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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Aymeric Visualizza Messaggio
    Hai ragione mi sono sbilanciato un po' troppo...diciamo 5 milioni...4 milioni e mezzo...? Se il Vesuvio può colpire Napoli, può raggiungere tutte le province intorno a lui...

    Quanti abitanti vivono in provincia di Napoli, di Avellino, di Caserta e quanti in provincia di Benevento o nel sud della provincia di Salerno?

    Scusami,non sono un addetto ai lavori.Ma secondo te, la lava ed i vapori mortali arrivano fino a Caserta o a Benevento?
    P.S.Napoli e hinteland intorno al vesuvio hano quasi un milioni di abitanti.

  2. #12
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da Aymeric Visualizza Messaggio
    Hai ragione mi sono sbilanciato un po' troppo...diciamo 5 milioni...4 milioni e mezzo...? Se il Vesuvio può colpire Napoli, può raggiungere tutte le province intorno a lui...

    Quanti abitanti vivono in provincia di Napoli, di Avellino, di Caserta e quanti in provincia di Benevento o nel sud della provincia di Salerno?

    tratto da http://www.protezionecivile.it/cms/attach/zone.pdf

  3. #13
    Speriamo non sia tardi
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    http://www.protezionecivile.it/minis...=1440&n_page=3

    Le zone a diversa pericolosità
    Il piano nazionale d'emergenza, elaborato sulla base dello scenario dei fenomeni più probabili, fornito dalla comunità scientifica, individua tre aree a diversa pericolosità definite: zona rossa, zona gialla e zona blu.
    Zona Rossa
    La zona rossa è l'area immediatamente circostante il vulcano, ed è quella a maggiore pericolosità in quanto potenzialmente soggetta all'invasione dei flussi piroclastici, ossia miscele di gas e materiale solido ad elevata temperatura che, scorrendo lungo le pendici del vulcano ad alta velocità, possono distruggere in breve tempo tutto quanto si trova sul loro cammino. Probabilmente i flussi piroclastici non si svilupperanno a 360° nell'intorno del vulcano, ma si dirigeranno in una o più direzioni preferenziali; non è tuttavia possibile conoscere preventivamente quali saranno le zone effettivamente interessate dai flussi. La rapidità con la quale si sviluppano tali fenomeni, associata al loro potenziale distruttivo, non consente però di attendere l'inizio dell'eruzione per mettere in atto le misure preventive. Pertanto il piano nazionale d'emergenza prevede che la zona rossa venga completamente evacuata prima dell'inizio dell'eruzione.
    La zona rossa comprende 18 Comuni per un totale di circa 200 kmq di estensione e poco meno di 600 mila abitanti.
    Zona Gialla
    La zona gialla presenta una pericolosità minore rispetto alla rossa e corrisponde a tutta l'area che potrebbe essere interessata dalla ricaduta di particelle piroclastiche (ceneri e lapilli) che possono, fra l'altro, apportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici fino a determinarne il crollo. La ricaduta di particelle, inoltre, può causare problemi alle vie respiratorie, in particolare in soggetti predisposti non adeguatamente protetti, danni alle coltivazioni e problemi alla circolazione aerea, ferroviaria e stradale.
    Si prevede che, come accadde nel 1631, solo il 10% della zona gialla sarà effettivamente coinvolto dalla ricaduta di particelle, subendo danneggiamenti. Pertanto, delle 1.100.000 persone che vi abitano, circa 110 mila saranno coinvolte dall'emergenza. Anche in questo caso tuttavia non è possibile conoscere preventivamente quale sarà la zona effettivamente interessata, in quanto dipenderà dall'altezza della colonna eruttiva e dalla direzione e velocità del vento in quota al momento dell'eruzione. Diversamente da quanto accade per la zona rossa però, i fenomeni attesi nella zona gialla non costituiscono un pericolo immediato per la popolazione ed è necessario che trascorra un certo intervallo di tempo prima che il materiale ricaduto si accumuli sulle coperture degli edifici fino a provocare eventuali cedimenti delle strutture. Vi è pertanto la possibilità di attendere l'inizio dell'eruzione per verificare quale sarà l'area interessata e procedere all'evacuazione della popolazione ivi residente se necessario.
    La zona gialla comprende 96 Comuni delle Province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 kmq e 1.100.000 abitanti.

    Zona Blu
    La zona blu ricade all'interno della zona gialla, ma è soggetta ad un agente di pericolosità ulteriore. Corrisponde infatti alla "conca di Nola" che, per le sue caratteristiche idrogeologiche, potrebbe essere soggetta a inondazioni e alluvionamenti oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. La zona blu include 14 Comuni della Provincia di Napoli, per un totale di 180 mila abitanti.

    Attività di monitoraggio e livelli di allerta
    E' importante tenere presente che l'eruzione del Vesuvio non sarà improvvisa, ma sarà preceduta da una serie di fenomeni precursori identificabili già diverso tempo prima, attraverso la rete di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano (sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che controlla lo stato del vulcano 24 ore al giorno.
    Il piano nazionale d'emergenza, sulla base dei fenomeni precursori attesi, individua quindi tre livelli di allerta successivi: attenzione, preallarme, allarme, ai quali corrispondono fasi operative successive.
    Attenzione
    Al verificarsi di variazioni significative dei parametri fisico-chimici del vulcano, è previsto che l'Osservatorio Vesuviano informi il Dipartimento della Protezione Civile che, consultati i massimi esperti del settore riuniti nella Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi, stabilisce l'eventuale passaggio alla fase di attenzione. In questa fase la gestione di eventuali interventi è affidata al Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) istituito presso la Prefettura di Napoli.
    Le variazioni osservate in questa fase comunque, non sono necessariamente indicative dell'approssimarsi di un'eruzione e tutto potrebbe tranquillamente ritornare alla normalità, pertanto non è previsto alcun coinvolgimento diretto della popolazione, che però verrà costantemente informata sull'evolversi della situazione.
    PreallarmeQualora si registrasse un'ulteriore variazione dei parametri controllati, si entrerebbe nella fase di preallarme. In questa fase il controllo delle operazioni passa al livello nazionale, viene dichiarato lo stato di emergenza, nominato un Commissario delegato, convocato il Comitato Operativo della Protezione Civile. Le forze dell'ordine e i soccorritori si posizionano sul territorio secondo piani prestabiliti. In questa fase anche la popolazione viene coinvolta: coloro che vogliono allontanarsi con mezzi propri, trovando autonomamente ospitalità altrove, possono farlo tranquillamente, senza il timore di lasciare incustodite le proprie case, in quanto è già attivo un presidio di vigilanza. Devono comunque seguire le indicazioni del piano d'emergenza del comune di appartenenza (redatto in conformità al piano nazionale) per quanto riguarda le vie di allontanamento da seguire, al fine di consentire il più agevole deflusso della circolazione ed evitare intralcio ai soccorritori. Devono inoltre comunicare al Sindaco la loro decisione e i dati della località dove andranno a stabilirsi.
    In questa fase, qualora la Commissione Grandi Rischi, in base all'evolversi della situazione, ritenesse che l'attività del vulcano è rientrata al di sotto della fase di preallarme, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il ritorno alla fase di attenzione.
    AllarmeQualora i fenomeni dovessero continuare ad accentuarsi, si entrerebbe nella fase di allarme. Questo vuol dire che gli esperti ritengono ormai quasi certa l'eruzione, la quale potrebbe verificarsi nell'arco di alcune settimane.
    Sul territorio saranno già attivi i Centri Operativi Misti (COM), previsti dal piano nazionale d'emergenza, per coordinare le attività a livello locale.
    In questa fase si provvede all'allontanamento di tutta la popolazione dalla zona rossa. Il piano prevede che, nel tempo massimo di 7 giorni, i 600 mila abitanti della zona rossa vengano allontanati, secondo le indicazioni specifiche contenute nei singoli piani d'emergenza comunali, che contemplano lo spostamento non solo con le auto private, ma anche tramite treno, pullman o nave a seconda dei casi, verso le regioni gemellate.

    Completata l'evacuazione, anche i soccorritori ripiegano nella zona gialla, mentre le forze dell'ordine dispongono una cintura di sicurezza sui confini della zona rossa.
    Anche in questo caso, qualora la situazione dovesse rientrare, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara terminata la fase di allarme per tornare alla fase di preallarme.
    Qualora invece l'eruzione avesse luogo, la zona rossa sarebbe già completamente sgomberata. Gli abitanti del settore della zona gialla interessato dalla ricaduta di particelle vengono ospitati temporaneamente in strutture di accoglienza nella Regione Campania, mentre la comunità scientifica segue costantemente l'evolversi dell'eruzione fino al suo completo esaurimento. Una volta terminata l'attività eruttiva vengono effettuate le necessarie verifiche dell'agibilità delle strutture e dei danni alle zone colpite e successivamente può ricominciare, dove possibile, il rientro della popolazione precedentemente allontanata.
    I gemellaggi
    Come si è detto, gli abitanti della zona rossa dovranno essere allontanati prima dell'inizio dell'eruzione. Naturalmente in Campania non vi sarebbe la possibilità di accogliere 600 mila persone, pertanto, anche per consentire il mantenimento delle relazioni sociali e la continuità delle attività scolastiche, ciascuno dei 18 comuni della zona rossa è gemellato con una regione che, in caso di eruzione, ne accoglierà gli abitanti. I capifamiglia allontanatisi con mezzi propri e le famiglie che hanno usufruito dei mezzi messi a disposizione, si ricongiungeranno pertanto nei luoghi gemellati già previsti dal piano nazionale d'emergenza.

    Ecco i gemellaggi previsti dal piano:
    Comune della zona rossa Regione gemellata
    San Giorgio a Cremano Lazio
    Portici Emilia Romagna
    Ercolano Toscana
    San Sebastiano al Vesuvio Molise
    Pollena Trocchia Umbria
    Massa di Somma Umbria
    Ottaviano Piemonte e Valle d'Aosta
    Sant'Anastasia Marche
    Somma Vesuviana Abruzzo
    Cercola Friuli Venezia Giulia
    San Giuseppe Vesuviano Lombardia
    Terzigno Veneto
    Boscoreale Puglia
    Pompei Liguria
    Torre del Greco Sicilia
    Torre Annunziata Calabria
    Trecase Basilicata
    Boscotrecase Basilicata
    L'aggiornamento del Piano
    Il Piano Nazionale d'Emergenza, redatto nel 1995 e aggiornato in alcune parti nel 2001 è ora in fase di aggiornamento completo. A tal fine è stata istituita la "Commissione Nazionale incaricata di provvedere all'aggiornamento dei piani d'emergenza dell'area vesuviana e dell'area flegrea per il rischio vulcanico" che dovrà consegnare i lavori entro il maggio 2005. Per garantire un più efficace funzionamento, la Commissione è suddivisa in quattro gruppi di lavoro, incaricati di perseguire obiettivi specifici.

    Gruppi di lavoro:
    Gruppo A: scenari e livelli d'allerta
    Si occupa dell'aggiornamento degli scenari eruttivi e delle zone rossa gialla e blu, della definizione del rischio bradisisma ai Campi Flegrei e della ridefinizione dei livelli d'allerta.

    Gruppo B: viabilità, trasporti e logistica
    Si occupa dell'aggiornamento dei piani di allontanamento della popolazione

    Gruppo C: informazione ed educazione
    Si occupa della progettazione e attuazione di campagne informative per la popolazione e della formazione degli operatori.

    Gruppo D: piani comunali-intercomunali d'emergenza
    Si occupa dell'elaborazione di piani comunali-intercomunali di emergenza in accordo con quanto previsto dalla strategia del piano nazionale

    Enti coinvolti nell'aggiornamento del Piano
    Gli enti coinvolti a vario titolo nei quattro gruppi di lavoro sono:
    Dipartimento della Protezione Civile
    Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca scientifica
    Osservatorio vesuviano - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
    Regione Campania
    Ufficio Territoriale di Governo di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno
    Provincia di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno
    Rete ferroviaria italiana
    Società Autostrade
    ANAS
    ENAC
    Comando generale Capitanerie di Porto
    Ministero dell'Interno - Pubblica Sicurezza
    Ministero dell'Interno - Vigili del Fuoco
    Comuni della zona rossa vesuviana e flegrea
    RAI-radio regionale

  4. #14
    Maestrina Lisergica
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    Oh... ogni tanto scoprono l'acqua calda...
    Beh, se cioccano tutti quei maiali che hanno distrutto il paesaggio con le loro costruzioni abusive, sarò cattivo e crudele, ma la cosa non mi cale. Lo sapevano prima ancora di costruire.

  5. #15
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    L'esplosione di 3.780 anni fa distrusse non solo il nolano e l'avelinese ma anche la zona orientale di Napoli e i Campi Flegrei, che sono al lato opposto del Vesuvio. Sono stati ritrovati cadaveri asfissiati e sepolti da cenere vulcanica nella zona degli Astroni, che è alla esprema periferia ovest di Napoli.

    Questo per dire che in realtà tutta l'area metropolitana di Napoli è a rischio. Un'area dove vivono 4 milioni di persone, in 4 delle province campane, esclusa Benevento.

  6. #16
    Maestrina Lisergica
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    Beh... c'è chi sta peggio.
    Pensate al Big One...

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    L'esplosione di 3.780 anni fa distrusse non solo il nolano e l'avelinese ma anche la zona orientale di Napoli e i Campi Flegrei, che sono al lato opposto del Vesuvio. Sono stati ritrovati cadaveri asfissiati e sepolti da cenere vulcanica nella zona degli Astroni, che è alla esprema periferia ovest di Napoli.

    Questo per dire che in realtà tutta l'area metropolitana di Napoli è a rischio. Un'area dove vivono 4 milioni di persone, in 4 delle province campane, esclusa Benevento.
    Condivido,ma non per i numeri........

  8. #18
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    lo stato non sussiste pericolo imminente e il monitoraggio non rivela alcuna alterazione. Non e' il caso di seminare panico". Cosi', in un nota, la regione Campania attraverso l'assessore all'Ambiente Luigi Nocera respinge le ipotesi contenute in articoli sul numero recente del National Geographic riportate questa mattina dal Corriere della sera, con una eruzione del vesuvio imminente e con conseguenze piu' pesanti di quella che nel 79 d.c. seppelli' molte citta' tra le quali Pompei. "Il monitoraggio del vulcano realizzato attraverso la Protezione civile regionale non rivela alcuna alterazione che possa fare ipotizzare scenari di rischio concreto e immediato di nuova eruzione - si legge - non e' il caso di seminare panico che puo' solo generare fenomeni di paura ingiustificata e rischi inutili".

    Le altre ne

  9. #19
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    Defungeremo all'opposizione...
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    L'esplosione di 3.780 anni fa distrusse non solo il nolano e l'avelinese ma anche la zona orientale di Napoli e i Campi Flegrei, che sono al lato opposto del Vesuvio. Sono stati ritrovati cadaveri asfissiati e sepolti da cenere vulcanica nella zona degli Astroni, che è alla esprema periferia ovest di Napoli.

    Questo per dire che in realtà tutta l'area metropolitana di Napoli è a rischio. Un'area dove vivono 4 milioni di persone, in 4 delle province campane, esclusa Benevento.
    E cosa vuol dire? In genere le esplosioni avvengono con una maggiore intensità a seconda del tempo trascorso dall'ultimo fenomeno eruttivo... nel 79 d.C erano trascorsi ben 3700 anni dall'ultima eruzione (quella preistorica), e ciò spiega lo sconquasso (peraltro c'erano stati moltissimi segnali, che all'epoca ovviamente non avevano potuto cogliere tra cui addirittura un terremoto che già nel 62 d.C aveva distrutto Pompei...quando l'eruzione la seppellì, la si stava ancora ricostruendo)...successivamente vi furono moltissime altre eruzioni, ma nessuna catastrofica. Nel 1036 si ebbe la prima eruzione con fuoriuscita di lava. Questa eruzione fu seguita da altre cinque, l'ultima delle quali avvenne nel 1500 (e anche a queste la città di Napoli è sopravvissuta tranquillamente). Fece seguito un lungo riposo di circa 130 anni.
    Nel 1631 (proprio a causa del riposo prolungato) ci fu un'altra violenta eruzione.
    Dopo di quella, ci fu mediamente 1 eruzione ogni 7 anni, ma nessuna che abbia minacciato Napoli; fino al 1944, quando il vulcano, dopo un'ultima eruzione più violenta del solito, entrò in quiescenza .

    Attualmente sono trascorsi 63 anni dall'ultima eruzione. Il che lascia pensare che ci possa essere un risveglio violento, ma assolutamente non catastrofico come quelli che il National Geographic tira fuori per puro sensazionalismo.

    Il problema sono semmai i terremoti e il fatto che quelli hanno costruito abusivamente fin sopra il Vesuvio.

    Se per 3000 anni (tanti ne conta la città) non è accaduto niente perchè dovrebbe succedere ora? Ripeto, poi può esserci qualsiasi rischio, anche l'asteroide che schianta il pianeta

    Condivido,ma non per i numeri........
    E perchè??? Se ammettiamo che il Vesuvio raggiunga Napoli, 4 milioni mi pare il minimo...

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Aymeric Visualizza Messaggio
    E cosa vuol dire? In genere le esplosioni avvengono con una maggiore intensità a seconda del tempo trascorso dall'ultimo fenomeno eruttivo... nel 79 d.C erano trascorsi ben 3700 anni dall'ultima eruzione (quella preistorica), e ciò spiega lo sconquasso (peraltro c'erano stati moltissimi segnali, che all'epoca ovviamente non avevano potuto cogliere tra cui addirittura un terremoto che già nel 62 d.C aveva distrutto Pompei...quando l'eruzione la seppellì, la si stava ancora ricostruendo)...successivamente vi furono moltissime altre eruzioni, ma nessuna catastrofica. Nel 1036 si ebbe la prima eruzione con fuoriuscita di lava. Questa eruzione fu seguita da altre cinque, l'ultima delle quali avvenne nel 1500 (e anche a queste la città di Napoli è sopravvissuta tranquillamente). Fece seguito un lungo riposo di circa 130 anni.
    Nel 1631 (proprio a causa del riposo prolungato) ci fu un'altra violenta eruzione.
    Dopo di quella, ci fu mediamente 1 eruzione ogni 7 anni, ma nessuna che abbia minacciato Napoli; fino al 1944, quando il vulcano, dopo un'ultima eruzione più violenta del solito, entrò in quiescenza .

    Attualmente sono trascorsi 63 anni dall'ultima eruzione. Il che lascia pensare che ci possa essere un risveglio violento, ma assolutamente non catastrofico come quelli che il National Geographic tira fuori per puro sensazionalismo.

    Il problema sono semmai i terremoti e il fatto che quelli hanno costruito abusivamente fin sopra il Vesuvio.

    Se per 3000 anni (tanti ne conta la città) non è accaduto niente perchè dovrebbe succedere ora? Ripeto, poi può esserci qualsiasi rischio, anche l'asteroide che schianta il pianeta

    E perchè??? Se ammettiamo che il Vesuvio raggiunga Napoli, 4 milioni mi pare il minimo...
    Dei Campi Flegrei vogliamo parlarne?

 

 
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