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  1. #161
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    A proposito della filosofia della libertà in Julius Evola
    di Giovanni Damiano

    Sul Corriere della Sera del 14 settembre 2007 è apparso un articolo a firma di Dario Fertilio dal titolo “Se Evola diventa il filosofo della libertà” e col seguente sottotitolo: “Massimo Donà riscopre il maestro spirituale del pensiero reazionario”. Lo scritto di Fertilio è incentrato sulla prefazione di Massimo Donà alla nuova edizione delle Mediterranee di un testo filosofico di Evola, Fenomenologia dell’individuo assoluto. Secondo Fertilio, questa prefazione sarebbe un vero “colpo di scena” visto che “contiene una definizione quanto meno impegnativa: ‘filosofo della libertà’. O, per citare alla lettera un passaggio chiave: ‘La sua [di Evola] è una radicale filosofia della libertà’”. Stiamo proprio parlando, si domanda Fertilio, di quello stesso Evola razzista, antisemita, “pronto a riconoscere nelle SS una nuova nobiltà politica razzialmente, moralmente e spiritualmente selezionata”, ancora nel 1969 non propriamente amico dei ‘negri’, eccetera eccetera? “Ebbene sì, proprio lui”, risponde Fertilio. Non solo, perché a lanciare “l’ultra revisionistica rivalutazione di Evola” è un accademico, per di più “collocato a sinistra”. Certo, chiosa Fertilio, da tempo erano, per così dire, presenti su piazza vari “rivalutatori a oltranza” del pensiero evoliano quali Cacciari e Volpi, ma “nessuno si era spinto lontano come Massimo Donà”. L’articolo poi continua con una sommaria disamina delle tesi di Donà, ma l’essenziale è già stato riportato.
    Ricapitolando: dall’interpretazione di Donà verrebbe fuori un Evola abissalmente lontano dal solito, monocorde e truce cliché ‘razzista’, un Evola addirittura capace di guardare “a una Destra ideale intesa come forma politica che, sola, potrebbe farci guadagnare una libertà non strettamente negativa”, una ‘Destra ideale’ valevole come “un ambiente propizio per lo sviluppo della personalità e della vera libertà” (sono parole di Donà riportate da Fertilio). Insomma, ci si troverebbe di fronte a un pensatore molto più complesso di quello ‘disegnato’ dalla vulgata, un pensatore, per giunta, in grado di percorrere sentieri tanto apparentemente antitetici allo schieramento politico-ideologico in cui è di norma inscritto, da riuscire a elaborare una “radicale filosofia della libertà”. Basterebbe già questo per porre nella dovuta evidenza l’interpretazione di Donà.
    Si dà il caso, però, che questa interpretazione non sia affatto nuova, visto che già una decina d’anni fa (per la precisione nel 1998) era uscito per i tipi di Ar un mio libro intitolato La filosofia della libertà in Julius Evola (e qui mi permetto di consigliarne la lettura in parallelo con la prefazione di Donà), in cui il nucleo essenziale della filosofia evoliana era appunto individuato nella libertà. Se sottolineo tutto ciò non è tanto per personalistici ‘diritti di primogenitura’, né per ricordare a me stesso quanto sia stato folgorante per la mia ricerca successiva l’incontro con quel pensiero di Evola, ma per un motivo ben diverso. E cioè che non c’è necessariamente bisogno del solito accademico “collocato a sinistra”, venuto “a miracol mostrare” in una ‘landa’ aprioristicamente giudicata solo capace di produrre ‘santini’ apologetici o patetismi nostalgici, per scompaginare logore categorie interpretative e per far risaltare, in questo caso, tutta la ricchezza del pensiero evoliano. In altre parole ancora, “l’ultra revisionistica rivalutazione di Evola” era in sostanza già avvenuta e qualcuno “si era spinto lontano” ben prima di Donà, a testimonianza della vitalità e della (è proprio il caso di dirlo) libertà intellettuale di una cultura ‘altra’ da quella ufficiale, ma altrettanto (quantomeno) ricca di dignità. Una cultura ‘altra’, infine, che ha il dovere di rivendicare la bontà delle sue opere e che ha l’obbligo di non assistere, inerte, al subdolo ‘sequestro’ della ‘parola’ evoliana.

    www.libreriaar.it
    Giusto per uscire dal solito luogocomunismo ed analizzare la complessità del pensiero evoliano in maniera più accurata e lontana da apologesi e banalizzazzioni

  2. #162
    Lupo Sciolto
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    ho letto l'articolo sul Corriere su Evola...niente male.. già che ci sia un dibattito a riguardo lo trovo positivo

  3. #163
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Lupo Sciolto Visualizza Messaggio
    ho letto l'articolo sul Corriere su Evola...niente male.. già che ci sia un dibattito a riguardo lo trovo positivo
    No dai, a me ha fatto schifo quell'articolo. E' la solita solfa, cercano di renderlo politicamente corretto per poi "sdoganarlo", a dire il vero non capisco neanche il motivo...

  4. #164
    Lupo Sciolto
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    Citazione Originariamente Scritto da Ksatriya Visualizza Messaggio
    No dai, a me ha fatto schifo quell'articolo. E' la solita solfa, cercano di renderlo politicamente corretto per poi "sdoganarlo", a dire il vero non capisco neanche il motivo...
    mah potevano dire invece le solite cose tipo Evola razzista etc o ancora peggio non nominarlo... che ci sia chi lo guarda in altra maniera lo trovo positivo.. poi si possono contestare i contenuti delle osservazioni.. e su quello posso esse d'accordo

  5. #165
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    Direi che il contenuto dell'intervento di Damiano si pone su un piano un po' diverso, la questione è che il Corriere parla di Evola quando accademici di sinistra compiono un'opera di "revisionismo", ma non ne ha mai parlato per tutti gli anni in cui considerazioni identiche sono state fatte da intellettuali non di sinistra....

  6. #166
    Lupo Sciolto
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    Dal Manifesto di Polaris commentato
    http://www.centrostudipolaris.org/ma...commentato.php

    Citazione Originariamente Scritto da Polaris
    Tre assi direttrici di una strategia
    elitismo pragmatico: scelta fredda e contingente dell’azione concreta, anche spregiudicata, purché sia tattica e costruttiva, condotta impeccabilmente, guidata da uomini formati e selezionati che sono costante prova esistenziale di un principio, affermato sulla propria pelle, che non hanno il bisogno quotidiano di dare conto a terzi dei propri gesti perché, naturalmente, etologicamente, rispondono ad un qualificato modo di essere e di vivere. Un duro e periglioso privilegio riservato a pochi incursori.
    assalto culturale: simbolico, morfologico, estetico versus tutti i cliché culturali in uso dal potere;
    interventismo creativo: NON: “immaginazione al potere” MA: “tutta la forza dell’immaginazione non solo per smascherare il potere oligarchico reazionario e/o sovversivo” ma per acquisire spazi liberati, fornire esempi tangibili, smuovere le situazioni stagnanti, condizionare le incursioni dell’elitismo pragmatico, potenziare gli assalti culturali ed essere infine
    fascio di forze rivoluzionario e controsovversivo

    Che linee di azione deve darsi una tendenza rivoluzionaria e controsovversiva ?
    Deve fondarsi su di un’attualizzazione dello spirito ardito e avanguardista. Ovvero se è pragmatica per indole, deve sempre essere subordinata alla coscienza e ad una rigida disciplina interiore, per cambiare il mondo senza farsi cambiare da esso.
    a. Il primo dei tre punti di questa tendenza lo abbiamo definito elitismo pragmatico ed è possibile solo previa costituzione di un nocciolo solido e coeso. Questo genere di pragmatismo tende a operare a seconda dell’opportunità offerta, localmente ed in ogni singola circostanza. Ad operare in modo anche disinvolto, sempre variabile, che possa persino sembrare schizofrenico ai meno avveduti, ma che sempre è teso a capitalizzare strategicamente (e mai opportunisticamente) tutte le prese di posizione che in nessun caso devono essere volte all’entrismo né prigioniere da pregiudizio puerile di bandiera (nessun’ “infiltrazione” ma nemmeno costruzione di una chiesa/partito, dunque). Tale pragmatismo si risolve nel saper far leva agendo da lobby unita, movendo da punti di forza. Non in nome di programmi politici teorici o di parole d’ordine roboanti, ma nella prospettiva degli avanzamenti e dei consolidamenti delle posizioni acquisite da un nucleo incorruttibile nonché del conseguimento, da parte del medesimo, delle condizioni necessarie alla realizzazione di nuove e più efficaci azioni dirompenti
    b .Assalto culturale è un continuum che tende - non solo tramite il contenuto ma con oculata scelta delle forme, tramite il simbolo ma anche e sopratutto mediante l’esperienza vissuta - a far perno in ogni ambito raggiungibile (direttamente o con la comunicazione) per suscitare una rigenerazione etologica che sia adatta al contesto presente e futuro.
    c. Per Interventismo creativo s’intende la capacità d’ irrompere in situazioni estemporanee per forzarle, plasmarle e infine tesaurizzarle in messaggi ed esempi che, se non sono necessariamente ripetibili, debbono comunque fungere da modello esistenziale, culturale e pratico.
    Creare le situazioni, forzarle e avanzare per strappi dunque.


    [...]

    Edificare l’élite del nuovo millennio
    Nella prospettiva dell’evoluzione dello scenario geopolitico, culturale e sociologico, formare l’avanguardia rivoluzionaria e controsovversiva al fine di realizzare la sovranità popolare.
    Agire, con criterio e tenacia e sfidare i tempi che vengono e i nuovi scenari per vincere

    Androcentrismo è qualcosa di totalmente diverso dall’antropocentrismo. Quest’ultimo termine
    indica la centralità dei bisogni, dei pruriti, dei “diritti”, dei piaceri, dell’individuo e la parallela
    desacralizzazione della vita, della natura, della cultura. Anèr, andròs in greco è l’equivalente del vir
    latino. Dunque l’uomo che sia saldo, forte, centrato, colui che s’informi alla virilità spirituale, diviene la pietra angolare sulla quale misurare ogni opera compiuta o in corso. Androcentrata è una civiltà che non delega a scribi la via esistenziale al sacro e al bene. L’androcentrismo rimanda immediatamente alla centralità del concetto di Onore così come quello dell’autonomia rimanda al concetto di Amore.

  7. #167
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    Inegualismo e Artecrazia
    (pubblicato dal «Resto del Carlino» il 1° novembre 1922)

    Sull'intricatissimo groviglio dei problemi sociali e politici che agitano il mondo, volli consultare il Mare, mio consigliere preferito.
    Prima gli parlai dall'alto, ritto al parapetto di una terrazza navigante, quasi aerea tanto strapiomba a picco sulla risacca turbolenta.
    Dominavo il mio consigliere: un mare ad arco azzurro immenso equivalente ad un terzo della circonferenza terrestre. Agavi, cactus, palme e camerus si sporgevano con me per abbracciare la distesa marina solcata da scie, deserto solcato da carovaniere.
    Il mare mi rispose partorendo motoscafi veloci simili a ferri da stirare fra trine liquide e onde ricamate. Piroscafi irti di gru metalliche come moli staccati e viaggianti. Vele pezzenti che mendicavano il vento. Barche da pesca gambute di remi sudati e stillanti.
    Poco soddisfatto da queste risposte sibilline, scesi fra le rocce e mi tuffai nella schiuma friggente del mare, come il pensiero di un ubriaco in una coppa d'asti spumante.
    Giù a capofitto conobbi l'inegualismo dei pesci dei granchi delle meduse delle alghe, le gare artistiche dei raggi e dei riflessi, le altalene infantili dei risucchi, le pompe instancabili dell'acqua sulle vene e sui muscoli del mio corpo guizzante, e tutti gli odori ardori aspri freschi amari che rissano coll'acredine zuccherina vellutatissima dei fichi cotti dal sole.
    Il vento eccita il mio palato, e nuotando pregusto a bocca aperta il grappolo splendido d'un veliero vele gonfie sull'orizzonte. Nuoto. S'ingrandisce. Nuoto più in fretta. Giganteggia il veliero dominando con una solennità di cattedrale il comunismo di onde che forma l'arco marino.
    Apparente comunismo di poche idee-leggi che pesano sul torturato torturante stiracchiamento di mille mille mille nuove idee nasciture.
    Raggiungo il veliero e mi arrampico sull'albero maestro oscillante. Fra le vele più alte, acrobatico mozzo, curo gli anelli di rame, la carrucole gementi e le pieghe della tela ruvida. Guardo dall'alto il popolo delle vele gonfie: mammelle di balie, pance impazzite, mazzi di paracadute. Ambizioni, idropisie, gravidanze?
    Non so. Me ne infischio e fischio su questo maremoto, terremoto di vele, cupole di mille religioni crollanti.
    Un fulmine, gotico monaco di bragia, s'inginocchia davanti a loro sul mare.
    Ma i venti lo beffeggiano giuocando con le vele tonde palle d'avorio del più squilibrato biliardo verde.
    Io canto, come un mozzo spensierato:

    Abbasso l’eguaglianza!
    Abbasso la giustizia!
    Abbasso la fraternità!
    Sono sgualdrine, o Libertà,
    Piantale e sali con me!

    Non scenderò per pulire il ponte. Le onde lo spazzano e lavano meglio di me. Ho ben altro da fare!
    Non sento fraternità per le onde. Nessuna giustizia fra di noi! Sono un semplice mozzo, è vero; ma provi il capitano — se vuole — a comandarmi di ammainare le più alte vele. Mettono in pericolo l'equilibrio della nave, lo so! Io le voglio larghe e gonfie! Gioia, gioia, gioia di rullare a destra, a sinistra, pericolando, giù, giù!
    Abbasso l’eguaglianza! Infatti, non sono l'eguale di nessuno. Tipo unico. Modello inimitabile. Non copiatemi, voi. Nuvole plagiarie! Basta! conosco tutte le vostre forme. Sono tutte da me catalogate. Originalità! Fantasia!
    Abbasso la giustizia! Sono il solo giudice distratto dello smisurato tribunale marino. Volete forse che io condanni le onde schiave dei Venti, o i Venti che le spadroneggiano? No, no. Oscillo sull'albero come l'Ingiustizia.
    Ecco ho già sedotto i Venti grondanti e salati. Sbraitano spruzzando di ritornelli entusiasti la mia canzone.

    Io canto:
    Abbasso l’eguaglianza!
    Abbasso la giustizia!
    Abbasso la fraternità!
    Sono sgualdrine, o Libertà,
    Piantale e sali con me!

    I Venti rispondono:
    Viva l’eleganza!
    Viva l’originalità!
    Viva l’esagerazione!

    Io canto:
    Abbasso la democrazia!
    Abbasso il suffragio
    universale!
    Abbasso la quantità!
    Sono sgualdrine, o Libertà!
    Piantale e sali con me!

    I Venti rispondono:
    Viva la sproporzione!
    Viva la qualità!
    Viva la poesia rara!

    Io canto:
    Abbasso la politica!
    Abbasso il parlamento!
    Abbasso il comunismo!
    Sono sgualdrine, o Libertà!
    Piantale e sali con me!

    I Venti rispondono:

    Gloria alle Differenze! Viva la Distinzione! Essere tipico! Unico! Il più forte! Il più veloce! Il più colorato! Record di fuoco! Record di colore! Record d'entusiasmo!
    Io incendierei le vele per gareggiare coi fuochi scarlatti del tramonto.
    Il tramonto è un pittore pazzo, lo so, lo so!
    E il mare è la sua pazza tavolozza, lo so, lo so!
    Il tramonto finge dipinge illude, lo so, lo so!
    Viva l'Arte che illude, differenzia valorizza il mondo! Arte, unica ricchezza, unica regina d'ogni Varietà! Unica divinità!
    Morte al genere comune! Morte alla monotonìa! Varietà, varietà, varietà! Viva l'Inegualismo, succo divino della Terra, arancia che io, mozzo bambino sospeso all'unico gancio della vela più alta, lancio lancio lancio alle Stelle bambine.

    Intanto i Venti laceravano le vele a brandelli, e con destrezza di mulinelli le mutavano in carta, cosicché volarono, innumerevoli giornali stampati in rosso a lettere cubitali.
    Si leggessero finalmente così da un polo all'altro le nuove verità:
    Aumentate le ineguaglianze umane.
    Scatenate dovunque e esasperate l'originalità individuale.
    Differenziate valorizzate sproporzionate ogni cosa.
    Imponete la varietà nel lavoro.
    Ad ogni uomo, ogni giorno un mestiere diverso.
    Liberate i lavoratori dalla massacrante monotonìa dell'identico lavoro grigio e dell'identica domenica vinosa.
    L'umanità agonizza di quotidianismo uguagliatore.
    L'Inegualismo solo può, moltiplicando contrasti, chiaroscuri, volumi, estro, calore, e colore, salvare l'Arte, l'Amore, la Poesia, la Plastica, l'Architettura, la Musica, e l'indispensabile Piacere di Vivere.
    Distruggete, annientate la politica, che opaca ogni corpo. È una lebbra-colera-sifilide tenacissima!
    Isolate presto tutti gl'infetti!
    Bruciate e seppellite le vecchie idee logore sudice di Uguaglianza, Giustizia, Fraternità, Comunismo, Internazionalismo.
    Imponente dovunque l'Inegualismo, per liberare ogni parte dal tutto opaco massiccio pesante!
    Il veliero oscillava portando la sua velatura cartiera redazione, e i Venti diffondevano in cerchio, a tutta velocità, l'Inegualismo dinamico che consegnerà il mondo alla futura prossima immancabile Artecrazia.

    (1924)
    .

 

 
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