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Discussione: 20 Ottobre

  1. #71
    Anticapitalista!
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    ma in definitiva:

    sarà contro le politiche del governo
    o sarà a favore del governo per avere il contentino del rispetto del programma(che dopo avere votato i 12 punti mi vien da ridere...)?
    non è proprio la stessa cosa.

    ma poi si fa vermante o diventa un concertino in piazza?

  2. #72
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    Citazione Originariamente Scritto da Marius Jacob Visualizza Messaggio
    ma in definitiva:

    sarà contro le politiche del governo
    o sarà a favore del governo per avere il contentino del rispetto del programma(che dopo avere votato i 12 punti mi vien da ridere...)?
    non è proprio la stessa cosa.

    ma poi si fa vermante o diventa un concertino in piazza?
    Si fa veramente. Si sta organizzando il trasporto a prezzi proletari.
    Myrddin

  3. #73
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    10 a 1 che viene scoperta una cellula delle sedicenti brigate rosse o a inizio novembre o nella seconda metà d'ottobre

  4. #74
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    Predefinito Terminata l’epoca dell’antiberlusconismo Ora Prc, Pdci, Verdi e Sd attaccano gli alle

    Terminata l’epoca dell’antiberlusconismo Ora Prc, Pdci, Verdi e Sd attaccano gli alleati


    di NICOLA IMBERTI

    C’ERA una volta Silvio Berlusconi, il «caimano», l’uomo del conflitto di interessi, dei processi infiniti, delle leggi ad personam, il nemico pubblico numero uno. C’era lui e, sul fronte opposto, la sinistra schierata, compatta, decisa a scalzarlo dalla guida del Paese, per sempre. C’era il Cavaliere e tanto bastava per tenere insieme una coalizione variegata che andava da Oliviero Diliberto a Clemente Mastella, da Franco Giordano a Francesco Rutelli. Tempi andati.

    Oggi la sinistra, o meglio l’ala più radicale dell’Unione (Prc, Verdi, Pdci e gli ex Ds di Fabio Mussi) ha un nuovo «nemico» da combattere: il Partito Democratico. Non che l’antiberlusconismo sia definitivamente tramontato, lo «spettro» di Berlusconi aleggia sempre minaccioso, ma ultimamente è passato in secondo piano scalzato dalla nascita del nuovo soggetto unitario Ds-Margherita.

    Basterebbe citare l’intervista rilasciata dal segretario di Rifondazione Franco Giordano a La Stampa. «In verità - spiega il numero uno del Prc - a stringerti nell’angolo: o accetti o sei fuori. Ma la cifra del governo non la decidono loro. Ed è un giochino ormai insopportabile. Su ogni provvedimento, prima c’è un’aspra discussione dentro il Pd, poi, quando hanno trovato la quadra, a noi al massimo concedono la possibilità di critica. E subito dopo ti dicono che metti in difficoltà il governo».

    Ma Giordano non è solo nella sua battaglia. Il 3 settembre, ad esempio, il ministro dell’Università e leader di Sinistra Democratica Fabio Mussi, ospite della Festa dell’Unità di Bologna, attaccava: «È un problema se c’è la linea del Governo e la linea del Pd. Io ho la conferma di una previsione, il maggior fattore di instabilità della situazione politica italiana è data essenzialmente dal tentativo di formazione del Pd».

    Il giorno dopo toccava al verde Alfonso Pecoraro Scanio rincarare la dose: «A Veltroni e Bindi auguro una buona competizione elettorale lui simpatico, lei energica, spero solo finiscano presto questa disputa all’interno del nuovo partito per poter avere la tranquillità di governare».

    Nel coro anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto che, al termine delle riunione dei leader della «Cosa rossa» del 6 settembre, spiegava: «Si è parlato della Finanziaria che sarà un banco di prova perché noi crediamo che il governo non finisca con il Partito Democratico. Noi non vogliamo aprire un braccio di ferro con il governo, ma il governo deve tener conto anche delle istanze della sinistra».

    Insomma, all’interno dell’Unione è iniziata una vera e propria competition per cercare di condizionare l’azione del governo. Così, se l’esecutivo sottoscrive l’accordo con le parti sociali sul welfare e il Pd benedice l’intesa, la sinistra radicale organizza una grande manifestazione di piazza il 20 ottobre per chiedere modifiche. Se Giuliano Amato presenta una proposta per inasprire le misure per combattere fenomeni come quelli dei lavavetri Prc, Pdci, Verdi e Sd se la prendono con il Pd. Tanto che Giordano ironizza: «Vorrei evitare che tutta la costruzione del Partito Democratico si limiti ad avere un unico e solo avversario, i lavavetri. Evitiamo questa discussione. Basta inseguire le logiche della destra».

    E non finisce qui. La discussione è appena iniziata, ma la «Cosa rossa» ha già fatto sapere che presenterà un proprio elenco di priorità perché, come spiega Mussi, «Il lavoro sulla Finanziaria ha anche un significato politico perché noi pensiamo che bisogna accelerare il passo per la realizzazione di una sinistra unita. La formazione del Pd richiede che la sinistra si unisca se vogliamo che l’asse della politica resti collocato al posto giusto». Sul fronte opposto, ovviamente, non hanno nessuna intenzione di rimanere a guardare. Così, chiudendo la festa della Margherita sabato, Francesco Rutelli ha lanciato il suo anatema all’ala radicale («Basta con gli estremismi») accusandola di essere la principale causa del sostanziale pareggio tra i Poli alle ultime elezioni politiche. Intanto Silvio Berlusconi gongola.


    n.imberti@iltempo.it

    lunedì 10 settembre 2007

    http://www.iltempo.it/approfondiment...spx?id=1277166
    Myrddin

  5. #75
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    Predefinito La Fiom contro la politica dei sacrifici

    La Fiom contro la politica dei sacrifici

    di Alberto Burgio *

    su Aprile online del 11/09/2007

    La presa di posizione della Fiom apre un confronto drammatico, che attraversa in primo luogo la Cgil. Va scongiurato il rischio di fratture e lacerazioni che potrebbero rivelarsi non ricomponibili. Ma occorre anche che l'unità si coniughi alla difesa delle ragioni e dei diritti del lavoro, che in questi anni sono stati sistematicamente sacrificati sull'altare del "risanamento"

    Sarebbe difficile sopravvalutare la rilevanza di quanto è accaduto tra lunedì 10 e martedì 11 al Comitato centrale della Fiom, chiamato a pronunciarsi in merito all'accordo del 23 luglio sul Protocollo di intesa tra governo e sindacati su welfare e competitività. Il no netto all'accordo di luglio, pronunciato prima dal segretario generale della Fiom e sancito poi a stragrande maggioranza (oltre il 78%) dal voto finale dell'organismo dirigente non lascia adito ad equivoci. E schiera la Fiom alla testa del movimento di lotta contro la politica dei sacrifici (richiesti come sempre al lavoro dipendente) e la concezione iperflessibilista del mercato del lavoro professata dalle componenti moderate del governo Prodi.
    È un passaggio drammatico, che merita tutta la nostra attenzione e determinazione. E dal quale possono sortire conseguenze determinanti per il futuro del sindacato italiano.
    Cerchiamo di andare con ordine, partendo dal merito. La posizione assunta dalla Fiom boccia un accordo che anche Rifondazione comunista ha considerato negativo. Sia sul tema delle pensioni che sulla parte relativa al mercato del lavoro. Sulle pensioni la conferma dello scalone Maroni (solo diluito in tre anni) si è coniugata con misure pesanti nei confronti dei lavori usuranti (per i quali si prevede un meccanismo che non riduce, a regime, gli anni di contribuzione richiesti per il pensionamento) e persino peggiorative della controriforma varata dalla destra (si pensi allo sfondamento dei 60 anni, all'aumento del numero di anni di contribuzione, alla determinazione dei coefficienti in base a parametri esterni al conto previdenziale e all'apertura delle finestre anche per le pensioni di vecchiaia).
    Sul mercato del lavoro la disciplina ipotizzata sui contratti a termine (una delle forme contrattuali strategiche nel processo di precarizzazione del lavoro in Italia) non solo ne confermerebbe la condizione di reiterabilità ad infinitum ma, spostando l'accento dal controllo di merito sulle causali alla verifica formale della regolarità delle procedure, consegnerebbe i soggetti sindacali a una funzione neocorporativa di convalida preventiva dei contratti.

    Si aggiunge a questo l'ipotesi di riduzione della pressione fiscale sugli straordinari, intensamente voluta dalla Confindustria: una misura incompatibile non solo con l'asserita volontà di dispiegare maggiori tutele sulla sicurezza del lavoro, ma anche con una politica di estensione della base occupata.
    Sul piano del merito, insomma, la posizione assunta dalla Fiom appare del tutto condivisibile, e apre uno spiraglio in un contesto difficile e preoccupante.

    Ma, come talvolta avviene in politica, al merito specifico delle questioni si lega in questo caso una problematica ancor più complessa e di portata più generale. In questo caso ci pare che parlare di un tornante storico non sarebbe - una volta tanto - esagerato.
    E' evidente, infatti, che la differenziazione della Fiom sull'accordo di luglio rompe il fronte compatibilista che tendeva a costituirsi e che rischiava di imprigionare il sindacato, a cominciare dalla Cgil. Il progetto accarezzato dalla Confindustria e dai settori della maggioranza e del governo che fanno riferimento al Partito democratico è chiaro ed è stato del resto esplicitato. Il sindacato dovrebbe muoversi dentro il quadro delle compatibilità di volta in volta definito dalle politiche "di rigore e sviluppo" del governo. Dovrebbe assumere i vincoli materiali che hanno prodotto un gigantesco processo di precarizzazione e di impoverimento del lavoro dipendente, e dovrebbe subire come fatalità incontrastabile la progressiva riduzione delle tutele, delle garanzie, dell'autonomia contrattuale, dei livelli salariali. L'eventuale esito di questo processo - che ha origini lontane, legate alla stessa svolta dell'Eur e agli accordi del '92 e del ‘93 - è del tutto chiaro: sarebbe la fine del sindacato come vettore di conflitto e di rivendicazione. Sarebbe - secondo i presupposti taciti della filosofia della concertazione - la sua riduzione a soggetto istituzionale, sussunto entro l'edificio preposto al governo del lavoro.
    La presa di posizione della Fiom blocca questa deriva. Si oppone alle accelerazioni che le sono state imposte dal processo di formazione del Partito democratico. E segnala una indisponibilità del più importante sindacato di categoria della Cgil ad armonizzarsi a questa tendenza neocorporativa e alle sue implicazioni restaurative. Per questo eccede i pur rilevantissimi contenuti dello scontro.

    Ora si apre un confronto drammatico, che attraversa in primo luogo la Cgil. Guardiamo a questo passaggio con partecipazione e preoccupazione. L'unità della Cgil sta a cuore a tutta la sinistra del Paese ed è fondamentale in primo luogo per il mondo del lavoro. Va scongiurato il rischio di fratture e lacerazioni che potrebbero rivelarsi non ricomponibili.
    Ma occorre anche che l'unità si coniughi alla difesa delle ragioni e dei diritti del lavoro, che in questi anni sono stati sistematicamente sacrificati sull'altare del "risanamento". Precisamente questa è la richiesta che leggiamo nella posizione assunta dalla Fiom. È una richiesta che condividiamo e che ci induce a sostenere la battaglia aperta con coraggio dal Comitato centrale dei meccanici italiani. Come avvenne già nel lontano luglio del 2001, la Fiom apre con coraggio una stagione di lotta che deve vedere tutta la sinistra impegnata nella difesa del salario, del contratto nazionale, delle pensioni, dei diritti di quanti - a cominciare dai giovani, dalle donne e dai migranti - subiscono il peso maggiore della precarietà. Non va lasciata sola. La sua battaglia è la nostra, e la manifestazione del 20 ottobre sarà la prima, decisiva occasione per dimostrarlo.
    * deputato Prc-SE, Commissione lavoro

    da
    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=18093
    Myrddin

  6. #76
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    Predefinito Appuntamento possibile

    Appuntamento possibile

    di Aldo Tortorella

    su Il Manifesto del 07/09/2007


    Quando si diffonde una inquietudine sociale assai spesso i governanti, convinti d'aver agito per il meglio, ritengono e dichiarano che si tratta di incomprensioni dovute a difetto di informazione o a preconcetti infondati. Cose di questo genere si sentirono dire durante il governo di centrodestra, che pure disponeva di un quasi monopolio televisivo. E si sentono dire ancora oggi, forse con qualche fondamento in più: dato che la condizione del sistema informativo (ma occorrerebbe un'autocritica) è poco diversa da prima e che, naturalmente, i preconcetti a destra non mancano.
    Può appartenere infatti a questa categoria del partito preso il burbero contegno e la lamentela continua di quello che si chiama «il mondo delle imprese» - e cioè il padronato e le sue organizzazioni - che non cessa di avanzare rivendicazioni e pretese nonostante i tanti miliardi ricevuti e lo sconvolgimento a suo favore, ottenuto in tutti questi anni, della legislazione sul lavoro. Senonché a questa arroganza ci si dimostra assai sensibili nella parte più estesa dell'attuale maggioranza, mentre le voci che si levano dall'altra parte, dalla parte del lavoro, ottengono nei casi migliori un tiepido ascolto quando non, al contrario, severe rampogne.
    I dati dell'Istat resi noti un paio di giorni fa sulla sostanziale stagnazione delle retribuzioni, testimoniano che il malessere tra i lavoratori dipendenti, a partire dai precari, è fondato non su un preconcetto o su cattive informazioni, ma su un fatto concretissimo. Tanto più che nell'arco di un decennio la quota del reddito da lavoro è percentualmente diminuita mentre è aumentata la quota di profitti e rendite. Il fatto che questa inquietudine per manifestarsi possa prendere, come è avvenuto, la strada del leghismo nordista («teniamoci i nostri soldi») o del populismo di destra («solo il padronato vi può garantire») è una prova in più di una carenza della sinistra, oltre che di tutta la coalizione, nel rappresentare bisogni e aspirazioni di cui essa dovrebbe essere la prima interprete.
    Certamente, non basta una manifestazione come quella promossa dai direttori del manifesto e di Liberazione, che ha al primo punto le questioni del lavoro, per colmare questa lacuna. Ma essa può essere un punto di partenza, uno stimolo, una presa di coscienza per creare uno schieramento solidale. A me sembra utile e importante che gli eletti delle sinistre vengano trovando qualche forma di convergenza e unità per cercare di correggere, dove è necessario e possibile, l'azione governativa cui esse partecipano. Ma è contemporaneamente indispensabile che proceda la costruzione di una consapevolezza e di una sollecitazione popolare per obiettivi che in larga misura attengono a impegni assunti dalla stessa coalizione di centrosinistra e che, comunque, indicano una strada per il futuro.
    L'appello, che anche io ho sottoscritto, per la manifestazione del 20 ottobre non è contro qualcuno ma a favore di qualche cosa, chiede una svolta e indica gli elementi di una prospettiva, non stabilisce un qualche dettato imprescrittibile e definitivo, tanto più che temi essenziali mancano a partire da quelli del rinsaldamento della democrazia.
    E' ben chiaro a tutti che è la destra che vuol far cadere questo governo. Ma la fragilità dell'esecutivo non dipende dalla forza altrui ma dalla diminuzione del consenso che già era solo minimamente maggioritario. E questa diminuzione è soprattutto forte e pericolosa fra coloro che portano i pesi più gravi per tenere in piedi l'edificio della ricchezza nazionale, tanto ingiustamente distribuita.
    Minacciare sconquassi per una manifestazione è in generale poco democratico e nel caso specifico è anche poco sensato. Essa dovrebbe essere vista da tutti come una importante opportunità. Per l'insieme della sinistra, che vuole continuare a chiamarsi tale, al fine di scoprire le proprie radici e incominciare a disegnare un proprio comune avvenire. Ma anche per la coalizione che governa. Perché se essa cedesse da questa parte non potrebbe riprendere la propria forza e perderebbe il suo stesso significato.
    Myrddin

  7. #77
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    Predefinito Welfare: Bertinotti, "Manifestazione 20 ottobre non contro governo"

    Welfare: Bertinotti, "Manifestazione 20 ottobre non contro governo"
    BOLOGNA - Per il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, la manifestazione indetta dalla sinistra radicale per il 20 ottobre non e' contro il Governo. Altrimenti, spiega Bertinotti, "ci sarebbero contraddizioni, perche' non si possono fare due parti in commedia". "Se si tratta di una manifestazione su una piattaforma che tenta di dinamizzare l'azione di governo - continua Bertinotti - non vedo ostacoli di principio". (Agr)
    12 settembre 2007

    http://www.corriere.it/ultima_ora/ag...AE90B46B645%7D
    Myrddin

  8. #78
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    e voi pensate di sconfiggere la precarietà con una manifestazione? no perchè qui ci si prende in giro..ma chi c'è al governo? vorrei ricordarvi che se veramente volete fare qualcosa per combattere la precarietà dilagante avete le armi per farlo..siete voi al governo..o ve lo siete dimenticato? cosa ha fatto la sinistra ( inclusi voi che a parole eravate in prima fila nella lotta contro il precariato...) in questi anni? apparte riempirvi la bocca di belle parole e bei proclami non vedo nient'altro..ma la gente se ne sta accorgendo..state attenti perchè la gente si sta stancando di partiti come i vostri..alle belle parole qualche fatto doveva seguire..invece avete fatto l'esatto opposto di quello che predicavate. alle prossime elezioni ci sarà da ridere..voi forse riderete di meno..io di sucuro però. che vi serva da lezione.

  9. #79
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    Purple, è buon gusto prima di fare un intervento del genere, dato che siamo una community di questo tipo, far due righe sul proprio orientamento politico per due motivi. Il primo semplicemente perchè potrebbe non risponderti nessuno dato che è una constatazione che poggia su un cumulo di insulti. Il secondo perchè se qualcuno vuol darti una risposta costruttiva non può farlo, semplicemente perchè non ha idea neanche vagamento della persona con cui sta parlando.

    Il giochino del "nonvidicocomelapensomainrealtàsonduroepuro" può durare un pochino ma alla lunga è una delle cose più inutili e deleterie che ci possano essere al fine di un dibattito un po più costruttivo.

    Senza rancore eh, è soltanto un consiglio questo.

  10. #80
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    Purple, è buon gusto prima di fare un intervento del genere, dato che siamo una community di questo tipo, far due righe sul proprio orientamento politico per due motivi. Il primo semplicemente perchè potrebbe non risponderti nessuno dato che è una constatazione che poggia su un cumulo di insulti. Il secondo perchè se qualcuno vuol darti una risposta costruttiva non può farlo, semplicemente perchè non ha idea neanche vagamento della persona con cui sta parlando.

    Il giochino del "nonvidicocomelapensomainrealtàsonduroepuro" può durare un pochino ma alla lunga è una delle cose più inutili e deleterie che ci possano essere al fine di un dibattito un po più costruttivo.

    Senza rancore eh, è soltanto un consiglio questo.
    insulti? non ho offeso nessuno..ho solo fatto delle critiche..non si può? e parlo da ex elettore di rifondazione se proprio ci tieni a saperlo.
    ma comunque la cosa che mi premeva sapere è perchè un partito come rifondazione non ha fatto niente di quello che era nel suo programma?

 

 
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