Varga Llosa e Cuba
Leggo su EL MUNDO di una dichiarazione fatta durante una conferenza in Messico da Mario Varga Llosa secondo cui l’America Latina è stata vittima di un’immagine idealizzata da quegli intellettuali occidentali che hanno riflesso la loro utopia sul Nuovo Continente frustrati per le carenze delle democrazie dei loro paesi.
“Coloro che si sono impegnati ad allontanare l’America Latina dall’Occidente, sono stati scrittori, pensatori o artisti occidentali che, delusi dalla propria cultura escono in cerca di altre che possano soddisfare maggiormente il loro appetito di esotismo, primitivismo, magia e che han fatto dell’America Latina la meta delle loro utopie”.
Benché, secondo Vergas Llosa, questa situazione che si trascina dalla conquista spagnola abbia dato eccellenti frutti letterari, ha però frenato il legittimo sviluppo del continente rispetto ad altre regioni del mondo. *(1)
Lo scrittore ha aggiunto inoltre che l’impegno di questi intellettuali europei di idealizzare l’America Latina ha provocato, tra le altre conseguenze, anche quella della sopravvivenza del governo cubano di Fidel Castro.
“Il governo cubano difficilmente sarebbe durato tanto tempo senza la leggenda utopica - tanto in contraddizione con la verità storica di quel che succedeva a Cuba – che intellettuali europei tessero intorno ad essa impegnandosi (…) a vedere in questo regime il Paradiso”
Per questo Vargas Llosa ha esortato il popolo latinoamericano a sforzarsi per rompere la finzione inventata da certi europei delusi dalle loro mediocri democrazie e ansiosi di vivere le emozioni forti dell’avventura rivoluzionaria che credono l’America Latina in grado di offrire loro…
*(1)
Quante volte ho sentito questi discorsi!
L’ultima volta fu a L’Avana nella Taverna del Benny dove mi trovavo con alcuni amici, e mentre
loro accusavano l’Occidente di aver impedito lo sviluppo dell’America Latina, arrivarono in tavola i nostri piatti unici, tutti guarniti da un “aijo” che sarebbe un peperoncino grande come una ciliegia che insaporisce i piatti cubani. Presi in mano il mio aijo e lo mostrai agli amici:
“Vedete” dissi “questo è esattamente il peperone che Cristoforo Colombo trovò da queste parti cinquecento anni fa e che portò in Europa. Oggi se vai in qualsiasi mercatino rionale ne puoi comprare tre o quattro che fanno un kilo. Voi avete la buona terra, i semi, la conoscenza bioscientifica, ditemi perché da queste parti è rimasto il medesimo dai tempi di Colombo, e cosa c’entriamo noi con lo mancato sviluppo di questa solanacea…”
Aspetto ancora la risposta.
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Ebbene sì, amici miei. E’ tornato Settembre ed io ricomincio a rompere le palle con la mia vicenda cubana. Qualcuno mi ha scritto dicendo: “Massì, sono cose che sappiamo tutti. Alcune ONLUS ci mangiano sopra, cosa ci vuoi fare?”
Cosa ci voglio fare?
Innanzi tutto voglio indietro i soldi che mi hanno rubato.
Poi vorrei delle scuse, ma non per me. Io ho praticamente gettato al vento un anno di vita ma ho avuto una grande esperienza e mi sento appagato. Le scuse vorrei che venissero fatte a tutti quelli che questi tizi hanno preso e continuano a prendere in giro.
Poi vorrei sapere perché tutti i soldi che vengono raccolti, prima di venire “distribuiti” debbano per forza passare dal CRIC (tel. 39- 0965 812345 E-mail: cricit@tin.it ) di Reggio Calabria per poi rimbalzare al COSPE (tel. 39 055 473556 E-mail: laurenzi@cospe-fi.it ) di Firenze.
Poi vorrei sapere le ragioni di una disposizione mandata via E’mail, che ho ricevuto per caso, secondo le quali la mia vicenda dev’essere tenuto sotto impenetrabile silenzio.
Ecco a me questo silenzio non sta bene, e come sempre metto tutto sul mio Sito:
http://guide.dada.net/satira/vincent_da_cuba/
Se conoscete qualcuno a cui potrebbe interessare questa vicenda, vi prego, fate girare.
Grazzzz.
Aldo Vincent




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