
Originariamente Scritto da
aessereiki
… SUL RAZZISMO
Con fare intimidatorio l’ha chiamato “Mustafà” poi, come sappiamo, è passato ai fatti: urla, spranghe e catene hanno movimentato un “tranquillo” pomeriggio del rione romano di Pigneto.
Giusto l’uso di quell’eponimo, giustappunto Mustafà, atto a designare un intero complesso di persone colpevoli solo di una loro apparente diversità, taglia la testa al toro e tranquillizza anche il neosindaco chiamato in causa dagli inequivocabili simboli tatuati sui corpi di quei “signori”.
Forse è vero è proprio come dice lui “ non c’è nessuna matrice politica” sì, solo puro e semplice razzismo. Nel non riconoscere l’identità individuale, appellando tutti coloro che ci risultino diversi con un unico nome convenzionale, si compie un atto che, questo sì, ha una chiara matrice politica.
Ci tengo a parlare senza infingimenti e a definire tali accadimenti come episodi di razzismo perché ritengo che, chiamare le cose con il loro nome e senza paura della dirompente forza dell’oggettiva realtà dei fatti, serva a prendere le contromisure adeguate e a non sottostimare nessuno degli episodi promossi dalla linea politica di questo governo che, con impensabile sincronismo, stanno affermandosi in questi giorni.
Sapere che, per nuove norme di legge, chiunque si trovi irregolarmente nel nostro paese, e ben sappiamo quanto questo troppo spesso non dipenda da un’effettiva volontà personale, sia da considerarsi reato induce l’italiche genti ad una inusitata tracotanza e brutalità. E’ quindi certo ascrivibile a questo nuovo clima culturale l’omicidio perpetrato dall’industrialotto che ha freddato il rumeno che stava rubando nella sua casa e il modo orribile in cui Hassan è stato lasciato morire nel C.P.T. di Torino…e pensare che quando avevo sentito Mantovano descrivere la realtà di quei luoghi e, non senza una punta di velata invidia, come alberghi a 4 stelle…piscina…campi da tennis…mi aveva quasi convinta…
Certo che questa legge che definisce la clandestinità come reato in collegato con un surplus di pena per i reati compiuti dai clandestini proprio non ci voleva! Il modo di concepire l’accoglienza all’altro è sempre in costante condizione borderline e non solo da noi…guardiamo all’aggressioni razziste di Johannesburgh, in quel Sud Africa reduce dalla celebrazione di quei processi dove, per emendare definitivamente i cupi anni dell’apartheid, la pubblica ammissione di colpa ammenda il reato e la forzata empatia del carnefice con la sua vittima dovrebbe rendere intollerabile e irriproponibile la colpa. Invece tutto si ripropone: gli istinti dell’uomo vanno inesorabilmente in tal senso e la politica e i governi non potranno mai sentirsi esonerati dal compito educativo e di guida che spetta loro. Quando questo non avviene, quando soprattutto si incorre nel gioco perverso di voler vedere solo una piccola parte della realtà, quella che nel momento sembra far più comodo, contrapponendo gli interessi degli uni a quelli degli altri, senza voler vedere che gli interessi degli uni sono anche quelli degli altri, che ciò che non vogliamo spartire, di cui ci riteniamo esclusivi detentori è da attribuirsi anche all’altro; quando questo avviene ci troveremo sempre impotenti di fronte all’immagine del neonato degli sbarchi di Lampedusa, presentatoci con una costruzione metodica dell’idiozia, come un reo, giustappunto a prescindere.
ANTONELLA SENSI