Domanda a chi frequenta il forum Unione:
siete stanchi di questo governo nell'ambito della continua confusione che i diversi partiti che compongono la maggioranza creano soprattutto a Palazzo Madama?


Domanda a chi frequenta il forum Unione:
siete stanchi di questo governo nell'ambito della continua confusione che i diversi partiti che compongono la maggioranza creano soprattutto a Palazzo Madama?


Io personalmente sono MOLTO stanco...
soprattutto di Mastella che oggi, diciamocelo ha passato il segno...


Io sono stanco delle bugie che mi han detto in campagna elettorale


Ma quello tecnicamente farebbero ancora in tempo a farlo, visto che mancano ancora oltre 3 anni alla fine della legislatura (se ci arriva l'esecutivo, chiaramente). Certo è che, come avrai ben capito, il governo è sempre costretto a trovare un compromesso tra i centristi/inciucisti dell'Udeur e gli estremisti/casinisti del PRC... e alla fine viene una brodaglia insipida che scontenta quasi tutti, persino quelli in mezzo, nonostante ci sia qualcosa di buono.
Sarebbe ora che si lasciasse lavorare l'esecutivo senza veti incrociati...






Nella lenzuolata di 282 pagine, la piaga del precariato è citata ben 28 volte.
“Ad aggravare la frammentazione del mondo del lavoro è intervenuta la legge ‘Maroni’ (legge n. 30/2003)…
Siamo contrari ai contenuti della legge 30… Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena” (161-162).
“L’estensione della precarietà ha contribuito al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro” (163).
(http://www.beppegrillo.it/)
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Detto questo, I moderati dell'Unione (PD in testa) modificano solo una norma che istituisce un termine di 36 mesi per il contratto di precariato, peraltro tale contratto puo permanere in alcune condizioni anche dopo i 36 mesi e comunque il datore di lavoro puo licenziare dopo 35 mesi senza nessuna sanzione.
Ci prendono per il culo? io direi di si.


è assai probabile...
fermo restando che nessuno ti assume così alla cieca a tempo indeterminato, credo che maggiori tutele per i lavoratori con il contratto a tempo determinato debbano essere messe, almeno per impedire al datore di lavoro di poter fare i propri porci comodi sulle spalle del dipendente. Se queste non vengono messe beh, il precariato non si tradurrà mai in flessibilità.
Diciamo che questa legge 30 probabilmente "fa comodo a tutti" tranne che nella maggior parte dei casi, ai nuovi lavoratori...
Spesso poi tra l'altro anzichè uscire allo scoperto con un licenziamento, i datori di lavoro fanno del "mobbing" sui dipendenti (mobbing che tra l'altro di recente non è stato giudicato reato, e fate vobis)


"PRECARIETÀ" NEL PROGRAMMA DELL'UNIONE
- superare il precariato del lavoro che genera precarietà
nei servizi, stabilizzando la parte di lavoro precario
collocata nel ciclo ordinario e stabile delle funzioni
pubbliche (pag. 41)
- Per questo devono abbattersi gli ostacoli che frenano le
capacità e le energie delle cittadini e delle imprese:
i pesi eccessivi della burocrazia, ma anche le forme indebite
di sussidio alle imprese, le penalizzazioni e la precarietà
che limitano le possibilità di lavoro soprattutto
di donne ed giovani, ma anche le posizioni di monopolio e
le protezioni d cui godono molti settori, dalle professioni,
all’energia. Combattere le rendite e le protezioni
indebite aprendo a una concorrenza regolata che è cosa
diversa dal libero mercato, è necessario per ridurre i
costi che danneggiano la competitività dei nostri prodotti
e peggiorano le condizioni di vita dei cittadini aumentando
i prezzi di beni e servizi (pag. 114)
- il rafforzamento dei fattori produttivi, con particolare
riguardo ai problemi delle piccole imprese: è necessaria
una politica del lavoro che coniughi flessibilità e stabilità,
superando quindi la precarietà (pag. 120)
- L’economia è in crisi, la crescita dell’occupazione si è arrestata,
specie nel Mezzogiorno, e sta crescendo la precarizzazione
del lavoro. Il governo ha ridimensionato o cancellato gli
strumenti di incentivo e di stabilizzazione dell’occupazione,
credito d’imposta e prestito d’onore, attivati nella scorsa
legislatura. L’abbandono di queste politiche di sostegno ha
peggiorato le condizioni dei lavoratori e aumentato la precarietà.
Per di più ad aggravare ulteriormente la frammentazione
del mondo del lavoro è interventuta la legge "Maroni" (legge n.
30 del 2003), che ha introdotto una miriade di forme di lavoro precario risultate estranee alle stesse esigenze delle imprese.
Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore
delle imprese che assumono a tempo indeterminato.
Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei
decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie
precarizzanti.
Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo
indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono
potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena.
In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non
possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie
contrattuali a termine debbano essere motivate sulla
base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni
richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione
complessiva dell’impresa.
Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano
numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti:
ad esempio il job on call, lo staff leasing e il contratto
di inserimento.
Per quanto riguarda il lavoro a progetto, che vogliamo sottoposto
alle regole dei diritti definite dalla contrattazione
collettiva, puntiamo ad eliminarne l’utilizzo distorto,
tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie
di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi
sociali. In particolare, occorre garantire una
relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che
l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico
di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative
di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di
stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione
professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni
nell'attuazione degli istituti contrattuali.
La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista,
anche considerando la impostazione legislativa definita
dal precedente governo di centrosinistra.
Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito
agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del
ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per
aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo
delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta
alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente
da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In
ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa
appaltante nei confronti dei lavoratori delle
imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività
della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti
tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano
essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano
esternalizzabili. Crediamo che l’estensione della precarietà abbia contribuito
anche al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei
luoghi di lavoro. Risulta pertanto necessaria una revisione
della normativa che renda più cogente il rispetto delle
norme di sicurezza, anche attraverso un rafforzamento delle
funzioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
e dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi
ispettivi e di prevenzione. [...] In generale, sosteniamo politiche del lavoro dirette a promuovere
la piena e buona occupazione e a ridurre il tasso di
precarietà, incentivando la stabilità e la tutela del lavoro
discontinuo.
Oltre al superamento della legge "Maroni", noi puntiamo:
- all'estensione a tutti i lavoratori delle tutele e dei
diritti di base (maternità, paternità, malattia, infortunio,
diritti sindacali,etc) e dell'accesso al credito;
- all'aumento delle opportunità di crescita professionale,
attraverso il diritto alla formazione permanente;
- alla garanzia e al sostegno non solo del reddito attuale,
ma anche dei trattamenti pensionistici futuri, con strumenti
quali: la totalizzazione di tutti i contributi versati,
anche in regimi pensionistici diversi, e la copertura
figurativa per i periodi di non lavoro.
Vogliamo inoltre estendere le tutele anche nel mercato del
lavoro riformando gli ammortizzatori sociali, potenziando i
servizi pubblici all’impiego e la formazione professionale
sul territorio, innovando e allargando le politiche attive
di sostegno all’occupazione e per la formazione lungo tutto
l’arco della vita.
In particolare, proponiamo politiche specifiche per aumentare
le opportunità di lavoro dei gruppi oggi sottorappresentati
sul mercato del lavoro, in primo luogo:
- i giovani, per accrescerne istruzione e qualificazione
professionale e stabilizzarne i rapporti di lavoro;
- le donne, con strumenti che ne garantiscano la parità di
diritti normativi, retributivi e pensionistici, senza
discriminazioni. Anche a tal fine, vogliamo favorire la
conciliazione delle responsabilità genitoriali degli
uomini e delle donne con la vita lavorativa, con diversi
strumenti: dall’estensione degli asili nido di territorio
come diritto alla socializzazione primaria dei bambini e
delle bambine, alla possibilità di part-time e di congedi
adeguatamente retribuiti, agli incentivi per l’inserimento
e il reinserimento al lavoro dopo periodi di assolvimento
di responsabilità genitoriali;
- gli anziani, con azioni che promuovano la vecchiaia attiva:
sostegni e incentivi al reinserimento al lavoro, formazione
professionale per adeguare le competenze; forme
di passaggio graduale fra lavoro e non lavoro, anche con
part time misto a pensione;
- i lavoratori delle aree depresse, specie del Mezzogiorno,
con incentivi mirati all’occupazione stabile e alla regolarizzazione
del lavoro nero oltre che con il rilancio
dello sviluppo di quelle regioni;
- i soggetti disabili e svantaggiati, attraverso il superamento
delle normative introdotte dalla "legge 30" e il
potenziamento dei centri pubblici per i servizi di inserimento
lavorativo mirato delle persone con disabilità.
Queste politiche di promozione della buona occupazione e di
estensione dei diritti devono riguardare anche i lavoratori
immigrati. A questo proposito, noi seguiamo una impostazione
diametralmente opposta a quella repressiva ed incostituzionale
della "legge Bossi – Fini". Vogliamo superare
l’approccio restrittivo al problema dell’immigrazione.
Analogamente, per contrastare la tendenza al lavoro nero,
riteniamo che occorra garantire il permesso di soggiorno a
ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoro
irregolare.
In questo quadro, un ruolo rilevante per l'attuazione delle
politiche attive del lavoro e della formazione di competenza
delle regioni e delle autonomie locali può e deve essere
svolto dai centri per l'impiego, nel quadro di principi e
standard definiti a livello nazionale. Gli enti locali
governati dal centrosinistra si sono già impegnati in questa
direzione, con iniziative legislative e con iniziative
concordate con i sindacati e con le forze politiche. Queste
esperienze costituiscono un tassello importante per la
costruzione delle politiche del lavoro del futuro governo
di centrosinistra.
Inoltre, riteniamo indifferibile una profonda riforma del
sistema degli ammortizzatori sociali, che preveda:
- l'incremento e l'estensione dell’indennità di disoccupazione
a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente
dipendenti e non subordinati);
- il riordino e l'armonizzazione dei trattamenti del
settore agricolo;
- la costituzione di una rete di sicurezza universale che
protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive.
Un altro obiettivo generale imprescindibile delle nostre
politiche economiche e sociali è costituito dalla difesa
del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una pericolosa erosione
del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni,
tuttora in atto. Oggi, a differenza del passato,
anche avendo un lavoro stabile si può correre il rischio di
scivolare al di sotto della soglia di povertà (pagg. 161-164)
- Nel nostro Paese è cresciuta la domanda di politiche pubbliche che
combattano la precarietà, offrano sicurezza e siano di accompagnamento
e sostegno alla normalità della vita delle persone e
delle famiglie, soprattutto nei loro compiti di cura verso i bambini
e gli anziani a partire dalle persone più fragili (pag. 180)
- Per altro verso, il welfare locale comunitario basato sulla rete
integrata dei servizi, sul quale avevano investito con successo
i governi di centrosinistra, ha dimostrato di essere una risposta
efficace per promuovere benessere, coesione sociale e per
prevenire il disagio oltre che prenderlo in carico quando esso
si manifesta. I bisogni di sicurezza dei cittadini, la lotta
alla precarietà, la necessità di una politica che accompagni e
sostenga tutte le stagioni della vita e che sostenga le responsabilità
familiari confermano oggi la validità degli obiettivi
della legge quadro sull'assistenza voluta dai governi di centrosinistra
(legge n. 328 del 2000).
Ciò nondimeno il governo del centrodestra ha colpito pesantemente
il welfare locale e ha totalmente abbandonato le politiche
per l'assistenza avviate dai governi di centrosinistra (pag. 181)
- Grave e allarmante è oggi la situazione di molte aree del
Mezzogiorno, sul piano etico e civile.
A determinarla negli anni più recenti hanno contribuito la debolezza
dell’economia, la precarietà del lavoro, la difficoltà
nelle scelte di vita. Ma anche le scelte di governo che hanno
promosso l’evasione fiscale con i condoni, che hanno alimentato
il sommerso, che hanno allentato la tensione etica e la lotta
operativa alla criminalità organizzata (pag. 215)
- Gran parte della povertà italiana si concentra del Mezzogiorno,
ed è cresciuta negli ultimi anni.
E’ povertà monetaria, specie per le famiglie numerose, con genitori
disoccupati o sottoccupati, con figli piccoli. E’ povertà
di servizi pubblici, troppo spesso carenti sotto il profilo
quantitativo, qualitativo, dell’accessibilità. E’ povertà di
prospettive: difficoltà di accesso al mercato del lavoro, precarietà
sul lavoro e mancanza di certezze sui percorsi professionali (pag. 216)
- Per gli insegnanti, e più in generale per tutto il personale,
anche con il contributo e il confronto con le diverse forme di
rappresentanza e sulla base di accordi con le organizzazioni sindacali
sulle materie contrattuali, procederemo su tre piani:
- valorizzazione del loro ruolo, rendendoli protagonisti del
nuovo progetto culturale e portando le retribuzioni di tutto
il personale al livello dei Paesi europei;
- lotta ad ogni forma di precarietà, con l’immediata copertura
di tutti i posti vacanti, immettendo in ruolo coloro che già
lavorano nella scuola e agevolando coloro che si sono formati
in questi anni (pag. 234)


Esatto, se il welfare state non viene adeguato come si deve, se il concetto usurante e le pensioni(politiche in primis) vengono fatte alla cazzo, se il precariato resta a 36 mesi, allora non me ne frega più nulla.....per me possono cadere anche domani.
Se cadono domani e "torna Berlusconi"(minchia che due coglioni con stà minaccia), allora sono stronzi 2 volte perchè non hanno fatto nulla per impedirlo.
Sono stanco di tutto questo casino..stanco di sentire sputare cazzate sul bello del precariato, sfinito di sentire che un carrellista senza notturno, non rientra nell'usurante e deve restare al lavoro fino a 65 anni, stufo di vedere uno come Mastella(con l'1,4 %) che vuol far cadere il governo per sue cagate e trafficate e non gli dicono una vacca troia di niente, mentre se i comunisti che ho votato io, negoziano con lo strumento della piazza vengono messi alla gogna perchè troppo massimalisti e deleteri.
Fine della presa per il culo.
Per me se non si può andare avanti, è perchè gli incapaci sono al governo e non sono in grado di fare nulla di quello che hanno promesso.