SCENE DI UNA STRAGE
Raccontare una strage è, in apparenza, facile. Sangue, dolore, emozioni, lacrime, sentimenti e l’infinita ricerca di una verità che non c’è.
A farlo, fino a oggi, ci sono gli specialisti del dolore e della sofferenza che scrivono libri e fanno documentari televisivi che hanno come unico fine quello di impedire a chi legge e a chi li vede di comprendere cosa sia stata realmente una strage.
Mestieranti ben pagati come i Luccarelli, i Minoli, i Fasanella , i Feliziani che dal sangue e dalle lacrime traggono lauti profitti per falsificare la realtà, mentire, tacere, ingannare e lanciare l’eterno sconsolante messaggio della “verità” che non c’è, che mai ci potrà essere, ragion per cui delle stragi bisogna parlarne per ricordarne le vittime ed esaltare il dolore dei familiari.
Punto.
Ma una strage nasconde ben altro, che si può narrare, raccontare, far comprendere agli italiani, perché acquisiscano la consapevolezza della tragedia che ha vissuto e continua a vivere questo Paese che, ancora oggi, vive nel terrore di altre stragi e di altri massacri.
Raccontare veramente una strage non è facile. Se, poi, questa strage è quella di piazza della Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974, è ancora più arduo , più difficile.
Perché piazza della Loggia ha una sua caratteristica peculiare: rappresenta, dopo Portella della Ginestra avvenuta il 1° maggio 1947, la sola strage che ha avuto come obiettivo una folla di sindacalisti, di iscritti alla Cgil e ai sindacati, di militanti comunisti e di sinistra.
Le altre hanno avuto come bersaglio cittadini comuni, gente della strada che il destino ha voluto che fossero in una banca, su un treno, in una stazione ferroviaria, ecc. ecc. La loro morte doveva servire come pretesto allo Stato e alla classe dirigente per proclamare lo “stato di emergenza”, sospendere le garanzie costituzionali, mettere fuori legge i gruppi ed i partiti non conformi all’ordine anticomunista, atlantico e statunitense che paventava lo scivolamento a sinistra del Paese e la sua collocazione in una posizione neutrale in politica estera, filo-araba e anti-israeliana.
Piazza della Loggia è anche questo, ma non solo,perché con essa i suoi organizzatori ed esecutori si proponevano di incendiare il Paese, illudendosi che il Partito comunista e i sindacati avrebbero mobilitato le piazze e lasciato libero sfogo alla rabbia e alla indignazione dei loro iscritti e dei loro militanti.
Un obiettivo, quello di piazza della Loggia, nel quale fine ultimo delle stragi ( il “colpo di Stato istituzionale” )si fonde con l’odio politico che consente, il giorno seguente, a qualcuno di ordinare in un ristorante “polpette alla bresciana” fra risate scomposte e indecenti compiacimenti.
No, raccontare la strage di piazza della Loggia non è facile.
Eppure, di essa si può parlare con estrema serietà, con aderenza alla realtà del tempo, con commozione non strumentale, come fa il regista Lucio Dell’Accio nel suo film “Scene di una strage”, giunto ormai alla sua conclusione.
Un film non facile da fare, proprio perché esce fuori dal circuito degli specialisti del dolore, dei ben pagati professionisti della sofferenza e delle lacrime, cercando di dare ai suoi spettatori quella visione della strage di Brescia che è stata fino ad oggi tenacemente negata agli italiani.
Un film ostacolato pressochè da tutti, meno che dai sindacalisti bresciani che conservano ancora nella loro memoria le immagini di quella giornata di sangue e di orrore.
Un film che per i politici non doveva essere fatto, perché scomodo nella verità che dimostra di uno Stato impegnato ancora oggi a negare, mentire e depistare.
Oggi, imputati nel processo per la strage ci sono solo collaboratori dei servizi segreti italiani, americani ed israeliani alcuni dei quali ( vedi Carlo Maria Maggi ) già imputati in altre stragi dalle quali sono stati assolti sì, ma per insufficienza di prove.
Ed è depistaggio parlare di costoro come di “fascisti”, come è stato depistaggio inventare la “pista comune”, quella di Ermanno Buzzi e dei Papa, per coprire ben altre responsabilità che gli apparati dello Stato conoscono fin da allora, ma che continuano a tacere lasciando al presidente del Senato, Franco Marini, la grottesca esaltazione di uno Stato che, ancora oggi cerca “verità e giustizia”.
Non è vero.
Nessuna verità e nessuna giustizia potranno mai esserci fino a quando si continuerà a spacciare i collaboratori del Mossad israeliano come convinti fascisti, sanguinari protagonisti di una “eversione nera” che in questo Paese non c’è mai stata.
“Scene di una strage”, il film girato con passione, impegno, onestà intellettuale dal regista Lucio Dell’Accio può segnare, a distanza di 33 anni dalla strage della piazza della Loggia, l’inversione di tendenza per questa e per tutte le stragi, per una lettura confacente alla verità che permetterà di ricostruire il contesto giusto e da esso giungere alla identificazione di mandanti, organizzatori ed esecutori.
Il mondo del cinema che ha svolto, non solo in Italia, un compito diseducativo e si è fatto veicolo di tante menzogne sulla storia del dopoguerra e, in particolare, dei cosiddetti “anni di piombo” ci lancia ora, col film “Scene di una strage”, un segnale positivo, che lascia intravedere la speranza che un mezzo di diffusione così potente e suggestivo possa servire per dare ad un popolo quella verità alla quale esso anela e che invano ha atteso dalla sua classe politica, dalle sue forze di sicurezza e dalla sua magistratura.
Dedizione, onestà intellettuale e professionalità del suo regista, Lucio Dell’Accio, ci consentono di vedere , per la prima volta, la realtà di una strage in tutti i suoi risvolti, ci trascinano in quel baratro che sono i massacri di Stato compiuti in nome della difesa dell’Occidente cristiano per conto di forze impegnate ad estendere i domini dell’impero americano e a rafforzare il potere di Israele, costi quel che costi.
Un film che tutti hanno il diritto di vedere.
Un film che è un dovere andare a vedere perché dalle “Scene di una strage” possa iniziare il cammino verso la verità e la giustizia fino ad oggi negate.
www.marilenagrill.org


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