Dal punto di vista storiografico parlare di "caso semitico" è in realtà superfluo in quanto la parola semita deriva da fonti bibliche.
Sem infatti secondo le sacre scritture era uno dei tre figli di Noè quindi il concetto di semita deriva da fonti bibliche le quali tranne casi specifici sono avulse dalla storiografia.
Dal punto di vista puramente storico letterale , la presenza delle comunità ebraiche è radicata in tutta europa soprattutto in aree ben precise del continente europeo compresa l'Alsazia.
Nel caso dell'Alsazia parliamo delle comunità degli ebrei ashkenaziti
Gli ashkenaziti sono ebrei dell'Europa centrale e orientale originari della Germania (dall'yiddish Ashkenaz, Germania). Distinti dagli ebrei sefarditi di origine spagnola per lingua (yiddish, misto di ebraico e tedesco), rifiuto di ogni influenza culturale esterna e adozione di formule liturgiche e pratiche rituali particolari, gli ashkenaziti dagli originali insediamenti lungo il Reno (sec. XIV) si diffusero nelle regioni europee centrali (sec. XV), baltiche e slave, dando vita a fiorenti
Ashkenaziti in Italia
"L’emigrazione degli ebrei tedeschi, iniziatasi con le stragi sanguinose che colpirono le comunità ebraiche delle valli del Reno e della Mosella, durante le prime Crociate, si volse da principio verso l’Europa Orientale. Dopo le Crociate, la situazione degli ebrei nei paesi tedeschi peggiorò in maniera catastrofica. Sotto il regno di Federico II essi furono accusati di omicidio rituale a Fulda e in altri comuni (1235) e dopo la morte dell’imperatore, durante l’interregno (1254-1273), gli ebrei furono massacrati in numerose città germaniche".
IN FUGA DALLA GERMANIA
Da allora si succedono diverse persecuzioni. Dove fuggire? La via per la Polonia era ormai sbarrata. "L’Italia apparve allora come la mèta ideale, solo che per amara ironia della storia, oltre che l’ebreo che andava in cerca di un più sicuro rifugio, l’Italia attrasse con forza irresistibile il suo stesso persecutore, il tedesco, col ben differente intento di invadere, soggiogare e mettere in scacco il paese".
L’Italia appariva come il secolare ponte con la terra santa di Israele e, anche nel Nord tedesco si sapeva dell’"esistenza di famosi rabbini nell’Italia meridionale […].
Disegno di Ilya Schor
E così pure serbavano memoria della famiglia dei Calonimidi di Lucca, che nel secolo VIII introdusse in Germania lo studio del Talmud e la corrente mistica. Lo stesso rito tedesco si era formato sotto l’influsso di quello romano".
Infine, c’era il commercio tra gli ebrei tedeschi e l’Italia (per esempio, quelli di Graz erano in affari con Venezia), che contribuì all’immigrazione dalle terre germaniche a quelle italiche.
"I profughi tedeschi passavano per Ala e Verona, mentre quelli che giungevano dalle province austriache passavano per Trento Udine e Trieste e si stabilivano di preferenza in località dominate dagli Asburgo o da nobili austriaci: in Istria, a Trento, a Trieste, nel Friuli. Treviso, sulla strada che mena dalla Germania alle Alpi Giulie e al Carnaro, presentava particolare attrazione perché la Marca Trevigiana apparteneva già nel secolo X ai conti austriaci di Collalto e poi, nel 1381, venne ceduta all’Austria; a Gorizia dominava la famiglia austriaca degli Eppenstein e più tardi quella dei Lurgnau".
LA PESTE NERA
Nel 1348 scoppia in Europa la più spaventosa epidemia: la Peste nera. Decimerà la popolazione, resterà un incubo nella memoria di molte generazioni. Alla ricerca degli "untori", c’è chi accusa gli ebrei. Invano papa Clemente VI cerca di opporsi alla diceria, facendo notare che alla peste soggiacevano in egual misura ebrei e cristiani.
"Tra il 1348 e il 1349 tutte le maggiori e minori comunità della Germania, ad eccezione forse di quella di Ratisbona e di Vienna, divennero campi di sistematici, inauditi, massacri, sia a fil di spada, sia con roghi. Soltanto pochi riuscirono a scampare con la fuga, e una parte cercò asilo in Italia, dove il contagio aveva fatto altrettante vittime che nel resto d'Europa, ma dove il naturale equilibrio della popolazione e l’intervento della Chiesa avevano risparmiato ai suoi ebrei l’obbrobrio e il castigo di esserne considerati la causa".
Così, anche in seguito agli straschichi persecutori della Peste nera, cresce l’immigrazione degli ebrei tedeschi in Italia.
Danza Macabra di Rocamadour, a testimonianza della Peste Nera del 1348.
Amuleto dei banchieri askenaziti alla corte dei Visconti.
"E’ appunto tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento che cominceranno ad incontrarsi con una certa assiduità nelle città italiane del Nord persone che portano nomi tipicamente ebraici accompagnati da cognomi che indicano provenienza da città tedesche, o semplicemente dal cognome: Ashkenazi, de Ashkenàz, vocabolo di oscura origine, con cui nella letteratura rabbinica medievale si designa la Germania".
TEDESCHI, SPAGNOLI E ITALIANI
Nel Nord Italia, al principio del Cinquecento, le comunità tedesche divennero predominanti. Ma dopo l’espulsione degli ebrei dall’Italia meridionale e di quelli della penisola iberica, che si affollarono nell’Italia centro-settentrionale, si raggiunse un maggiore equilibrio.
L’immigrazione tedesca portò in Italia numerosi rabbini e dotti della Legge, il che, a partire dal Quattrocento, fu di grande importanza per il nostro paese, dove gli studi talmudici, una volta all’avanguardia, adesso languivano. In genere, i rabbini tedeschi erano più rigidi di quelli italiani che si ispiravano alla dottrina liberale di Maimonide.
[citazioni tratte da Jomtov Ludovico Bato. “L’immigrazione degli ebrei tedeschi in Italia dal Trecento al Quattrocento”, in Scritti in memoria di Sally Mayer, Gerusalemme, 1956]
I TRE RITI – TEDESCO, SPAGNOLO E ITALIANO – CONVIVEVANO IN ITALIA: UN FENOMENO CHE NON SI È VERIFICATO IN NESSUN ALTRO PAESE DELLA DIASPORA.
LE PRIME SEDI ITALIANE
A metà del Trecento si hanno notizie di ebrei di origine tedesca che hanno impiantato una solida attività bancaria nella città di Trieste.
"Altre sporadiche notizie di ebrei tedeschi si registrano ora qui ora lì nel Veneto nella seconda metà del Duecento".
E’ quindi la volta di Trento e di Cividale. Ma per gran parte del Trecento, l’attività dei banchieri ebrei d’origine tedesca non era ancora troppo intensa nelle terre del Friuli, dell’Istria e della Dalmazia, perché qui vi operavano i banchieri cristiani provenienti dalla Toscana. Ma alla lunga, l’esosità dei fiorentini e dei senesi provocò delle rivolte e la chiamata degli ebrei. Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, nell’Istria è tutto un pullulare di agenzie di prestito ebraiche.
"La Lombardia, meta estremamente allettatrice per chi fosse riuscito ad affacciarsi da oltre i monti, risulta anch’essa infeudata a banchieri ebrei di origine tedesca". Cremona ne diventa il centro. Di importanza più limitata è Pavia.
[citazioni tratte da Attilio Milano, Storia degli ebrei in Italia, Einaudi, Torino, 1963].
VENEZIA
"Gli ebrei per i quali in origine fu fondato il Ghetto provengono in gran parte, più o meno direttamente, dalla Germania. Lo provano a sufficienza i nomi di alcuni di loro. […] Si trovano stampate a Venezia, in questo periodo [metà del XVI sec.], alcune opere in lingua tedesca, ma in caratteri ebraici".
Nel Ghetto veneziano, gli ebrei di origine tedesca "continuarono a predominare, per numero se non per censo o per importanza, fino all’età di decadenza della Comunità".
[Cecil Roth, Gli ebrei in Venezia, Cremonese, Roma, 1932].
Miniatura quattrocentesca di una sinagoga di Mantova
Scola Grande tedesca di Venezia
ASKENAZITI A NAPOLI
A poco a poco gli immigrati si sparsero per tutto il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, inoltrandosi fino allo Stato della Repubblica di Venezia, e alle Marche. L’attitudine pro-ebraica della dinastia d’Aragona a Napoli e in specie l’eccezionale concessione (1468) del diritto di piena cittadinanza a chiunque scegliesse a sua residenza le città del Regno di Napoli, non mancò di attirare anche là numerosi ebrei tedeschi". I rapporti con i nuovi venuti erano generalmente buoni, benché gli immigrati avessero alle spalle paesi i cui usi e costumi – rispetto all’Italia – erano rozzi e incivili. Talvolta, per esempio, vennero alle mani tra loro, destando scandalo tra gli ebrei italiani.
La concessione degli aragonesi provoca dunque una imponente immigrazione: "Ci si precipita da ogni dove, massimamente dalla Spagna, ma anche il flusso degli ebrei tedeschi si spinge qui". C’è chi parla di decine di migliaia di ebrei provenienti dalla Germania che vanno ad abitare nel regno napoletano.
[Nicola Ferorelli, Gli Ebrei nell’Italia meridionale, Arnaldo Forni, Bologna, 1915].
LA CULTURA
I rabbini tedeschi avevano una vasta cultura talmudica, erano versati nella letteratura dei "decisori" e la loro osservanza della Torah aveva dell’ascetico.
Da Leone di Modena veniamo a sapere che gli ebrei tedeschi stavano attenti a bere solo vino kosher mentre quelli italiani lo comperavano anche dagli "incirconcisi" senza alcun problema.
I maestri tedeschi conoscevano bene il Talmud ma ignoravano la Bibbia, mancavano di nozioni adeguate della grammatica ebraica e la stessa poesia ebraica, fiorita nelle zone italiane, non li attirava. Scarse conoscenze della cultura generale, del metodo scientifico, dello studio della medicina, del latino e del greco: queste le caratteristiche degli ebrei tedeschi.
LE ARTI
Appresero alla scuola dei Guttenberg l’arte tipografica e la introdussero in Italia. I Soncino furono i più famosi, ma anche altre famiglie ebraico-tedesche aprirono tipografie in Italia. Tenarono anche la strada dell’arte, pur tra molte proibizioni. Il capolavoro askenazita è un Macharor scritto e miniato da un ebreo tedesco di nome Moshè nel 1450 (ma le miniature difettano in fatto di prospettiva).
Gershom Soncino, Sefer Kol-ho, Rimini 1525 (Milano, Biblioteca Nazionale Braidense)
LA LINGUA
Gli ebrei tedeschi immigrati in Italia parlavano un gergo giudeo-tedesco che aveva particolarità diverse a seconda della provenienza dalle varie regioni della Germania e dell’Austria (non c’era stata l’unificazione linguistica tedesca rappresentata dalla traduzione biblica di Lutero).
Fino alla fine del Cinquecento, gli ebrei tedeschi, pur conoscendo l’italiano, parlavano questo ‘volgare’.
LE PRIME PUBBLICAZIONI DELLA LETTERATURA JIDDISH FURONO STAMPATE IN ITALIA.
Alcuni degli ebrei ashkenaziti si dedicavano, anche per ragioni economiche, a una letteratura profana che riecheggiava i romanzi amorosi e cavallereschi della cultura italiana.
Solo vaghi ricordi sono rimasti di questa lingua: nel Monferrato il bicchiere del seder era chiamato Beccher mentre il nome della festa del 15 di Shevat, in Toscana, era Chamishossele. Appena una traccia, segno che l’integrazione era riuscita in pieno.
ORMAI SOLO UN RITO DIVIDEVA GLI EBREI TEDESCHI DAGLI ALTRI EBREI DELLA PENISOLA.
Personaggi di rilievo in Italia
Luigi Luzzati, (1841-1927) statista, giurista ed economista. A 24 anni fonda la Banca popolare di Milano. Esponente della Destra storica, più volte ministro del Tesoro, delle Finanze e dell’Industria e commercio, è per un anno presidente del Consiglio (dal marzo 1910 al marzo 1911).
Carlo Michelstaedter (Gorizia 1887-1910) Scrittore italiano, studiò a Vienna e a Firenze. Ultimata la sua tesi di laurea su Platone e Aristotele, si tolse la vita. “La persuasione e la retorica” – come si intitola la tesi, pubblicata postuma nel 1912- riecheggiava in modo originale le riflessioni di Otto Weininger.
Rachele Morpurgo triestina, vissuta tra il 1790 e il 1871, è considerata la prima poetessa in lingua ebraica di epoca moderna. Ha scritto soprattutto poesie di circostanza e di carattere religioso.
Ettore Schmitz (Italo Svevo) (Trieste 1861- Treviso 1928). Uno dei massimi scrittori italiani del Novecento, autore tra l’altro di “La coscienza di Zeno” che Joyce portò a conoscenza della critica francese contribuendo a farne un caso europeo. Tra i primi esploratori dell’inconscio, Svevo introduce nelle lettere italiane figure e temi della cultura tedesca. Di volta in volta è stato accostato a Proust, Joyce, Kafka e Musil.
(sapere.it - Università degli Studi di Siena)







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