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Discussione: Referendum statutaria

  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Arrow Referendum statutaria

    PARTIDU SARDU - PARTITO SARDO D'AZIONE
    Segreteria Nazionale


    COMUNICATO STAMPA DEL 19 SETTEMBRE 2007


    NO ALLA LEGGE STATUTARIA.
    IL 21 OTTOBRE AL REFERENDUM VOTA NO.


    Non serve al Popolo Sardo un Presidente Monarca Assoluto, chiunque esso sia.
    Serve democrazia vera, partecipata che sappia coinvolgere la gente, che metta al centro della sua azione l'individuo in quanto parte fondamentale di una comunità vasta, che condivide ideali, lingua, cultura ed è e si sente parte integrante di un progetto utile per sé stesso, per la comunità della quale fa parte e mirato al suo presente e al futuro dei propri figli.
    E' con questa prospettiva che dobbiamo riscrivere il nostro impegno in politica e dentro il Partito Sardo d'Azione con spirito di unità non divisione.
    E' con questa prospettiva che abbiamo davanti scadenze importanti.
    Uno degli impegni principali che il nostro partito ha assunto recentemente è il referendum sulla legge statutaria.
    Lo abbiamo voluto promuovere e stiamo sostenendo la campagna referendaria. I motivi della scelta non sfuggono a nessuno, ma mi sembra necessario chiarirli e ribadirli.
    La Giunta ha scelto di fare la Statutaria prima dello Statuto. Non è una scelta banale. Dopo aver dichiarato nel novembre 2005 che le due cose dovevano procedere di pari passo, la Giunta ha invece invertito il percorso naturale e rinunciato a enunciare prima i principi e poi a disciplinare l’ordinamento. La Statutaria, in questo modo, è uno scippo di Statuto, perché ipoteca nell’ordinamento dei poteri i principi che si andranno ad enunciare nello statuto. In buona sostanza, la Statutaria anticipa una visione della Sardegna di tipo centralistico, autoritario, con un’espropriazione della funzione dei Comuni notevole, con una Presidenza a potere non bilanciato che a mio avviso è assolutamente estranea alla nostra tradizione. Noi non crediamo che il federalismo interno, che la sussidiarietà, che la partecipazione siano incompatibili con l’efficienza e la stabilità dei governi.
    Non è necessario per governare efficacemente ridurre la partecipazione. Il premio di maggioranza per la coalizione vincente è un’ottima garanzia di stabilità. Ma se a questa si associano i poteri straordinari del Presidente di dominio sulla sua maggioranza con il potere di scioglimento del Consiglio, di nomina e revoca non regolamentata dei suoi assessori, di predominio sulla Amministrazione, si comprende facilmente che si sta instaurando un potere legislativo di tipo ratificante, non certamente partecipativo. L’enunciazione di principi saldamente ispirati alla tradizione federalista e allo spirito della Costituzione avrebbe guidato in altra direzione l’elaborazione della statutaria, mentre oggi la espone, come ormai ripetono diversi e autorevoli specialisti, al rischio della precarietà e della sanzione, posto che anche le norme europee richiamano la necessità di una coerenza costituzionale dell’ordinamento istituzionale, come è accaduto nella discussione dello statuto catalano, che ingloba anche la parte relativa ai poteri.
    Questo esproprio di statuto è alla radice dell’assenza di specialità che si registra nella statutaria; è una legge che si sarebbe potuta fare ad ogni latitudine, con un’organizzazione di poteri asettica, priva della storia, dell’esperienza e della cultura sul rapporto tra i poteri e i saperi locali e il potere centrale. È una legge che non è preoccupata di unire, ma solo di offrire ad un potere enorme il minimo di resistenza possibile.
    Noi abbiamo detto NO.
    Tra i tanti aspetti della Statutaria che non ci convincono, vi è poi la parte destinata a regolare il conflitto di interessi. La questione è strettamente correlata con ciò che ho detto prima e illustro perché. Consentire che ad uno spropositato potere istituzionale si associ un notevole potere finanziario ed economico significa alterare i rapporti politici, deformare l’informazione, favorire il plagio dell’opinione pubblica. Non bisogna dimenticare che oggi tutta l’informazione è nelle mani della finanza e ciò accade perché la finanza, che privilegia il raggiungimento del target al rispetto delle regole. Ma a parte questo, il sistema finanziario, soprattutto di imprese fortemente internazionalizzate, rappresenta un oggetto molto complesso che gli ordinamenti giuridici nazionali difficilmente sono in grado di descrivere e capire, in modo da disciplinare un eventuale conflitto di interessi tra gli obiettivi del gruppo e l’interesse generale. Si consideri, per esempio il caso, di un finanziere che abbia un fondo di investimento nel Lussemburgo e che attraverso il fondo costituisca diverse società in Sardegna di cui lui, evidentemente, non è direttamente proprietario. Nessuna legge gli impone di dichiarare le sue proprietà estere né, se anche tale dovere fosse sancito, alcuno può facilmente individuarle qualora lui le nascondesse. Attraverso le società del suo fondo di investimento egli potrebbe perseguire scopi che, qualora egli divenisse presidente della Regione, potrebbe favorire attraverso il varo di norme e una gestione amministrativa dichiaratamente orientati alla tutela di questi interessi. La disciplina presente nella statutaria è ridicola rispetto a questo scopo; non è il blind trust americano, perché il fiduciario che l’imprenditore dovrebbe nominare, non rende per niente cieco l’imprenditore, posto che sono previste consultazioni per imprecisati fatti eccezionali. Inoltre, nessuno e nessuna disciplina può impedire che due uomini si parlino, per cui la nomina del fiduciario è veramente una finzione rispetto ai pericoli di cui abbiamo parlato. E ne è una riprova il fatto che gli articoli successivi consentano che le società del Presidente possano fare affari con la Regione purché partecipino a gare d’appalto. Ora non sfugge a nessuno, credo, che chi nomina le commissioni di gara saranno i direttori generali o i direttori di servizio nominati dalla Giunta, cioè dal Presidente.
    Non abbiamo dunque esagerato a porre con forza l’esistenza di una questione morale: quando, anche dopo l’esperienza Saatchi, si istituzionalizza la possibilità di favorire alcune imprese piuttosto che altre: e questa è senza dubbio una gravissima questione morale.
    Per questi motivi siamo seriamente impegnati nella campagna referendaria e dobbiamo essere presenti in massa il 22 settembre all’apertura a Cagliari e il 19 ottobre a Sassari alla chiusura. Recentemente qualcuno sulla stampa ha contestato la scelta del referendum sulla statutaria giudicandola impropria rispetto alla possibilità di modificare la legge in Aula. Contemporaneamente ha rivelato alla Sardegna che i partiti hanno paura, sono parole dello intervistato, di Soru. È normale un sistema che ha paura? È normale che una maggioranza che vede passare parti importanti della sua legge con meno voti della maggioranza necessaria (37 per gli articoli più importanti) non avverta in quel momento l’opportunità di fermarsi e di riflettere?
    Non è normale.
    E quando la democrazia è così evidentemente alterata ricorrere al popolo non è uno strumento abnorme, è un dovere.
    Per questo è necessaria una mobilitazione del Partito in tutte le sezioni e in tutti i comuni affinché il 21 ottobre prevalga un deciso NO alla cosiddetta legge Statutaria.

    Fortza Paris.

    Il Segretario Nazionale
    Efisio Trincas
    (Efisiu Trincas)

  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Care concittadine e cari concittadini sardi,

    il prossimo 21 ottobre saremo chiamati a votare nel referendum sulla cosiddetta Legge Statutaria, che riguarda il funzionamento interno delle istituzioni regionali.

    Una legge che il Consiglio regionale ha approvato nello scorso mese di marzo affrettatamente, senza che sia stato prima elaborato – ed il ritardo è ormai di sette anni – il nuovo Statuto Speciale, indispensabile per dare alla Sardegna un nuovo ruolo in Italia e in Europa e per disporre dei poteri e delle risorse occorrenti per lo sviluppo. Non c’è lavoro stabile senza libertà e democrazia.

    La legge statutaria vorrebbe regolare il funzionamento della Regione confermando e rafforzando quella enorme concentrazione di potere che già oggi è in capo al solo Presidente della Regione.

    Essa non risolve il problema del conflitto d’interessi: se il Presidente o gli Assessori, da lui direttamente nominati, sono grandi imprenditori, non vieta che le imprese di loro proprietà possano partecipare alle gare per gli appalti pubblici indette dalla Regione.

    Non riduce il numero delle cariche politiche. Introduce nuove limitazioni del diritto dei cittadini ad essere candidati al Consiglio regionale. Non consente ai cittadini di esprimersi sui privilegi della casta politica. Limita la partecipazione popolare, aumentando ingiustificatamente il numero delle firme di elettori necessarie per promuovere i referendum e il numero dei votanti necessari per la loro validità.

    Esclude i Comuni e le Province dalla partecipazione alle decisioni regionali.

    La Legge Statutaria è ispirata a un presidenzialismo autoritario e a un nuovo centralismo regionale. Nello stesso tempo favorisce il permanere al potere della casta politica e ne esclude il popolo sardo.

    Questa legge entrerà in vigore, tuttavia, solo se supererà la prova del referendum popolare, che è stato promosso e sostenuto da numerose persone di diverso orientamento culturale e politico.

    I sardi vogliono istituzioni efficienti e trasparenti. Siamo contro la lottizzazione delle istituzioni fra i partiti, ma anche contro una legge che consegna tutto il potere nelle mani di una sola persona, o di gruppi ristretti, espressioni degli interessi economici e politici più forti ed esclusivi. Istituzioni governate non democraticamente, come l’esperienza dimostra anche nell’Isola, non possono soddisfare la domanda di sviluppo e di lavoro della società sarda.

    La nostra autonomia regionale deve nutrirsi di una più diretta partecipazione democratica. Il Consiglio regionale deve rappresentare l’interesse generale di tutti i sardi. La Regione non deve accentrare su di sé poteri che spettano alle istituzioni locali. I cittadini devono poter controllare l’operato degli amministratori pubblici. Al popolo non si può impedire di intervenire direttamente nelle decisioni delle pubbliche istituzioni.

    Serve perciò una Legge Statutaria totalmente diversa. Per questi motivi vi invitiamo a votare NO, il 21 ottobre, a quella approvata nello scorso marzo.


    Il Comitato Referendario per il NO.

    comitatoperilno@tiscali.it

  3. #3
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  4. #4
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    Confederazione Sindacale Sarda
    SEGRETERIA GENERALE


    ORDINE DEL GIORNO DELLA DIREZIONE NAZ.LE DELLA CSS
    DEL 27/9/2007 SUL REFERENDUM SULLA LEGGE REG.LE STATUTARIA

    La Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda -CSS-, riunita a Cagliari in data 27/9/2007 ha esaminato la legge Reg.le Statutaria nel testo approvato a maggioranza assoluta dal Consiglio Rg.le della Sardegna in data 7/marzo/2007, evidenzia innanzitutto che detta legge per essere promulgata deve essere approvatao dall’unanimità del Consiglio, come recita l’art.15, secondo comma della Statuto Speciale della Sardegna o, qualora la legge avesse dal Consiglio una maggioranza inferiore ai due terzi dei consiglieri in carica, da un Referendum popolare. Poiché questa Legge è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei Consiglieri Regionali, la stessa è stata sottoposta a Referendum popolare richiesto da 19 consiglieri regionali, ai sensi dell’art.15, quarto comma dello Statuto Sardo che stabilisce che detto Referendum può essere richiesto da un cinquantesimo degli elettori della Regione o da un quinto dei componenti del Consiglio Regionale, entro tre mesi dalla pubblicazione della Statutaria.

    Il Referendum è stato indetto dal Presidente della Giunta Regionale per il 21 ottobre 2007 e tutti gli elettori sardi sono impegnati ad esercitare democraticamente il loro diritto di voto.

    La Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda -CSS- da indicazione di voto, schierandosi apertamente per il NO per le seguenti motivazioni :


    1. E’una Legge slegata dall’elaborazione indispensabile ed improrogabile del Nuovo Statuto Speciale della Sardegna;
    2. Il testo votato dal Consiglio non è stato sottoposto al confronto delle parti sociali, economiche e culturali della Sardegna ed è stato approvato senza un vero dibattito dal Consiglio sotto il ricatto dello scioglimento;
    3. E’ una Legge pensata in solitudine e ad personam su uno schema di Presenzialismo forte, unico nei paesi occidentali, che prevede un enorme concentramento di potere ancora più marcato di quello odierno in capo al solo Presidente della Regione;
    4. Limita fortemente la libertà di partecipazione popolare dei cittadini, aumentando da 10 mila a 15 mila le firme per la richiesta dei Referendum e riduce arbitrariamente le materie che si possono sottoporre a Referendum popolare, tra cui l’ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali;
    5. Annulla l’equilibrio dei poteri,svuotando il ruolo del Consiglio Regionale a cui viene sottratta tutta la materia regolamentare che va in capo alla Giunta Regionale unitamente a tutte le nomine degli Enti Regionali su cui il Consiglio non ha più nessun potere di controllo ;
    6. Accentua il Centralismo regionale, limitando pesantemente le competenze e l’autonomia delle Province e dei Comuni ;
    7. Mancano gli istituti di garanzia per i cittadini come il Difensore Civico;
    8. Non richiama in nessun articolo la nostra identità di popolo sardo né si interessa delle tematiche del lavoro e della solidarietà sociale;
    9. Non risolve il conflitto di interessi, che anzi regolamenta a favore del Presidente, degli Assessori e degli stessi Consiglieri, consentendo alle società di Presidente, Assessori e Consiglieri di beneficiare di provvedimenti di favore, compresa la partecipazione alle gare d’appalto indette dalla Regione con commissioni nominate e controllate dalla stessa Giunta Regionale;
    10. E’ una legge pericolosa per la democrazia perché, dietro la giusta e moderna esigenza di governabilità, nasconde la voglia di potere e di controllo in una sola persona, rifuggendo da ogni forma di partecipazione e condivisione sociale.

    Per questi motivi la Confederazione Sindacale Sarda invita TUTTI i cittadini ad andare a votare il 21 ottobre 2007 per il Referendum popolare, esprimendo con un NO forte la voglia di partecipazione democratica e la volontà di respingere ogni maldestro tentativo di involuzione autoritaria delle Istituzioni Autonomistiche della nostra Sardegna.
    La Direzione Nazionale della CSS invita altresì a promuovere in tutti i territori e a partecipare ai Comitati per il NO alla Legge Regionale Statutaria, organizzando e partecipando a tutte le manifestazioni e dibattiti.

    APPROVATO
    CAGLIARI, 27/9/2007
    LA DIREZIONE NAZ.LE DELLA CSS

  5. #5
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    Predefinito

    Per chi volesse rivedere una breve rassegna stampa del dibattito che ha portato all’approvazione della “statutaria” può entrare nella discussione aperta a suo tempo nel forum:



    Le ragioni del NO sono scaturite nel merito dei contenuti della legge prima e durante fase della sua discussione in Consiglio regionale, sollevate da componenti della stessa maggioranza al governo della RAS.

    Nel sito www.sardegnaeliberta.it, percorrendo a ritroso la cronologia degli interventi, sono presenti una grande quantità di motivazioni e argomentazioni a sostegno del NO al referendum del 21 ottobre.

  6. #6
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Il Sardegna, 17 ottobre 2007

    Memorie

    Il no allo Statuto e la difesa della democrazia


    Francesco Casula

    La posta in gioco del referendum del 21 Ottobre è alta: attiene alle forme della democrazia rappresentativa e non solo. Allo svuotamento delle autonomie locali, alla riduzione dei consiglieri regionali a figuranti e del Consiglio regionale ad ancilla del Presidente - sottoposto al ricatto di scioglimento se non obbedisce ai suoi comandi – si unisce nella Statutaria l’attacco diretto alle forme di protagonismo popolare e di democrazia di base: basti pensare a questo proposito al fatto che il numero di firme per la sottoscrizione di un referendum passa da dieci a quindicimila.
    Al di là comunque dei singoli punti, ciò che caratterizza la complessiva filosofia della Statutaria è il privilegiamento del decisionismo, la concentrazione e la verticalizzazione del potere, sacrificando ogni meccanismo e sede di rappresentanza e di controllo, e dunque da una parte i meccanismi elettorali coerenti con la citata verticalizzazione; dall’altra la personalizzazione della lotta politica con tutte le distorsioni di immagine e di comunicazione di massa. Da questo punto di vista il “NO” al referendum significa mettere in discussione la concentrazione del potere del leader, lo scivolamento oligarchico della rappresentanza, la divaricazione abissale fra i cittadini e il Palazzo, la commistione del potere castale con quello pubblico, il deficit di rappresentatività del corpo legislativo. E nel contempo significa affermare la profonda voglia di partecipazione dei cittadini isolani e l’autorganizzazione sociale.

  7. #7
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    Consiglio regionale della Sardegna
    Ufficio stampa

    Il Psd’Az in conferenza stampa: “No alla statutaria”; “Siamo di fronte a un silenzio antidemocratico sul Referendum di domenica”


    Cagliari, 18 ottobre 2007 - Conferenza stampa del Psd’Az oggi in Consiglio regionale per dire “no” alla legge Statutaria e per protestare contro “la grave carenza di informazione sul referendum” di domenica prossima. La denuncia è venuta dai rappresentanti in Consiglio del Partito sardo d’Azione, Giuseppe Atzeri e Paolo Maninchedda e dai vertici del Partito Efisio Trincas e Giacomo Sanna. “Ci troviamo di fronte a un silenzio antidemocratico sul referendum”, ha detto Atzeri aprendo l’incontro con i giornalisti, e Paolo Maninchedda ha denunciato “la fortissima preoccupazione sulla assoluta scarsità di informazione” chiamando in causa sia la Regione sia i mezzi di comunicazione di massa. Per Giacomo Sanna (Presidente del Psd’Az), il silenzio attorno a questo referendum ha il sapore del ridicolo, mentre il segretario nazionale Efisio Trincas ha parlato di “emergenza democratica di fronte alla mancanza di informazione attorno alla statutaria”.
    Quanto al merito del referendum vi è stato un pressante appello dai sardisti per un “no” ampio alla legge Statutaria che possa impedirne la promulgazione. “Una legge che legittima il conflitto di interessi, altro che disciplinarlo”, è stato detto, “che garantisce un potere eccessivo al Presidente” riducendo il potere di controllo del Consiglio e quindi dei cittadini. “Una legge che priva di qualsiasi reale autonomia gli enti locali”. “Il Psd’Az è contro qualsiasi tipo di oligarchia –è stato detto- Non si comprende come tanta parte del Centrosinistra oggi possa appoggiare questa legge dopo le tante battaglie democratiche fatte in passato”. “Grave infine che a poche ore dal Referendum vi sia ancora tanto silenzio: nessuno ha spiegato i contenuti della legge e le ragioni del voto, si parla solamente delle polemiche fra le parti ma non si illustrano alla gente perchè votare sì o no. Ma nessuno che approfondisca nodi veri di una legge imposta sotto ricatto”.

    (lp)

  8. #8
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    Predefinito Documento della CSS sull'esito del Referendum sulla Legge Re.le Statutaria.

    Oggetto: La Legge Regionale Statutaria non passa. Occorre riscriverla, correggendola e migliorandola.
    La Confederazione Sindacale Sarda ringrazia i 225.200 elettori sardi che il 21 ottobre 2007 si sono recati alle urne per esprimere il loro voto al Referendum sulla Legge Regionale Statutaria,esercitando uno dei diritti fondamentali di sovranità popolare.
    Un ringraziamento particolare ai 153.200 elettori che hanno espresso il loro NO a questa Legge Regionale Statutaria. Il 67,9 % di NO significa una volontà inequivocabile di riscrivere la Legge, modificandola radicalmente e migliorandola perché ciò è possibile seguendo l’esempio della Regione a Statuto Speciale del Friuli e di molte Regioni a Statuto Ordinario che, scegliendo la stessa forma di Governo Regionale dell’elezione diretta del Presidente della Giunta, hanno rafforzato i poteri di controllo del Consiglio Regionale introducendo nell’ordinamento la fiducia costruttiva, il voto del Consiglio sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente ed il voto sui singoli Assessori.
    Va riscritta la parte della Statutaria relativa al Consiglio delle Autonomie (art.30) descrivendo compiti e poteri, come è necessario che siano introdotti nel testo i capitoli sui rapporti con le rappresentanze sociali e sindacali,rafforzando i valori dell’identità,del lavoro e della solidarietà.
    Va rivista tutta la materia del Referendum (artt.2-3-4-5-6-7), adeguandola alle forme moderne di partecipazione sia abbassando il numero delle firme necessarie e soprattutto riportando il quorum al 33 % dei Referendum abrogativi, mentre va definito per sempre che il quorum per gli altri tipi di Referendum non è necessario ai fini della validità della consultazione.
    Sulla materia controversa del conflitto di interessi (artt.27-28-29) va riscritto totalmente il testo, ponendo dei limiti forti e chiari per evitare che i poteri forti siedano ai posti di governo e partecipino alle gare d’appalto con le loro Aziende senza il rispetto di equilibri e garanzia massima di trasparenza ed equità.
    Infine va cancellata la norma salva-eletti dell’art.38 dell’attuale Statutaria, ripristinando le incompatibilità previste dalla normativa nazionale vigente.
    Dal risultato del voto è chiaro che le ragioni del SI sono in netta minoranza e se gli stessi gioiscono per la scarsa affluenza alle urne significa che molti si auguravano e volevano questo risultato,invocando dall’inizio la questione del quorum,senza neppure avere il coraggio di invitare apertamente all’astensione.
    Ma il Referendum confermativo non è regolato dall’attuale Legge Regionale sui Referendum anche perché non prevede questo tipo di consultazione; allora la fonte è direttamente l’art.15 dello Statuto Speciale che recita:” La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. E non vi è dubbio che la maggioranza dei voti validi (67,9 %) si sia espressa per il NO.
    Cagliari, 22/10/2007
    IL SEGRETARIO GENERALE CSS
    Dr Giacomo Meloni

  9. #9
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    Benvenuto nel forum, Giacomo.
    I tuoi interventi sono e saranno importanti e graditi.

    Fortza paris.

  10. #10
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    Predefinito Dai, che ce n'è

    Anch'io voglio testimoniare la mia soddisfazione per la tua presenza in questo forum. Una partecipazione così qualificata non mancherà di richiamare l'interesse di tanti Indipendentisti, Sardisti e non....
    L'ultimo pezzo sui risultati del referendum è una chicca!!

    Complimenti da Sa Socca

 

 
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