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  1. #1
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    Predefinito «Il Vesuvio può esplodere di nuovo»

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/S...eruzione.shtml

    Piani di evacuazione sbagliati». Scoppia la polemica
    «Il Vesuvio può esplodere di nuovo»
    Il Nationa Geographic: «Napoli è in pericolo». Regione e Protezione civile: «Abbiamo rivisto gli scenari di fuga»




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    MILANO — Il National Geographic titola: «Vesuvio: addormentato, per ora». Quindi avverte: «Nel 79 d.C. il più pericoloso vulcano del mondo seppellì la città di Pompei, ma la prossima eruzione potrebbe essere molto più forte». E «vicina », stando all'esame dell'altalena delle passate esplosioni. «Forte» come quella che, 3.780 anni fa, nell'età del Bronzo, distrusse Avellino: «E che i piani di protezione civile devono prendere come scenario di riferimento per organizzare il piano di evacuazione: con quello attuale, Napoli, sarebbe in pericolo». Dopo la messa in guardia firmata da ricercatori napoletani e americani, è la rivista Usa a rilanciare l'allarme Vesuvio. E lo fa partendo da un'immagine di quasi 4.000 anni fa: quella di un uomo e una donna sepolti dalla cenere a Nola (la Pompei della preistoria) mentre cercavano la fuga in una direzione sbagliata. «Le catastrofi dei nostri giorni, dall'uragano di New Orleans allo tsunami, avvengono perché si sono sottovalutati gli scenari estremi», avevano avvertito un anno fa i vulcanologi, Giuseppe Mastrolorenzo, Lucia Pappalardo e Michael Sheridan, quindi l'antropologo Pier Paolo Petrone. Il National Geographic ha incrociato il loro studio con l'attuale piano di emergenza, quindi con i risultati della prova d'esodo fatta nel 2006 e con le immagini di vita raccolte durante un viaggio sulle pendici del Vesuvio. La conclusione della rivista: «Quattromila anni dopo Avellino, ancora oggi gli abitanti della Campania sarebbero costretti a lasciare le loro orme nella cenere». La colpa? Innanzitutto dell'attuale piano di emergenza: «Non viene aggiornato significativamente da più di cinque anni », «non considera come scenario di intervento l'eruzione più forte», «prevede l'evacuazione dei 18 comuni della zona rossa, 600 mila persone, ma non di Napoli».
    NAPOLI: «NIENTE ALLARMISMI» - Napoli ringrazia ma getta acqua sul fuoco: «Non facciamo allarmismi». E i suoi «angeli custodi », dell'osservatorio vesuviano e della Protezione civile, rassicurano: «Il vulcano è monitorato, non ci sono segnali che facciano pensare a un'eruzione vicina». Il più «tranquillo» di tutti è Luciano De Crescenzo: «Oggi siamo molto più equipaggiati, c'è tutto il tempo per scappare». Quindi da buon fatalista aggiunge: «Che arrivi un'eruzione come quella del 79 d.C. o di 4.000 anni fa, beh, io confido solo nel caso». Al caso i ricercatori però preferiscono la legge delle probabilità: «C'è una probabilità dell'1% che si verifichi un'eruzione pliniana come quella di Avellino. Per questo, per elaborare il piano, ne è stata scelta una subpliniana come quella del 1631», spiega Titti Postiglione, del Dipartimento della protezione civile. Sia chiaro però: «Si parte con lo scenario più probabile, ma il piano può essere cambiato all'istante qualora la crisi pre-eruttiva indichi un rischio più forte». «In ogni caso — aggiunge Giulio Zuccaro, direttore del centro studi Plinius — per Napoli il rischio non è quello immPiani di evacuazione sbagliati». Scoppia la polemica
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    Il Nationa Geographic: «Napoli è in pericolo». Regione e Protezione civile: «Abbiamo rivisto gli scenari di fuga»




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    MILANO — Il National Geographic titola: «Vesuvio: addormentato, per ora». Quindi avverte: «Nel 79 d.C. il più pericoloso vulcano del mondo seppellì la città di Pompei, ma la prossima eruzione potrebbe essere molto più forte». E «vicina », stando all'esame dell'altalena delle passate esplosioni. «Forte» come quella che, 3.780 anni fa, nell'età del Bronzo, distrusse Avellino: «E che i piani di protezione civile devono prendere come scenario di riferimento per organizzare il piano di evacuazione: con quello attuale, Napoli, sarebbe in pericolo». Dopo la messa in guardia firmata da ricercatori napoletani e americani, è la rivista Usa a rilanciare l'allarme Vesuvio. E lo fa partendo da un'immagine di quasi 4.000 anni fa: quella di un uomo e una donna sepolti dalla cenere a Nola (la Pompei della preistoria) mentre cercavano la fuga in una direzione sbagliata. «Le catastrofi dei nostri giorni, dall'uragano di New Orleans allo tsunami, avvengono perché si sono sottovalutati gli scenari estremi», avevano avvertito un anno fa i vulcanologi, Giuseppe Mastrolorenzo, Lucia Pappalardo e Michael Sheridan, quindi l'antropologo Pier Paolo Petrone. Il National Geographic ha incrociato il loro studio con l'attuale piano di emergenza, quindi con i risultati della prova d'esodo fatta nel 2006 e con le immagini di vita raccolte durante un viaggio sulle pendici del Vesuvio. La conclusione della rivista: «Quattromila anni dopo Avellino, ancora oggi gli abitanti della Campania sarebbero costretti a lasciare le loro orme nella cenere». La colpa? Innanzitutto dell'attuale piano di emergenza: «Non viene aggiornato significativamente da più di cinque anni », «non considera come scenario di intervento l'eruzione più forte», «prevede l'evacuazione dei 18 comuni della zona rossa, 600 mila persone, ma non di Napoli».
    NAPOLI: «NIENTE ALLARMISMI» - Napoli ringrazia ma getta acqua sul fuoco: «Non facciamo allarmismi». E i suoi «angeli custodi », dell'osservatorio vesuviano e della Protezione civile, rassicurano: «Il vulcano è monitorato, non ci sono segnali che facciano pensare a un'eruzione vicina». Il più «tranquillo» di tutti è Luciano De Crescenzo: «Oggi siamo molto più equipaggiati, c'è tutto il tempo per scappare». Quindi da buon fatalista aggiunge: «Che arrivi un'eruzione come quella del 79 d.C. o di 4.000 anni fa, beh, io confido solo nel caso». Al caso i ricercatori però preferiscono la legge delle probabilità: «C'è una probabilità dell'1% che si verifichi un'eruzione pliniana come quella di Avellino. Per questo, per elaborare il piano, ne è stata scelta una subpliniana come quella del 1631», spiega Titti Postiglione, del Dipartimento della protezione civile. Sia chiaro però: «Si parte con lo scenario più probabile, ma il piano può essere cambiato all'istante qualora la crisi pre-eruttiva indichi un rischio più forte». «In ogni caso — aggiunge Giulio Zuccaro, direttore del centro studi Plinius — per Napoli il rischio non è quello immediato di piogge piroclastiche ma di cenere. L'evacuazione può essere in questo caso più lenta e programmata in base ai venti». E il piano del 2001? «Già bello che superato: quello nuovo prevede l'evacuazione in tre giorni anziché in sei, fatta anche con i mezzi privati oltre che con quelli pubblici», continua Titti Postiglione. «È già stato in parte testato e sarà presentato entro l'anno, le fasce di rischio sono riconsiderate », aggiunge l'assessore regionale alla Protezione civile Luigi Nocera. Che ribadisce: «Nessun rischio concreto e immediato di nuova eruzione».


    Alessandra Mangiarotti



    ediato di piogge piroclastiche ma di cenere. L'evacuazione può essere in questo caso più lenta e programmata in base ai venti». E il piano del 2001? «Già bello che superato: quello nuovo prevede l'evacuazione in tre giorni anziché in sei, fatta anche con i mezzi privati oltre che con quelli pubblici», continua Titti Postiglione. «È già stato in parte testato e sarà presentato entro l'anno, le fasce di rischio sono riconsiderate », aggiunge l'assessore regionale alla Protezione civile Luigi Nocera. Che ribadisce: «Nessun rischio concreto e immediato di nuova eruzione».


    Alessandra Mangiarotti

  2. #2
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    E' risaputo che è solo questione di tempo.
    Non è un'ipotesi, è una certezza, per le sue caratteristiche il Vesuvio tornerà ad eruttare in modo esplosivo e, conoscendo la mitica efficienza napoletana, farà di nuovo una moltitudine di morti più che di senzatetto.

  3. #3
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    Mi pare che l'ultima eruzione distruttiva fu pochi anni fa, nel 45 se ricordo bene.
    L'espansione edilizia in quelle aree rappresenta una vera e propria follia criminosa. Ricordo che il vecchio Pannella denunciare questo obbrobrio gia' decine di anni fa. Ovviamente niente e' stato fatto e la struttura urbana dei paesi alle pendici del Vesuvio rende difficile operare in emergenza.
    Cosa possiamo fare? Quello che possiamo fare per l'Italia tutta e per i suoi problemi: sperare in Dio, sempre che esista e che ci giudichi meritevoli di aiuto, due fattori che messi assieme rendono l'aiuto largamente improbabile.

  4. #4
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    in ogni caso ad essere in pericolo non sarebbe la città di Napoli,ma quelle della zona rossa

  5. #5
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    Quelli del National Geographic pretendono di preoccuparsi di ciò che accadrebbe in caso di un'eruzione IN GRADO DI RAGGIUNGERE NAPOLI (e non solo la provincia)... ma se così fosse bisognerebbe evacuare 6.000.000 di abitanti (cioè quasi la metà dell'intera popolazione del sud-Italia). E' chiaro che , essendo un'ipotesi poco probabile, non la si prende nemmeno in considerazione.

    Altrimenti, preoccupiamoci anche di un asteroide che può colpire la terra... o più modestamente, di terremoti che possono colpire ovunque in maniera catastrofica e che comunque non potremo prevedere.

  6. #6
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    A me non è che me ne importa.
    Mi dispiace per chi resta in quelle zone.
    Davide Zerillo

  7. #7
    Prodi&Berlusconi
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    Citazione Originariamente Scritto da Aymeric Visualizza Messaggio
    Quelli del National Geographic pretendono di preoccuparsi di ciò che accadrebbe in caso di un'eruzione IN GRADO DI RAGGIUNGERE NAPOLI (e non solo la provincia)... ma se così fosse bisognerebbe evacuare 6.000.000 di abitanti (cioè quasi la metà dell'intera popolazione del sud-Italia). E' chiaro che , essendo un'ipotesi poco probabile, non la si prende nemmeno in considerazione.

    Altrimenti, preoccupiamoci anche di un asteroide che può colpire la terra... o più modestamente, di terremoti che possono colpire ovunque in maniera catastrofica e che comunque non potremo prevedere.
    Ok, pero' limitandoci ai paesi sulle pendici, di quante persone si sta ragionando?
    Considerata la criminale espansione edilizia ho ragione di pensare che siano comunque un numero enorme e molto difficilmente gestibile.

  8. #8
    text
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    Citazione Originariamente Scritto da Aymeric Visualizza Messaggio
    Quelli del National Geographic pretendono di preoccuparsi di ciò che accadrebbe in caso di un'eruzione IN GRADO DI RAGGIUNGERE NAPOLI (e non solo la provincia)... ma se così fosse bisognerebbe evacuare 6.000.000 di abitanti (cioè quasi la metà dell'intera popolazione del sud-Italia). E' chiaro che , essendo un'ipotesi poco probabile, non la si prende nemmeno in considerazione.

    Altrimenti, preoccupiamoci anche di un asteroide che può colpire la terra... o più modestamente, di terremoti che possono colpire ovunque in maniera catastrofica e che comunque non potremo prevedere.
    TUTTA LA CAMPANIA HA MENO DI 6MILIANI DI ABITANTI.
    Mi spieghi da dove arrivano ste cifre?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da 2DISGRAZIE Visualizza Messaggio
    Ok, pero' limitandoci ai paesi sulle pendici, di quante persone si sta ragionando?
    Considerata la criminale espansione edilizia ho ragione di pensare che siano comunque un numero enorme e molto difficilmente gestibile.
    Sì, si tratterebbe di circa 600.000 persone, credo. Se non erro ci vorrebbero minimo 10 giorni per evacuare la zona.

    In verità che quei paesi vengano distrutti non è una iattura; tutto sommato è la fine cui sono destinati fin dalla loro nascita. Piuttosto, bisognerebbe sin d'ora svuotarli e dovrebbero essere create, in maniera razionale, una serie di città satellite nel nord della provincia e nel sud del Lazio ( visto che l'entroterra è già del tutto urbanizzato).Alla fine dovrebbe risultare una sola megalopoli Napoli-Roma (e la popolazione sarebbe distribuita sull'intera area).

    Nell'area metropolitana di Napoli c'è la stessa quantità di abitanti dell'intera Emilia-Romagna, però compressa nell'estensione della provincia Forlì-Cesena.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da malox Visualizza Messaggio
    TUTTA LA CAMPANIA HA MENO DI 6MILIANI DI ABITANTI.
    Mi spieghi da dove arrivano ste cifre?
    Hai ragione mi sono sbilanciato un po' troppo...diciamo 5 milioni...4 milioni e mezzo...? Se il Vesuvio può colpire Napoli, può raggiungere tutte le province intorno a lui...

    Quanti abitanti vivono in provincia di Napoli, di Avellino, di Caserta e quanti in provincia di Benevento o nel sud della provincia di Salerno?

 

 
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