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    Red face Due Caimani e una lotta a perdere

    Il giornalista scrittore Giampaolo Pansa come sua abitudine nei suoi articoli cerca di dare un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Questo suo articolo debbo dire che mi è piaciuto anche se è stato , a mio modo di vedere, un tantino severo nei confronti del centrodestra . Sui sinistrati ha azzeccato in pieno, dai loro sanguinari delitti del dopoguerra al giustizialismo odierno sino a ridicolizzare quel buffone di "Totonno 'o pazz" . Comunque da Gianpaolo Pansa io accetto tutto perchè è un vero esponente di sinistra che cerca di togliere la monnezza da sotto il tappeto del salotto rosso e nel contempo mette in evidenza anche i difetti del partito di maggioranza , come giusto sia.:mmm:

    Due Caimani e una lotta a perdere

    di Giampaolo Pansa

    Antonio Di Pietro forse non lo sa. Ma quando incita a cacciare via a pedate Tizio, Caio e Sempronio imita un precedente illustre. Quello di un leader politico ben più grande di lui, nel bene e nel male. Un signore dalla vocetta stridula e dal cinismo assoluto che aveva attraversato gli orrori del Novecento: Palmiro Togliatti. Anche il Migliore voleva cacciare a pedate il suo avversario storico: Alcide De Gasperi. E in un comizio arrivò a mostrare i robusti scarponi che avrebbe calzato per rendere più dura l’espulsione dell’odiato democristiano.
    © Mauro Scrobogna / LaPresse 13-03-2010 Roma Interni Manifestazione contro Governo Berlusconi e decreto salvaliste Nella foto: Antonio Di Pietro IDV © Mauro Scrobogna / LaPresse 13-03-2010 Rome Home Demostration against Prime Minister Berlusconi and the recent act to save PDL list of candidates at local council elections In the picture: Antonio Di Pietro IDV leader

    La faccenda risale alla battaglia elettorale del 18 aprile 1948. La vidi da ragazzo nella mia città sul Po. Fu l’ultimo round della guerra civile. I partigiani comunisti avevano riaperto gli arsenali. Giravano liste di padroni da uccidere subito dopo l’immancabile vittoria. Capitalisti grandi e piccoli spedirono in Svizzera le famiglie. E De Gasperi chiese alla Francia di dare asilo politico ai dicì costretti a emigrare. Poi tutto finì grazie alla sconfitta del Fronte popolare.

    Quella del 1948 fu la prima campagna elettorale che ebbe un vincitore sicuro: la Democrazia cristiana. E lo stesso accadde in tutte le elezioni successive, sempre vinte dalla Balena Bianca e sempre perse dal Pci. Quando un voto si conclude in modo certo, il ricorso alle urne rivela la sua utilità democratica. Accadrà così anche a fine marzo, nel voto per le Regioni? Non ne sono del tutto sicuro.

    La pessima aria che tira mi fa immaginare uno scenario molto fosco. Certo, uno dei due blocchi avrà la meglio. Ma la sua vittoria verrà subito contestata da chi ha perso. Rivedremo la bolgia dei ricorsi, delle sentenze, dei giudizi di molteplici Tar, degli scontri fra giuristi di tutti i calibri. Alla fine, gli elettori potrebbero ritrovarsi con un pugno di mosche. Costretti a riconoscere che nessuno dei due blocchi ha vinto. Anzi che hanno perso entrambi.

    La doppia sconfitta sarà causata dallo stato disastroso dei contendenti. Il centrodestra avrà al suo interno un vincitore sicuro: la Lega. Ma il Popolo della libertà scoprirà di avere le pezze al culo. Con un leader stremato da una campagna spesa nel difendersi dalla miriade di inchieste giudiziarie. Compresa l’ultima avviata da una procura di provincia, quella di Trani (Bari). Che dopo aver intercettato il premier e il direttore del Tg1, avrebbe indagato Berlusconi nientemeno che per concussione. Reato compiuto per aver tentato di sopprimere l’Annozero di Michele Santoro.

    Se fossi un elettore del centrodestra, l’ultimo blitz giudiziario mi farebbe correre alle urne per votare il Cavaliere. Ma se lo aiutassi a vincere, mi troverei costretto a pormi qualche domanda: che cosa accadrà adesso? Riuscirà Berlusconi a governare per i tre anni che mancano alle elezioni politiche del 2013? Sarà forte abbastanza per guidare il Paese?

    Una risposta l’ho trovata nell’intervista a Pier Luigi Bersani, fatta da Goffredo De Marchis per Repubblica del 12 marzo. Il leader del Partito democratico ha detto: «Berlusconi è troppo forte per essere finito. E un po’ troppo finito per sentirsi davvero forte». Morale della favola: ecco perché «Berlusconi non è in grado di trasmettere un’idea di futuro». Una conclusione che il sommario dell’intervista ha semplificato con chiarezza: «Berlusconi non è più in grado di offrire un futuro» al Paese.

    È un’affermazione che obbliga a riflettere, ma a doppio taglio. Infatti può essere rivolta pure al Pd di Bersani. Che futuro può offrire all’Italia un’ammucchiata come quella che abbiamo visto sfilare ieri in piazza del Popolo? A molti ha rammentato la tragica Unione, l’alleanza autolesionista che mandò in crisi il secondo governo di Romano Prodi. Anche il centrosinistra del 2010 è un’accozzaglia di forze che hanno ben poco da spartire fra loro. Ma al tempo stesso è molto diverso dall’Unione di qualche anno fa.

    La diversità più vistosa sta nella presenza determinante di un partito, l’Italia dei valori, che in questo intervallo è cresciuto e si è fatto molto vorace. Se Berlusconi è il Caimano del centrodestra, Di Pietro è di certo il Caimano del blocco opposto, l’uomo che di fatto lo guida. In più, l’obiettivo esistenziale di Tonino è mangiarsi, boccone dopo boccone, il partito di Bersani. E dopo averlo divorato, è certo che Di Pietro piangerà sincere lacrime di coccodrillo.

    Come tutti i caimani, pure Di Pietro non si pone il problema numero uno del buon politico: fare attenzione alle conseguenze delle parole che pronuncia. I lettori del Riformista conoscono bene il lessico volgare di Tonino e il lugubre catalogo delle sue accuse. Berlusconi è come Mussolini, Hitler, Pinochet. L’Italia è in preda a un nuovo fascismo, la democrazia è morta, le nostre libertà sono finite.

    Se fosse coerente, Di Pietro dovrebbe incitare i giovani che lo seguono a imbracciare il fucile, salire in montagna e iniziare una nuova Resistenza, al canto di “Bella ciao”. Non lo fa perché è soltanto un parolaio sbruffone. E il suo scopo è dissanguare il più realista Bersani. Per questo ama l’accozzaglia. Ha detto a Carlo Bertini della Stampa: «Sei o sette leader sul palco di piazza del Popolo? Bene, più saremo e meglio sarà per tutti».

    Mi limito a registrare e a rabbrividire. Confesso di avere molti timori sulla sorte del Paese dove vivo e lavoro. Però mi sento con la coscienza a posto. In gennaio ho scritto sul Riformista che non andrò a votare. E così farò. Da bordocampo, voglio vedere in che modo entrambi i Caimani faranno di tutto per perdere.
    lunedì, 15 marzo 2010



    Il Riformista
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

  2. #2
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Insomma non vota Bersani perchè in un'altra lista c'è Di Pietro, mi sembra un ragionamento molto logico.

    ostridicolo:ostridicolo:ostridicolo:
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    di pietro va benissimo, ci vuol anche qualcuno che parla chiaro anche a sinistra, mica bisogna lasciargli tutte le esclusive alla destra, che mischia la Lega Sud con la Lega Nord e poi fa i predicozzi sulle accozzaglie degli altri.

    Non mi pare che il Pansa fosse un grande fan di Veltroni, quello che non nominava mai Berlusconi.
    Ultima modifica di brunik; 17-03-10 alle 16:05
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Citazione Originariamente Scritto da gordon44 Visualizza Messaggio
    si certo uno che parla chiaro in molisano, e strabuzza gli occhi quando si altera , e confone roma per toma
    e magari approfitta del suo partito per pagarsi le case...

    http://www.radioradicale.it/di-pietr...in-tutt-italia
    Ultima modifica di famedoro; 17-03-10 alle 16:49
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  5. #5
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Ha ragione Pansa quando dice che chi vincerà, veramente, sarà la Lega.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Citazione Originariamente Scritto da gordon44 Visualizza Messaggio
    si certo uno che parla chiaro in molisano, e strabuzza gli occhi quando si altera , e confone roma per toma
    quando interrogava Forlani Di Pietro era calmissimo, quello che perdeva la bavetta era Forlani.

    comunque Di Pietro è troppo forte, coi soldi vinti nelle querele al Giornale si è fatto una marea di appartamenti, dopo ogni diffmazione se ne compra uno coi soldi di Feltri, settimana prossima si porta a casa altri 100.000 euro per la diffamazione della laurea falsa
    Ultima modifica di brunik; 17-03-10 alle 17:04
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    quando interrogava Forlani Di Pietro era calmissimo, quello che perdeva la bavetta era Forlani.

    comunque Di Pietro è troppo forte, coi soldi vinti nelle querele al Giornale si è fatto una marea di appartamenti, dopo ogni diffmazione se ne compra uno coi soldi di Feltri, settimana prossima si porta a casa altri 100.000 euro per la diffamazione della laurea falsa
    Non è una laurea falsa , è una laurea fasulla nel senso "accattata" con i corsi "non è mai troppo tardi" , non potrebbe essere altrimenti per uno che appena apre bocca parla da classico bovaro . Questo è comunque innegabile .

    Feltri certamente in tribunale porterà questa tesi . Non è affatto vero che il bovaro di cui all'argomento abbia comprato appartamenti a spese del "giornale" questa è una tua convinzione personale .

    Il bovaro ha fatto i soldi mettendo le mani nella cassaforte di famiglia Idv , e con le famose scatole da scarpe piene di vecchi milioncini , anche questo è innegabile .

    Da magistrato andava con le pezze al culo e grazie ai sinistrati che l'hanno lanciato in politica si è arricchito a dismisura e lui per ripagarli gli fotte un sacco di voti . Poerelli questi miseri sinistrati. :sofico:
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Citazione Originariamente Scritto da orpheus Visualizza Messaggio
    Non è una laurea falsa , è una laurea fasulla nel senso "accattata" con i corsi "non è mai troppo tardi" , non potrebbe essere altrimenti per uno che appena apre bocca parla da classico bovaro . Questo è comunque innegabile .

    Feltri certamente in tribunale porterà questa tesi . Non è affatto vero che il bovaro di cui all'argomento abbia comprato appartamenti a spese del "giornale" questa è una tua convinzione personale .

    Il bovaro ha fatto i soldi mettendo le mani nella cassaforte di famiglia Idv , e con le famose scatole da scarpe piene di vecchi milioncini , anche questo è innegabile .

    Da magistrato andava con le pezze al culo e grazie ai sinistrati che l'hanno lanciato in politica si è arricchito a dismisura e lui per ripagarli gli fotte un sacco di voti . Poerelli questi miseri sinistrati. :sofico:
    mi sa che anche con la storia della cassaforte di famiglia Di Pietro ci comprerà un monolocale.

    Mi state dotando il molisano di un impero immobiliare, amici. Secondo me Di Pietro spara a zero su Berlusconi così voi lo diffamate e poi lui ci fa su i soldi con le querele.
    Ultima modifica di brunik; 17-03-10 alle 17:27
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    mi sa che anche con la storia della cassaforte di famiglia Di Pietro ci comprerà un monolocale.

    Mi state dotando il molisano di un impero immobiliare, amici. Secondo me Di Pietro spara a zero su Berlusconi così voi lo diffamate e poi lui ci fa su i soldi con le querele.

    Tiè .... leggi bene , visto che hai il prosciutto agli occhi. Voi sinistrati l'avete fatto arricchire in pochi anni e fate finta che tutto quanto non corrisponda a verità . Uno , che sino a qualche annetto fa andava in giro con le pezze al culo oggi è proprietario di una miriade di appartamenti . Forse tu dovresti spiegarmi come mai noi esseri mortali non riusciamo a fare un monolocale per i nostri figli .... in tantissimi anni di sacrifici e lavoro onesto . :giagia:

    DI PIETRO IMMOBILIARE STORY - GUARDA CHE MURA
    di Giulio Sansevero [ 06/07/2008]


    Spunta fuori un altro appartamento di Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori l'ha acquistato il 16 marzo del 2006 a Bergamo. 178 metri quadrati di superficie catastale, 9 vani, il tutto per una cifra molto bassa: 261.661.000 euro. L'immobile si trova al terzo piano di via Locatelli 29, una delle arterie piu' pregiate della “city†orobica. Abbiamo consultato un immobiliarista del posto e ci ha detto che un appartamento di quella grandezza, in quella zona, nel 2006 poteva essere tranquillamente venduto a non meno di 500.000 euro.
    Un vero affare dunque per l'ex pm di Mani Pulite. Come ha fatto a pagarlo cosi' poco? L'ha acquistato dall'Inail, che, proprietario di tutto lo stabile, lo ha ceduto nell'ambito della cartolarizzazione del suo patrimonio immobiliare. La vendita e' avvenuta il 10 novembre 2004 tramite un'asta con offerte segrete presso il notaio Giuseppina Santangelo. Il prezzo base era di 204.085 euro. A parteciparvi pero' non era Di Pietro stesso, ma Claudio Belotti, il compagno di Silvana Mura, deputata e tesoriera, nonche' socia dell'Associazione Italia dei Valori, la donna che insieme a Tonino controlla con pugno di ferro le finanze del partito. Belotti in un primo momento veniva escluso dal notaio e l'appartamento se lo aggiudicava per 245.000 euro la Bergamo House srl.
    Il “signor Mura†pero' non desisteva e presentava un primo ricorso al Tar, che lo respingeva e infine al Consiglio di Stato, che invece lo accoglieva. In giudizio nessuno dei soggetti interessati resisteva al Belotti, nemmeno l'aggiudicataria provvisoria. E siccome l'offerta targata Belotti era piu' alta, l'appartamento veniva venduto definitivamente a lui. Quindi all'atto del rogito, Belotti, che aveva partecipato all'asta per persona da nominare, rivelava che questa persona era Antonio Di Pietro. L'ex pm pagava con 5 assegni non trasferibili della Banca Nazionale del Lavoro e diventava cosi' proprietario dell'appartamento. Se si consulta l'elenco telefonico di Bergamo, ci si imbatte in due numeri (uno e' un fax) intestati a Silvana Mura. Entrambi fanno riferimento alla stessa abitazione, sita proprio in via Antonio Locatelli 29. I due numeri, inoltre, sono gli stessi dell'ufficio di via Taramelli 28, ex sede storica della tesoriera nazionale dell'Italia dei Valori. La coincidenza fa pensare che ora la tesoreria sia stata trasferita nell'appartamento acquistato da Di Pietro.

    partito circolare
    Sarebbe interessante sapere se per caso la Mura sia semplicemente sua ospite (visto il notorio disinteresse per il denaro dell'ex magistrato) o se per caso l'appartamento in questione sia stato affittato all'Italia dei Valori, esattamente come accaduto per quelli di via Casati a Milano e di via Principe Eugenio a Roma, sempre di proprieta' di Di Pietro. In ogni caso niente di illecito, naturalmente; ma se cosi' fosse, sarebbe la conferma che nell'Italia dei Valori cariche e proprieta' immobiliari, partito e parentele, sono come gli assegni: circolari. Per Di Pietro, peraltro, e' stata una vera fortuna che tutto si sia concluso prima della formazione del governo Prodi, perche' se fosse stato ministro, per effetto di norme interne dell'Inail, non avrebbe potuto aggiudicarsi l'appartamento.
    Se ogni cosa, come sembra, e' in regola, l'ex titolare delle Infrastrutture dovrebbe tuttavia spiegare alla pubblica opinione dove trovi tutti questi soldi per comprare un cosi' cospicuo numero di appartamenti. Perche' a questo punto cominciano ad essere davvero tanti. Soprattutto per uno che nel 2005 e nel 2006 ha dichiarato un imponibile rispettivamente di 175.000 e 183.000 euro.

    L'ITALIAe#8200;DEIe#8200;MATTONI
    Ma vediamo di ricapitolare il patrimonio immobiliare del leader dell'IdV. Fin quando e' stato magistrato Di Pietro ha acquistato una villetta a Curno dove era andato a vivere con l'allora compagna Susanna Mazzoleni e poco dopo, esattamente nel 1994, un'altra villetta attigua, di otto vani, dove attualmente risiede quando si reca nella cittadina lombarda e dove in una stanza “bunker†conserva il suo archivio personale.
    Quando nel 1995 diventa docente all'Universita' di Castellanza, acquista a Busto Arsizio, con un mutuo e i proventi di alcune cause per diffamazione vinte, un grande appartamento di circa 300 metri quadri che trasforma in sede operativa del partito. La spesa e' intorno ai 250 mila euro. L'80 per cento dell'importo viene coperto con un mutuo agevolato. Una parte di questo appartamento nel 2001 ha ospitato un gruppo di carabinieri inviati in servizio a Malpensa dopo l'11 settembre.
    Poi nel 1999, appena eletto nel Parlamento Europeo, acquista a Bruxelles un bilocale di 80 metri quadrati. Prezzo ignoto. Lo shopping immobiliare continua e il 3 gennaio 2002 compra un appartamento in via Merulana, a Roma, quello dove vive quando si trova nella capitale. Altri otto vani, per un totale di 180 metri quadrati. Un quarto piano molto luminoso pagato intorno ai 650 mila euro grazie anche ad un mutuo di 400 mila euro acceso con la Bnl.

    LOe#8200;SHOPPINGe#8200;DIe#8200;SUSANNAe#8200;e C.
    4 febbraio 2003. Di Pietro acquista a Montenero di Bisaccia, per suo figlio Cristiano, un attico di 173 metri quadrati. Sei vani e mezzo poi ampliati a otto e a 186 metri quadrati (piu' 16 di garage) grazie al condono edilizio del 2003. La spesa sostenuta e' all'incirca di 300 mila euro.
    Meno di due mesi dopo, il 28 marzo, Di Pietro compra a Bergamo un quarto piano agli altri due figli, Anna e Toto. Sette vani e mezzo per un totale di 190 metri quadrati. L'appartamento e' situato in un elegantissimo palazzetto liberty di via dei Partigiani, una delle strade piu' belle del centro citta'.
    Un giorno frenetico, quel 28 marzo. Presso lo studio del notaio Nosari, infatti, Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro e madre dei tre ragazzi, acquista un appartamento di 48 metri quadrati, collocato anch'esso al quarto piano. La lista della spesa viene completata con due cantine e un garage, tutti in via dei Partigiani, tutti acquistati presso l'Immobiliare San Michele, rogitati lo stesso giorno e presso lo stesso notaio. Un esborso, dicono esperti immobiliaristi bergamaschi, intorno agli 800 mila euro. Chi ha pagato? Antonio Di Pietro o Susanna Mazzoleni?
    Chi conosce Di Pietro sostiene che a pagare non puo' che essere stato il leader dell'Italia dei Valori. Nel 2004, consigliato da un notaio, Di Pietro decide di intestare all'An.To.Cri. (la societa' che prende il nome dalle iniziali dei suoi tre figli e che viene finanziata con prestiti personali del socio unico Di Pietro) l'appartamento che acquista a Milano in via Felice Casati: 9 vani per un totale di 190 metri quadrati. Il rogito avviene il 20 aprile. Il prezzo pagato e' 620 mila euro. Poco dopo An.To.Cri acquista a Roma un appartamento di 10 vani (stessa superifice, i canonici 190 metri quadrati) in via Principe Eugenio, non distante da via Merulana, dove Di Pietro abita. La spesa sostenuta e' intorno ai 900 mila euro. Di Pietro si accolla due mutui che accende presso la Bnl, 276 mila euro da rimborsare entro il 2015 per l'appartamento milanese, 385 mila per quello romano, da restituire entro il 2019. E com'e' noto le rate dei mutui Di Pietro le ricavera' (salvo poi ripensarci in seguito alle poche notizie comparse sull'affaire), dall'affitto versato all'An.To.Cri. dall'Italia dei Valori.
    Siamo al 2005: il 23 dicembre Susanna Mazzoleni acquista un piccolo appartamento di due vani e mezzo nella centralissima via del Pradello e sempre lo stesso giorno diventa proprietaria di un ufficio di quattro vani e mezzo, 90 metri, ubicato nella medesima palazzina. Totale del valore tra i 400 e 500 mila euro. Ha pagato l'avvocato Mazzoleni che, come e' noto a Bergamo, di fatto non esercita piu' alcuna attivita' forense? Nel 2006, come sappiamo, Di Pietro acquista l'appartamento di via Locatelli a Bergamo, mentre nel 2007 l'ex ministro avvia l'impegnativa ristrutturazione della masseria di famiglia a Montenero di Bisaccia.

    MONTENERO SUPERSTAR
    La casa viene interamente demolita e ricostruita ex novo, con un considerevole ampliamento, giungendo ad un'estensione di circa 450 metri quadri, articolati in 12 vani e mezzo. La spesa per i lavori supera i 180 mila euro.
    Nel corso degli anni Di Pietro, sempre nella natia Montenero, ha messo insieme 32 appezzamenti di terra, molti dei quali minuscoli, per un totale di 16 ettari di proprieta'. Alcuni di questi li ha ereditati dal padre e altri li ha riscattati dai familiari, difficile pero' ricostruire quanto abbia speso. Nel 2008, infine, il leader dell'Italia dei Valori acquista per sua figlia Anna un altro appartamento a Milano, in piazza D'Ergano: 60 metri quadrati nel quartiere della Bovisa. Costo intorno ai 300 mila euro.
    A fronte di queste spese, Di Pietro ha venduto l'ufficio di via Milano, a Busto Arsizio, 300 metri in un zona piuttosto depressa che insieme ai garage di pertinenza ha fruttato intorno ai 400 mila euro, una parte dei quali, almeno 100 mila, restituiti alla banca che aveva erogato il mutuo. Secondo quanto ha dichiarato al giudice romano Luciano Imperiali con questi soldi, non piu' di 300 mila euro, avrebbe acquistato l'appartamento di via Felice Casati a Milano e quello di via Principe Eugenio a Roma, poi venduto nel corso del 2007.
    Ma i conti non tornano. All'appello mancano tra i 400 e i 500 mila euro. E tutti i soldi per comprare gli altri appartamenti? Perche' Di Pietro tra il 2002 e il 2008 ha sborsato oltre quattro milioni di euro per acquisire immobili, per se' o per la famiglia. Incassando per vendite circa un milione di euro al netto dei mutui restituiti. A questo si aggiungano le spese sostenute per mantenere la moglie, i tre figli e i tre nipotini, tutti con un tenore di vita altissimo. A differenza di lui, Tonino, che da vero contadino spende poco sia per vestire che per mangiare e quello che risparmia lo investe tutto nel classico mattone.


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    Predefinito Rif: Due Caimani e una lotta a perdere

    ecco, bravo, hai fatto bene a trovarlo, penso che sia proprio questo l'articolo che gli frutterà altri 100.000 euri, gli ha fatto causa anche per questo.

    Perchè non mi trovi l'articolo sul tesoro di Pacini Battaglia, quello che gli ha fruttato due pagine di scuse e le dimissioni di Feltri per evitare il fallinento del Giornale?
    Ultima modifica di brunik; 17-03-10 alle 17:52
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