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La Germania vuole ricostruire Onna per trasformare la storia


di Stefano Bernabei


La Germania vuole ricostruire Onna, la frazione de L'Aquila rasa al suolo dal terremoto del 6 aprile, che nel 1944 fu teatro di un eccidio di 17 civili da parte delle truppe tedesche, per trasformare in una speranza per il futuro la storia terribile che la lega al paese abruzzese.

Per questo l'ambasciatore tedesco Michael Steiner ha organizzato per stasera una cena di lavoro speciale nella sua residenza romana. A Villa Almone, appena fuori le Mura Aureliane, arriveranno i rappresentanti del piccolo borgo abruzzese. Con loro, con il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente e un rappresentante della Protezione civile italiana, si parlerà del progetto di ricostruzione e di cosa si può fare subito.

Dalle rovine di Onna, sotto le quali sono morti 40 dei 280 abitanti del paese, la Germania vuole far rinascere negli abruzzesi la speranza per una ricostruzione possibile e vuole dimostrare, innanzitutto a se stessa, che si può ancora fare qualcosa di buono per trasformare la storia.

"Noi abbiamo un legame speciale con questo borgo. Questo legame esiste perché 65 anni fa la Wermacht a Onna fece una esecuzione sommaria di 17 civili incolpevoli", dice Steiner in un'intervista a Reuters.

L'ultimo testimone diretto di quella strage, l'11 giugno del 1944, è morto proprio per il terremoto di quasi un mese fa: si chiamava Mario Papola ed era il fratello di Maria Cristina, la prima ad essere uccisa.

"Sono i giorni della ritirata, i tedeschi arrivano dal Sud e Onna rappresenta un buon punto di sosta. Si fermano, fanno rifornimenti per ripartire verso Nord e fanno razzia di tutto quello che c'è da prendere", racconta Lucio Sbroglia, ufficiale dell'aeronautica, pubblicista, cresciuto a Onna e autore di una breve ricostruzione storica di quei giorni di giugno del 1944.

Dopo una lite per un cavallo rubato, resta ferito un soldato tedesco per mano di un onnese, Giovanni Ludovici, che "resosi conto della gravità dell'accaduto, butta via la pistola e si dà alla fuga", ricostruisce Sbroglia attingendo a testimonianze orali e ai pochi documenti storici.

E' il pomeriggio del 2 giugno, i tedeschi vogliono il colpevole del ferimento, lo cercano da Maria Cristina pensando che sia la sorella o la fidanzata. Lei protesta, nega, resiste e viene uccisa con due colpi di pistola. E' solo l'inizio della rappresaglia: la domenica i tedeschi tornano in paese.

"Sono in otto. Entrano in paese, passano davanti la chiesa e spingono in avanti, con modi brutali e con le armi imbracciate, tutti gli uomini che incontrano".

La Chiesa è quella di San Pietro Apostolo, il terremoto ha lasciato in piedi solo una parte della facciata e, miracolosamente, intatta la cinquecentesca statua lignea della Madonna delle Grazie.

Dalla piazzetta dov'erano radunati, quattordici uomini e due donne vengono chiusi in una casa poco distante e uccisi a colpi di mitraglia. La casa viene minata e fatta saltare. L'edificio ricostruito su quelle macerie dal 6 aprile è di nuovo un cumulo di macerie: ha resistito al terremoto solo una parte della facciata su cui è stata apposta, dal giugno del 1945, la lapide commemorativa dei martiri di Onna. Da allora Onna non ha mai mancato di commemorare i suoi martiri.

SQUADRA TEDESCA PER CONSENTIRE COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI

"Immagini, 280 persone, in un borgo così piccolo non ci sono grandi eventi e per la coscienza collettiva, per la memoria di Onna, il 1944 è ancora vivo. Non si dimentica. Ed è anche vero che questo evento è entrato nella memoria collettiva dell'intera regione", racconta l'ambasciatore Steiner.

"Credo che se riusciremo a concentrare il nostro aiuto su Onna potremo riuscire a trasformare la Storia, potremo mostrare questa volta di aver contribuito a un'esperienza positiva per i cittadini di questo paese che già sono stati colpiti per due volte da un destino così tragico", aggiunge il diplomatico spiegando il significato per i tedeschi di questo progetto.

Il governo tedesco si è impegnato pubblicamente, fin da subito, per la ricostruzione della chiesa, ma il progetto che sta nascendo, concretamente fin dalla cena di questa sera all'ambasciata è ben più ambizioso: ricostruire Onna.

Servono capitali pubblici, da destinare alla ricostruzione di edifici istituzionali, come la chiesa, l'asilo nido, la casa per gli anziani, poi risorse per la ricostruzione del resto del paese: dalle imprese, per questo è mobilitata la Camera di Commercio italo-germanica, e dai privati i cui fondi l'ambasciata sta raccogliendo tramite tre conti correnti, uno dall'Italia e due in Germania, dedicati a Onna e pubblicizzati sul sito www.rom.diplo.de.

Da qualche giorno è operativa per Onna una piccola squadra della Deutsche Technische Hilfswerk (THW), che è l'equivalente della Protezione civile italiana e in ambasciata a Roma è arrivato anche un architetto della THW specializzato in questo tipo di piani di intervento e che lavorerà al progetto post terremoto.

"Forse già da questa settimana possiamo mettere in campo un piccolo team della THW di 15 persone per aiutare nei lavori di riparazione, per l'immediato. Per mettere in sicurezza le case che sono pericolanti, per lo sgombero delle macerie", spiega Steiner. Ci sono cose da fare subito, "come le docce", traguardi di medio termine come i prefabbricati per ospitare i terremotati.

"Poi viene la tappa decisiva che è quella che sta a cuore alla gente del paese. Gli abitanti vogliono tornare alla loro identità e questa è il loro borgo Onna: questo significa ricostruzione".

Stasera durante la cena si definiranno i primi dettagli operativi di un progetto complesso, che ha diversi stadi di attuazione e che, spiega Steiner, deve vedere coinvolti prima di tutti i cittadini del paese: "Sono loro che sanno ciò che conta, conoscono Onna e sanno cosa vogliono".

"Questo sforzo comune, vede impegnato il governo tedesco, senza divisioni nella grande coalizione: qui sia il Cancellierato, sia il ministero degli Esteri e anche gli altri dicasteri sono uniti", dice Steiner.

L'intervento statale si associa a quello di iniziative private, come quella della città gemellata con l'Aquila, [Rottweil], ma anche di istituzioni come la Caritas tedesca.

Anche alcuni Laender, dice l'Ambasciatore, si stanno muovendo, in testa la Baviera e il Nord Reno Westfalia e soprattutto si mobilita la gente in Germania, che vuole esprimere la propria solidarietà agli abruzzesi di Onna.

"Dobbiamo essere molto realistici, il processo sarà lungo. Non si ricostruisce in due mesi un paese così, ci vuole tempo".

Il prossimo 11 giugno, come ogni anno, verrà commemorata la strage dei martiri di Onna, nella piazzetta dove furono radunati prima dell'eccidio. Una squadra di tedeschi lavora perché anche quest'anno sia possibile, e abbia un significato simbolico ancora più forte.

http://it.notizie.yahoo.com/4/200905...r-ca02f96.html