Già, e non ancora:
Restaurare la Civiltà cristiana,
unica via d’uscita dal caos odierno
Essenza e caratteristiche
della ControRivoluzione
«La Contro-Rivoluzione è la restaurazione dell’Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo, ossia la Civiltà cristiana, austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiegualitaria e antiliberale»
(Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, II, II, 1).
Per ottenere questo risultato, il contro-rivoluzionario deve capire, smascherare, affrontare e vincere quella Rivoluzione che è il Disordine, che mira alla dissoluzione della Civiltà cristiana e all’instaurazione del regno terreno del demonio. Ma ciò presuppone ch’egli abbia ben chiara la verità cristiana, specialmente la dottrina sociale della Chiesa, e specialissimamente in quei suoi aspetti che si oppongono alla Rivoluzione. Per questo, la Contro-Rivoluzione deve lottare non solo per una cultura cristiana, e nemmeno solo per una civiltà cristiana, ma per una società cristiana (cfr. San Pio X, Notre Charge apostolique); ciò è rappresentato dall’oro donato dai Re Magi al Bambino Gesù in Betlemme. Una fede che non realizza la Regalità sociale di Cristo, che non si concretizza in una società cristiana, non è una fede coerentemente vissuta.
La vera Contro-Rivoluzione deve avere molte caratteristiche, in particolare deve essere…
TEOCENTRICA: ossia deve mirare a fare la gloria di Dio, subordinando tutto a questo scopo; tale teocentrismo è rappresentato dall’incenso donato dai Re Magi a Gesù Bambino in Betlemme. Pertanto, essa si oppone ad ogni moderna idolatria e particolarmente a quell’umanesimo antropocentrico che ha storicamente generato la Rivoluzione (cfr. Discorso sulla dignità dell’uomo (1486) di Giovanni Pico della Mirandola).
SOPRANNATURALE: al moderno naturalismo, che proclama una filosofia autonoma, una morale laica e perfino una teologia umanistica, la Contro-Rivoluzione oppone il primato del Soprannaturale e della Grazia divina come sola via di redenzione e salvezza e civiltà. «La funzione della grazia consiste precisamente nell’illuminare l’intelligenza, nel fortificare la volontà e nel regolare la sensibilità, in modo che si volgano al bene» (Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, II, IX, 2).
ECCLESIALE: la Contro-Rivoluzione è al servizio della Chiesa, è un aspetto settoriale della sua azione storica; pertanto, non è la Contro-Rivoluzione a salvare la Chiesa, semmai il contrario. Tuttavia, il contro-rivoluzionario laico deve operare nel settore suo proprio, che è quello laicale, consistente nel propagandare la dottrina sociale della Chiesa, santificare le realtà temporali e difendere le istituzioni cristiane.
APOSTOLICA: ossia tesa non solo a conservare e difendere le postazioni, ma anche a conquistarne al nemico, sottraendogli anime, ambienti, società, istituzioni
MILITANTE: ossia comportarsi da truppa d’avanguardia della Chiesa, combattendo (prima e meglio di altri) i nemici della Civiltà cristiana; questa lotta costituisce il suo maggior sacrificio penitenziale ed è rappresentato dalla mirra, donata dai Re Magi al Bambino Gesù in Betlemme.
INTRANSIGENTE E INCONFORME: ossia avversa allo spirito del mondo, allo spirito del tempo e alla mentalità dominante, specie nella sua mania di compromesso, intesa e riconciliazione; non si può vincere la Rivoluzione, sorridendole, rendendoci simpatici e dialogando con essa. Tale aspetto è rappresentato dalla cosiddetta “categoria biblica dell’Esodo”. «La fermezza che viene dai principi è più importante, ma più rara, di quella che viene dal temperamento e dal carattere» (L. de Bonald).
ASCETICA: come i vizi di orgoglio, sensualità e rivolta sono le radici della Rivoluzione, così le opposte virtù di umiltà, purezza e obbedienza sono quelle della Contro-Rivoluzione, la quale o sarà santa o non lo sarà affatto.
ORTODOSSA E ORTOPRASSICA: ossia deve essere conforme alla verità, al bene e alla giustizia, insomma al volere e ai progetti della Divina Provvidenza, non solo in teoria, ma anche in pratica, nelle sue vie, imprese, metodi, strategie e tattiche.
DOTTRINALE: ossia ideologicamente fondata e motivata, consapevole dei propri compiti e capace di propagandare i principi e le norme cristiani. «Se si conserva il vero, prima o poi si potrà ottenere i benefici sperati» (Mons. Freppel). Nell’attuale fase di Rivoluzione culturale, la Contro-Rivoluzione deve anche essere culturale in senso ampio; essa deve capire, smascherare e denunciare il cuore dottrinale della Rivoluzione, la sua radice metafisica, il suo spirito “mistico”, per suscitare negli uomini sdegno, orrore e paura verso di essa.
TENDENZIALE: ossia attenta al ruolo svolto – nel bene e nel male – dai fattori psicologici, sentimentali, abitudinari e ambientali, e preoccupata di creare essa stessa un ambiente e uno “stile d’azione” contro-rivoluzionari.
FATTIVA, ADEGUATA ED EFFICACE: essa deve non solo conoscere ed amare-odiare la Rivoluzione, né solo testimoniare contro di essa, ma anche agire combattendola efficacemente. Questa sua azione deve essere adeguata, ossia proporzionata al nemico, affrontandolo così come oggi si presenta, nei suoi pericoli e nelle sue insidie attualmente incombenti.
QUALITATIVA: ossia organizzata, professionale ed elitaria; alla «enorme congiura» settaria, promossa dai settari di professione (Cfr. Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, III, I,2), i contro-rivoluzionari debbono contrapporre una santa e aperta “cospirazione” nel quale i buoni si conoscano, diventino amici e collaborino fra di loro mediante strutture o reti. Non potendo la Contro-Rivoluzione nascere come movimento di massa, bisogna che essa si costituisca in élites n elle quali la capacità e lo zelo di pochi compensino la tiepidezza e il lassismo di molti.
SOCIALE: deve cioè agire nella società civile, conquistare l’opinione pubblica, influenzandone la mentalità, i sentimenti, dirigendone le tendenze, influenzandone le scelte. Ecco l’importanza della “guerra psicologica totale” e di quel suo aspetto cruciale che la “guerra delle parole”, nella quale bisogna contrapporre slogans contro-rivoluzionari a quelli rivoluzionari.
GLOBALE: ossia universale, sia culturalmente che strutturalmente che geograficamente; «L’azione contro-rivoluzionaria comporta una riorganizzazione di tutta la società temporale» (Cfr. Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, II, XII 7). Tale globalità va intesa anche nel senso di «usare ogni mezzo per fare la gloria di Dio» (Sant’Ignazio), mobilitando al proprio servizio tutti gli strumenti possibili: uomini, ambienti, associazioni, idee, passioni, cose.
PRUDENTE: ossia strategica, graduale, progressiva. Essa deve saper approfittare delle circostanze favorevoli, eludere quelle insidiose e vincere quelle avverse. I risultati ritenuti impossibili vengono ottenuti, compiendo una serie crescente di concrete possibilità.
INDIPENDENTE: ossia libera da condizionamenti culturali, economici, politici e perfino ecclesiastici, specialmente da quelli che le impedirebbero di compiere la propria azione specifica o la distoglierebbero la retta via, depistandola verso strade traverse o vicoli ciechi.
ANAGOGICA: ossia deve elevare la società verso una maggiore consapevolezza della crisi, del pericolo e dei rimedi, verso un sempre maggior desiderio di risanamento e di riscatto. Al limite, bisogna produrre nell’opinione pubblica un sussulto di dignità, o almeno di timore, che la spinga a fare il “gran salto” necessario per salvarsi, prima che sia troppo tardi. In questo senso, «tutta l’umanità oggi si trova nell’imminenza di una catastrofe, e in questo sembra consistere precisamente la grande occasione preparata dalla Divina Misericordia» (Cfr. Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, II, VIII, 3).
FIDUCIOSA, ENTUSIASTICA E DETERMINATA: essa deve attendersi tutto da Dio, perché tutto dipende da Lui, ma deve anche lottare come se tutto dipendesse da se stessa, perché Dio attende i pochi pani e pesci da moltiplicare. Pertanto, il contro-rivoluzionario non deve temere umiliazioni, perdite o disfatte, né deve scandalizzarsene, perché la Storia dimostra che Dio usa rovesciare le sconfitte in vittorie: «Tutto quello che si oppone all’ordine divino, non serve che a rendercelo più adorabile. Tutti i nemici della giustizia sono suoi servitori, e l’azione divina costruisce la Gerusalemme celeste con gli strumenti di Babilonia» (De Caussade, L’abbandono alla Divina Provvidenza). «Non vi è nulla che possa sconfiggere un popolo virtuoso che ami veramente Dio» (Cfr. Plinio Corrêa de Oliviera, Rivoluzione e ControRivoluzione, II, IX, 3). La fiduciosa attesa del grand retour e del Regno di Cristo in Maria profetizzato da santi, dottori e papi.
La Contro-Rivoluzione deve combattere l’illusione di una nuova sintesi salvatrice da pagare al prezzo di una riconciliazione, o anche solo di un compromesso o di una mediazione, tra Dio e il diavolo, tra il Cristo e l’anti-cristo, tra la Donna e il serpente, tra la Chiesa e l’anti-chiesa, tra la Rivoluzione e la Tradizione. Il contro-rivoluzionario deve riaffermare la inconciliabilità tra Chiesa e anti-chiesa, tra Gerusalemme celeste e Eden, tra Cristianità e Torre di Babele, tra Sacro Romano Impero e Repubblica Universale massonico-anticristica.
La Contro-Rivoluzione non è semplicemente conservatrice, perché conservare un’eredità corrotta e bastarda o una situazione ambigua e scivolosa quale l’attuale serve solo a perpetuare l’equivoco, a disorientare gli animi, a indebolire la lotta, riducendola a una mera resistenza passiva su posizioni di retroguardia, condannata, quindi, alla sconfitta. La Contro-Rivoluzione non è nemmeno semplicemente reazionaria, perché una reazione subordinata alla strategia rivoluzionaria finisce con l’essere assorbita e vinta.
CONTINUA…




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