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Le sagrestie di cosa nostra. Inchiesta su preti e mafiosi
Vincenzo CerusoSegnala ad un amico ISBN: 978-88-541-0907-0Coll. Controcorrenten. 30 , pp. 270 Acquista9,90€
Sicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti,padrini che citano il vangelo prima di far uccidere e sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del “tenebroso sodalizio” dei mafiosi con preti e religiosi. Un’inchiesta sulla mafia sub specie ecclesiae: attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate dello splendido duomo normanno di Monreale.
Cosa nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso,battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino di fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell’eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.
Il giudice Giovanni Falcone diceva che «entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi ad una religione» e per questo, introdursi nelle Sagrestie di Cosa nostra equivale a conoscere quelli che sono i dogmi e i riti di questa setta violenta e spietata. Per conoscere la mafia dall'interno. E per affrettarne la sconfitta.Vincenzo Ceruso è nato a Palermo,dove vive e lavora. Laureato in filosofia, già ricercatore presso il Centro studi Pedro Arrupe, è militante nel mondo del volontariato cittadino. Da diciassette anni lavora con minori a rischio devianza in alcuni dei quartieri più difficili di Palermo. Analista della criminalità mafiosa, si è occupato negli ultimi anni di tematiche riguardanti le connessioni tra mafia e religione. Collabora con le riviste «Segno», «Narcomafie», «Aggiornamenti sociali» e «Popoli».
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Le sagrestie di Cosa Nostra
Si presenta come un reportage, ma è molto di più Le sagrestie di Cosa Nostra inchiesta su preti e mafiosi pubblicato da Newton Compton.
E’, infatti, un’ampia riflessione sociologica quella condotta da Vincenzo Ceruso, nato a Palermo, dove vive e lavora.
Laureato in filosofia, negli ultimi anni si è occupato particolarmente delle connessioni tra mafia e religione.
Il libro percorrendo le vie delle sagrestie, illustra come quelle strade s’intersechino con quelle dell’eroina e la religione diventi uno strumento funzionale al predominio criminale.
Il tema trattato dal volume, mi dà l’occasione per ricordare che la Chiesa – oltre a quanto sanguinosamente già avvenuto nei secoli passati – troppo spesso la si trovi a fianco di tenebrosi momenti e movimenti contemporanei. Certamente non mancano esempi luminosi dovuti a singole personalità di alto profilo morale da Don Milani a Primo Mazzolari, al vescovo Romero, a Don Puglisi (cui giustamente Ceruso dedica largo spazio). E ancora: i non pochi religiosi trucidati dai nazifascisti. Ma come non ricordare, solo per restare in Italia e nel secolo appena trascorso, la benedizione dei gagliardetti delle camicie nere in partenza per la guerra di rapina in Africa; il contributo della propaganda vaticana nel trasmettere la visione di Franco e del franchismo come male minore se non addirittura modello ideale per combattere l’ateismo; Padre Agostino Gemelli tra i 360 firmatari del “Manifesto della razza”; i molti sacerdoti volontari repubblichini “soldati di Dio e della Patria”, come li definì Mons. Della Vedova; il vescovo Alois Hudal che favorì la fuga da Roma di parecchi criminali di guerra nazisti; Padre Weber che dal Vaticano fornì un passaporto col falso nome di Ricardo Klement ad Adolf Eichmann meritandosene i ringraziamenti (vedi filmati del processo): “fu così che, grato, decisi di onorare la fede cattolica divenendone membro onorario”, Woityla che vola in Cile a stringere la mano a Pinochet dopo il golpe…
Vincenzo Ceruso, con una scrittura scattante, quasi da sapiente giallista, scrive non solo delle collusioni accertate tra sacerdoti e capi mafiosi, ma anche di “quell’odore di mafia” di cui “anche preti che non sono stati chiamati a rispondere di alcun crimine, che vivono a contatto con Cosa nostra, quell’odore – non c’è nulla da fare – non riescono proprio a percepirlo”.
Tempo fa lanciai la proposta ai miei lettori di segnalare - con attendibili prove, s'intende - un mafioso ateo. Non ebbi alcuna segnalazione. Ho chiesto a Vincenzo Ceruso: il tuo libro ben fa capire perché a quella mia provocatoria richiesta non fosse possibile dare risposte.
Perché un mafioso non può essere ateo?"
Un mafioso non può essere ateo.
La mafia è differente da qualunque forma di criminalità organizzata per le profonde e continue relazioni che intesse con il sistema sociale, economico e politico in cui opera. La mafia è conficcata nella società. Un uomo d'onore non è (semplicemente) un deviante né, tantomeno, un emarginato nell'ambiente in cui vive. I mafiosi fanno gli imprenditori, gli impiegati, gli operai, i medici, i politici. E, dato che sono nati in Sicilia, sono cattolici. Almeno nei tratti esteriori. Questo non significa che siano tutti devoti praticanti. Tommaso Buscetta, detto il boss dei due mondi, non andava mai a messa. Bernardo Provenzano, l'ultimo capo dei capi di Cosa nostra, aveva cinque bibbie e un confessore personale, seppure rimasto sconosciuto (ma qualche ipotesi si potrebbe fare...). Detto questo, si può anche sostenere il contrario.
I mafiosi sono atei in un senso profondo.
Sosteneva Giovanni Falcone che entrare nella mafia è come convertirsi ad una religione.
La religione di un mafioso è Cosa Nostra. Il suo dio è il capofamiglia.





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