
Originariamente Scritto da
Voy_ager
Come si potrebbe non condividere l’iniziativa di dar vita o d’incentivare un incontro fra umani teso alla reciproca conoscenza, la quale implica, se non proprio l’accettazione ed adesione ai principi che sottendono l’umanità di ciascun partecipante all’incontro, quantomeno, e se non altro, l’accostarsi rispettoso alle diversità che hanno sempre diviso e nutrito le reciproche diffidenze?
Ovvio che anch’io vedo di buon occhio il dialogo interreligioso, se non altro per il semplice fatto che mette a confronto due diverse culture e concezioni dell’uomo. Dall’incontro e dal confronto non può scaturire che un arricchimento.
Ma qui non si parla di filosofia, men che meno di un confronto sviluppato intorno ad un appassionante evento sportivo. Ciascuna religione propone e presenta (o deve proporre e presentare) all’altra, nel dialogo, la propria verità rivelata, il nucleo delle proprie ragioni di fede, quindi le giustificazioni del proprio credere, in ultima analisi i qualia del proprio intimo innamoramento. Tutto ciò attiene alle profondità dell’uomo, non certo alla ratio, neppure alla dialogica, la quale se desunta da e per se stessa, rischia di rappresentarsi come un nucleo a se stante: una sorta di mostro fagocitante ed autoreferenziale; se privata del nerbo e sradicata dall’humus che la nutre, la morale appare priva di vigore, una soggettiva innervazione di un se stessa, del suo corpo e della sua superficie, che non colloquia con il trascendente. Questo è il rischio che corre il dialogo interreligioso, in quale non può tradursi, con tutta evidenza, in un parler pour parler. Piuttosto, ciascuna fede che partecipa al dibattito deve avvertire la doverosa necessità di rassegnare le ragioni attestanti il vero (idefettibile) che proclama. In tutto ciò, in questa necessità che s’impone con prorompente evidenza, è implicata l’esigenza di enucleare e deviscerare il corpo vivo della verità da cui è attinta l’etica e la morale. Poco vale che il confronto s’imperni sui valori e sull’etica, se non v’è un preciso e puntuale richiamo alla matrice ove è reperibile il loro radicamento. La morale attiene alle relazioni fra umani, non v’è dunque alcuna necessità che le diversità etiche siano sviluppate nell’ambito di un dibattito interreligioso che è esposto al rischio di trascendere il trascendente, o che quando lo incontra, si mette in comunicazione solo per le matrici comuni (anche se da qui forse è essenziale partire)… . Esposto a questo rischio incombente, quest’attività è possibile si traduca in una disputa laica, più che altro sociologica o filosofica, o che strizza l’occhio al laicismo e da questo potrebbe essere sopravanzato; tale simposio lo si lasci alla laicità. Solo se il discorso sull’etica è fondato ed imperniato intorno al nucleo indefettibile di verità, si tinge dei colori necessari a renderlo autentico e non un anodino discorrere di cose che attengono all’esperienza quotidiana dell’uomo.
Ciao