta criticare. La palla passa anche dai loro piedi: dovrebbero giocarla un po'. Anche in prima persona, perché no?»

    Alla festa dell'Udeur, lei ha invitato il suo amico Diego Della Valle. Gli ha mai parlato della sua idea di centro?
    «Sì, e fatta la tara dell'amicizia personale credo che certi ambienti economici, produttivi, abbiano capito che il Partito democratico nasce senza'anima. Non ci si può affidare alle interviste dei cantanti per dare spessore politico».

    Agli industriali dovrete spiegare l'ultima vostra uscita sulle tasse.
    «Solo le balene si suicidano così. Il problema riguarda i tanti risparmiatori che in tempi di crisi mondiale si rifugiano nei Bot e nei Cct. E noi che facciamo? Gli diciamo che tassiamo le rendite? Ma dài... A sinistra si sono già dimenticati che stavamo perdendo le elezioni proprio per questi temi. Per quel che ci riguarda, spingeremo per un abbassamento delle tasse almeno nella media europea. Solo così si può pensare di riguadagnare il consenso perduto».

    A proposito di consensi, c'è Veltroni. Su di lui e sulla sua idea di Partito democratico si sono abbattuti i fulmini della Bindi e di Letta. Lei ha capito che qual è l'idea di Pd che Veltroni ha in testa?
    «Mi sembra di ascoltare le vecchie tesi della Dc dorotea: il tutto e il contrario del tutto, l'infinito e l'abisso, il dire e il non dire. Veltroni rischia di restare impigliato in questa visione. Non a caso è criticato dalla Bindi, la cui storia nella Dc era estranea ai dorotei».

    Che senso ha fare le primarie quando si conosce già il nome del vincitore?
    «Difatti sono primarie finte. Negli Usa anche un presidente uscente è messo in discussione fino al punto da rischiare di non essere eletto. Qui no. Qui la partita è solo sulla scelta dei dirigenti locali: è per quello che si stanno facendo la guerra. È sul loro bottino di voti».

    Cosa sono lì a fare allora la Bindi e Letta?
    «Forse per scardinare il ticket. Di Franceschini non sento più parlare: a questo punto chi arriverà secondo potrebbe diventare il vice di Veltroni».

    Il solo rischio di Veltroni può essere quello della percentuale di votanti e di vittoria.
    «È vero. Ecco perché acquisiranno importanza le liste locali. E anche Veltroni dovrà fare accordi. Dovrà dire se starà in Campania con De Mita o con quelle classi dirigenti che spingono per il cambiamento».

    Quali ostacoli vede per Pd?
    «Gliene dico uno: se è vero che nelle liste vale il criterio dell'alternanza uomo-donna, metà dei parlamentari attuali rischia di saltare. Però non voglio impicciarmi di questioni che non mi riguardano».

    La riguardano invece le polemiche scoppiate quest'estate sulla magistratura. Il caso dei presunti pedofili a Rignano, l'omicida della ragazza ligure già accusato di un precedente omicidio a piede libero, ora l'uccisione a Garlasco. I cittadini parlano di casta anche per i giudici.
    «Il termine casta inizia a diventare un tormentone, tra l'altro non sempre appropriato. So di dire una cosa impopolare, ma io credo che si stia esagerando nel gettare a prescindere la croce addosso ora ai politici, ora ai giudici, ora a questo o a quello. Ciò detto, li sento anch'io i ragionamenti della gente. E so che questa percezione sui giudici esiste. Però si basa su un'idea sbagliata e cioè che la giustizia sia quella dei processi mediatici. Non è così».

    I processi diventano mediatici quando gli errori sono - o meglio appaiono - giganteschi. Sembra che senza le intercettazioni i pm siano in difficoltà.
    «Senza entrare nel merito delle singole questioni, anch'io penso che i vecchi metodi investigativi siano ancora i più affidabili. Le indagini basate sulle sole intercettazioni possono risultare insufficienti. In ogni caso, apprezzo molto quando il magistrato si impone nel lavoro la consegna del silenzio».

    Capitolo intercettazioni. Il suo disegno di legge è ancora fermo al Senato...
    «...e se non lo sbloccano, noi non parteciperemo ai lavori in aula. Alla Camera è passato, non capisco perché sia bloccato in commissione. Che lo cambino, che lo boccino, che lo stravolgano: un voto ci dev'essere. Subito a settembre, altrimenti non contino sui senatori dell'Udeur. Staremo fuori».

    Riassunto da Libero di domenica.

    saluti

  2. #2
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