Rif: Occhi & Bocca Grande
Citazione:
Originariamente Scritto da
Eric Draven
beh...io credo di sì...che tu sappia,esistono ancora popoli sulla Terra che non siano stati raggiunti dalla predicazione evangelica?
attenzione...io parlo di predicazione non di conversione....
Scusa Eric il ritardo nel risponderti.
La predicazione del Vangelo è in piena attività, e per questo i martiri sono in un numero enorme e crescente, specialmente in Cina e nei paesi islamici.
La letteratura a disposizione sul fenomeno del martirio è facilmente accessibile, e dunque ad un solo "click" le informazioni dei motori di ricerca confermeranno che negli ultimi 20 il numero dei martiri per anno si è attestato intorno ai 150.000.
Il fondamentalismo islamico è in fermento per il grande numero di conversioni di mussulmani al Cristianesimo, e di conseguenza il ricorso alle norme coraniche per ostacolarne il fenomeno sono divenute palesi ed innegabili, mentre nel frattempo ogni sforzo per radicarsi in Occidente non è stato risparmiato dall'Islam sia moderato che fondamentalista.
Il Vangelo ha certamente raggiunto la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, essendo state pure le Sacre Scritture giudeocristiane tradotte nelle maggiori lingue ed in un numero enorme di dialetti e lingue tribali.
Mancano all'appello ancora circa 2.000 lingue, ma gli sforzi per la traduzione è in pieno fermento.
Last Languages Campaign
Wycliffe Bible Translators: una associazione interdenominazionale che si ripromette ci completare la traduzione delle Sacre Scritture in ogni lingua viva o attiva nel mondo. Our Vision: | Wycliffe Australia
Quei cristiani rigenerati che prenderanno parte attiva al completamento di tale mandato, certamente riceveranno da Dio una corona preziosa presso il "Tribunale di Cristo" alla Parusìa.
http://www.wycliffe.org.au/wp-conten...s/text_top.jpg
Certamente la visione del compimento del Grande Mandato di Gesù Cristo troverà nei prossimi anni una resistenza enorme e credo fermamente che una legislazione sempre più sfavorevole alla libera predicazione del Vangelo prenderà le forme istituzionali unilateralmente in guerra contro la persecuzione religiosa e le varie forme di genocidio e vilipendio di tipo sia ideologico che religioso e razziale.
Arriveremo al punto in cui per tutti e tutto ci sarà libertà, tolleranza, solidarietà e sostegno, ad eccezione di coloro che rappresentano e promulgano l'autentico Vangelo di Gesù Cristo e sostengono il diritto d'Israele all'esistenza.
Si daranno varie verniciature giuridiche, istituzionali, filosofiche e religiose a tali sepolcri imbiancati, con la scusa di proteggere i perdenti passati per vessati ed offesi dall'esclusività evangelica. Perdenti non perché debbano essere tali ma per il fatto che intendono far profitto delle prerogative democratiche a scapito di chi storicamente la democrazia l'ha promossa e fondata col sangue nella persecuzione per la difesa della libertà.
Rif: Occhi & Bocca Grande
il dubbio che coloro che vogliono distruggere l'Occidente non avranno bisogno delle armi perchè sarà l'Occidente stesso a mettere da solo il collo sulla ghigliottina....ce l'ho da molto tempo.
Ciò che mi inquieta è che sembra che questo mio dubbio sia solo mio....:mmm:
Immagino che quelle 2000 lingue mancanti siano principalmente dialetti
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3. Denaro ed attività bancaria 78
Non vi sono fonti specifiche risalenti all’epoca degli stati indipendenti di Giuda riguardo all’esistenza di un sistema bancario o monetario, ma piuttosto una serie di elementi utili. Il tesoro conservato nel tempio è stato inteso non solo come un contributo all’autorità religiosa, ma anche come una riserva dello stato. 79 L’espansione del commercio al tempo di Salomone deve aver richiesto un ampio uso di metalli preziosi. 80 Durante il periodo del primo tempio il denaro circolava nella forma dello shekel (inteso come peso piuttosto che come moneta). Un sistema monetario entra in vigore con l’instaurazione del secondo tempio e si evolve ad opera dei re maccabei. L’espansione del commercio internazionale durante il periodo del secondo tempio porta ad un rapido sviluppo del sistema bancario giudaico. Durante il periodo babilonese i giudei ebbero l’opportunità di venire in contatto con una tradizione bancaria fortemente sviluppata, partecipando ad operazioni di credito. E’ probabile che in relazione con Ma’aserot (decime) ed in particolare con Ma’aser sheni ed il pellegrinaggio a Gerusalemme, si esplicassero attività bancarie legate alla funzione del cambio di valuta (ciò spiegherebbe l’atteggiamento di Gesù nel tempio descritto nel ventunesimo capitolo di Matteo, reso comprensibile a motivo della proibizione del prestito ad interesse, specialmente ai correligionari). I giudei di Babilonia si dedicarono in molti casi a nuove attività senza però togliere il primato agli standard di un’economia agricola che considerava biasimevole la speculazione e l’usura. Durante il califfato a Bagdad fino all’inizio delle crociate, i giudei misero a frutto l’esperienza commerciale e bancaria accumulata. I guadagni accumulati nel commercio venivano depositati presso un’istituzione che gli stessi debitori mussulmani chiamavano “corte o deposito dei banchieri”. E’ stato suggerito che la persecuzione verificatasi nel 414 ad Alessandria e le misure oppressive adottate dall’impero bizantino, iniziate con Costantino ed intensificate da Giustiniano, possono aver contribuito ad indurre i mercanti giudei a trattare articoli di lusso ed a fare prestiti di denaro. Re ed imperatori, nobili e prelati, fecero ricorso ai mercanti giudei per ottenere denaro in prestito. Dopo la Prima Crociata si giunse gradualmente nell’Europa centrale ed occidentale a rendere impossibile un commercio giudaico a motivo di espresse proibizioni e del carattere essenzialmente cristiano delle città nascenti. Il prestito del denaro ad interesse è stato indicato come la soluzione principale a tale limitazione, rafforzata dal Quarto Concilio Laterano nel 1215. Nel tredicesimo secolo il termine Wucherer (“usuraio”) era sinonimo di “giudeo”, in sintonia con gli scritti di Berthold of Regensburg, Walther von der Vogelweide e Ulrich von Lichtenstein. Il termine judaizare esprimeva la nozione dell’interesse ricavato da un prestito. Significativo per intuire il ruolo giudaico nel nuovo corso economico in Europa fondato sul denaro, tra gli altri prestiti di giudei, attestati a Siegburg, Trier, Mainz, Speyer, Strasbourg, Basle, Ulm, Nuremberg, è la transazione bancaria nella prima metà del quattordicesimo secolo, ad opera di Vivelino il Rosso, il quale trasmise 61.000 fiorini in oro al re Eduardo III d’Inghilterra destinati a Baldovino di Trier a motivo della sua alleanza contro la Francia. Non sembra che i tassi di sconto superassero il 36 % , ma nei casi di pagamento differito potevano giungere al 100 % ed oltre. La “morte nera” e le conseguenti persecuzioni dei giudei diedero ai governanti l’opportunità di confiscare le proprietà e restituire i pegni e le lettere di credito. L’intervento di Re Venceslao IV di Boemia verso la fine del XIV secolo, è l’esempio più noto in tal senso. Con la nascita e lo sviluppo della classe mercantile in Europa, la quale si prese cura contemporaneamente dei prestiti bancari, i giudei vennero privati della protezione imperiale e costretti a lasciare le città per emigrare principalmente verso i meno progrediti paesi dell’Europa orientale, o per stabilirsi presso piccole signorie. Nonostante solidi esempi di attività bancaria giudaica in Italia ed in Inghilterra, verso la fine del tredicesimo secolo l’influenza giudaica venne radicalmente ridimensionata. In Italia i banchieri giudei furono in grado di operare e di svilupparsi grazie alla tacita protezione del Vaticano. Nel 1437 Cosimo de’ Medici permise a dei giudei l’apertura di quattro banche e la famiglia Da Pisa operò con successo a Pisa ed a Firenze. A Venezia nel 1366 dei giudei ottennero l’autorizzazione a fare dei prestiti su pegno o garanzia. Si verificarono casi di rifiuto delle attività giudaiche o di minacce ideologiche o religiose alla loro impresa bancaria. L’impresa iberica, dal prestito concesso ad El Cid, da Raquel e Vidas, giudei di Burgos, per la sua spedizione contro Valencia, alla nomina di Joseph Picho quale contador mayor (ministro delle finanze) nel 1367 da parte di Henry di Trastamara, mutò con l’inizio delle persecuzioni nel 1391, sopravvivendo nelle conversioni imposte e talvolta formali, imposte ai giudei. Al capitalismo olandese i giudei poterono aggiungere ben poca cosa. La famiglia Pinto, Antonio Lopez Suasso, David Bueno de Mesquita, si distinsero tra i finanzieri giudei più attivi ed importanti, restando comunque lontani dai livelli della controparte cristiana. Nel XV e negli inizi del XVI secolo le famiglie dei Da Pisa, Volterra, Norsa, Del Banco, Rieti e Tivoli, raggiunsero in Italia l’apice della prosperità, alla vigilia della politica restrittiva della Controriforma e del Monte di Pietà, la quale segnò il loro declino. Nella prima metà del sedicesimo secolo circa 500 banchieri erano attivi in Italia, ma alla fine del secolo i rimanenti furono 280 in 131 diverse località. Abraham del Banco contribuì alla fondazione del Banco Giro Veneziano nel 1619. L’entrata in scena dei Rothschild nel XIX secolo è il risultato della tradizione e dell’esperienza finanziaria accumulata nei secoli della diaspora, resa consapevole dal confronto dell’identità giudaica con la cultura delle nazioni, specialmente occidentali. I figli di Meyer Amschel Rothschild furono tra i maggiori banchieri d’Europa e dopo la morte di Abraham Goldsmid e Francis Baring nel 1810, Nathan Rothschild divenne la figura dominante del mercato finanziario londinese. Tra il 1815 ed il 1828 il capitale dei Rothschilds salì dai 3.332.000 ai 118.400.000 franchi, fornendo denaro e consulenza finanziaria a mezza Europa. Altri banchieri preminenti in Germania, al fianco dei Rothschilds erano Joseph Mendelssohn e Samuel Bleichroeder. Gerson Bleichroeder, figlio di Samuel, divenne un confidente di Bismarck e servì come suo agente per finanziare la guerra del 1866. Moses, Marcus, e Gerson Warburg, fondatori di una banca in Amburgo nel 1798, contribuirono alla internazionalizzazione dell’attività bancaria, operando specialmente in Inghilterra e negli U.S.A. (Paul M. Warburg stabilì una filiale a New York). J.M. e Philipp Speyer trassero dei profitti adoperandosi nel finanziamento di imprese belliche o grandi imprese di costruzioni civili, come lo sviluppo delle ferrovie americane. Ludwig Bamberger ed Hermann Markuse erano tra i fondatori della Deutsche Bank nel 1870. L’influenza giudaica intervenì nella Disconto-Gesellschaft, fondata da David Hansemann nel 1851, nella Bank fuer Handel und Industrie (Darmstaedter Bank nel 1853), nella Nationalbank fuer Deutschland, nella Darmstaedter Bank nel 1921, e nel 1856, nella Berliner Handelsgesellschaft. Eugen Gutmann fu il principale tra i fondatori della Dresdner Bank. Nel 1932 la Deutsche Bank e la Dresdener Bank furono dirette, rispettivamente, da Oskar Wassermann ed Herbert Gutman. La maggior parte delle banche giudaiche in Inghilterra, furono fondate da personalità emigrate da Francoforte. La banca di Speyer negoziò dei prestiti in favore della Grecia, Bulgaria, Ungheria e degli stati dell’America Latina. David Sassoon & Co., stabilitisi a Bombay nel 1832, operarono attraverso le loro filiali in oriente. Sir Moses Montifiori organizzò delle banche di tipo industriale in collaborazione con l’Anglo-American Corporation, la quale era collegata a sua volta alla corporazione di finanza e diamanti di A. Dunkelsbueler, fondata da Sir Ernest Oppenheimer. In Italia, dove Luigi Luzzatti animato da ideali fortemente filantropici, diede vita ad associazioni agricole, la finanza giudaica rivestì un ruolo importante nella fondazione della Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano.
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B. ATTENUANTI E LIMITI ALLA FINANZA GIUDAICA
La fonte della ricchezza capace di rendere possibile ai giudei l’impresa finanziaria è una delle questioni più intricate della storia giudaica. Il fenomeno dell’usura o del prelievo di un tasso di interesse sui prestiti di denaro è suggerito dall’A.T. quale realtà presso il popolo ebraico, persino tra correligionari entro i tradizionali confini teocratici della Terra Promessa, nonostante gli espressi divieti della Legge 81. La distanza dell’etica cristiana dalla sua prassi e dalla concreta e quotidiana applicazione, senza distinzioni denominazionali, è verosimile che in qualche misura abbia un corrispondente in ambito giudaico, nel senso che, quando il Giudaismo può vantare propri confini territoriali ed un’autonomia politica, nonostante la pressione del conservatorismo religioso, sembra restare distante dai modelli economico-politici della Legge, per sostenere le regole della competizione e della finanza, adottate durante la diaspora per motivi che si vorrebbero far risalire interamente alla mobilità della residenza ed alle persecuzioni, e che l’Occidente ha saputo laicizzare, e rendere fine a se stesse. Ha certamente fortemente inciso la perdita della propria terra nel 70 E.V., inducendo gli ebrei a tradurre in liquidità i propri beni, in attesa di un ritorno o di un’ulteriore migrazione, così come hanno avuto il loro peso le espulsioni e le persecuzioni, specialmente in Europa dal 414 E.V. in avanti, ma nello stesso tempo l’attitudine umana ha sicuramente saputo gestire ed abusare dell’alibi confessionale, nello stesso modo in cui gli uni si servono dell’alibi dei servizi pubblici e della protezione dei cittadini per controllare discutibilmente le risorse finanziarie dello Stato, gli altri del falso movente dell’incolumità dei propri correligionari o della salute finanziaria della nazione per accrescere il privato impero economico. L’autenticità del Giudaismo non va provata tanto sul piano delle strategie finanziarie (delle quali i “gentili” sono diventati, grandi maestri) comunque essenziali, quanto piuttosto nell’attitudine a voler effettivamente realizzare, perlomeno ed in primo luogo, nell’ambito della propria comunità religiosa, l’ideale economico previsto dalla Legge ebraica. Il Giudaismo, interpretato secondo quest’ultime attitudini, è evidente che, nonostante l’ispirazione fortemente sociale, la quale in termini moderni diremmo di “sinistra”, in un contesto di rivalità e persecuzioni possa esprimersi economicamente in termini fortemente liberistici e capitalistici, i quali in realtà concepiscono la democrazia come una tappa obbligata ed inevitabile per la realizzazione di un regime teocratico, il quale presenta apparenti affinità con la “destra”. Mettere sotto accusa i giudei secondo gli schemi politici contemporanei, non rende accessibile la comprensione della vera natura del Giudaismo e del confronto con questi vissuto duranti i secoli passati, in quanto l’elemento antropologico (il giudeo), il fattore storico-esistenziale (l’esperienza e le circostanze), il dato ideologico (l’oggettivo contenuto teologico e le implicazioni economiche e politiche del Giudaismo), rappresentano le variabili di una complessa funzione, il cui bilancio esprime una strategia di sopravvivenza storica caratterizzata da una forte tensione messianica, pur se tra eccessi, interessi privati e provvedimenti eccessivi. Ci si chiede infatti se fosse necessario ed inevitabile ricavare dei profitti nell’ordine delle centinaia per cento, non solo in beni di lusso, armi e gioielli, ma perfino in schiavi. 82 E’ probabile che la ricerca di una convivenza meno competitiva e spregiudicata con le componenti sociali non giudaiche, avrebbe potuto dare un’immagine del Giudaismo più vicina all’ideale teocratico biblico e perlomeno ridurre il contenuto propagandistico dell’antisemitismo. Ma, come si sa, quando si applicano i modelli teorici di comportamento, circostanze e fattori imprevisti o sproporzionati esigono un qualche adattamento pratico, perché la pretesa di un giudeo ideale esigerebbe un interlocutore gentile ideale, mentre la rude concretezza si oppone al rozzo trattamento della persona e delle minoranze, quando il linguaggio del pacifismo, del laicismo, dell’ecumenismo, del pluralismo (normalmente utilizzato nei confronti tra poteri ideologici e politici organizzati) non trova alcun riscontro nella precarietà quotidiana, sguarnita di una qualunque tutela o garanzia di incolumità e del più elementare rispetto, fino a persuadersi di un pragmatico scetticismo nei confronti della collettività, i cui principi teorici di convivenza vengono ridimensionati a viscida e retorica propaganda, il cui effetto è nel sorgere di un incompreso ma non meno motivato individualismo, in qualche misura persino nei confronti della propria comunità ideologica, religiosa e nazionale: è la caduta dei miti sociali, la fine dell’adolescenziale idealismo, dell’anagrafismo religioso, la confutazione della retorica costituzionale, per misurare ogni presunto valore civile e spirituale, qualunque istituzione, con l’effettiva attitudine ad adeguarsi alla dignità ed all’attesa messianica del Regno di Dio. Le premesse dello spregiudicato comportamento economico del Giudaismo, ma non solo del Giudaismo 83, vanno in buona parte cercate nella disillusione dell’individuo nei confronti della collettività e delle istituzioni, in seguito alle persecuzioni, piccole e grandi, sottili, ambigue o palesi, comunque reali e quotidiane. Tali condizioni psicologiche individualistiche e l’identità confessionale hanno permesso gli alti profitti commerciali che in un secondo tempo determinarono il coinvolgimento nell’attività bancaria. Il fenomeno è l’equivalente della borghesia protestante, responsabile del finanziamento del processo industriale nell’Inghilterra del diciottesimo secolo, attraverso l’accumulo di profitti nei secoli precedenti, sicché l’analisi weberiana è utile anche nel caso del Giudaismo. E’ stato suggerito che i tassi di interesse praticati dai giudei fossero più bassi di quelli richiesti dai banchieri cristiani. 84 Agus sostiene che l’iniziativa imprenditoriale giudaica fosse all’origine dell’attività bancaria per finanziare la crescita del commercio internazionale durante ed in seguito alle Crociate. Il commercio e la crescita delle entità nazionali, esigevano disponibilità monetaria ed una rete di relazioni internazionali organizzate che i giudei erano in grado di offrire. 85 Tale punto di vista sembra voler spiegare l’attitudine imprenditoriale giudaica senza tenere in dovuta considerazione i moventi derivati dall’esperienza della diaspora. Quando il profitto del singolo non è connesso con i moventi derivati dall’esperienza giudaica si rischia di concludere che la natura dei giudei sia incline all’esclusivo guadagno. Sia l’Islam che il Cristianesimo proibirono durante il Medioevo la riscossione dell’interesse, nondimeno una legge orale islamica prevede una clausola che lo rende legale e la restrizione cristiana non risulterebbe essere stata così assoluta come si è voluto far credere. 86 Sia gli italiani, sia le città anseatiche germaniche, oltre ad alcune minoranze in Francia e Spagna, furono coinvolti in attività incompatibili con la norma ecclesiale riguardo al divieto dell’usura. 87 E’ però innegabile che il Giudaismo sia stato all’origine della moderna attività finanziaria, la cui tendenza laica sembra aver emulato la tradizione economica giudaica, con una sostanziale differenza: non gode degli stessi moventi etico-religiosi, benché i leaders contemporanei delle religioni monoteistiche riescano, in parte e momentaneamente, a caratterizzarne la conduzione. L’attività bancaria e dunque il capitalismo finanziario corrispondono ad un controllo ideologico della realtà, i cui benefici ed immediati effetti per una minoranza consistono nella garanzia della propria incolumità. Il ricorso all’utilizzo di tale strumento può essere legittimo o illegittimo, a seconda della validità dei valori che è necessario preservare dai pericoli rappresentati da eventuali ideologie incompatibili, evitando comunque gli abusi inopportuni e riducendo le conseguenze negative per gli individui di altre comunità o ideologie. Quando un individuo non rappresenta una minaccia per il Giudaismo, pur facendo capo a diversa ideologia, oppure quando questi è ridotto all’impossibilità di nuocere, egli è assimilato allo “straniero”, che nell’A.T. gode di protezione e particolari privilegi. La diversità ideologica non può rappresentare l’alibi per la distruzione delle entità rivali, quanto piuttosto il riferimento per la gestione e l’ordine della realtà, compresa la protezione del prossimo, qualunque sia la sua religione, purché questi non rappresenti una seria minaccia all’esistenza dei propri valori (della cui veridicità e conseguenze si è personalmente responsabili, in quanto il bilancio dei danni inflitti o subiti potrebbe risultare molto grave). Tali principi esigono la disponibilità alla coesistenza in stati democratici, non soltanto laddove si è minoranza, perché altrimenti non si potrà biasimare i propri rivali, qualora attuassero misure di ritorsione o provvedimenti che si tradurrebbero politicamente in forme di governo totalitario. Se nel medio oriente si fosse prestata maggiore attenzione a tali esigenze - ma v’è da chiedersi se non vi sia a tal fine un impedimento strutturale d’ordine spirituale - oggi non dovremmo misurarci con conflitti territoriali sul versante libanese, siriano e palestinese allo stesso tempo. La mia impressione è che l’affermazione della democrazia esige delle dinamiche che non sono tradizionalmente di casa in Medio Oriente, e che andrebbero individuate nel corso dello studio della nascita e dello sviluppo delle moderne democrazie occidentali. In tal modo individueremmo anche i fattori che stanno conducendo l’Occidente in prossimità di una crisi politica ed istituzionale che potrebbe preludere ad una dittatura. E forse scopriremmo che l’Italia è tra i paesi in cui tali crisi è più avanzata. L’attività finanziaria, più di altre, esige profonde e solide motivazioni ideologiche e religiose, oltre che senso di misura e responsabilità, giacché la vita dei propri simili è immediatamente posta in gioco, con reazioni non sempre prevedibili. Infatti “... much of the uncomfortable feeling regarding this subject flows from the phisical anti-Semitism caused by this Jewish activity... (the liberal-socialist philosophy which attracted so many Jews of the nineteenth and twentieth centuries regarded the financier as an unproductive parasite). “ 88 Motivo di rancore nei riguardi dei giudei fu il servizio che questi prestarono nell’Europa occidentale medioevale e, in seguito, in quella orientale, dove il feudalesimo sopravviveva nella persona degli esattori ed amministratori del feudo. All’impoverimento ed agli espropri facevano seguito la persecuzione e lo spargimento di sangue. 89 I cosacchi insorti di Chmielnicki, i quali devastarono la Polonia giudaica nel XVII secolo, è l’esempio più brutale di tutta una serie di pogroms. Nello stesso tempo il monopolio giudaico dei liquori, del legname e del sale, servì ad aggravare la persecuzione antisemitica. L’attività bancaria nell’Europa orientale fu caratterizzata da un alto rischio, in quanto le espulsioni e le persecuzioni permettevano di sfuggire ai debiti, allo stesso modo di quanto avveniva in Occidente: “But when the slaughter of the Jews of York was over, the conspirators immediately went to the Cathedral and caused the terrified guardians, with violent threats, to hand over the records of the debts placed there, by which the Christians were oppressed by the royal Jewish usures, and thereupon destroyed those records of profane avarice in the middle of the church with the sacred fires, to release both themselves and many others of their debts.” 90 Se l’esperienza della diaspora rappresenta un’attenuante ai duri provvedimenti economici e finanziari adottati dal Giudaismo, il divieto dell’usura quale compare nel libro dell’Esodo 91 è il limite più marcato agli stessi provvedimenti, affinché non si traducano sistematicamente in modelli generalizzati ed indipendenti dalle motivazioni derivate dal confronto della spiritualità biblica con le entità che rappresentano una minaccia alla realizzazione dei suoi obiettivi. In altri termini, i principi economici biblici furono concepiti per la realizzazione di una nazione egualitaristica (nonostante la possibilità di una differenziazione economica tra un Giubileo ed il successivo), ma sono gli stessi che determinano i comportamenti militari e finanziari per garantire la difesa e l’incolumità del popolo di Dio. Il prestito senza interesse è inteso in primo luogo come un privilegio dei correligionari, e nella misura in cui è possibile, degli stranieri, purché sotto il controllo e la tutela giudaica, e dunque non schierati contro il Giudaismo stesso. Quando lo straniero è indigente rientra nella categoria di coloro che usufruiscono della protezione sociale, 92 benché im venga tradotto come “se” nel verso 22 citato, si è ritenuto che stia a significare “quando”, ritenendo il prestito senza interesse come un’ingiunzione piuttosto che come un atto volontario. 93 Il comandamento positivo di prestare senza interesse al correligionario è uno degli esempi di chesed nel Giudaismo, essendo strettamente collegato al precetto del Decalogo relativo all’amore di Dio e del prossimo. Maimonide ha ritenuto che un tale tipo di prestito è la più alta forma di carità, essendo espressione della solidarietà sancita dalla Legge. 94 M. Tamari così spiega i benefici del prestito senza interessi: “To the poor person the interest-free loan represents a chance to establish himself in a craft or business, thus breaking the cycle of poverty. In the case of the rich, the interest-free loan represents a form of assistance during periods of extreme liquidity problems, thus preventing bankruptcy.” 95 A chi ritiene di poter serenamente trascendere il comandamento del prestito senza interesse (come di altre fondamentali istituzioni giudaiche) in virtù di una religione dello “spirito” e non della “lettera che uccide”, considerando l’esperienza teocratica estinta, in quanto limitata all’A.T. e ad un’economia agricola, potrebbe risultare di qualche utilità la spiegazione delle basi ideologiche delle mitzvot nel Sefer Hachinukh 96: “Una persona che pur non essendo indigente ha bisogno di assistenza è in una condizione peggiore di quella di colui, la cui povertà è conosciuta pubblicamente ed è abituato a ricevere la carità. Se daremo al primo assistenza nella forma di prestito senza interesse, questi sarà in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento e non dipenderà da altri con la sua conseguente degradazione.” 97 Quando venne data questa spiegazione, i giudei non erano più agricoltori ma sofisticati operatori del commercio e della finanza internazionale. Se la norma biblica relativa al prestito fosse stata annullata o “superata”, il concetto di comunità giudaica non sarebbe stato più credibile e l’Iddio d’Israele sarebbe risultato agli occhi dei gentili come un dio di un popolo unito soltanto nella liturgia della sinagoga, così come spesso accade per altre categorie di uomini religiosi d’indiscusso senso pratico. La condotta che dimostra allo “straniero” la fede in Dio implica necessariamente la disciplina dell’attività economica e la solidarietà sociale, la quale si esprime in tal caso nel prestito senza interesse. 98 Non si può dunque pensare al superamento dei principi teocratici in nome di una presunta libertà, senza sgretolare l’unità del popolo di Dio e l’autenticità della dottrina e del culto. (99/a) Una legittima derivazione del Cristianesimo dall’A.T. non può che implicitamente assumere la struttura teocratica della fede biblica, a meno che non si voglia ridurre quest’ultima ad una forma degenerata del pietismo, la cui vulnerabilità nei riguardi del liberismo economico ha ridotto una buona parte della cristianità ad un’imitazione inconsistente del culto giudaico. Nonostante le più importanti dottrine siano ortodosse e non manchino forti emozioni ed esperienze di risveglio, quest’ultima versione della fede biblica rischia, grazie alla mediazione della secolarizzazione economico-finanziaria, lo svuotamento della vita comunitaria e l’assimilazione al paganesimo, nonostante la fisica possanza carismatica delle prediche possa conservare il tradizionale fascino e commuovere gli animi. Una comunione spirituale offerta esclusivamente sul piano liturgico e canoro è una provocazione che ha come conseguenza la distruzione della vita comunitaria e la tendenza dell’individuo a privatizzare la questione economica, con conseguenze laceranti sia sul piano religioso che su quello civile. - continua -
Passannante... - Converrgenza del vecchio thread su MK & MD Code
http://forum.termometropolitico.it/m...ml#post4250976
Citazione:
Originariamente Scritto da
Rolling Stone
Ragazzi
questo 3d sta diventando lontano dallo scopo iniziale
Colpa mia e del poco tempo a disposizione. Tra stasera e domani scorporo le discussioni su altre zone.
Scusatemi per l'assenza.
Citazione:
Originariamente Scritto da
david777
La decisione di
Rolling Stone arriva al momento giusto e sarà utile a "convertire" i miei messaggi in una direzione più autobiografica senza dimenticare gli obiettivi essenziali del thread - ossia la
Memoria e l'
Osservazione nei confronti di tutti i
Principati e
Potestà che stanno ancora tessendo la tela per arrivare ad una dittatura mondiale.
A seconda della natura dei futuri posts la convergenza avverrà su questo thread o su
MD Code http://forum.termometropolitico.it/r...-estratti.html
Prometto di fornire dati, fatti, prove, evidenze ed info autobiografiche più referenziate e meno allegoriche per quanto mi sarà possibile, onde evitare scontri prematuri e possibili ritorsioni legali.
Da Memorandum Kafkaesque - MK
http://forum.termometropolitico.it/f...afkaesque.html