





...ritorniamo al punto di partenza : esiste per Te, una "classe dirigente", cioè che "dirige" i processi, o si tratta piuttosto di 'governo' di dinamiche, il cui solco,la cui direzione di fondo è già ampiamente tracciata ? Siamo nella seconda, o post-modernità, o "liquida" per citare la a mio avviso perfetta definizione di Bauman ; le divisioni, le belle ed in fondo rassicuranti (perchè le divisioni ti danno la sicurezza di stare dalla parte dei buoni) divisioni novecentesche sono saltate ; e a mio modesto avviso, parlare ancora di "sistema" è utilizzare appunto un linguaggio mitico.


Credo che non ci siano dinamiche che prescindono dagli uomini. Non è il sistema che fa l'uomo, ma l'uomo che fa il sistema. Non potrei mai accettare una visione marxista della società. Non condivido quanto esprime tale Bauman, che non conosco e non giudico, pre o post modernità che sia, è sempre l'uomo che fa e disfa. C'è un disegno superiore, ma il protagonista è l'uomo e non ci possono essere dinamiche che ne prescindano.
Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam


Inutile vedere quello che non c'è pretoriano. E' fare solo demagogia sterile.
E' vero, ci sono milioni di italiani al limite dell'indigenza, tantissimi hanno problemi e tutto quanto.
Ma la verità è che, attualmente, i politici sono lo specchio della società italiana.
La maggior parte dei nostri connazionali sono preda delle peggiori grettezze e meschinità, dell'individualismo più spinto e votati ad accaparrarsi quel piccolo "qualcosa" materiale più del vicino di casa. "Fai il tuo, pensa per te e cerca di scavalcare gli altri anche se devi prenderli a calci, questa è la vita. Fregatene del prossimo se serve ai tuoi interessi" dicono i genitori ai figli.
Barlumi di solidarismo e di comunitarismo, nei paesi o in qualche quartiere popolare ve ne sono, così come nelle piccole città del centroitalia rimaste "oasi" per esempio... ma si tratta di eccezioni e niente di più.
Che poi tutto ciò sia dovuto al Sistema, ai (dis)valori che propone da decenni, all'occupazione culturale americana, a tizio, caio e sempronio... siamo tutti perfettamente d'accordo, ma non bisogna vedere quello che non c'è.
Poi si può cambiare, ma attualmente c'è questo.


quoto decisamente.
La classe dirigente non è altro che un insieme di burocrati e tecnici che mandano avanti un processo che alimenta se stesso.
Mi viene in mente un'immagine di tutto ciò:
immaginiamo una grossa torre dell'orologio, con tutti i suoi meccanismi, rondelle, ingranaggi, e un insieme di persone che si adoperano per farli andare in maniera ottimale. C'è chi olia, chi sblocca, chi controlla viti e bulloni, ma nessuno si chiede che serve questa torre meccanizzata.
La visione liquida rimanda ad una mia definizione di classi liquide (che tra l'altro, non avendo più le divisioni rassicuranti, rendono più facile il compito di farsi assimilare da quella dominante in una specie di gioco degli inganni) e alla descrizione di capitale di funzionari di La Grassa.
L'uomo, mi spiace per Pretoriano, non è più soggetto in questo sistema, ma solo operatore. Dovrà tornare a essere soggetto attivo se si rompe la gabbia di questo sistema. Liberare l'uomo è l'obiettivo.
Reta di fatto che un governo di processi tende solo a rendere tali processi più agevoli. Non è un disegno unico, ma un tendere dei processi a rendersi più agevoli nella loro riproduzione e mantenimento.


Quello che dici è vero, ma ripeto che per me ci sono due differenze sostanziali, la responsabilità e la pena come ho detto sopra.
Per questo dico che Prodi dovrebbe vergognarsi di ciò che ha detto, perchè lui non ha mai pagato e mai pagherà per le stronzate che dice e che fa!
Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam


aggiungo al ragionamento mio precedente ricollegandomi a quanto detto da Iron:
se il capitalismo è un insieme di processi senza un disegno "sovrano", ma che tendono più o meno caoticamente (è il caos ordinato tipico di certi sistemi termodinamici) a sviluppare un habitat più consono a loro, allora solidarietà e senso comunitario sono assolutamente dei freni da abbattere per esso.
I processi hanno, come riflesso dell'uomo che li ha innescati, la tendenza a modificare ciò che sta loro intorno per rendere l'ambiente più "fitted".
Gli elementi che frenano questa tendenza (che poi si basa su consumo/atomizzazione/competizione) vanno sradicati.
Culture tradizionali, senso solidaristico, mutuo soccorso, ma anche comunità di affini (cito sempre gli Scout perché sono una cosa da me lontana ma messa in difficoltà dall'atomizzazione) sono tutti freni che ostacolano il "processo di processi".
Per questo le spinte securitarie, che spesso sottendono ad una atomizzazione sociale che genera insicurezza, sono da considerare tendenzialmente sistemiche (vedi telecamere e birri di quartiere): sono le risposte compensatorie del sistema alla progressiva eliminazione dei vincoli comunitari tra le persone.
Viene tolta la complicità attiva del tuo vicino di casa e sostituita con l'occhio sterile di una telecamera.


un nome che è tutt'uno con l'Impero: ROMANO PRODI

