Renato Di Felice, palermitano di 57 anni, nel 2003 ha ucciso la moglie Maria Concetta Pitasi nel corso di una lite. L'ennesima. Il gup lo ha condannato a sei anni di reclusione, ma tre anni sono detratti per l'indulto, oltre alle attenuanti concesse per la provocazione subita. Un’ulteriore decurtazione della pena è dovuta al rito abbreviato scelto dall'uomo, reo confesso. L'uomo, stando a quanto riportato su Quotidiano.net, ha scontato solo due giorni di carcere: probabilmente l'unica reclusione che toccherà all'uxoricida. Paradossi della giustizia italiana, che può trascinare dietro le sbarre un anziano per aver costruito una libreria di mattoni nel soggiorno ma lascia a piede libero quanti hanno compiuto reati ben più gravi. Per eccesso colposo di legittima difesa la pena può raggiungere i 5 anni, come stabilito dall'articolo 55 del codice penale.La configurazione giuridica dell'omicidio preterintenzionale è disciplinata dall'articolo 584 del codice penale. "Chiunque, con atti diretti a commettere delitti previsti dagli articoli 581 (percosse ndr) e 582 (lesioni personali ndr), cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni". La pena può essere ridotta fino a cinque anni nel caso vengano concesse le attenuanti sempre previo ricorso al rito alternativo. La circostanza che può determinare la pena più alta è l’omicidio volontario. L'articolo 575 del codice penale recita: "chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore a 21 anni". Se l'omicidio volontario è aggravato da futili motivi, la pena può arrivare all'ergastolo o, in presenza di un giudizio con il rito abbreviato, a 30 anni di reclusione. Ma ciò che avviene nella pratica è ben diverso. (Alice Notizie)
Aggiungo che lo Stato e' costretto (non ho ben capito i motivi) a pagargli un Hotel 5 Stelle.
Che mondo sarebbe senza Mastella...




Rispondi Citando
