Se oggi come oggi, nel tardo 2007, la gente è sempre più schifata dalla politica, le ragioni sono molteplici. Parlarne qui sarebbe ridondante, da più parti ormai è stato affrontato il tema dell'antipolitica, io sarei solo l'ennesima e noiosa voce.
Forse però vale la pena affrontare una delle motivazioni che non è stata sufficientemente dibattuta e che in un contesto come quello attuale, dove ci si basa molto di più sull'immagine che non sui contenuti reali (spesso non congruenti con l'immagine stessa), andava invece affrontata.
Per fare questo, torniamo al 2001, o meglio alla campagna elettorale che iniziò nel 2000.
Perchè Berlusconi vinse? E perchè vinse nonostante le numerose e attendibili voci sul suo chiacchierato passato? Vinse perchè rappresentava il nuovo che avanzava, a dispetto dei 65 anni, vinse perchè rappresentava il sogno italiano, condito con un sorriso a piena dentatura e sullo sfondo si stagliava il celeberrimo proclama "Meno tasse per tutti".
Poi le difficoltà che si sono succedute in cinque anni di governo le conosciamo ma le tasse sono state ridotte in modo tale non da consentire una vera ed effettiva ripresa dell'economia ma a garantire un caffè in più al giorno: pensate a chi il caffè neanche può prenderlo.
L'elettore italiano di oggi è strano: si lamenta dell'immoralità della politica ma alla fine guarda sempre prima alle sue tasche molto più che alla collettività.
Berlusconi non è stato in grado di capire questa strana dicotomia: ha fatto le sue leggi ad personam, ha fatto scagionare qualche amichetto coinvolto in inchieste basate su accuse piuttosto infamanti ma la vera scossa all'economia non è stata data. E così ha perso le elezioni, nonostante una strepitosa rimonta.
Il centrosinistra, che in questi anni è stato all'opposizione, ha cavalcato l'onda dell'antiberlusconismo: il cavallo di battaglia su cui compatti, gli uomini della sinistra radicale e quelli della sinistra moderata, cattolica e laica hanno combattuto durante tutti questi anni è sicuramente la questione morale.
Berlusconi ladro, Berlusconi referente meneghino di Cosa Nostra, Berlusconi amico dell'infame Bush, Berlusconi venditore di fumo. Agli occhi dell'opinione pubblica, il centrosinistra, guidato dai suoi leader storici e sospinto dal ritorno di Prodi sulla scena politica italiana, dapprima vince di stretta misura le europee, stravince le regionali e vince le politiche, sia pure con molte ombre.
Ma ciò che aveva caratterizzato la vittoria dell'Unione fu proprio la ventata di ritorno alla morale che Prodi sembrava assicurare. Faccione sorridente, modi paternalistici (da cui il "bamboccione" dell'amico Padoa Schioppa), tono di voce da maestro elementare, sembrava essere l'uomo chiamato a mettere a posto gli anni del malgoverno delle destre.
Un uomo totalmente disinteressato, sorretto da una coalizione altrettanto disinteressata.
Poi le cose, come ben sappiamo, non sono andate così: Unipol, il caso Speciale, le banche rosse, le assicurazioni di sinistra, scalate sospette, magistrati imbavagliati.
Per anni il centrosinistra ha venduto fumo esattamente come ha fatto il centrodestra. Ha cavalcato la satira antiberlusconiana, ha riso paternalisticamente e leziosamente alle violente battute dei Guzzanti, alla violenza giornalistica di Santoro e Travaglio.
Quando poi però il giocattolo si è rotto e si è rivoltato contro di loro, hanno tirato fuori l'anima reazionaria che c'è sempre stata in loro. Ecco dunque gli strali contro Grillo, contro lo stesso Santoro, contro Travaglio.
Il mito che crolla, l'immagine inquinata dalle contraddizioni, una politica sempre più distante dai cittadini e sempre più vicina a se stessa.
E gli elettori sempre più privi di un reale mezzo di comunicazione con chi li rappresenta.
Mettiamoci anche la scandalosa legge elettorale e il giochino è fatto, e Grillo è servito.
Tutti, anche persone al di sopra delle parti, hanno manifestato la loro preoccupazione dinnanzi al fenomeno del comico genovese, riesploso a Settembre durante il Vaffa Day. Ma Grillo non ha fatto altro che porsi come divulgatore di una realtà che davvero c'è: quello di un profondo sbando culturale, morale e sociale. Che non ha un singolo responsabile ma che deve mettere tutti i 57 milioni di italiani dinnanzi a se stessi ed interrogarsi.
In ballo c'è il futuro democratico del nostro Paese.
Conviene darsi una regolata.




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