La repressione cristiana nel mondo islamico
Nel mondo islamico, i cristiani sono considerati "dhimmi", categoria tollerata - anche se ritenuta inferiore - e che necessita protezione da parte dell'islam. La "dhimmitudine" e' parte integrante
dell'islam; e' un "patto di protezione" che interrompe "il diritto dei conquistatori musulmani di uccidere o rendere schiavi ebrei e cristiani, a condizione che questi
paghino un tributo" (2)
La vita dei cristiani nei paesi islamici e' sempre stata difficile, e lo e' tuttora. In Egitto "solo le scuole musulmane, e non quelle cristiane, ricevono aiuti da parte dello Stato... E' praticamente impossibile costruire nuove chiese o restaurare quelle vecchie... I
cristiani vengono spesso ostracizzati o insultati pubblicamente, e la
legge proibisce ai musulmani di
convertirsi al cristianesimo..." (3)
L'Arabia Saudita "e' uno dei paesi piu' repressivi nei confronti dei cristiani. Non ci sono chiese in tutto il paese. I lavoratori stranieri rappresentano un terzo della popolazione, e molti di loro sono cristiani.
Per tutto il periodo in cui risiedono in Arabia Saudita (a volte anni), viene proibito loro di mostrare simboli cristiani o bibbie, e
addirittura di incontrarsi pubblicamente per pregare. Alcuni hanno visto le proprie bibbie messe dentro un tritadocumenti quando sono entrati nel paese" (4)
In Iran "pubblicare testi cristiani e' illegale e la conversione dall'islam e' punibile con la pena di morte. Ai cristiani non viene permesso di testimoniare in una corte islamica quando un musulmano e'
coinvolto e vengono discriminati sul lavoro"
I cristiani nell'Autorita' Palestinese
L'islam e' la religione ufficiale dell'Autorita' Palestinese (5).
Inoltre, i gruppi fondamentalisti Hamas e Jihad islamica hanno promosso l'influenza islamica sulla societa' palestinese.
Ufficialmente, l'ANP dichiara di non discriminare i cristiani, dando queste prove: natale e' riconosciuto come una festivita' ufficiale;
il presidente Arafat presenzia alla messa di natale e ha dichiarato come suo compito "la protezione dei luoghi sacri cristiani e islamici (6).
Alcuni cristiani occupano posti di rilievo nell'ANP. Ma in pratica, le cose vanno diversamente. Nel sermone di venerdi' 13 ottobre 2000,
trasmesso in diretta da una moschea di Gaza dalla televisione dell'Autorita' Palestinese, il Dottor Abu Halabiya ha dichiarato: "Allah l'onnipotente ci chiede di non allearci con gli ebrei e i cristiani, non provare simpatia per loro, non diventare
loro soci, non sostenerli e non firmare accordi con loro" (7)
Inoltre, nessuna legge dell'Autorita' Palestinese protegge la liberta' religiosa (8). Nonostante abbia detto che "il diritto di tutti i palestinesi di pregare e praticare il proprio credo religioso
viene salvaguardato", un Ministro dell'Informazione dell'Autorita' Palestinese ha dichiarato anche che: "Il popolo palestinese e' governato dalla Sharia (legge islamica)... anche per quello che
riguarda le questioni religiose.
Secondo la Sharia, applicata in tutto il mondo islamico, qualunque musulmano che si converte o che dichiara di non credere piu' nell'islam commette il piu' grande peccato, punibile con la pena
capitale... l'Autorita' Palestinese non puo' tenere una posizione diversa riguardo a questa questione" (9)
Nel tentativo di non irritare i cristiani, la dichiarazione continua dicendo che la pena di morte per una conversione "non ha mai avuto
luogo, e non avra' luogo in futuro" nei territori palestinesi, ma che "le norme e le tradizioni si occuperanno della situazione se
dovesse verificarsi"
Nell'agosto del 1997 un poliziotto palestinese a Beit Sahur ha aperto il fuoco su una folla di arabi cristiani, ferendone sei. L'Autorita' Palestinese sta cercando di nascondere l'episodio e ha fatto sapere
di non gradire la pubblicizzazione della storia. Il comandante locale della polizia palestinese ha istruito i giornalisti a non parlare dell'incidente.
Alla fine di giugno del 1997 un palestinese convertito al
cristianesimo nella Cisgiordania settentrionale e' stato arrestato da agenti del Servizio di Sicurezza Preventiva dell'Autorita' Palestinese. Stava regolarmente assistendo ad un incontro religioso
in Chiesa e distribuendo bibbie. L'Autorita' Palestinese ne ha ordinato l'arresto.
Agenti di sicurezza dell'Autorita' Palestinese hanno recentemente avvisato il Pastore di una chiesa di Ramallah che stavano controllando le sue attivita' evangeliche nella zona e che lo
volevano interrogare sulla sua propagazione del cristianesimo.
Un convertito palestinese che vive in un villaggio vicino a Nablus e' stato di recente arrestato dalla polizia palestinese. Un predicatore
musulmano e' stato portato al suo cospetto dalla polizia ed ha cercato di convincerlo a tornare all'Islam. Quando il convertito si e' rifiutato e' stato portato davanti a una corte che lo ha
condannato al carcere per aver offeso il
leader religioso.
Un altro convertito di Ramallah ha visto arrivare a casa sua un poliziotto che lo ha avvertito che se avesse continuato a predicare il cristianesimo sarebbe stato arrestato e accusato di essere una
spia israeliana (10)
In un altro rapporto del 2002, basato sulle informazioni raccolte dai servizi segreti durante l'operazione israeliana Scudo Difensivo si
afferma che "Il sistema dei servizi segreti di Fatah e Arafat ha intimidito e maltrattato la popolazione cristiana a Betlemme. Hanno estorto loro denaro, confiscato terre e proprieta' e li hanno
lasciati alla merce' di teppisti e
criminali, senza protezione" (11)
Fatti simili sono stati denunciati sul "Washington Times" dopo l'occupazione da parte della AP della chiesa della Nativita' a Betlemme.




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