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  1. #1
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    Predefinito Il nuovo MRE contro tutti i Poteri Forti

    Il MRE uscito dal CN del 30 luglio è senza dubbio un nuovo MRE, che rafforza la sua matrice mazziniana e va nella direzione di una lotta contro i Poteri Forti che stanno dietro alla destra ed alla sinistra attuali, ossia da una parte l' asse Fininvest, dall' altra l' asse GF & ID (per usare un' espressione ricavata da Gianfranco La Grassa), ossia essenzialmente SanIntesa-Unicredit-Fiat, vero e proprio "trio infernale" che sta depauperando l' Italia.
    Interessanti ed importanti prospettive politiche si aprono dunque alla nostra formazione politica se essa saprà ulteriormente elaborare, indirizzandole in senso decisamente repubblicano, le analisi proposte inizialmente da La Grassa.
    Le notizie che giungono di dimissioni di iscritti dal Movimento, soprattutto a Brescia, dimostrano secondo me da un lato l' atteggiamento intollerante di chi non sa accettare una sconfitta politica, dall' altro confermano (per le loro motivazioni) una profonda divergenza di valutazione sulla reale natura del Partito Democratico e sulla fase storica attuale, per cui in un certo senso contribuiscono a fare chiarezza.

  2. #2
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    A Brescia si dimettono dal partito? Gente onesta i Bresciani, sempre detto io: cocciuti, un po' presuntuosi qualche volta, ma sempre brava gente. Qui da noi c'è chi se ne va portandosi via il partito.

  3. #3
    1° Agosto 1537
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    Citazione Originariamente Scritto da LUCIO Visualizza Messaggio
    A Brescia si dimettono dal partito? Gente onesta i Bresciani, sempre detto io: cocciuti, un po' presuntuosi qualche volta, ma sempre brava gente. Qui da noi c'è chi se ne va portandosi via il partito.
    Sì, però quelli della maggioranza locale (io ero la minoranza al provinciale, ma evidentemente adesso costituisco la maggioranza al regionale e al nazionale)sono andati avanti per un anno come autotreni su 'sta storia dello scioglimento nel PD senza predisporre neppure un' ipotesi B in caso di naufragio dell' ipotesi A e questo è stato un errore, perchè in un certo senso sono andati anche oltre le indicazioni del centro, esponendosi troppo apertamente per l' ipotesi A, che evidentemente, tranne che a Brescia e a Bologna, non era condivisa a livello nazionale.

  4. #4
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    L'espressione "condividere" a Bologna non credo si adatti nemmeno minimamente alla vita interna del Partito.

    Bologna durante tutta questa storia è stato semplicemente un luogo dove una decina scarsa di iscritti NON hanno saputo trovare nè una sintesi tra loro nè un percorso politicamente sensato.
    Ciò che di minimamente dignitoso è stato fatto a Bologna non c'entra col MRE, ma è merito esclusivamente del salotto privato di una grande Repubblicana e di un tentativo di Associazione trasversale promosso soprattutto da Lucrezio.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    . . . io ero la minoranza al provinciale, ma evidentemente adesso costituisco la maggioranza al regionale e al nazionale . . .
    Mi sorge il sospetto che uno di noi due (o chissà, eventualmente entrambi) non abbia capito bene quello che è successo dal Congresso in qua e che sta succedendo ora.

  6. #6
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    Per l' intanto, ripropongo uno spezzone dell' ultimo intervento di Gianfranco La Grassa, pubblicato sul blog di "ripensare marx" del 27 agosto scorso, che ci aiuta ad inquadrare meglio dal punto di vista teorico ciò che sta accadendo in Italia, nostro "povero Paese". L' articolo originario si intitola "Statalismo versus clientelismo" e ritengo questo estratto ampiamente condivisibile.

    "[...] In realtà, oggi non esiste più nemmeno in Italia un vero statalismo; esiste il clientelismo attraverso lo Stato, che è cosa ben diversa. Tutti gli ideologi imbroglioni del capitalismo, di destra o di sinistra che siano, pretendono che quest’organo “supremo” sia al servizio della collettività, al di sopra delle varie parti in eventuale conflitto, di cui esso si fa mediatore contemperando gli interessi di tutti. In realtà, ognuna di queste parti in conflitto (per nulla eventuale, ma sempre attuale, anche se più o meno acuto) cerca di influenzare lo Stato affinché agisca secondo le sue interessate preferenze. Le varie organizzazioni (partiti, sindacati, lobbies, ecc.), che agiscono nella sfera politica, mirano ad accaparrarsi il consenso di determinati strati e comparti sociali al fine di usare “in proprio” i vari apparati “pubblici”. Neoliberismo e neostatalismo (che tende a paludarsi, teoricamente, da keynesismo) sono una “commedia delle parti” in conflitto per orientare quest’ultimo al proprio successo.
    Tuttavia, il degrado politico è ormai tale che i gruppi dirigenti delle varie organizzazioni, che si battono fra loro nella sfera politica, nemmeno tentano di rappresentare gli interessi complessivi di dati raggruppamenti sociali – molto spesso interrelati trasversalmente tra loro – tipo quelli grande-imprenditoriali (finanziari e industriali); o il lavoro detto autonomo e quello dipendente (salariato) o le varie fasce interne sia all’uno che all’altro; o i “risparmiatori” e i “consumatori”; e via elencando. In realtà, salvo che per quel che riguarda i più potenti, ma più arretrati, grandi gruppi finanziari e industriali – che impongono, sia pure da dietro le quinte, le loro direttive – i gruppi dirigenti dei vari organismi (partiti) attivi in politica si tengono in stretto contatto solo con i loro sodali alla testa delle associazioni di rappresentanza (“sindacale”) dei vari raggruppamenti sociali. La politica non ha quindi più alcun orientamento di base; non dico ideologico, riguardante i valori comuni a vasti insiemi di questi raggruppamenti, ma nemmeno di difesa di interessi caratterizzati in senso corporativo. Al di sotto dei grandi gruppi finanziari e industriali, effettivi dominanti, esistono solo svariati gruppetti di personaggi corrotti, legati ai “rappresentati” da rapporti di “clientela”, che assomigliano molto a quelli mafiosi che pur tutti dicono di voler sconfiggere (ma non possono farlo perché sono dello stesso genere e natura).
    Il preteso neoliberismo finge di appoggiare la libera iniziativa dei “soggetti” produttivi. Questi non hanno però nulla a che vedere con il “macellaio di Smith”, al cui “egoismo” i consumatori avrebbero dovuto affidarsi per essere riforniti della carne migliore. Il mercato è dominato dalle grandi concentrazioni economiche. Al loro interno, i gruppi più arretrati e parassitari – che hanno bisogno, come del resto da sempre nel nostro paese, di attingere alle “casse dello Stato” – hanno deciso di far rappresentare i loro interessi nella sfera “pubblica” allo schieramento detto di centrosinistra (anche questa è pratica in uso da decenni). Il neoliberismo della destra ha quindi solo lo scopo di contrastare tale scelta, cercando di sobillare – ma senza mai il coraggio di guidare uno scontro aperto – i settori più sensibili alle prevaricazioni degli apparati pubblici, settori che sono quelli del lavoro sedicente autonomo. L’agitazione antifiscale è uno dei mezzi in primo piano in questo momento, anche perché appare “giusta” nell’attuale fase di ulteriore disfacimento di tutti i (carenti da sempre) settori che dovrebbero fornire servizi adeguati: sanità, poste, ferrovie e rete di trasporti in genere, uffici dell’amministrazione pubblica (sia centrale che locale), ecc. In effetti, diventa sempre meno comprensibile perché si debbano pagare sempre più “oboli” allo Stato, quando questo non fornisce alcunché di “pregiato” e utile.
    La recita delle parti in commedia è tuttavia molto più comica (e irritante) “a sinistra”. Se il giorno di Capodanno venissero registrate le diverse dichiarazioni delle sue innumerevoli componenti, si risparmierebbe poi tempo (e denaro per annunciatori, corrispondenti e giornalisti vari), trasmettendole di tanto in tanto durante l’anno. La parte “moderata e riformista” dello schieramento afferma che è ora di finirla con i ricatti delle “estreme”, che bisogna riconquistare i settori “produttivi” piccolo-imprenditoriali (e le partite IVA) con riduzioni fiscali e altro, tuttavia liberalizzando tali settori per favorire i consumatori. Le “estreme” minacciano a loro volta “la crisi” se non si rispetta il programma (quello delle “non so quante centinaia” di pagine, tirato da tutte le parti), rilanciando inoltre il “pubblico” (quindi il neostatalismo, a volte appunto mascherato da neokeynesismo) e facendo pressoché esclusivamente gli interessi “dei lavoratori” (che sembrano essere solo quelli dipendenti e salariati, e del più basso livello; tutti gli altri non lavorano). Poiché si tratta di opportunisti e menefreghisti, solo dediti a piccoli interessi personali, alle loro roboanti dichiarazioni non segue null’altro; “tutti insieme appassionatamente” sono abbarbicati ai loro seggi governativi e parlamentari e si “divertono” a spartirsi ogni posticino di qualche potere negli apparati della sfera “pubblica”, usando però la nobilitante espressione inglese (americana): spoil system. Quando occorre, intervengono poi l’ineffabile “Monty” (degno figlio, “spirituale”, di suo padre) e altri dirigenti di associazioni di categoria, dalla parte dei centrosinistri moderati; mentre a favore delle altre componenti di tale schieramento intervengono i dirigenti sindacali, ma con largo ventaglio di posizioni: cislini e uillini un po’ più “centristi”, cigiellini più “radicali”, metalmeccanici del tutto “estremisti”.
    Questa ormai tediosa commedia, cui partecipa in posizione attualmente nettamente subordinata (e “di rimessa”) anche il centrodestra, è appunto ammantata dalle grandi opzioni liberiste o invece stataliste (dette keynesiane), ma si tratta invece di semplice clientelismo, di politica spicciola e miserabile, che lascia imperversare gli interessi parassitari, succhiatori di ogni linfa vitale della società, che fanno capo a quella che ho spesso denominata GFeID (grande finanza e industria decotta), guidata (non completamente ma in parte non indifferente) dal “Trio Infernale”; formato, lasciando da parte i nomi delle persone e andando a quello delle società, da Fiat, Intesa e Unicredit. Non certo unite fra loro, tutto il contrario; ma che recitano anch’esse bene la commedia delle parti, per cui gli interessi dell’intero paese sono per il momento scambiati con i (sostituiti dai) loro.
    Come si possa uscire da un situazione così pericolosa e disastrata non lo so. Oggi è di moda sostenere che le grandi democrazie occidentali sono spesso nate da rivoluzioni innescate dalla lotta antifiscale. A parte l’azzardo del paragone tra l’Inghilterra del ‘600 e la Francia del ‘700 con quel “pauvre pays” che è l’Italia (e in questi ultimi anni lo è mille volte di più che in ogni altro periodo della sua non brillante storia), è bene ricordare che quelle rivolte finirono con il taglio della testa di Carlo I (1649) e di Luigi XVI (1793). Qui, Bossi propone 5-6 mosse che, a suo avviso, metteranno in difficoltà il governo rispettando la legalità. Veramente tutto da ridere. A differenza che nella poesia, qui è a sinistra che s’ode lo squillo di tromba dei cialtroni, e a destra risponde lo squillo dei buffoni. Si resta sempre in attesa di qualcosa di serio; non certo come le rivoluzioni inglese e francese – inutile sperare tanto – ma almeno con l’abbandono di questa farsa!
    Per intanto, esercitiamoci nel famoso “pernacchio” eduardesco all’indirizzo di tutti i cantori del neoliberismo e del neostatalismo."

  7. #7
    McFly
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    Le notizie che giungono di dimissioni di iscritti dal Movimento, soprattutto a Brescia, dimostrano secondo me da un lato l'atteggiamento intollerante di chi non sa accettare una sconfitta politica, dall' altro confermano (per le loro motivazioni) una profonda divergenza di valutazione sulla reale natura del Partito Democratico e sulla fase storica attuale, per cui in un certo senso contribuiscono a fare chiarezza.
    Non solo a Brescia ma in tutt'Italia ci sono delle defezioni (assolutamente fuori luogo in questo momento di empasse e di attesa )
    Era quantomeno prevedibile una fuoriscita di gruppi di "agitati" dal MRE e proprio in questo momento. Pensano di perdere il treno e si affrettano! Quando il gioco diventa un pochino più difficile, chi si tira per primo indietro sono coloro i quali hanno meno spessore ed un bel pò di pavidità. Coloro che non hanno la calma quale virtù dei forti. taluni In molti, saltati sul carro repubblicano da pochi anni, pensavano all'MRE quale un "caronte-shic" per il PD senza sporcarsi le mani con gli eredi di togliatti e di Andreotti.

    Il CN del 30 luglio ha perlomeno avuto un merito immediato (in attesa divedere cosa realmente succede): di stanare i finti repubblicani (tra l'altro pure di bassissimo livello) e come vedete, stanno venendo fuori tutti con un tasso di acredine fuori dal comune contro coloro i quali da sempre hanno propugnato le loro idee che, allo stato dei fatti, si stanno rivelando al momento, giuste.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da McFly Visualizza Messaggio
    Quando il gioco diventa un pochino più difficile, chi si tira per primo indietro sono coloro i quali hanno meno spessore ed un bel pò di pavidità. Coloro che non hanno la calma quale virtù dei forti. Taluni, molti, saltati sul carro repubblicano da pochi anni, pensavano all'MRE quale un "caronte-shic" per il PD.
    L' aspetto saliente della fase politica attuale è senza dubbio la caduta verticale di credibilità della sinistra tra quei ceti popolari (giovani, lavoratori subordinati, pensionati) che pure avevano costituito il blocco elettorale in grado di garantire la "vittoria" dell' Unione.
    Dato che la continuità con il berlusconismo è chiara in quasi tutti i campi, alla sfiducia di chi aveva sperato in un cambiamento si accompagna un impaludamento sociale, culturale e morale senza precedenti nella storia italiana del dopoguerra.
    Questo scenario politico apre tuttavia spazi notevoli alle forze dotate di qualche capacità di analisi della fase e di una coerente critica nei confronti della destra e di questa sinistra.
    In tal senso, dopo mesi di battaglia, possiamo affermare che la nostra lotta mazziniana non è mai sfociata nel politicismo fine a se stesso. L' ingigantito spazio politico che abbiamo dinanzi ci impone dunque oggi più che mai di perseverare nel Pensiero e nell' Azione. Ecco perchè il compito del nuovo MRE del post-30 luglio è quello di restituire alla politica il suo significato più alto rispetto al marciume della "politica politicante", di cui il PD rappresenta una delle facce più terribili.

  9. #9
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    Strozzi, ribadisco, le tue parole non tengono conto di ciò che è successo dal Congresso 2006 in qua (anzi a partire già dalla replica del Segretario al Congresso) e di ciò che sta succedendo ora.

    Siamo messi male, non fare finta di niente. Siamo messi così male che una telefonata di Veltroni potrebbe costituire una novità. E questo non è bello.

    Siamo messi così male che oggi come oggi nessuno ha la benchè minima idea di quale sia la nostra consistenza territoriale.

    Per carità, se avessimo una forte carica ideale potremmo anche risorgere; ma io non vedo gente rabbiosa e determinata a costruire qualcosa di nuovo, vedo gente sconsolata che spera al massimo di riuscire a salvare qualcosa e che ragiona sempre in termini di pretese di riconoscimenti.

    Basterebbero tre o quattro persone in tutta Italia per aprire una stagione nuova, ma dovrebbero essere persone convintissime e liberissime dalle pastoie della vecchia logica partitocratica delle alleanze e degli accordi; senza la tentazione delle alchimie politiche.

    Le vedi tu queste tre o quattro persone?

  10. #10
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    Amici, il 29 settembre c'è proprio questa occasione.
    "Noi ragioniamo" nasce per questo.

 

 
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