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Discussione: S’erano tanto amati

  1. #1
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    Predefinito S’erano tanto amati

    Soffriva di un’amnesia Romano Prodi, quando ha detto che nella puntata di Annozero non si può «riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia».
    Aveva dimenticato un quinquennio di grida in difesa della libertà di espressione, lanciate contro il centrodestra al governo, e di lezioni sui limiti del potere politico di fronte all’informazione. Come se il rispetto del galateo debba valere sempre e solo per gli altri.
    E che dire poi di Clemente Mastella, ministro dell’Unione, che sente di essere stato collocato nell’elenco dei «linciati» e intima al Cda della Rai di occuparsi del caso, pena una mozione parlamentare di sfiducia?
    Dov’è lo stile a cui venivano richiamati gli esponenti della Casa delle libertà, quando a loro volta si sentivano vittime di un linciaggio mediatico ed erano accusati di non avere alcuna dimestichezza con le regole della democrazia?
    Per non parlare dei duelli ingaggiati con singoli magistrati, che nella stagione del centrosinistra stanno diventando una norma, mentre in passato erano considerati il segno di un’idea «proprietaria dello Stato».

    So che è una ritorsione fin troppo facile. Ma non si può essere nello stesso tempo maestri di bon ton istituzionale e censori di un conduttore televisivo, di un Gip o di un Pm.
    Non si può essere l’uno e l’altro, a seconda delle convenienze.
    Il problema, quello attorno a cui ruota tutto, è un altro ed è uno scontro di potere.
    Michele Santoro - così come ha fatto anche Giovanni Floris - ha le sue convinzioni e le esprime svolgendo un mestiere che gli consente di parlare a milioni di persone.
    Ha la possibilità di incidere su equilibri politici.
    Può invitare in studio anche un magistrato al centro di una dura controversia con il Guardasigilli. Esercita appunto un potere, che è in aperto contrasto con altri poteri.
    È un comportamento legittimo? Se ne discuterà all’infinito.
    Ma Santoro non può essere considerato un paladino di libertà quando indirizza le sue trasmissioni contro questa o quella figura del centrodestra, mentre non è serio, professionale e appropriato quando elegge a bersaglio questa o quella figura del centrosinistra.
    Il presidente del Consiglio non può trincerarsi dietro a tre parole per sfuggire alla questione che si pone oggi: alcuni potenti figure dell’informazione e della magistratura hanno preso a bersaglio proprio quella sinistra che a lungo le ha considerate parte attiva della propria impresa.
    Questo vuol dire una cosa molto semplice e molto importante: si è rotta una vecchia alleanza.
    Serietà, professionalità e appropriatezza - per stare alle parole di Prodi - non c’entrano nulla.
    È più semplicemente in corso una guerra civile a sinistra, facilitata dal grande equivoco nato quando si è sostenuto che informazione e magistratura non facevano politica.
    Mentre invece la facevano contro il potere del centrodestra come ora cominciano a farla rompendo gli equilibri nell’Unione.
    I casseurs italiani.

    Renzo Foa su www.ilgiornale.it 6 ottobre 07

    saluti

  2. #2
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    Da sottoscrivere parola per parola . Questa vicenda è veramente paradossale . La reazione di Mastella , giustificata o no , non è assolutamente diversa , anzi è più violenta , di quella di Berlusconi . Però ..............................

  3. #3
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    Quoto tutto...è come per le modifiche alla costituzione:hanno detto no quando la proponeva Bossi,ora chiedono le stesse cose a gran voce.
    Penosi

  4. #4
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    --la questione è molto più grave per i politici perchè si sta formando,sia pure in forma diversa ma uguale nei contenuti,una nuova classe di signorotti feudali(magistrati pedrloppiù) che si sottrraggono al potere centrale perchè ne hanno comprese le debolezze e intendono insignorirsi di aree di discrezionalità che nessuna forza politica ha mai saputo vedere come un pericolo per il sistema.

  5. #5
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    Durante la campagna elettorale precedenti alle elezioni vinte da Berlusconi e alleati ripetutamente sono stati toccati gli argomenti relativi alla Magistratura.
    Tra questi c'era, e sottolineata, la questione della separazione delle carriere, cioè la netta separazione della magistratura inquirente (i cosidetti avvocati d'accusa) e la magistratura giudicante.
    In fase di "governo" gli ex missini e gli ex democristiani, seduti a Palazzo Chigi, fecero ostruzione e opposero manfrine e non se ne fece niente.
    Quindi anche l'attuale opposizione deve stare attenta a non ciurlare di nuovo nel manico e affrontare la questione in modo serio.

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Attacco al premier

    Bertinotti contro Prodi: Su Santoro no a censure

    È pur vero che il cinema, e quindi anche la critica, non sono più in Italia quelli di una volta.
    Ma come trascurare che quella di Mastella è stata magistrale prova di efficacia comica?
    Anzi, senza rischio di esagerare, direi che essa può compararsi, e non sfigurare, accanto alle migliori sceneggiate di Totò e Peppino a Milano.
    Quel Clemente che, senza clemenza, convoca le tv, e roteando le palle oculari già estroverse per l'arrabbiatura, fa il labbruccio è un talento naturale.
    Con che esercitata perizia egli incespica poi nella sua sintassi osco-sannita, e quindi sbianca, ricerca il tono più calmo, lo riperde, s'infuoca, minaccia.
    Fino al finale, di scorato broncio.
    Una scena che con perfetta scelta di tempo del resto subito gli altri recitanti, Di Pietro e Santoro, raccolgono.
    E prosegue il miracolo di grammatiche storpiate e allusioni goffe eppure magistrali.
    Santoro: la spalla perfetta che ammicca, fissa l'occhio in aria, mangiandosi le parole. Giacché è proprio questo suo lasciar sospesi tutti i discorsi che accende in Mastella l'ira irresistibile, come di casalinga traviata.
    Alla quale replica da par suo Di Pietro: altro fine dicitore.
    Splendidi del resto pure quei giudici recriminanti; e neppure loro della Valtellina.
    Insomma ci dimenticassimo così, per pochi minuti soltanto, che sono dei nomati giornalisti, inoltre ministri, e magistrati con dovere di riserbo, potremmo pure complimentarci.
    Perché vedremmo finalmente rinato un teatro comico all'altezza di Totò e Peppino; pur biasimandone certi eccessi di zelo osco sannita.
    Invece questi sono proprio ministri nostri, non una coppia di comici allo sbaraglio.
    Dal che devono dedursi ben altre conseguenze, purtroppo molto serie.
    Noi ormai oggi più che cinquantenni siamo cresciuti nell'idea che il resto d'Italia avrebbe salvato il Meridione, l'avrebbe aiutato a emanciparsi dai suoi guai.
    Lo spettacolo mastelliano, è un sintomo evidente di come invece l'Italia si stia meridionalizzando, e non con il Sud migliore.
    Al governo del povero Prodi dobbiamo dunque pure questa altra pessima rivelazione.
    Non soltanto ha eccitato all'invidia i comunisti e le loro manie; ha fatto anche rinascere non le migliori élite, ma piuttosto certi peggiori atavismi del Meridione.
    Del resto Prodi non deve forse al gigante delle immondizie, Bassolino, quelle poche migliaia di voti, per cui si è preteso abbia vinto?
    La cosa più deprimente delle recite di questi giorni è la perdita di decoro, l'assenza di quella misura, della discrezione, che era, è invece una delle belle virtù del Meridione.
    Col resto d'Italia a guardare gli schiamazzi, le repliche senza mai misura. Anche perché se al governo ci fosse gente seria, solo rispettosa della propria dignità, il comico Grillo si sarebbe dovuto denunciare per vilipendio delle istituzioni.
    Questi ministri invece salgono ogni volta pure loro sul palco a sbraitare.
    Ed allora poveretti davvero noi finiti nelle loro mani.
    Poveri noi italiani del Sud e del Nord, che ancora giudichiamo sgradevole alzare la voce.
    E invece sentiamo di siti internet, trasmissioni o consigli Rai da chiudere o rifare e di magistrati da trasferire, come per ripicca.
    Dubitiamo per un po' d'essere davanti alla tv, a vederci un filmetto di Totò rifatto.
    Invece è il teatrino di chi governa.
    Non sarebbe forse allora il momento che il presidente Giorgio Napolitano, che con vena di malinconia almeno incarna un Sud migliore, intervenisse, chiedesse una pausa alla commedia?

    Geminello Alvi www.ilgiornale.it del 7 ott. 2007

    saluti

  7. #7
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    In un solo momento ha contraddetto il presidente del Senato Franco Marini, ha sconfessato Romano Prodi e ha preso le distanze dal ministro Clemente Mastella.
    Dal suo ruolo istituzionale di presidente della Camera, ieri Fausto Bertinotti ha parlato della polemica sulla trasmissione di Michele Santoro Annozero e sul «linciaggio mediatico» denunciato dal Guardasigilli.
    E lo ha fatto davvero in modo istituzionale, senza curarsi di rispettare la linea del presidente del Consiglio, lo sfogo di Mastella, le esternazioni a sua difesa di Marini e il vento tutto a sfavore di Santoro nella maggioranza.
    Bertinotti ha affidato il suo pensiero controcorrente a una nota ufficiale:
    «Nessuno deve essere messo alla gogna - ha scritto -. Ma il diritto alla critica in generale e il diritto di criticare la politica nelle sue manifestazioni in particolare sono una prerogativa senza la quale un sistema informativo perde la sua vitalità».
    Prodi si era lasciato andare venerdì. Gli era scappato detto, salvo poi rettificarsi, che Santoro «non è stato professionale» nella conduzione della trasmissione a cui hanno preso parte come ospiti i giudici scomodi Clementina Forleo di Milano (che si occupa del caso Unipol-ds) e Luigi De Magistris di Catanzaro (titolare dell’inchiesta Why not in cui è coinvolto anche Prodi e trasferito da Mastella).
    La solidarietà a Mastella, eccetto che dalla sinistra radicale, era arrivata da altri ministri, come Livia Turco e Rosy Bindi. Anche Repubblica ieri titolava il suo editoriale su Annozero: «Messaggi barbarici».

    Ma ieri hanno suonato l’allarme Antonio Di Pietro e Bertinotti. L’ex Pm, sensibile alle trombe dell’antipolitica, vicino ai giudici e lontano da Mastella, lo ha fatto in modo più tattico, invitando tutti a «non berlusconizzarci».
    Santoro fino un paio d’anni fa era il mito catodico della sinistra. Ora diventa non professionale e quasi barbaro: «Ritengo che sia un errore grave - ha avvertito quindi Di Pietro - cercare di fermare l’informazione che non piace».
    Bertinotti ha scelto invece la via del «pensare in grande».
    Ed è parsa quindi, la sua, una rettifica dell’intervento di Prodi: «In questa difficile fase di transizione che il Paese sta vivendo - ha scritto ancora - di tutto c’è bisogno, tranne che di censure. Discutiamo della missione del servizio pubblico e lasciamo a chi dirige le impegnative trasmissioni di attualità la libertà e la responsabilità di condurle. La politica riacquista autorevolezza dimostrando di saper pensare in grande».
    Bertinotti ha poi ricordato che «la difesa e la valorizzazione delle autonomie sono uno dei fondamenti della nostra Repubblica».
    Ma ha sottolineato come si stia «facendo torbido in modo preoccupante il rapporto tra la politica e la magistratura e tra la politica e il sistema radiotelevisivo».

    Dagli Stati Uniti, dove ha tenuto una conferenza a Long Island, Mastella ha chiarito di non aver paura né degli uomini («sono stato passato ai raggi x nella prima e nella seconda Repubblica), né della sua coscienza («ce l’ho a posto)».
    Dal suo partito il capogruppo alla Camera Mauro Fabris ha invitato Bertinotti a «intervenire sulla tv pubblica affinché si eviti fin da ora che un ministro della Repubblica possa essere linciato dalla Rai».

    Sul caso del giorno è intervenuto anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, da Capri: «Non ricavo nessuna soddisfazione dallo spettacolo di una classe politica sbeffeggiata in pubblico».
    Ma anche a sinistra iniziano a levarsi voci di autocritica sull’atteggiamento nei confronti di Santoro e dei magistrati ospiti in tv.
    Rosy Bindi ieri ha equilibrato il suo pensiero: «Il magistrato non deve chiamare l’opinione pubblica dalla sua parte, ma i politici non devono essere sfiorati mai dall’idea dell’impunità».
    Dal centrodestra nessun applauso a Santoro, ma un po’ d’ironia per la sua improvvisa demonizzazione: «Santoro non mi piaceva quattro anni fa e non mi piace neanche adesso - chiarisce Gianfranco Fini -. C’è a sinistra un’ipocrisia francamente intollerabile».
    La reazione della sinistra ad Annozero?
    «Meglio tardi che mai», ha risposto Berlusconi.

    Emanuela Fontana www.ilgiornale.it del 7 ott. 2007

    saluti

  8. #8
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  9. #9
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    Una requisitoria spietata. Che porta per una volta idealmente alla sbarra Henry John Woodcock, uno che di solito è più a suo agio se sta dall’altra parte.
    Il 19 marzo scorso, di fronte al Csm, il procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, viene chiamato a dire la sua sul clima avvelenato nel palazzo di giustizia lucano. E il Pg non si fa pregare.
    I suoi strali sono per il procuratore capo Giuseppe Galante, che si dimetterà poco dopo, per il pm Vincenzo Montemurro e per il gip Alberto Iannuzzi.
    Ma soprattutto, per Woodcock. Descritto come poco attento all’altrui privacy, ma anche all’altrui libertà, e molto, troppo attento a conquistare visibilità. A costo di crearsi una struttura autogestita.

    L’enclave di Henry John
    Sul punto, un «fatto gravissimo», Tufano è tanto diretto quanto duro. «Il dottor Woodcock - attacca - si è creato una procura dentro la procura, un’enclave impenetrabile di pretoriani suoi, fatti di vigili urbani e di polizia stradale. Un’enclave impenetrabile allo stesso procuratore.
    Porte chiuse. Fedelissimi che danno conto solamente a lui».
    Per Tufano l’utilizzo dei vigili urbani è «uno schiaffo alle forze dell’ordine», perché «è come se le investigazioni le dovesse fare una polizia privata, sua, per sfiducia nei confronti di carabinieri, gdf e polizia».
    E a titolo di esempio degli effetti della «procura privata» di Woodcock, Tufano ricorda il Savoiagate: «Quando c’è stato il caso Savoia, il procuratore Galante non sapeva assolutamente niente».
    A dirglielo a giochi praticamente fatti è Woodcock, secondo Tufano, che ricorda il pm rivolgersi a Galante in corridoio in questi termini: «Procurato’, allora l’arrestamm a stu fetentone do Re?».

    Nei secoli nemici
    Quanto ai rapporti con le forze dell’ordine, rammenta ancora il Pg, Woodcock nelle sue inchieste ha indagato molti pezzi grossi dell’Arma, aprendo un fronte di scontro con i carabinieri.
    Sono finiti indagati o arrestati (in inchieste poi archiviate) il generale Stefano Orlando, poi passato al Sisde, l’ex comandante generale dell’Arma Guido Bellini, il comandante provinciale Blangiardo.
    «Woodcock - continua Tufano - ha intercettato perfino i carabinieri, ma a livello di capo di Stato maggiore regionale, Improta, e del comandante provinciale. E li ha intercettati mentre la mia procura generale, insieme ai carabinieri, faceva un’inchiesta delegata proprio sulla procura della Repubblica. Un fatto estremamente grave di cui ho dato conto nelle mie relazioni», conclude il Pg.
    Che snocciola l’ultimo motivo di contrasto tra procura e Arma. Un’indagine durata 18 mesi, «il massimo delle proroghe», a carico del comandante provinciale Polignano, che «aspirava a diventare comandante dell’aliquota carabinieri».
    Nel fascicolo «quasi niente», però «gli hanno bruciato la candidatura».
    La storia finisce «come finiscono tante cose della procura di Potenza, con un’archiviazione», dice Tufano, ricordando che persino per «firmare lo stampato di accoglimento» il gip Iannuzzi ci ha messo altri sette mesi».

    Il gip copia e incolla
    Già, Iannuzzi. Il rapporto tra Woodcock e questo gip, dice Tufano, è «un grumo che deve essere chiarito». Troppo automatico il passaggio dalle richieste all’ordinanza.
    «C’è la richiesta di un arresto e c’è un gip che la concede, e questo gip è Iannuzzi», ricorda il Pg a proposito dell’arresto (poi annullato) del presidente della camera penale di Basilicata Piervito Bardi, «e lì c’è un copia-incolla che io ho già denunciato pubblicamente (...), perché la libertà della gente è sacra».
    Altra vicenda significativa è la «sequenza» del Savoiagate. «Il 29 maggio parte questa richiesta di 2.200 pagina, 30-40 faldoni (...) e in 17 giorni il giudice Iannuzzi esamina 30-40 faldoni e scrive un’ordinanza di 2.300 pagine. In 17 giorni.
    Tutto è possibile. Se però si confrontano ordinanza e richiesta, si vede ancora una volta che è il copia/incolla del cd-rom. Tra questo sostituto e Iannuzzi passa il cd-rom... ».

    Il «trucco» Sottile
    Proprio nel Savoiagate Tufano individua molte anomalie nell’operato di Woodcock. Il Pg rivela un retroscena nella vicenda dell’ex portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile, finito in manette per iniziativa del pm potentino.
    Per Tufano Woodcock l’ha infilato ad arte nel tritacarne dell’inchiesta.
    «Quella - mette a verbale nell’audizione a Palazzo dei Marescialli - è una vicenda particolarissima. Le telefonate che riguardavano questo signor Sottile, poche, si fermano nel maggio di un anno prima. A quel punto, il pm avrebbe dovuto raccogliere queste cose, iscrivere il Sottile e mandare le carte a Roma».
    Ma Woodcock no. «Lo iscrive un anno dopo - insiste il Pg - per immetterlo nel calderone Savoia, lo arresta prima, poi mandano le carte a Roma».
    E l’affaire Savoia, prosegue il procuratore generale, contiene «un altro aspetto grave», ossia quello dei «poveracci che non c’entrano niente con le indagini ma che si ritrovano con i nomi sui giornali, con il trucco».
    Un «trucco» che consiste nel mettere nella richiesta anche elementi poco attinenti all’indagine, e poiché la richiesta del pm quando arriva al gip «viene trasfusa direttamente e diventa ordinanza», il gioco è fatto. E i «poveracci», spiega Tufano, «vanno sui giornali per cose che non hanno niente a che vedere con l’indagine e si generano degli effetti terribili, negativi: famiglie lacerate, reputazioni distrutte».
    Qualche esempio? «Caso Savoia: vanno nella richiesta di misura cautelare i colloqui della moglie di Fini, ci va a finire D’Alema, come colui che avrebbe portato i soldi all’estero. Bruno Vespa, la Saluzzi. Persino Piero Grasso, il procuratore antimafia».

    Taci, il pm ti ascolta
    In 36 mesi 129 anni di intercettazioni e 7 milioni di euro di spesa. È nota la passione per l’ascolto di Woodcock, ma il Pg rivela un «fatto grave»: «Ha intercettato i colloqui tra i difensori e i loro difesi», nascondendo cimici in una saletta. Altro dettaglio inquietante: 30 faldoni di «atti di risulta», in gran parte intercettazioni telefoniche tra privati, mandati al macero da Woodcock finirono in una discarica «dove chiunque avrebbe potuto prenderle e leggersele».

    Un debole per i Vip
    Tufano si fa infine qualche domanda sulla «spinta ad avere notorietà» di Woodcock, oltre che sulla «disinvoltura per la libertà delle persone, Vip in questo caso» che il pm manifesta.
    Il riferimento è alla richiesta, nel 2002, dell’«autorizzazione per la cattura di due deputati», Angelo Sanza di Fi e Antonio Luongo dei Ds.
    La Camera «ovviamente» rigettò, ricorda Tufano, ma «se fosse dipeso da Woodcock sarebbero dovuti andare a finire in galera».
    Sul mancato arresto di Luongo il Pg ha un altro aneddoto al vetriolo, che riguarda la richiesta di archiviazione per il deputato, in cui Galante, Montemurro e Woodcock, scaricano la «colpa» del nulla di fatto sull’innovazione legislativa, con l’entrata in vigore della Pecorella.
    «Ma se il Riesame in tutti quei casi ha detto “qua addirittura non c’è nemmeno la motivazione”, se la Cassazione ti dice che non c’è niente, tu vuoi dare la colpa del fatto che non c’è niente... alla legge?».
    La passione per i Vip del pm anglonapoletano torna nelle parole del Pg quando questi ricorda al Csm che nel 2003 Woodcock indaga «Sergio D’Antoni, Franco Marini, Flavio Briatore, Tony Renis, Umberto Vattani, Anna La Rosa e Gasparri».
    «Ho letto che c’è stata archiviazione - chiosa Tufano - ma lui chiede, per esempio, la cattura di Tony Renis, e i domiciliari per Anna La Rosa. Il gip Romaniello gliele rigettò, ma se fosse stato per lui queste persone erano meritevoli di cattura».

    G.M.Chiocci su www.ilgiornale.it del 7 ott. 2007

    saluti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Ma oltre a Il Giornale leggi qualcos'altro?
    -------------------------------------------------
    Come no!
    Per esempio leggo sempre le splendide tue critiche.
    E fra i giornali il Corsera di Mieli - noto per le sue "notizie esclusive" sui successi di Di Pietro e del suo capo durante Mani Pulite, o l'Unità - dai tempi di Togliatti, il noto Migliore, quello che denunciava ai rossi, in guerra con noi il Spagna, i volontari italiani, tanto amato da meritare di entrare nella toponomastica della città di Roma - e che mi convinse che il "male" nel mondo è il comunismo.
    E mi ritrovai leggendo per anni il Borghese, quello del Tedeschi e della Gianna Preda.
    Ma, fra tutte queste letture, quella che preferisco sono le tue taglienti ed azzeccatissime e puntuali note.

 

 

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