Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Grande centro

  1. #1
    Quo usque tandem???
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    Talking Grande centro

    L’omicidio a lungo premeditato e predisposti un passo dopo l’altro alla maniera dell’avvelenamento di Litvinenko, sta per essere portato a termine nella distrazione generale. La vittima? Il diritto degli italiani di scegliersi governo e coalizione, di licenziare il primo ministro, di contare e decidere senza che qualcun altro decida per loro. In altre parole la vittima è il bipolarismo. Gli assassini? Si chiamano Veltroni e Mastella. Lo si è capito dal duetto di ieri alle cure termali di Telese. Mastella ha fatto la voce grossa, ha detto che lui al partito unico non va, e fin qui tutto bene, nel senso che sono fatti suoi. Ma poi è intervenuto Veltroni che, in un romanesco accattivante da osteria di campagna, ha sbuffato dicendo che sì signora mia, mo’ basta: questo non è un Paese da bipartitismo, anzi: a pensarci bene non è neanche da bipolarismo perché (sempre sottinteso, signora mia) non se ne può più di queste coalizioni una contro l’altra.
    Il fatto è che non si tratta di una battuta estiva ma di un fatto grave che ci riguarda tutti. Quello che vuole Veltroni, stando alle sue parole, è gravissimo: vuole favorire la saldatura al centro della fusione fredda fra casiniani e mastelliani, sottrarre sia al centro destra che al centro sinistra la forza per fare maggioranza e puntare a un governo, il suo probabilmente, in cui verrebbe restaurata la premiata pizzeria andreottiana dei due forni (oggi compro la pizza a destra, domani a sinistra) del tutto indipendente dal voto e dai desideri degli italiani.
    Supponiamo che gli italiani diano un voto di centro destra (ma vale anche l’esempio simmetrico e contrario), ebbene: tale voto non porterebbe automaticamente all’incarico del leader del centro destra ma ad una trattativa con inciucio incorporato. Nessuno saprebbe mai nulla della trattativa perché tutto si svolgerebbe dietro tende di velluto nero con uso di pugnali, maschere, tazze di tè al polonio, lacci di seta per strangolare e alla fine il popolo bue verrebbe informato dell’esito della lotta per il potere.
    Sarebbe cioè la fine di quel pezzetto di democrazia che il popolo italiano si è conquistato con le unghie e coi denti da quando fu assassinata la famiglia dei partiti democratici per far spazio alla meravigliosa macchina da guerra del Pci, sconfitta dall’outsider Berlusconi che sparigliò tutto. Da allora gli italiani hanno avuto l’inebriante sensazione di poter votare per una maggioranza di destra o una di sinistra, e l’hanno fatto. Hanno esercitato un embrione di libertà e un embrione di responsabilità. Libertà e responsabilità hanno un prezzo e il prezzo è proprio la lotta elettorale frontale, all’ultimo sangue, all’ultimo voto, in cui chi vince vince, magari a patto di non barare e non fare trucchi. Ora Veltroni, che conosce la storia e ci vuole così davvero impressionare, dice che la democrazia in cui il popolo può metter bocca e assumere decisioni, è per i politici di mestiere una palla al piede e vorrebbe quindi sganciarsela, dal piede, per tornare al vecchio gioco in cui il voto del popolo sovrano vale meno di un sondaggio televisivo e alla fine vincono camarille e accordi, insomma la politica politicante o teatrino della politica contro cui ci siamo tanto battuti.
    Ma allora tutto qui sta il nuovo che avanza del partito democratico che non fa neanche il pieno della sinistra? Il nuovo sarebbe il vecchio, ma con un chilo di cerone e qualche strizzata d’occhio? Potevate, caro Uolter, dircelo prima: specialmente il nostro Uolter, che abbiamo mandato a Madison Avenue per indossare le camicie botton down e imparare la democrazia della più antica repubblica dei tempi moderni, dovrebbe sapere che lo scontro fra coalizioni (il partito repubblicano americano, il leggendario Grand Old Party, è una coalizione di partitini, lobby e tendenze) è il sale della democrazia. Che lo scontro in Francia da cui è uscito vincitore Sarkozy è stato uno scontro di coalizioni e così accade ovunque la democrazia sia democrazia. E adesso Veltroni ci fa sapere di avere anche lui il malumore mastelliano verso le coalizioni da scontro frontale? Ma allora, lo dica chiaramente, il suo gioco è un altro gioco, la sua idea è un’altra idea ed è un’idea sgusciante e anche un bel po’ ipocrita perché vorrebbe far credere al popolo che il peso della scelta non è per lui, la fatica della responsabilità e della libertà non sono cose da italiani e che in fondo si stava meglio quando si stava peggio e la democrazia era consegnata nella caserma dei partiti, prigioniera, legata e imbavagliata. Se è questo che pensa, per favore ce lo dica e lo dica anche ai suoi, ma in modo chiaro e non come una battuta al ristorante.
    Paolo Guzzanti

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=202880

  2. #2
    Quo usque tandem???
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    Spero davvero che Guzzanti abbia ragione, che il parlamento non sia più il luogo di una partita a due tra Berlusconi e Prodi o chi per loro, o di qua o di là, ma il crogiolo di una mediazione tra culture politiche, dove ognuno possa essere sè stesso, dove un cattolico non sia costretto a votare un liberale o un socialista (cdx) o un comunista (csx), dove i liberali contino solo per i voti che hanno, ciè quasi zero e non per quanto piacciono a Silvio (idem per i socialisti alla Guzzanti).

  3. #3
    Gran Divano di Azathoth
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    se volessi leggere le cose dette da Veltroni sulle quali Guzzanti ha scritto l'articolo?

  4. #4
    Quo usque tandem???
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    Non lo so...
    Il regolamento chiede di postare il link originale, cosa che ho fatto, per i riferimenti bibliografici mi sa che chiedi un po' troppo...

  5. #5
    Gran Divano di Azathoth
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    Citazione Originariamente Scritto da Paperinik82 Visualizza Messaggio
    Non lo so...
    Il regolamento chiede di postare il link originale, cosa che ho fatto, per i riferimenti bibliografici mi sa che chiedi un po' troppo...
    si questo lo so, volevo solo sapere se era possibile avere una trascrizione
    mi sembrano un marea di panzane pretestuose quelle scritte da guzzanti

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Dantès Visualizza Messaggio
    si questo lo so, volevo solo sapere se era possibile avere una trascrizione
    mi sembrano un marea di panzane pretestuose quelle scritte da guzzanti
    Guzzanti fa il suo gioco, che è quello di Veltroni e Berlusconi: ridurre la politica a due partiti dove chi ha la fortuna di essere nella nomenklatura comanderà per sempre, mentre tutti gli altri saranno espulsi dalla vita politica italiana!!!
    Se è questo che vogliamo votiamo sì al referendum!!!

  7. #7
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    Roma - Daglie de tacco, daglie de punta. Ogni giorno porta la sua pena, e ogni giorno Romano Prodi cerca di scansare i calci che arrivano alla sua poltrona. Calci d’un «fuoco amico», visto e considerato il bailamme provocato dai nuovi assetti del Partito democratico, e l’evidente commissariamento in atto del suo governo. «Gran parte del manifesto di Veltroni è nel programma», cerca di restare a galla il premier. Ma è evidente che la morsa tra il sistema delle imprese (Montezemolo), il cosiddetto «nuovo conio» di Rutelli, e la prudente ma inesorabile avanzata di Veltroni danno a Palazzo Chigi l’impressione di un accerchiamento. Assedio che troverà nella querelle sulla legge elettorale (e/o il referendum) una delle più potenti leve capaci di schiodare Romano.

    Il nervosismo è palese: come manda a dire Massimo D’Alema nell’ennesima intervista «rassicurante» per il premier, il governo potrebbe durare tutta la legislatura soltanto a patto che ci sia «un pensiero lungo, non la nevrosi dei prossimi quindici giorni». E a proposito della frase di Veltroni («a Palazzo Chigi solo se eletto»), la chiosa del ministro degli Esteri è illuminante: «Le parole di Walter non significano poi che se cade un governo non se ne possa fare un altro...». Certo, su D’Alema resta l’ombra del famoso complotto del ’98, e il ministro cerca ancora una volta di fugare il sospetto («Fu tutta un’altra storia e non lo facemmo cadere noi»). Così il ministro sta bene attento a calcare la mano sugli attestati di stima e la «polizza vita» concessa al governo, volendosi tirar fuori dalle fastidiose liti che danneggiano il Partito democratico.

    Ma altrettanto chiaro resta che gli scossoni del Pd e la stagione dei sospetti che li accompagna sembrano più l’effetto che la causa di una crisi strisciante, dalla quale non si vede via d’uscita. Un altro dei motivi per i quali l’attenzione ora si dirige verso la legge elettorale, tassello indispensabile per giungere in primavera a elezioni anticipate, come ieri pronosticato anche da Berlusconi a Telese. La risposta di Prodi è stata molto risentita: «Berlusconi in questo è come un calendario perpetuo, il governo cade sempre sei mesi dopo...». Peggio ancora, sulla legge elettorale: «Berlusconi? È già la quarta volta che cambia idea... Domani darà un altro parere». Se questo sta diventando il terreno di scontro, l’apparente indifferenza berlusconiana a «votare anche con questa legge, magari con piccole correzioni», significa che gli schieramenti stanno già lanciandosi segnali d’intesa. Così il ministro Chiti cerca di vedere le carte: «Se Berlusconi vuole il referendum, lo dica». Ma la trattativa è ancora ai blocchi di partenza.
    Il terreno sul quale si giocherà è quello del sistema tedesco: l’unico, ammette Piero Fassino, che «troverebbe ampia maggioranza in Parlamento». La sfida è stata lanciata apertamente da D’Alema, che ha voluto diradare talune fumosità veltroniane. «Il modello tedesco va bene - dice D’Alema -, e lo si può rafforzare introducendo l’obbligo di indicare le alleanze prima del voto». Una postilla in linea con quanto dichiarato nel pomeriggio dal capo dell’opposizione: le due fazioni comunicano, al di là dei rispettivi fuochi di sbarramento. Visto dalla prospettiva di Palazzo Chigi, il dialogo rischia di essere un ennesimo campanello d’allarme in grado di mettere in crisi, fino a scardinarlo, il precario assetto dell’Unione. Non a caso è proprio uno dei leader in passato più vicini al sistema alla tedesca, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, a interpretare una riforma in tal senso come un grimaldello per «future alleanze» che escludano le «ali».

    «Chi parla del sistema tedesco dica apertamente che intende affossare il bipolarismo e quindi far cadere Prodi e la coalizione», avverte Pecoraro. E il comunista Marco Rizzo aggiunge che «essere contro il sistema tedesco e tutti i sistemi che tendono a cancellare le forze critiche della società è doveroso. Un ipotetico futuro dettato dal bipartitismo altro non sarebbe che il governo dei poteri forti». In soldoni, quanto pensa anche Prodi. Timoroso del fatto che un eventuale sbarramento alla tedesca (il 5 per cento) può interessare anche Rifondazione, che sgombrerebbe il campo per la «Cosa rossa» e si ritaglierebbe - nel periodo di un governissimo di larga convergenza - il ruolo di unico partito d’opposizione.
    Di Roberto Scafuri

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=202645&START=0&2col=

 

 

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