
Originariamente Scritto da
sileam
Quando si medita sulle vette e si guarda il mondo dall’alto in basso, pur non essendo uomini “differenti”, si perde generalmente il senso della realtà e della prospettiva,
finendo per attribuire le peggiori nefandezze al resto del mondo politico culturale a sé contiguo e che per molto tempo si è frequentato. In questo caso quello fascista o genericamente di destra. E’ quanto succede generalmente agli evoliani, qualcun altro li chiama evolomani, in ricordo del barone siciliano che, a differenza di Liedholm, non faceva di mestiere l’allenatore ma il proprietario terriero latifondista. Un Barone attaccato alla terra, la propria, e non disposto a che la plebaglia lo calpestasse o addirittura, orrore, lo Stato la espropriasse, come sarebbe invece logico che fosse, per destinarla alla coltivazione da parte di chi, come i contadini, su quella terra ci lavora e ci vive. Nutrito dello stesso spirito sprezzante e aristocratico, una settimana fa è uscito un libro, “Il passo delle oche”, edito incredibilmente da Einaudi, scritto da Alessandro Giuli, giornalista del Foglio, già militante della cosiddetta destra extraparlamentare o antiparlamentare che sia, nel quale si effettua una disanima di quel mondo politico e culturale italiota identificato generalmente come destroide o neofascista. Nessuno si salva tranne uno. Il Barone appunto. Tutti da buttare, dai capi storici ormai in volo sulle vette, o forse no, come l’ex fascista sociale Giorgio Almirante o il suo pseudo avversario Pino Rauti, ai nuovi capi di oggi in doppiopetto. Quelli a cui De Gregori aveva attribuito “facce serene e cravatte intonate alla camicia”. Pollice verso quindi verso i vari Alemanno, Gasparri, La Russa, ovviamente Fini, il popolano Storace e i cattolici tradizionalisti Mantovano e Pedrizzi.
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