A questo proposito, mi pare molto adatta l' ultima testimonianza di Gaetano Arfè, il grande storico socialista morto ieri, quasi un testamento.
Carlo Patrignani, 08 giugno 2007
Politica Il Partito Democratico? Ci credo poco: stenta a nascere e, quando e se vedrà la luce, non sarà robusto e forte per la scarsa partecipazione della gente...La ricomposizione della sinistra? Possibile, ma ci vorrà tempo e soprattutto la capacità di rimettersi tutti in gioco. Intervista con lo storico Gaetano Arfè
Il Partito Democratico? Ci credo poco: stenta a nascere e, quando e se vedrà la luce, non sarà robusto e forte per la scarsa partecipazione della gente...La ricomposizione della sinistra? Possibile, ma ci vorrà tempo e soprattutto la capacità di rimettersi tutti in gioco. Il nuovo socialismo oltre il ‘900? La visione di Riccardo Lombardi che, non sconfitto dalla storia, ha in sé la vitalità per esser ripresa e perseguita. E Boselli? Gli direi, riprendi e segui il socialismo di Lombardi.
A parlare è l'82enne storico napoletano Gaetano Arfè, nato a Somma Vesuviana il 12 novembre 1925, una vita passata nelle fila socialiste, "ho iniziato la milizia politica nel '42: l'idea antifascismo uguale secondo Risorgimento mi è venuta precocemente, nel ‘44 stavo con i fratelli Rosselli in 'Giustizia e Libertà, l'anno dopo nel '45 sono entrato nel Psi", racconta con un moto d'emozione. E il fascismo cosa fu? "I fratelli Rosselli prima e poi il Pd'A ne capirono subito consistenza e pericolo: Mussolini non era altro che un avventuriero, uno spregiudicato, un'opportunista che s'impossessò del Potere con la demagogia, la violenza per finire alleato di Hitler: gli esseri umani, per entrambi, non avevano alcun valore", risponde lo storico e riprende il racconto del suo percorso.
"Seguii Saragat a Palazzo Barberini nella sua scissione ma presto mi convinsi che alla rivendicata autonomia dal Pci corrispondeva una ineluttabile subalternità alla Dc e rientrai nel Psi in coincidenza con la confluenza della maggioranza del Pd'A guidata da Lombardi", che nel 1966 quando ci fu l'unificazione socialista "mi volle a tutti i costi direttore de ‘l'Avanti!'. E nel Psi Arfè è rimasto fino al 1987. Oggi c'è un interesse per un nuovo socialismo, oltre il ‘900. "E' giusto così, il socialismo è vivo e vitale", spiega ma subito avverte: "stiano tutti ben attenti al clima pessimo che si respira nel Paese e nel Parlamento, spettacoli come quello sul caso Visco-GdF non li ho mai visti in 20 anni di vita parlamentare. Attenzione a quando si perde il senso della misura, il rispetto per l'altro, per l'essere umano: è sintomo pericoloso di degrado e incultura".
Torniamo al socialismo oltre il ‘900... "Ci vuole, me lo aspetto, un franco dibattito, una dialettica aperta anche se vivace: importante è metter da parte qualsiasi personalismo, qualsiasi riferimento autoreferenziale - continua Arfè - vanno individuate, escogitate le soluzioni migliori. Un esempio? Non si può continuare con una visione dell'economia in crescita, in sviluppo continuo: le risorse scarseggiano e ricostruirle è problematico: si cominci a lavorare seriamente ad una decrescita compatibile, meno beni di consumo e più beni collettivi, ad una diversa redistribuzione delle risorse e del lavoro". Insomma, il fervore attorno al socialismo è interessante, "ma per essere una cosa reale e veritiera richiede un processo di revisione storiografica serio: ne abbiamo bisogno tutti il Paese per primo".
Visto che siamo a 60 anni dalla Carta Costituzionale varata dalla Costituente, Arfè mette l'accento sulla laicità dello Stato rimandando ad un episodio della storia della Repubblica oscurato. "L'art.7 della Costituzione con cui Pci e Dc, insieme alle destre, recepirono i Patti Lateranensi fatti da Mussolini e Pio XI: quell'articolo figlio di una linea politica precisa trovò l'opposizione netta, coraggiosa e frontale di Lombardi, di quel filone azionista indigesto al Pci e poi del Psi", sostiene lo storico. Uomini che non vinsero e non trionfarono mai, ma non furono mai vinti e del loro operare hanno lasciato un segno incancellato e incancellabile: l'attrazione per l'eresia, il gusto per l'avventura intellettuale e politica: ecco di cosa c'è bisogno per il futuro: attrazione per l'eresia, gusto per l'avventura intellettuale e politica - conclude Arfè- con la massima apertura al dialogo, al confronto, alla dialettica". La società socialista potrà anche non realizzarsi, il "paradiso socialista" potrà anche non esser raggiunto: ma giustizia e libertà restano gli imperativi etici ai quali uniformare la propria condotta.
http://www.aprileonline.info/3484/ar...ne-per-leresia.





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