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Discussione: Sae

  1. #11
    Open mind, heart and doors.
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    "Abbiamo già sufficiente religione per farci odiare, ma non abbastanza per farci amare gli uni gli altri" Rev. Jonathan Swift
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    Citazione Originariamente Scritto da Voy_ager Visualizza Messaggio
    Con ciò non intendo affermare che sia un male … forse solo che si tratta di un dialogo che trasuda mondanità.
    Credo piuttosto che sia un'iniziativa estremamente intelligente e responsabile per un capo religioso nei confronti di fedeli di un'altra religione.

    È proprio per la mancanza di dialogo interreligioso (anche se non necessariamente teologico, che non approderebbe a nulla), che nel secolo scorso e in quelli precedenti le religioni si sono date battaglia a colpi di spade, archibugi e campi di concentramento.

    Il dialogo, seppur filosofico, è l'unico strumento che da un lato non tradisce l'identità dei due interlocutori e dall'altro permette una conoscenza che, se appresa solo sui libri, rischia di essere fredda e sterile.

    L'incontro e il primo passo per riconoscere l'identità umana dell'altro. L'unico mezzo per evitare, in un futuro vicino o lontano, il ripetersi delle più tristi pagine della nostra storia. E per aprire, forse, spiragli di maggiore rispetto umano reciproco anche fra chi ha visioni teologicamente opposte, nella piena consapevolezza che ciascuno di noi è creatura di Dio.

    Scriveva Voltaire nel suo "Trattato sulla Tolleranza":
    "Non è necessaria una grande arte, né un’eloquenza ricercata per provare che i cristiani devono tollerarsi gli uni con gli altri.
    Mi spingo più lontano: vi dico che bisogna considerare tutti gli uomini come fratelli.
    Come! Mio fratello il turco? Mio fratello il cinese? L’ebreo? Il siamese?

    Proprio così: non siamo forse tutti figli dello stesso Padre e creature dello stesso Dio?"

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Thomas Cranmer Visualizza Messaggio
    Credo piuttosto che sia un'iniziativa estremamente intelligente e responsabile per un capo religioso nei confronti di fedeli di un'altra religione.

    È proprio per la mancanza di dialogo interreligioso (anche se non necessariamente teologico, che non approderebbe a nulla), che nel secolo scorso e in quelli precedenti le religioni si sono date battaglia a colpi di spade, archibugi e campi di concentramento.

    Il dialogo, seppur filosofico, è l'unico strumento che da un lato non tradisce l'identità dei due interlocutori e dall'altro permette una conoscenza che, se appresa solo sui libri, rischia di essere fredda e sterile.

    L'incontro e il primo passo per riconoscere l'identità umana dell'altro. L'unico mezzo per evitare, in un futuro vicino o lontano, il ripetersi delle più tristi pagine della nostra storia. E per aprire, forse, spiragli di maggiore rispetto umano reciproco anche fra chi ha visioni teologicamente opposte, nella piena consapevolezza che ciascuno di noi è creatura di Dio.

    Scriveva Voltaire nel suo "Trattato sulla Tolleranza":
    "Non è necessaria una grande arte, né un’eloquenza ricercata per provare che i cristiani devono tollerarsi gli uni con gli altri.
    Mi spingo più lontano: vi dico che bisogna considerare tutti gli uomini come fratelli.
    Come! Mio fratello il turco? Mio fratello il cinese? L’ebreo? Il siamese?

    Proprio così: non siamo forse tutti figli dello stesso Padre e creature dello stesso Dio?"
    Iniziativa meritoria... non lo nego.


    Dici bene e condivido… a questo punto mi domando a che serva un dialogo interreligioso. Non sarebbe il caso si rinunci fin dal principio all’etichetta che tanta diffidenza ha ingenerato e sostituirla con quella più umana di dialogo interumano – considerato che d’incontro fra umani si tratta -. Non tradire la propria identità si traduce spesso nel tradimento del proprio sentimento. Il dialogo fra umani che rinunciano all’etichetta non implica dover serbare per forza la propria identità… fra umani, a certi livelli, ci si può mostrare nudi o con meno veli.

    Ciao

  3. #13
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    decidere di no citare mai passi del nuovo testamento non è forse rinnegare il proprio Dio?
    La Sola Croce è Via di Salvezza...ne la torah ne il corano(per riferirci ad un'altra religione monoteista)sono vie di salvezza...
    Poi fate voi...

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da belletti86 Visualizza Messaggio
    decidere di no citare mai passi del nuovo testamento non è forse rinnegare il proprio Dio?
    La Sola Croce è Via di Salvezza...ne la torah ne il corano(per riferirci ad un'altra religione monoteista)sono vie di salvezza...
    Poi fate voi...
    Augh!

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da belletti86 Visualizza Messaggio
    decidere di no citare mai passi del nuovo testamento non è forse rinnegare il proprio Dio?
    La Sola Croce è Via di Salvezza...ne la torah ne il corano(per riferirci ad un'altra religione monoteista)sono vie di salvezza...
    Poi fate voi...
    Si concordo Gesù Cristo è l'unica via di salvezza (dico Gesù Cristo e non "religione cristiana").
    Mentre continuiamo sempre e comunque a proporre il Vangelo e la via cristiana per la giustificazione, la santificazione e la felicità dell'essere umano, dobbiamo anche instaurare un dialogo proficuo con le altre religioni, perchè tale dialogo porti alla pace e non a scontri di civiltà, perchè è possibile condividere molte cose insieme: ma finchè non dialoghiamo non sapremo mai fino a che punto possiamo camminare insieme.

    Estranearci crea incomprensioni e pregiudizi. I pregiudizi creano mentalità. Le mentalità creano scontri di civiltà. Gli scontri di civiltà creano tensioni, guerre e infelicità.

    Trovare un campo comune di intesa non significa abdicare all'evangelizzazione. Ma al tempo stesso, le condizioni del mondo ci impongono questo dialogo.

    Pace & bene.

  6. #16
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    decidere di no citare mai passi del nuovo testamento non è forse rinnegare il proprio Dio?
    La Sola Croce è Via di Salvezza...ne la torah ne il corano(per riferirci ad un'altra religione monoteista)sono vie di salvezza...
    Poi fate voi...
    ...richiamo alla tua mente un episodio per tutti a proprosito del dialogo interreligioso che non implica il rinnegare il proprio credo... quello di S.Francesco che in Egitto viene ricevuto alla corte del sultano Melek el-Kamel...

  7. #17
    Open mind, heart and doors.
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    Iniziativa meritoria... non lo nego.


    Dici bene e condivido… a questo punto mi domando a che serva un dialogo interreligioso. Non sarebbe il caso si rinunci fin dal principio all’etichetta che tanta diffidenza ha ingenerato e sostituirla con quella più umana di dialogo interumano – considerato che d’incontro fra umani si tratta -. Non tradire la propria identità si traduce spesso nel tradimento del proprio sentimento. Il dialogo fra umani che rinunciano all’etichetta non implica dover serbare per forza la propria identità… fra umani, a certi livelli, ci si può mostrare nudi o con meno veli.

    Ciao
    Giusto.

    Ma visto che non di semplici "uomini" si tratta ma di capi religiosi... la definizione viene da sé.

    E poi anche in tale dialogo si sono fatti molti passi avanti. Era impensabile fino a qualche secolo fa che i fedeli delle tre religioni monoteiste potessero affermare insieme di essere "tutti figli nella fede di Abramo"... !

    O l'episodio che avvenne il 14 maggio 1999 in Vaticano del Papa che baciò una copia del Corano regalatagli:

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Thomas Cranmer Visualizza Messaggio
    ...richiamo alla tua mente un episodio per tutti a proprosito del dialogo interreligioso che non implica il rinnegare il proprio credo... quello di S.Francesco che in Egitto viene ricevuto alla corte del sultano Melek el-Kamel...
    Quoto

  9. #19
    ooooWAGLIONEoooo
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    Giusto.

    Ma visto che non di semplici "uomini" si tratta ma di capi religiosi... la definizione viene da sé.

    E poi anche in tale dialogo si sono fatti molti passi avanti. Era impensabile fino a qualche secolo fa che i fedeli delle tre religioni monoteiste potessero affermare insieme di essere "tutti figli nella fede di Abramo"... !

    O l'episodio che avvenne il 14 maggio 1999 in Vaticano del Papa che baciò una copia del Corano regalatagli:

    Che grande Papa. Impareggiabile.

  10. #20
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    Giusto.

    Ma visto che non di semplici "uomini" si tratta ma di capi religiosi... la definizione viene da sé.

    E poi anche in tale dialogo si sono fatti molti passi avanti. Era impensabile fino a qualche secolo fa che i fedeli delle tre religioni monoteiste potessero affermare insieme di essere "tutti figli nella fede di Abramo"... !

    O l'episodio che avvenne il 14 maggio 1999 in Vaticano del Papa che baciò una copia del Corano regalatagli:

    Come si potrebbe non condividere l’iniziativa di dar vita o d’incentivare un incontro fra umani teso alla reciproca conoscenza, la quale implica, se non proprio l’accettazione ed adesione ai principi che sottendono l’umanità di ciascun partecipante all’incontro, quantomeno, e se non altro, l’accostarsi rispettoso alle diversità che hanno sempre diviso e nutrito le reciproche diffidenze?

    Ovvio che anch’io vedo di buon occhio il dialogo interreligioso, se non altro per il semplice fatto che mette a confronto due diverse culture e concezioni dell’uomo. Dall’incontro e dal confronto non può scaturire che un arricchimento.

    Ma qui non si parla di filosofia, men che meno di un confronto sviluppato intorno ad un appassionante evento sportivo. Ciascuna religione propone e presenta (o deve proporre e presentare) all’altra, nel dialogo, la propria verità rivelata, il nucleo delle proprie ragioni di fede, quindi le giustificazioni del proprio credere, in ultima analisi i qualia del proprio intimo innamoramento. Tutto ciò attiene alle profondità dell’uomo, non certo alla ratio, neppure alla dialogica, la quale se desunta da e per se stessa, rischia di rappresentarsi come un nucleo a se stante: una sorta di mostro fagocitante ed autoreferenziale; se privata del nerbo e sradicata dall’humus che la nutre, la morale appare priva di vigore, una soggettiva innervazione di un se stessa, del suo corpo e della sua superficie, che non colloquia con il trascendente. Questo è il rischio che corre il dialogo interreligioso, in quale non può tradursi, con tutta evidenza, in un parler pour parler. Piuttosto, ciascuna fede che partecipa al dibattito deve avvertire la doverosa necessità di rassegnare le ragioni attestanti il vero (idefettibile) che proclama. In tutto ciò, in questa necessità che s’impone con prorompente evidenza, è implicata l’esigenza di enucleare e deviscerare il corpo vivo della verità da cui è attinta l’etica e la morale. Poco vale che il confronto s’imperni sui valori e sull’etica, se non v’è un preciso e puntuale richiamo alla matrice ove è reperibile il loro radicamento. La morale attiene alle relazioni fra umani, non v’è dunque alcuna necessità che le diversità etiche siano sviluppate nell’ambito di un dibattito interreligioso che è esposto al rischio di trascendere il trascendente, o che quando lo incontra, si mette in comunicazione solo per le matrici comuni (anche se da qui forse è essenziale partire)… . Esposto a questo rischio incombente, quest’attività è possibile si traduca in una disputa laica, più che altro sociologica o filosofica, o che strizza l’occhio al laicismo e da questo potrebbe essere sopravanzato; tale simposio lo si lasci alla laicità. Solo se il discorso sull’etica è fondato ed imperniato intorno al nucleo indefettibile di verità, si tinge dei colori necessari a renderlo autentico e non un anodino discorrere di cose che attengono all’esperienza quotidiana dell’uomo.

    Ciao

 

 
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