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Discussione: Ushak Lotto

  1. #1
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    Predefinito Ushak Lotto

    Innanzi tutti salve a tutti e compliementi a questo forum sui tappeti in Italia, che mi sembra tra l'altro di alto livello.
    Innanzi tutto mi presento; sono Andrea e scrivo da Parma e da poco mi sono appassionato al mondo dei tappeti.
    Da bravo neofita mi sono in particolare innamorato dell'ushak disegno Lotto che credo sia un'icona di perfezione grafico/pittorica. Secondo me sta al mondo dei tappeti come il capitello corinzio all'architettura.
    Quello che mi meraviglia è che dopo la produzione rinascimentale non sembra essere stato annodato con frequenza; nei negozi di tappeti antichi non ne ho mai trovati, nè antichi nè di recente manifattura nè tantomeno di nuovi fatti all'antica . Sa qualcuno spiegarmene il motivo? Sono solo io che lo reputo il più bel tappeto in assoluto? non ha e non ha avuto mercato? quale sono le quotazioni di questo tappeto?
    Con molta fatica ho acquistato due Lotto del primo 900 in discrete condizioni sul web ma fatico a trovarne altri.
    Di produttori c'è solo un americano di buoni propositi che sta comonciando ad annodarlo di nuovo, con grande perizia e rispetto della tradizione www.classicalcarpets.com e la manifattura www.khiva.com in uzbekistan che lo tesse in seta (?) non so quanto filologicamente.
    Aspetto vostre notizie grazie Andreap

  2. #2
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    Predefinito

    http://www.khiva.info/display.php?si...carpet&lang=en

    corrego il link al sito che produce lotto in Uzbekistan

  3. #3
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    Predefinito risposta a Usciak Lotto, tappeti Timuridi, per rilanciare.......

    Ho letto con interesse, anche se in ritardo, i suoi interventi. Devo dire che la domanda non è tra le più facili ad una risposta. Molti studiosi hanno trattato l’argomento, ma solo da qualche decina d’anni si è chiarito, in modo quasi da tutti accettato, alcuni punti essenziali sui tappeti Lotto. Ad esempio è ormai condivisione comune che la loro produzione sia avvenuta nell’area di Ushak e che il periodo di realizzazione sia compreso tra il XV e il XVIII secolo. I Lotto, per alcuni studiosi, erano da considerarsi un sottogruppo degli Holbein, anche se, giova ricordare, questi pittori non furono i primi a rappresentarli nelle loro opere. Lorenzo Lotto poi, il tappeto che porta il suo nome, lo rappresentò solo in due opere. Molti studiosi, primo fra tutti l’Erdmann, sembrano orientati a sostenere che mentre gli Holbein a medaglioni ripetuti siano prodotti dell’industria a domicilio, i Lotto, dal disegno più complesso e studiato, siano opera di manifatture organizzate. Ciò anche in relazione al fatto che la produzione, che non fu solo rinascimentale, fu piuttosto abbondante. Nei primi anni del 1700, sotto la spinta di nuove manifatture caratterizzate da decori più floreali, la produzione Ushak scomparve e non fu più replicata. Se lei ne ha trovati due del primo novecento, credo siano stati realizzati presso altre aree di produzione. Le realizzazioni moderne, copie di antichi annodati, mi lasciano francamente perplesso. Ad esempio a mio giudizio, e vale solo per me, un Herat fatto a Lahore, per quanto simile sia, non sarà mai un Herat: anche se qualcuno sostiene che è un tappeto fantastico destinato al grande investimento. Un mio conoscente ha ordinato un quadro di Renoir, quelli definiti “falsi d’autore”. Le assicuro che è molto bello e vale i 2000 euro che ha pagato. Secondo lei è uguale all’originale?
    Personalmente, ed anche questo criterio non è un dogma, ma vale solo per me, se non posso permettermi un Holbein del tipo II° o Lotto, compro qualcosa d’altro. Non mi appagherà come quello, ma sarà unico ed originale. Per quanto riguarda il suo inervento sulle copie dei tappeti Timuridi, il concetto precedentemente espresso non cambia. Poi siamo così sicuri di sapere quali tappeti annodavano all’epoca di Timur lenc (lo zoppo). Bisogna ricordare di quei manufatti, iconograficamente, si conoscono solo per qualche frammento ritrovato nelle moschee di Konya e di Beysehir e alcune miniature fatte a Herat. Ricordiamo infine che se è importante il disegno, è ugualmente importante il materiale usato, che non sarà mai uguale a quello dell’epoca (cardatura, filatura, tintura sono inevitabilmente diverse) e la manodopera non lavora più con le modalità dell’epoca. Per l’altro suo intervento, credo che le proposte siano segno di grande passione e voglia di fare, per questo meritano attenzione e rispetto. Purtroppo, alla maggioranza della gente non credo interessi il tappeto come bene artistico ma solo come macchia di colore. Le porgo un affettuoso saluto.

  4. #4
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    Predefinito Il classico non è l'antico

    Grazie dele risposte sig. Saruq, tutte comprensibili e largamente condivise credo da tutti gli esperti del settore; le propongo però alcuni spunti di riflessione.
    Innanzi tutto si è chiesto il perchè di questo successo delle copie d'autore? Innanzi tutto sono sempre esistite nelle botteghe d'arte come scuola per imparare; inoltre i pittori della soria dell'arte (Renoir compreso) facevano più copie dello stesso quadro da vendere a committenti diversi, si pensi anche ai vedusti del grand tour alle nature morte fiamminghe, non certo con l'intenzione fraudolenta della copia, spesso perchè i clienti stessi chiedevano loro lo stesso quadro visto in altro luogo. Quasi sempre i ragazzi di bottega preparavano più basi comuni che venivano finiti dal maestro nelle parti più importanti. A volte per esigenze tecnico-pittoriche: grandi affreschi dovevano per forza essere eseguiti a più mani, i più bravi (michelangelo e Leonardo compresi) erano addirittura ambidestri e si dice capaci di lavorare con due pennelli contemporaneamente....
    Ma torniamo al successo dei copisti di oggi (spesso scadenti, ma tal volta di grande qualità) nell'epoca moderna contemporanea che ha imposto l'autorialità l'origine e la novità iconografica come principi dell'arte. Credo che il suo amico (e generalmente i clienti dei copisti contemporanei) abbia scelto per una copia di un Renoir non tanto per un "voglio ma non posso" quanto perchè la produzione contemporanea non offre una produzione figurativa (evidentemente da lui preferita) all'altezza di quella del passato in cui lui identifica meglio il proprio gusto estetico, è una voglia di classico e non di antico.
    Sono segnali forti e precisi che arrivano dalla gente che chiede il ritorno ad una tradizione artistica il cui gusto estetico sia condiviso e non dettato dalla critica o dalla moda.
    Non si tratta di falsi storici ma della ripresa di antiche tradizioni il cui apprezzamento sopravvive malgrado un secolo di modernità. Nessuno oggi scambierà mai il Lotto di Classicalcarpets con quelli del rinascimento come nessuno i primi novecento scambiava quelli che ho comprato io con quelli venduti nei mercati della Serenissima repubblca di Venezia.
    Semplicemente il tappeto Lotto è un manufatto che appartiene alla classicità proprio perchè ha attraversato più epoche adeguandosi; lei mi ha parlato di tre secoli di produzione Uschak pensi quanto è cambiato il mondo in quei 300 anni eppure questa produzione è sopravvisuta a tutto questo. Ai primi del novecento ha avuto questo suo risveglio (kilim Lotto li chiamano questi a decoro più geometrico) Ai primi anni duemila ha una stagione più filologica rispetto a quella del passato e credo di non sbagliarmi se provo a dire che i Lotto di oggi Classicalcarpets tra cinquant'anni entreranno nel mondo dell'antiquariato del futuro per quello che sono: dei bei Lotto ben eseguiti ai primi del 2000 che avranno preso il sapore del tempo trascorso e non certo le produzioni pakistane ad abrash vegetali simulate.
    Guardi ai Tetex degli anni '30 fatti in Germania: oggi sono dignitosissimi tappeti di alta iconografia che nessuno scambia evidentemente per antichi ma cominciano avere quotazioni interessanti proprio perchè trasmettono l'dentità della bella iconografia classica addirittura realizzati con tecnica ad uncino.
    Sui tentativi di riproduzione dei tappeti di Tamerlano vale lo stesso: nessuno vuole scambiarli per antichi ma il patrimonio iconografico classico tinuride e le manifatture uzbeke permettono di non relegare all'archeleogia questi tappeti che appartengono ad una identità di cultura materiale storica che chi la sa apprezzare può farla entrare con soddisfazione nella propria casa, perchè no?
    aspetto commenti Andreap

  5. #5
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    Predefinito

    Non metto in dubbio che un tappeto, o qualsiasi altro manufatto commercializzato, eseguito con cura sotto il profilo realizzativo e come scelta dei materiali, possa ritenersi un buon prodotto e un valido acquisto per chiunque ne fosse interessato. Chiarito questo, non credo si possa paragonare quello che avviene oggi nella riproduzione di tappeti d’epoca classica, con quanto avveniva nelle botteghe dei pittori del passato. Le varie copie che un maestro faceva, anche se dello stesso soggetto o preparate da suoi allievi, erano comunque sempre da lui controllate ed eseguite, mai identiche e comunque coeve. E non penso abbia rilevanza se un’opera sia stata realizzata a più mani: l’ideatore, il maestro, era li. Questo avveniva anche nella preparazione di un annodato. Allora come oggi, sono percentualmente pochi, e generalmente piccoli, i tappeti fatti da un solo annodatore ed in un unico esemplare. Ad esempio, il tappeto “Ardebil”, con la sua maestosità iconografica e dimensionale (lo cito non a caso perché erano due eguali, ed uno fu utilizzato per restaurare l’altro), ma anche gli attuali Tabriz o Isfhan e quantaltro, sono fatti a più mani. Non è pertanto il numero delle copie, o di quanti l’annodano, che stabilisce la diversità fra un tappeto “d’epoca” ed uno “contemporaneo”. In passato, i materiali erano scelti con determinata cura, cosa che avviene anche oggi per molti annodati di pregio, ma la loro preparazione era seguita passo passo dall’annodatore che ne verificava la qualità in qualsiasi momento della catena produttiva. Un determinato disegno, per i prodotti domestici o nomadici, era studiato, realizzato, modificato, utilizzato, dallo stesso annodatore o dai componenti del suo nucleo tribale e famigliare, con solo alcune eccezioni. Per i prodotti di manifattura, generalmente più complessi, era un determinato gruppo di artisti che realizzavano, in simbiosi, il tutto. La maggioranza dei manufatti tribali o casalinghi erano per uso personale e venivano spesso realizzati a memoria per esperienza, tradizione, cultura. Nei laboratori, in certi periodi, l’evoluzione del pensiero storico e religioso ispirò, nel bene o nel male, l’aspetto decorativo dei tappeti: basta ricordare il periodo “Safavide” o quello “Americano”. In ogni caso, tutto era spinto dall’innovazione e dall’evoluzione del pensiero. Si realizzava pertanto un percorso artistico. La decadenza del tappeto, come prodotto artistico, non è di oggi: tutti sono concordi nel dire, ad esempio, che in Anatolia ed in Persia la decadenza iniziò già nel XVIII° secolo, per poi avere una rinascita, piuttosto breve, dopo la metà del XIX° secolo e fino al primo conflitto mondiale. Questo fu causato da eventi storici, tipo l’invasione Afgana in Persia, o economici; infatti, una maggior disponibilità economica richiedeva più esemplari e, per soddisfarlo, si realizzarono manufatti con minor cura e maggior ripetizione. Oggi tutto è diverso perché sospinto solo dalla leva economica. Le lane sono prodotte e preparate in un luogo, tinte in un altro, commercializzate da mercanti specifici; lo stesso vale per cotone, lino e seta. Chi sostiene vi siano ancora nomadi che producono lane e tappeti, o che si utilizzino in buona parte tinte vegetali, mente per interesse o ignoranza. Non dimentichiamo che i regnanti ed i governi hanno fatto campagne di forte repressione pur di sedentarizzare la gente nomade. I disegni, come avviene da noi per il ricamo o il filet, si vendono al bazar o in edicola: l’ho visto io. Chiunque, dovunque, può realizzare ciò che vuole. In molte fabbriche si legge il Talim, il libro dei nodi: alla fine della lavorazione, dai telai, scenderanno tanti tappeti dall’identico disegno. Questo vuol dire che un tappeto moderno deve essere per forza osceno? Assolutamente no! Molti tappeti recenti sono ottimi. Fra cento anni saranno degli ottimi prodotti artigianali d’epoca eseguiti su “schemi classici”; comuni perché realizzati in quantità industriali, nonsaranno mai manufatti artistici perché non sono frutto di un’evoluzione del pensiero. Lo stesso vale per il cassettone “tipo Maggiolini”, o per il bellissimo quadro del mio conoscente che lo ha voluto, non per spacciarlo autentico, ma perché innamorato dell’originale. Ricordi che la produzione dei tappeti “Lotto” non è sopravissuta dopo il XVIII° secolo, è sopravissuto il motivo ornamentale che li caratterizzava. Lo stesso vale per tutta la tipologia d’epoca classica, Pazyryk compreso. In Sardegna sono annodati e tessuti dei tappeti i cui decori, evoluzione di disegni sardi ancestrali, preparati da artisti anche famosi come Aligi Sassu, sono unici. Questi manufatti, che conosco bene per essermi occupato di alcune cooperative di annodatori più di vent’anni fa, sono realizzati in un numero limitatissimo di esemplari; la stessa cosa avviene anche in altre parti del mondo. Questi annodati, ora ignorati perché non rientranti in un circuito commerciale più ampio, un domani potranno costituire un nucleo di prodotti artistici d’epoca. Con questo, non è un obbligo possedere solo prodotti artistici: un buon prodotto artigianale, acquistato perché piace e non imposto, va benissimo. Per i Timuridi mi chiedevo, nel mio precedente scritto, se sappiamo davvero quali erano i decori dei manufatti dell’epoca perché i reperti sono pochi e parziali. Un saluto.

  6. #6
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    Mi sembra che le opinioni comincino a convergere e mi fa piacere.
    Mi piace questa distinzione tra "ottimi prodotti artigianali" e "manufatti artistici", anche se credo che il confine sia molto labile e nella realtà difficile da cogliere, mi corregga se sbaglio:
    Anche i tappeti Lotto dei secoli XV-XVIII nascono come ottimi prodotti artigianali su uno schema divenuto classico nel tempo, affinato di generazione in generazione con varianti e costanti del tema; si tratta di trecento anni di tradizione, 15 generazioni di annodatori che si sono tramandati quest'arte in epoche del tutto diffrenti tra loro ma in cui questo tappeto ha avuto successo produttivo e di alto mercato. Per questo oggi ne riconosciamo il valore storico artistico testimoniale di quelle epoche.
    La produzione di Lotto odierna, ben fatta ad es. quella di classicalcarpets (pare che anche il citatissimo Boralevi abbia dato consigli a questi coraggiosi americani) nasce anch'essa come ottimo prodotto artigianale e sarà credo solo la storia a riconoscerla o meno come produzione di manufatti artistici (per lo meno sarà ricordata come tentativo controcorrente alla dilagante produzione pakistana).
    Oggi è difficilissimo fare manifatture nel rispetto più alto della tradizione e così anche queste produzioni semi-artigianali di tappeti di qualità hanno pochi pezzi relamente fatti bene. Parlavo recentemente con un importatore di Wooven Legend (ditta dell'Arzerbaijan che riproduce Caucasici di discreta fattura) che mi spiegava che solo pochi pezzi e molto controllati arrivano con il sapore e il rigore che può avvicinarsi a quelli antichi, confermandomi che gli "ottimi prodotti artigianali" non possono essere prodotti in serie con qualità costantemente alta.
    Ma è così per tutti gli altri settori di manufatti artistici: L'alta falegnameria, la ceramica, la lavorazione del vetro, quando sono fatte senza scendere a compromessi con la produzione seriale e dietro una rigorosa aderenza alla tradizione possono ancora dare risultati che da soli, con passare del tempo arriveranno da soli a diventare "manufatti artistici" dell'epoca in cui sono stati prodotti nè migliori nè peggiori di quelli che li hanno preceduti nella storia semplicemete di alta qualità del XXI secolo all'interno di una tradizione che viene dal passato con tutte i valori identitari che questa si porta.
    Il tappeto classico è artigianato artistico di tradizione e non diventerà mai design, quello lo lasciamo alla moquette.

    Sull'iconografia dei tappeti timuridi sono veramente poco preparato; semplicemente apprezzo che dalle miniature e le ceramiche ritrovate si cerchi di riprodurre tappeti di seta lì rappresestati; per lo meno hanno decori di buon gusto che si rifanno alla tradizione dei paesi dove vengono prodotti. E' sicuramente una operazione culturalmente apprezzabile e una scelta migliore rispetto quella di annodare tappeti commercialmente più appetibili o da disegni improbabili.

    grazie saruq per la sua pazienza e la voglia di rispondere al nuovo arrivato che vuol dire la sua anche un po' controcorrente

    Andreap

    P.S. Non possiedo e non commercializzo Classicalcarpets, amo semplicemente i Lotto

    P.S. Ma il moderatore Nebbia esiste ancora? mi sembrava una persona molto preparata, mi sarebbe piaciuto anche un suo commento.....

  7. #7
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    Volevo integrare con un esempio quanto già espresso, se avrà ancora la pazienza e la gentilezza di leggermi, per spiegarle cosa intendevo per evoluzione di un disegno che consenta ad un oggetto, nella fattispecie un tappeto, di conservare la caratteristica di oggetto d’arte e non sconfinare nel prodotto artigianale. Questa differenza non è labile, è rilevante mi creda. A noi non sono arrivati tappeti trecenteschi dalla Persia però, attraverso un libro, lo “Shah Nameh” (Libro dei re), altrimenti conosciuto come “Demotte” dal nome del suo proprietario, siamo in grado di capire quale tipologia adottavano quegli annodati. Infatti, in quel libro, sono rappresentate tre miniature riproducenti tappeti: due ad elissi intrecciate e bordo cufico, ed uno a poligoni e animali. Questi disegni avevano un nesso comune con i coevi manufatti Anatolici e Caucasici: il geometrismo esasperato. Dobbiamo ricordare che nei paesi Islamici la riproduzione degli esseri viventi era vista con sospetto: anche se il Corano non menziona nessun divieto in proposito. Sono le Hadit, ovvero le massime di Maometto scritte dai suoi discepoli, che riportano tale divieto. Se ora facciamo un salto in avanti di duecento anni, possiamo verificare quale evoluzione di pensiero avvenne in Persia dando origine ad un nuovo modo di rappresentare il mondo vegetale ed animale. Nel XVI° secolo in Persia, sotto la guida Safavide, le arti cambiano direzione: la decorazione floreale sostituisce quella geometrica, rappresentando in modo realistico e prorompente la natura e gli esseri umani. Infatti, la Persia Scita, meno osservante del divieto, compie una rivoluzione artistica, mentre la Turchia Sunnita, resta vincolata al vecchio concetto di geometrizzazione del creato. Tutto quello che ne seguì, il tappeto Ardebil, i tappeti caccia, quelli a giardino, ad albero, gli scià Abbas, e via via sino alla rinascita di Kashan e Kirman, fanno parte di un’evoluzione storica culturale che terminò a cavallo del XX° secolo. E poi? Poi l’artigianato. Inizia l’epoca delle rivisitazioni dei disegni tradizionali e delle copie. Ovvero, sono ripresi gli antichi schemi e vengono rielaborati: nascono i Saruq americani, le copie Isfhan dei disegni seicenteschi, le manifatture di Nain che copiano gli Isfhan, i Qum che copiano un po’ tutto, anche i tappeti caucasici. Ed ora, non contenti, si copiano i Kirman, i Kashan, gli Isfhan, gli Herat, ………..i Nain, i Veramin, la moquette. Basta, sono sfinito.


    Purtroppo l’amico Nebbia credo sia uscito dal Forum per divergenze con i vertici. Con lui sono spariti Leo-One, che si può trovarlo su Ebay, ed anche Le Tableau. Credo sia un vero peccato.

    Un saluto


  8. #8
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    Interessante discussione. Spero di non andare fuori il seminato.

    Non voglio dilungarmi anche perchè dovrei bene definire con me stesso l'esatta accezione di opera d'arte e l'esatta differenza con opera di alto artigianato, e benchè bazzichi in questo campo dalla nascita (37 anni ormai) non sono ancora riuscito a propormi delle soluzioni definitive.

    La mia tendenza personale, dato come premessa sostanziale (opinabilissima) che l'aspetto commerciale nella produzione del tappeto sia rilevante già dalla notte dei tempi (basta pensare ai Polonaise o ai Portoghesi), è quella di considerare opera d'arte qualsiasi tappeto che abbia una correlazione tra provenienza, origine, iconografia e tecnica di lavorazione.

    Certo che bisogna contestualizzare il tutto e che quindi non si può paragonare un Lotto ad un Qum degli anni '40, ma in tutti e due ognuno può riscontrare la propria accezione di opera d'arte.

    Questa diversità nell'attribuzione di valore di "opera d'arte" è universale tanto che anche nel mercato antiquario riscontro sempre casi a mio parere inspiegabili. Produzioni rarissime ma magari sconosciute e per me vere opere d'arte sembrano essere snobbate e spuntano prezzi sensibilmente e proporzionalmente inferiori a produzioni che per me non sono così apprezzabili (vedi Saruq americano).

    Conosco persone che spenderebbero un patrimonio per il più bel Saruq Americano (che per me è solo un prodotto di marketing, per quanto datato e per quanto rappresenti un passaggio miliare nell'evoluzione del tappeto orientale) e se gli mostri un Cintamani autentico ( a proposito ne sto trattando uno) lo scambiano e lo apprezzano per un baluchi!!!!

    Così come ci sono migliaia di persone che spendono migliaia di euro per i "decorativi" pakistani e non riescono a vedere quanta storia (cultura ed arte) ci può essere in quel famoso ed umile baluchi, anche se costa "due lire".

    Come avete intuito non amo i tappeti che nascono come surrogato a manifatture scomparse o copie economiche, ne faccio un fatto prettamente filologico; anche se vendo tutto perchè ritengo che non sia nè obbligatorio nè pensabile che chi acquisti lo faccia con intenti culturali o collezionistici.

    Secondo il mio modesto parere i tappeti Wowen Legend rappresentano il miglior acquisto per chi voglia avere dentro il proprio ambiente un tappeto che richiami nel miglior modo possibile le manifatture scomparse, averne gli stessi effetti decorativi e godere del senso di bello che regalano all'ambiente. Ma se si vuole acquistare un tappeto come elemento di cultura, per godere del possesso di ciò che rappresenta mondi, storie ed usi lontani, con la stessa spesa si può mettere insieme una bella collezione di vecchi nomadici persiani e anatolici (se si ha la pazienza di cercare o si ha il nome giusto al quale rivolgersi)
    Certo che poi il proprio gusto personale è sempre il giudice supremo. Giusto sapere, e questo lo dico sempre ai miei clienti, che con molta probabilità i primi non saranno mai considerati opere d'arte di rilievo (generalmente le quotazioni nel tempo saranno legate al mercato dell'usato come i citati Tetex (abbondanti su ebay) con prezzi odierni circa 30 volte inferiori rispetto al prezzo attualizzato dell'epoca) mentre i secondi resteranno per sempre esempio di tradizione millenaria (ed infatti entreranno nel mercato antiquario).

    A proposito di Wowen Legend, chi sarebbe questo importatore col quale Andrea avrebbe parlato? Non per qualcosa ma o abbiamo conoscenze in comune oppure le è stata omessa qualche informazione essenziale!!!! p.s. mi sa che presto faranno anche i Lotto!!!!

    saluti,
    leo

  9. #9
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    Per leo-one, non potendo risponderti in messaggistica privata che mi è preclusa fino ai 50 post inviati ti rispondo in pubblico. I wooven legend li ho visti da Morandi Tappeti in provincia di Cremona: aveva un bellissimo Perepedil ma mi diceva che è rarissimo se non impossibile averne altri di pari livello.....
    Aspetto i Lotto anche se credo che la neonata Classicalcarpets.com stia facendo cose egregie sul versante Ushak.
    Compra lo Chintanami! ne ho lasciato uno molto bello a "Mercante in Fiera" (fiera dell'antiquariatoa parma) l'anno scorso da uno che vendeva altro e non sapeva nemmeno cosa fosse, me ne sono già pentito (voleva 1.500 euro!)

  10. #10
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    Predefinito

    Caro Andrea,
    Morandi è un qualificatissimo commerciante con un sito internet veramente ben fatto, con una collezione eccezionale di tappeti orientali antichi ed una delle migliori selezioni di moderni decorativi.
    Ma non è l'importatore dei Woven Legend in quanto l'esclusiva per l'Italia di questa produzione ce l'ha uno dei più importanti importatori d'Italia che è un mio amico dalla nascita (il papà era fornitore di mio padre!!!)
    Quelli che vedi piegati in primo piano nella foto sono tutti Woven Legend il primo della pigna ti dice qualcosa???




    Il o lo Cintamani che non hai acquistato al mercante in fiera mi lascia un piccolo dubbio (almeno se parli come me di oggetti di altissimo antiquariato) dato che 1.500 euro sono niente, mercanteinfiera è pieno di addetti ai lavori e per quanto chi lo vendesse poteva non capirci niente ho ragionevoli dubbi sul fatto che lo avrebbero lasciato alla mercè dei visitatori per 1.500 euro. Se così fosse stato hai perso l'occasione della tua vita
    Quello del quale parlo io, databile max inizio 700, ha un prezzo (per addetti ai lavori) completamente diverso!!!!

    ciao,
    leo

 

 
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