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Discussione: Libri-Film-Documenti

  1. #1
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    Predefinito Libri-Film-Documenti

    Oltre alla produzione di un giornale opuscolo, all'organizzazione di uscite in montagna (direi di iniziare la prima domenica di ottobre), propongo l'istituzione di un servizio librario indipendentista che permetta lo scambio di liberi e filmati interessanti. A proposito di film, oltre all'eccezionale 300, mi ha fatto un'ottima impressione un film già segnalato da Wolf, che non avevo ancora vistol Vento che accarezza l'Erba.
    E' la storia di chi, tra gli irlandesi, combatteva gli inglesi per amore di libertà e giustizia e chi, invece, lo faceva solo per sostituirsi ad essi nel derubare il popolo. Finisce con la vittoria dei traditori che pur di arrivare al governo si prestano a fare il fantoccio degli inglesi e con i veri patrioti emarginati ed eliminati. Un pò la nostra storia. Da vedere assolutamente.

  2. #2
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    Un'altra ottima iniziativa.
    Per quello che riguarda il film, hai perfettamente ragione anche qui: prima o poi le vicende storiche si ripetono da tutte le parti.
    E' per questo che insisto a introdurre sul Forum tutte le notizie che giungono da altri Popoli oppressi, non e' per sterile protagonismo, ma perche' bisogna sapere, ragionare ed eventualmente evitare errori gia' commessi da altri nonche' utilizzare con abilita' i mezzi che da altre parti d'Europa hanno portato ad avvicinarsi alla Liberta'.
    Vai Fronte!!!

  3. #3
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    se posso consigliare dei film vicini alla tematica identitaria e/o indipendentista
    oltre al bellissimo '' il vento che accarezza l'erba''

    aggiungo anche

    ''nel nome del padre'' di Jim Sheridan 1993
    ''Micael Collins'' di Neil Jordan 1996
    ''this is england'' di Shane Meadows 2006


    e l'intramontabile ''braveheart'' di m.Gibson 1995

  4. #4
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    Per quel che riguarda i libri mi permetto di consigliare con forza la lettura dello scomparso (ma presente) Tiziano Terzani. Un autore poco letto nei nostri ambienti, ma veramente meritevole. Antimondialista, antimaterialista, al di sopra delle finte diatribe destra-sinistra e fortemente eurasiatista. Mi è venuto in mente perchè ho appena finito di rileggere alcuni suoi scritti sulla Birmania. Un Maestro.

  5. #5
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    Dall'autore de "Il vento che accarezza l'erba" sta uscendo nelle sale un nuovo film che denuncia il fenomeno del caporalato del lavoro illegale degli immigrati in Inghilterra (ed anche in tutta Europa....). Penso sia un altro interessantissimo film di denuncia di Ken Loach.
    da Panorama.it:

    Ken Loach
    In questo mondo libero arriva nelle sale. Bentornato Ken Loach

    simona.santoni Venerdì 28 Settembre 2007 alle 19:25 Nessun commento

    Guarda LA GALLERY DEI FILM IN USCITA
    È sempre lui, il solito Ken Loach. Per fortuna. Che parli di Nicaragua e della guerra dei Contras, come ne La canzone di Carla (1996), o di immigrati messicani a Los Angeles, come in Bread & Roses (2000) o ancora di Inghilterra, come in In questo mondo libero, dal 28 settembre nelle sale italiane. C’è sempre bisogno di un regista come Ken Loach. Per quella ripresa che non lascia spazio a leziosismi e per il suo pragmatico realismo che mette il dito in ogni piaga, ma senza essere distruttivamente infecondo perché fa pensare che qualcosa si può fare.
    E anche nel suo ultimo film, vincitore dell’Osella per la migliore sceneggiatura alla recente Mostra del Cinema di Venezia, è così. Protagonista è Angie, interpretata dalla quasi sconosciuta Kierston Wareing. “Ci piace prendere in considerazione quelle persone che l’industria non ha ancora sfruttato” ha detto di lei il regista britannico. E la Wareing si è mostrata perfetta per il ruolo, per “la sua capacità di essere amabile ma anche spietata”.
    Così è infatti Angie, giovane donna divorziata con un figlio undicenne, licenziata in tronco da un’agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell’Est. La donna decide allora di mettersi in proprio, creando un’agenzia di reclutamento insieme all’amica Rose (Juliet Ellis). E ritrovandosi, lei, a sfruttare le condizioni di disagio degli immigrati.
    “Angie è il prodotto della controrivoluzione thatcheriana, - afferma Loach - che ha posto l’accento sugli affari e sulle capacità imprenditoriali, che ha premiato l’atteggiamento in cui ci si fa strada e si cerca di avere successo sgomitando. È una donna accattivante, ma non la classica buona amica. E questo si capisce dal modo in cui la trattano gli uomini. È vivace, frequenta i locali. Ma nessuno è disposto a trascorrere con lei neanche una settimana

  6. #6
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    Non un film, un MONUMENTO



    "L'albero degli zoccoli" è la storia di una cascina lombarda sul chiudersi dell’800, delle sue consuetudini e dei suoi costumi. Una cultura rurale nobile e compatta, segnata nel flusso delle stagioni da obiettivi puri ed essenziali, da sposalizi e da nascite, furberie e sacrifici, necessità prioritarie ed inavvertibili vizi, da Dio e dalla terra. Senza una vicenda che guidi tutte le altre, s’intrecciano il travaglio di una vedova con troppi figli da sfamare e le favole raccontate intorno al fuoco notturno tra gli odori delle stalle, la gioia di un amore novello ed il tormento di un allevatore, allontanato dal padrone insieme alla sua famiglia dopo aver troncato un albero, affinché il figlio avesse un paio di zoccoli con cui andare a scuola. L’albero, come in una lezione neorealista, è il simbolo della distanza che separa il padrone dal suo contadino, un crepaccio che divide due universi ideologici, morali e religiosi. Le differenze che la borghesia populista non fu mai in grado di cogliere, sono la sostanza di questo capolavoro. L’arte sola erige un ponte tra il pensiero borghese e la tradizione contadina, come i movimenti armonici di Bach, unica colonna sonora, realizzano un dualismo sacro e liturgico con l’oscillazione emotiva delle esperienze quotidiane. Nato a Treviglio, in provincia di Bergamo, da un'umile famiglia di contadini, Ermanno Olmi ha infuso in quest'opera (vincitrice della Palma d'oro a Cannes nel 1978) tutte le sue origini, divenute così l' ingrediente primario di un’opera che narra la quotidianità della vita contadina come un evento fiabesco. Tuttavia nel film non mancano neppure quegli elementi realistici derivanti dalle prime esperienze di documentarista dell'autore. Olmi ha scelto quindi i suoi interpreti tra i volti virginei della comunità agreste, prodigiosi attori non professionisti che hanno saputo dare forma ad un mondo permeato dalla loro passione per la vita.



    http://www.italica.rai.it/principali...vd/zoccoli.htm

  7. #7
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    Tutti i Lombardi dovrebbero vederlo.

  8. #8
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    Eh ma non vale,Wolf, noi stiamo parlando di bei film e tu ci stravolgi con un CAPOLAVORO, sicuramente unico nel suo genere, realizzato da un Grandissimo Maestro che forse non ha raccolto tutto il dovuto proprio per il suo attaccamento alla propria Terra.

  9. #9
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    Verissimo Lancelot, a proposito dell'Olmi anche il "Mestiere delle Armi"




    Olmi propone un film storico, ma che non rinuncia a dire la sua sui nostri tempi, ad entrare profondamente dentro le contraddizioni della nostra contemporaneità. Scopre un personaggio defilato rispetto ai grandi uomini che hanno segnato la storia. Il ritratto è quello di Giovanni dalle Bande Nere, un cavaliere esperto nell'arte della guerra da molti ritenuto feroce e spietato, che combatteva per l'esercito pontificio di papa Clemente VII sotto il comando del generale Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino. Il film racconta del suo tentativo di fermare i lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V, che in quindicimila calarono verso Roma al comando di Zorzo Frundsberg. La guerra era un mestiere, ma lo era perché anche vivere impegnava tutte le risorse che un uomo poteva mettere in gioco. Olmi ritorna indietro nella tempo per concentrare la sua attenzione sugli ultimi sei giorni di vita del grande condottiero, morto il 30 novembre del 1526 a Mantova. Un'epoca concentrata e riflessa in una goccia di pochi giorni, l'ultima fiammata prima della morte improvvisa che ha colto Giovanni a soli 28 anni: una vita giocata come si gioca una partita a carte. Sei giorni che raccontano anche la complessa articolazione delle signorie, i tradimenti e i sottili giochi politici che dividevano gli "italiani" di allora. Joanni de' Medici chiede l'aiuto di Alfonso d'Este, duca di Ferrara, ma questi rifiuta e viene incontro invece alle convenienti offerte dell'imperatore, al quale consegna delle nuovissime bombarde, quattro cosiddetti falconetti affustati su ruote che pervengono segretamente via fiume al comandante Frundsberg. Ma Giovanni deve incassare anche il voltafaccia di Federico Gonzaga, che concede il passaggio delle truppe imperiali presso Curtatone. Quando Giovanni vi giunge trova il ponte levatoio alzato e così Frundsberg ha la possibilità di passare e acquistare vantaggio prezioso nei suoi confronti. Giovanni non sa che il vicario di Curtatone obbedisce a precise disposizioni del Gonzaga. Ma lo scontro è soltanto rimandato. Questo avverrà presso i ruderi di una vecchia fornace, dove Frundsberg ha nascosto i quattro falconetti. Sarà la quarta bombarda a colpire Giovanni, che dalle conseguenze della ferita non si rimetterà più, nonostante l'amputazione della gamba. Una cronaca dell'epoca recita: "A motivo della sinistra sorte capitata al Signor Joanni de' Medici i più illustri Capitani e Comandanti di tutti gli eserciti fecero auspicanza affinché mai più venisse usata contro l'uomo la potente arma da fuoco". Il mestiere delle armi registra così l'ingresso in campo delle armi da fuoco, cosicché la storia - lo sappiamo - ci ha raccontato tutt'altro. Al principio del Rinascimento l'unica macchina da guerra era l'uomo: la sua forza stava nei muscoli e nella sua abilità con la spada. Giovanni appartiene a quella cultura e quando si prepara al combattimento con Frundsberg è ancora convinto di poterlo affrontare in un duello, corpo a corpo. Ma chi uccide con la spada incontra lo sguardo della sua vittima, ne vede il viso perché lo ha di fronte. Il destino di Giovanni è diverso. Lo attende una palla di ferro che lo stende e la sua morte segna il confine di un mutamento radicale che le armi da fuoco avrebbero determinato nella concezione della guerra. Un’altra idea di guerra e un’altra idea di vita. Tant’è che Giovanni in punto di morte può dire al sacerdote: "Ho vissuto da uomo d’armi e ho fatto tutto quanto il mio mestiere mi portava a fare; con lo stesso spirito, se avessi vestito l’abito che porti tu, avrei servito Dio".



  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Wolf 86 Visualizza Messaggio

    Tutti i Lombardi dovrebbero vederlo.
    quoto!

    stupendo..

 

 
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